Lamento di agosto: polemica perenne

“Lamento di agosto” è un articolo di Martino Ciano. In copertina un’immagine dell’autore modificata con l’intelligenza artificiale
Da quando ho memoria, quindi da più di quattro decenni, so che nel mio paese non esiste l’estate, ma il lamento di agosto. In cosa consiste? È un’attività logorante di denuncia dei disagi da sovraffollamento che si registrano in questo mese nei nostri paesi. Chi più e chi meno ne soffriamo un tutti.
Se anche quest’anno sono stati segnalati branchi di ragazzetti in bici, schiamazzi molesti, spazi pubblici che si trasformano in stalle, risse, sporcizia e mare sporco, be’ tranquilli: «tutto è andato come doveva andare». Di volta in volta non è mai cambiato nulla. Anzi, negli ultimi anni i problemi sono calati, perché si consumano nei soli quindici giorni centrali di agosto.
Infatti, mentre un tempo si pensava ai fatidici tre mesi come alla panacea di tutti i malanni invernali, ora restano due settimana risicate in cui il caos è sovrano e ciascuno fa un po’ come vuole. Tra questi ci sono anche gli autoctoni, che si camuffano tra i turisti, diventando campioni in «lancio della pietra e nascondimento della mano».
Nel 2026 però è successa una cosa ancora più curiosa. In sostanza a un giugno e a un luglio in cui la gente c’è stata solo nei weekend, si è aggiunta una prima settimana di agosto di quasi deserto che ha allarmato un po’ tutti. Tanto da fare rimangiare ad alcuni baldanzosi la famosa frase: «Non abbiamo bisogno di voi per vivere», indirizzata alle orde più “festaiole” del turismo nostrano.
Quindi, a meno di non volere morire di ipocrisia, non solo il territorio ha bisogno di questi fatidici quindici giorni, ma li dà anche come scontati. Forse proprio per questo si forma quel fenomeno del «lamento di agosto», che puntualmente riempie i social?
Ogni epoca ha la sua domanda eterna e senza risposta. La nostra è la seguente: «Perché, nonostante le bellezze, le nostre vite dipendono da quindici giorni di anarchia?». Figuratevi, non ci sarà mai una risposta, perché se avessimo la risposta e applicassimo la soluzione non avremmo più il nostro «lamento di agosto».
Non voglio dire che questa situazione vada bene a tutti, ma di sicuro per molti è un modo per non schiodarsi di un millimetro da certe situazioni di potere che precludono, di fatto, un balzo in avanti. Va bene anche alla classe politica che promette l’impossibile e mirabolante destagionalizzazione.
A quanto pare sta bene pure a molti privati o operatori, che dovrebbero invece essere i primi a cambiare rotta.
«Per parlare di destagionalizzazione – mi ha detto un operatore – prima di tutto devi avere una stagione turistica. Tu la vedi?», mostrandomi le serrande abbassate di alcune attività commerciali alle 23.45 del 16 luglio 2026. Infatti, una politica che vuole cambiare le carte in tavola, deve fare una cosa: «applicare scelte impopolari».
Ma chi lo farà mai? Per quindici giorni di gloria chi mai si giocherebbe undici mesi di tranquillo potere? Logicamente, per scelte impopolari non intendo né le ordinanze inapplicabili né gli slogan. Nonostante tutto, anche quest’anno, i ragazzini hanno fatto quello che hanno voluto; di notte si è spacciato in mezzo alla strada; si è pisciato e vomitato nelle piazze; e alcuni magazzini sono stati riempiti come ricoveri di guerra.
Che sia stata fatta qualche multa in più o qualche opera di pulizia, comunque la toppa non ha coperto il cratere. Certo, meraviglia che nei nostri comuni in cui, sulla scia del trend nazionale, si invoca maggior «ordine e sicurezza», poi siano tollerate queste situazioni.
Così come stupisce ancora di più che in questa riscoperta di origini cattoliche, nessuno veda nel «lamento di agosto», una continuazione del famoso detto di Gesù «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti». Insomma, non c’è rassegnazione in tutto questo, ma accondiscendenza.
Di sicuro non a tutti, ma non si può non dire che a molti fa comodo che le cose restino così, ossia come un conto in sospeso. Non va dimenticato che chi ha provato a cambiare le cose, negli anni, è stato preso a sassate. Quindi, benedetto anche quest’anno il «lamento di agosto», perché vuol dire che la stagione è andata bene.
