Un uomo forte al comando: una dieta

Un uomo forte al comando: una dieta

“Un uomo forte al comando” è un articolo di Martino Ciano. In copertina una foto elaborata con l’intelligenza artificiale

Ciascuno di noi aspetta prodigi. Ci vuole un uomo forte al comando. Io l’ho visto mentre facevo la spesa al supermercato. Lui ha schivato dolciumi, cibi processati, carcasse di animali ripiene di ormoni, frutta sciroppata e bibite gassate.

Ha detto “no” alle porzioni per single, che costano un botto, e ha deciso di prendere frutta, verdura e ortaggi che avrebbe dovuto sbucciare, bollire, arrostire, condire, in poche parole preparare. Ha detto a mia madre che nella sua vita ha sempre fatto a mano il bucato per mantenere attiva la muscolatura. Per lui, i servizi di casa sostituivano quel moto dimagrante che in troppi fanno per moda.

Lui ha detto che le palestre sono luoghi di odio e di violenta selezione della specie. Bisogna amare la naturale decadenza del corpo umano, ma tenersi lontano da tutto ciò che l’accelera. Diabete, ipertensione, insonnia, cirrosi, fegato grasso: tutti ne provano orrore, ma poi in pochi resistono alla tentazione di un biscotto al cioccolato o una fetta di mortadella.

Questo uomo forte al comando è sparito davanti ai miei occhi. Indossava una maglietta attillata su cui era scritto: «Morte allo scatolame e ai conservanti».

«Chi è?», mi sono chiesto. Mi è rimasto impresso come un fenomeno assurdo a cui non so se dare ragione o torto. Lo immagino rigirarsi nel letto mentre calcola le calorie e studia con attenzione le etichette dei cibi che acquista.

Immagino che dopo aver mangiato si senta preso dalla smania di dover vomitare per paura di avere in corpo conservanti e additivi che a lungo andare, secondo lui, potrebbero provocare tumori al colon o al fegato. Quando ha incrociato me e mia madre – stavamo scegliendo una bottiglia d’olio – ha sprigionato le sue convinzioni. Aveva una voce precisa, veloce e cadenzata. Come una scarica di mitragliatrice elencava disgrazie metaboliche.

«La morte è nel piatto», ha detto, dopo aver affilato lo sguardo su un pacco di crostini di kamut che ha agguantato come se fosse un pallone da football.

Io non so chi fosse quell’uomo forte che sento già “al comando”, ma lui parlava con autorità e io ho acquisito la consapevolezza che avrebbe potuto condannare a un destino amaro altre persone. Mi sono chiesto da dove scaturiscano tali idee, di quale estremo dolore sia composto ogni essere umano. Quando è uscito dal supermercato non ha salutato nessuno. Aveva un passo marziale. Portava le due buste della spesa come se fossero bombe a mano.

L’uomo forte al comando è un salutista che vuole igenizzare l’ambiente nel quale abita. Io non vorrei essere mai il suo vicino di casa, mi costringerebbe a smettere di fumare, mi stenderebbe a terra e mi farebbe spalancare la bocca per vedere se il mio alito puzza di conservanti. Mi frustrerebbe sulle parti del corpo in cui è più visibile la mia massa grassa.

E se lui fondasse un partito? E se lui diventasse Presidente del Consiglio, o peggio ancora sindaco del mio paese? E se lui diventasse Ministro alla Salute? Che ne sarebbe di me, di noi, delle fabbriche che producono conservanti, additivi, cibi processati? Dove verrebbero buttate le carcasse malate che non possono essere occultate nelle scatolette di carne? Perché non posso morire per la mia ingordigia?

L’uomo forte al comando ha la capacità di incutere timore in quelli come me. L’unico modo per sedare la mia ansia è seguirlo, convertirmi. Lui ha account social dai quali catechizza? Lo cercherò. Lo cercherò. Sarò come lui. Mi proteggerà?

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