Piazza Stella Maris: ecco come si innaffia il senso civico

Innaffiare i Ficus di piazza Stella Maris di Tortora. Questo hanno fatto due giovani cittadini. In questo articolo ne parla Antonio Benvenuto
È il 30 luglio 2026 e come ogni volta, di rientro nella mia amata Tortora, faccio un giro di perlustrazione. Il territorio è tra i più estesi della provincia di Cosenza e per girarlo tutto mi ci vuole un po’, quindi ripartisco le varie zone in giornate differenti.
La prima tappa, per comodità ma soprattutto per necessità, è piazza Stella Maris. Per necessità!? Sì, per necessità in quanto la tanto decantata piazza è stata oggetto di “cospicui” lavori di restyling, eseguiti non con uno dei classici finanziamenti erogati dallo Stato, bensì con un mutuo che noi cittadini contribuiamo a pagare: 465 mila e rotti euro di lavori effettivi, 780 mila euro circa complessivi di interessi.
Giunto in piazza Stella Maris, posso dire che il mio umore ha rasentato livelli bassissimi: abbandono totale. Prato, dove presente, il cui colore mi catapulta nel deserto del Sahara; ciò che doveva essere una siepe, che delimita il nuovo parcheggio, è un agglomerato di stecchini che spunta da ciò che difficilmente possiamo definire terra; alberi di Ficus, oltre 40 alberi messi a dimora, pronti ad intraprendere le ultime curve della strada che porta verso il paradiso delle piante.
In preda allo sconforto inizio a pensare a come si sia potuti arrivare a questo. La risposta non tarda ad arrivare: «È l’ennesimo fallimento, frutto di un’idea nobile messa in atto, però, in maniera discutibile». Di ritorno a casa inizio a chiedermi cosa posso fare, da cittadino, quantomeno per cercare di salvare gli alberi messi a dimora.
Ed eccola qui: a qualche metro di distanza da me, di fianco alla legna accumulata per l’inverno – semmai dovesse esserci un inverno – quattro taniche da 20 litri pronte ad essere riempite dell’unico elemento in grado di far sopravvivere un essere vivente: l’acqua, questa sconosciuta. Questa sconosciuta che con un semplice impianto di irrigazione a goccia avrebbe potuto nutrire quelle povere piante che non ricevevano acqua non so da quante settimane.
Ma d’altronde, come si può pensare di mettere a dimora degli alberi e delle siepi, disponendovi un opportuno impianto di irrigazione a goccia!?
È il 31 luglio 2026 e ha inizio il mio impegno di cittadinanza attiva: due taniche da venti litri, due braccia e due gambe, nulla di più. Per fortuna la piazza dispone di due fontane dalle quali attingere il prezioso fluido, il resto è paragonabile a un buon allenamento aerobico in palestra. Cosa c’è di meglio di fare sport rendendosi, allo stesso tempo, utili alla collettività? Il tempo impiegato è pari a due ore circa, l’acqua erogata ad ogni pianta è pari a 20 litri, che per 40 alberi fanno 800 litri alla volta: non male.
La curiosità dei passanti è tanta. I bimbi si fermano ad osservare, mentre con una piccola zappa realizzo un invaso in cui versare l’acqua necessaria; ciò che sto facendo mi piace e sta dando un bel segnale al sistema.
Alla fine saranno 13 le volte in cui sarò in piazza, ad intervalli di due giorni, per un totale di oltre 10 mila e 400 litri, complessivamente erogati ai nuovi Ficus di piazza Stella Maris di Tortora.
Arriviamo poi al pomeriggio del 9 agosto 2026, che mi piace definire “una data importante”. Il motivo è semplice: arrivano i rinforzi. Altre due braccia e due gambe si uniscono alla mia iniziativa, e la cosa mi provoca estremo piacere.
A volerla dire tutta, sapevo di poter contare sull’appoggio di questa persona, era solo una questione di tempo. Da questo momento in poi le piante dimostreranno di apprezzare particolarmente le cure ricevute, e la manifestazione dei primi germogli genera in noi una soddisfazione di non poco conto. La piazza è viva, turisti e cittadini interagiscono con noi, quello che era il mio obbiettivo si sta manifestando nel miglior modo possibile.
Così avanti fino al 4 settembre, giorno che precede la mia partenza. In me vi è un mix di emozioni diverse: la soddisfazione di aver evitato che 40 alberi potessero morire è tanta, il rammarico di non poter continuare ad assisterle per i mesi a venire. So però che il mio compagno di avventure continuerà ad occuparsene in mia assenza, con la speranza che le piogge possano quanto prima aiutarci in questa iniziativa.
È il 6 settembre 2026 e scrivo queste righe nella luce soffusa della mia cucina, qui nella casa di Pisa. Potrei scrivere ancora molto ma per adesso mi fermo qui. Certamente, posso dire che il mio impegno di cittadinanza attiva per Tortora non si fermerà a questa iniziativa, ma proseguirà, perché le idee sono tante e perché Tortora ha bisogno di gente che sappia e che voglia sporcarsi le mani, mettendoci la faccia, non per forza stando seduti su uno scranno del consiglio comunale.
Tortora ha storia, ha tradizione, ha tutto ciò che serve per intraprendere la via della redenzione. Per poter fare questo è necessario però che tutti noi iniziamo a sporcarci le mani, evitando di aspettare che il nostro vicino intraprenda la strada giusta al nostro posto. La politica, le associazioni del territorio, i cittadini tutti, possono e devono fare di più. Non lasciamo che Tortora cada nello sconforto.
