Portala tu, la bellezza: Stefano Cazzato e “il triestino da Lecce”

Articolo di Domenico Maria Morace. In copertina: “Portala tu, la bellezza” di Stefano Cazzato, Isolario Edizioni, 2026
Appena dato alle stampe, per Isolario Edizioni, “Portala tu, la bellezza” di Stefano Cazzato, docente e scrittore salentino, vincitore lo scorso anno a Bari del Premio Seneca di filosofia contemporanea, è una raccolta poetica articolata, nella sua apparenza sintetica e, apparentemente, di lettura quasi “evasiva”.
Il titolo che ho scelto per questa riflessione, poco dopo le prime composizioni, mi rinvia appunto, a Trieste, al “flusso di coscienza” che James Joyce mette a punto negli anni triestini, anche attraverso i rapporti con Italo Svevo, Sigmund Freud e i suoi allievi.
Flusso di pensieri liberi (in apparenza), senza alcun vincolo sintattico, pur se con alcuni (sottaciuti e consistenti), filtri contenutistici.
Esempio, a mio avviso, molto indicativo, il breve testo in controcopertina: “caffè, sigaretta, leggerezza”; “caffè, sigaretta, giovinezza”; “caffè, sigaretta, bellezza”; “parcheggiare l’anima che è stanca”; “rallegrare l’anima che arranca”.
Passando per “Tuca Tuca”, “Astronavi”, “Trentotto”, e diverse altre.
Messaggi di amara immediatezza; ma ancora caldi di affetto. Che sia rivolto a una musa ispiratrice, a un nido familiare, a un’altra epoca, o addirittura un’altra vita.
E, sempre, ancora, Trieste: “un cantuccio in cui solo/siedo; e mi pare che dove esso termina/termini la città.”
“La mia città (adottiva per l’autore) che in ogni parte è viva/ha il cantuccio a me fatto, alla mia vita/pensosa e schiva”.
A “Trentotto”, aggancerei, in appendice, questi versi: “Io risposi, prima per celia, poi perché il dolore è eterno/ha una voce e non varia” … “sentivo querelarsi ogni altro male/ogni altra vita”.
Alla “Barista”, potrei agganciare, un altro passo: “Qui tra la gente che viene che va/ dall’osteria alla casa, o al lupanare/dove son merci ed uomini il detrito/di un gran porto di mare/io ritrovo, passando, l’Infinito nella Umiltà.”
Mi piace di chiudere, con gli ultimi versi di “Aperol”: “cercavo il Rosso Antico, dice a mia madre/era il migliore dicono/ma non lo fanno più, sai!”. Di mio controbatterei: “ma il Carpano, Rosso Gobettiano, lo fanno ancora…per pochi…o per poco?”.
Ps: se qualcuno cercasse di trovare i frammenti riportati, di area triestina, stavo parlando del “Secondo Canzoniere”, Novecentesco. Vedete voi se più petrarchesco o neo-leopardiano.
Un vecchio dai tratti teneri e gli occhi vivi, nel ritratto di Carlo Levi. Trieste, 9 Marzo 1883- Gorizia, 25 Agosto 1957. Personalità profonda, originale, lunare. Oggi, credo, quasi condannato all’oblio.
