Gli occhi come dicevi tu: l’esordio di Wanda Lamonica

Articolo di Martino Ciano. In copertina: “Gli occhi come dicevi tu” di Wanda Lamonica, autoprodotto, 2026
Delicatezza, ma anche tanta autoironia. “Gli occhi come dicevi tu” di Wanda Lamonica non alza mai la voce, ma riesce comunque a farsi sentire, a imporsi. L’autrice di Praia a Mare è al suo esordio, ma ha costruito una storia matura, che si muove in punta di piedi. Proprio per questo arriva più a fondo. Non cerca colpi di scena, non forza la mano: si affida ai sentimenti, trattati però con una sincerità che evita la trappola della retorica.
Laura è il centro del romanzo, ma non è mai un personaggio chiuso in sé. Sì sente parte del Mondo, anche se questo non sa spesso ascoltarla. È una figura attraversata dalle crepe e dalle ripartenze, da quelle fragilità che, senza proclami, ma con il tempo e la pazienza sanno trasformarsi in qualcosa di prezioso. In lei si riflette una verità semplice e spesso dimenticata: ogni storia personale può assomigliare a mille altre, ma resta irripetibile nel modo in cui si piega, resiste e cambia forma. Secondo questo principio noi leggiamo la vita “come se fosse la prima volta”, anche se di nuovo c’è ben poco.
In questa tensione tra vulnerabilità e forza, “Gli occhi come dicevi tu” trova la sua voce più autentica. Lamonica infatti scrive come se stesse ancora dialogando con quella dimensione intima e raccolta che le ha permesso di crescere nel tempo. Si avverte una naturalezza che deriva dall’urgenza di comunicare. Si comprende anche che è stata lontana da certi editor che avrebbero trovato soluzioni comode al suo scritto. L’autrice chiede fiducia ai lettori, e questo è un altro punto di forza.
I sentimenti, qui, non sono mai edulcorati: portano con sé chiaroscuri, esitazioni, ritorni inattesi. L’amore finisce, si trasforma, talvolta si ripresenta sotto altre forme, e nel frattempo lascia segni che incidono sul futuro, nel bene e nel male. C’è anche il disincanto, che appare come una resa momentanea davanti agli accidenti della vita, ma non diventa mai cinismo. Piuttosto, è il luogo da cui ripartire. Perché in questo romanzo resta sempre accesa una fiducia di fondo: quella che anche ciò che ci spezza può, in qualche modo, riunirci in altri momenti.
La vera forza del libro sta in questo: nella capacità di farsi specchio. In Laura si riconosce chiunque, senza barriere, senza categorie. Ed è forse questo il risultato più difficile da ottenere: raccontare una storia personale facendola diventare universale.
Quando dico che Lamonica si è fidata dei suoi lettori, mi riferisco al pubblico che negli anni ha saputo riunire sulla sua pagina “I papaveri sussurrano al tramonto“. Lì, lei mette i suoi pensieri e i suoi brevi racconti. Ebbene, in silenzio, senza fare rumore, Wanda Lamonica ha raggiunto quasi 42 mila follower. Basta questo per capire che la narrativa ha molti modi per giungere, l’importante è non “prendersi seriamente”, ma divertirsi con le parole come se fosse “una questione di vitale importanza”. Ecco, Lamonica fa questo e ciò è quello che mi piace di lei.
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