Ridurre la filosofia: un principio di contraddizione

Ridurre la filosofia: un principio di contraddizione

“Ridurre la filosofia: un principio di contraddizione” è un articolo di Martino Ciano

Ridurre la filosofia nelle scuole? L’hanno già fatto in passato. Per la mente ci vogliono altri sollazzi? Pensiamo a coloro che studiano innovativi sistemi per azzeccare le scommesse online. Anche il gioco d’azzardo è un modo per soddisfare la propria sete di utopia.

La sostituzione etnica ormai la sta compiendo l’intelligenza artificiale. Sta minando certi lavori e sta rendendo tutti amanti della Singolarità. Il virtuale è più forte del reale, in alcuni casi appare anche più razionale. Ed ecco il nuovo essere umano: molle, nervoso, schizofrenico, leone da tastiera, saccente e incapace di partorire verità proprie. In sostanza, si accontenta di quello che ha e che l’IA gli rimescola davanti ai suoi occhi. Su ciò che non piace ciascuno rovescia bestemmie.

Ridurre la filosofia permetterà questo: nascondere agli occhi dei tanti il pensiero che sorregge il mondo.

In questo modo sembrerà che ciò che è avvenuto prima non c’entri con il dopo. E quando il presente non avrà nessun passato, allora ecco che pure il futuro sarà solo un “qui-ora” privo di significato.

È invece così chiaro che le istituzioni che governano il mondo non sono solo opera di ingegneri e burocrati, ma soprattutto di una ristretta cerchia di “pensatori”. Infatti, sembra ridicolo che ancora in pochi credano a questo. Ora, non vorrei che qualcuno mi scambiasse per complottista, ma è un po’ quello in cui i complottisti credono. La differenza però tra quelli come me e quelli come loro risiede nella capacità di accettare quanto ci sia di vero e quanto di falso in una teoria.

Per chi ha troppe certezze, quindi pochi dubbi, niente è davvero accessibile. Tutto si svela come se fosse una minaccia.

Allora, ridurre la filosofia, come ormai pian piano sta avvenendo, servirà proprio a questo: a fare sembrare i padroni del pensiero mondiale come degli idioti che facilmente vengono sgamati dai complottisti. Ciononostante, loro continuano e continueranno a pontificare.

La prova sta nel fatto che questo potere dominante è perlopiù acclamato. Chiede al popolo di essere votato, ma più che una legittimazione appare come un’estrema unzione. Ecco quindi una nuova tendenza: il voto come estrema unzione del popolo stesso.

Vorrei che fosse un romanzo distopico, invece è quello che vedo e che sento. Non è una questione di titoli di studio o di capacità di ignorare o meno l’ambiente circostante, ma sta a rappresentare la nuova frontiera del pensiero autodistruttivo, che però viene tramandato di generazione in generazione con il motto: «Finalmente sei te stesso».

E sono anche convinto che l’IA non è un demone, ma è demoniaco il modo in cui troppi la usano. Ed è questo un altro sintomo della riduzione della filosofia.

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