‘Ndrangheta neoliberista

‘Ndrangheta neoliberista

“‘Ndrangheta neoliberista” è un articolo di Martino Ciano

«Lo Stato è il problema ed effettivamente per la ‘ndrangheta è il primo dei nemici». Lo dice un mio amico ed ecco, al passaggio di questa frase tra i miei timpani, mi risuona in mente un articolo che ho letto di recente sui nuovi metodi usati dall’organizzazione criminale migliore d’Europa, che però sorge nella regione più povera d’Europa.

Paradosso? Contraddizione? No, Calabria. Allora mi domando: «Magari, tra poco la ‘ndrangheta ce la ritroviamo pure quotata in Borsa». Certo, non è una novità quello che ho letto in questo articolo, perché dopotutto sono più bravi gli “onorabili” di certi investigatori “boomer”. Usano persino la realtà virtuale per fare summit internazionali durante cui comprano la droga.

Hanno anche un loro esercito. Hanno a disposizione arsenali sofisticati. Trattano con la politica d’ogni livello facendo girare denaro che si moltiplica attraverso transazioni finanziarie di tutto rispetto. Altro che porcari o pastori: la ‘ndrangheta è neoliberista e sa stare al passo con i tempi.

La Calabria della gente comune invece non partecipa a nessuna svolta. Il popolo omertoso è il miglior azionista della potente organizzazione. Ognuno investe la sua quota di silenzio. I sognatori invece combattono con stoica perseveranza. Gli altri cazzeggiano. Vada come vada, nessuno ne uscirà vivo.

Noi sappiamo di abitare nella regione del lavoro nero, che poi tanto “nero” non è visto che tutto si svolge alla luce del sole. Gli sfruttati non possono rifiutare, perché altrimenti muoiono di fame e, inoltre, non c’è una solidarietà tra disgraziati. La povertà in Calabria è una colpa: «se muori di fame vuol dire che sei stato poco scaltro». Questo mi dice il mio amico, quello che mi ha fatto ragionare sulla svolta neoliberista della ‘ndrangheta.

A lui questa cosa gliel’ha detta un datore di lavoro incazzato; si lamentava del fatto che nessuno volesse lavorare per 500 euro al mese. «Sto cazzo!», ha esclamato. Mi ha raccontato anche della sua idea di dare fuoco alla macchina di questo tizio che si fa chiamare imprenditore. «Io li conosco i tipi giusti che farebbero per me il lavoro sporco», ha detto sorridendo.

In poche parole è come se mi volesse fare intendere che, nonostante neoliberisti, la ‘ndrangheta ha pure un suo sindacato. Con questa storia dell’affiliazione e del santino bruciato hanno pure creato la loro coscienza di classe.

Allora, riformulo il pensiero: «Sicuro che sono neoliberisti?».

Ogni tanto muore qualcuno sul posto di lavoro, si scopre che non era in regola. L’indignazione dure trentasei ore massimo, poi passa. E si continua. «Succede in Calabria e in altre parti d’Italia», dice uno davanti a un bar e così si chiude il discorso. Ciò prova che la Calabria è una regione italiana, ma solo in alcuni casi.

Post correlati