Calza di nylon per disquisizioni plastiche

“Calza di nylon per disquisizioni plastiche” è un racconto di Martino Ciano
Una calza di nylon viene meno, piano piano, come quando si sbuccia una banana. E balena una gamba, una forma affusolata, incantevole e ingannatrice. E tu che guardi in Tv le differenze tra un uomo e una donna, tra peloso e depilato, ancora ti stupisci per come il mondo mischia le carte, la carne, i generi, creando sottoinsiemi.
Una calza di nylon per coprire il volto. Ecco il rapinatore di un film anni Settanta del Novecento. I colori sbiaditi di un mondo di benessere. La pistola in pugno, i suoni scintillanti, analogici. Qualcosa ti ronza in testa, qualcosa di simile a una crisi energetica che mette ansia in chi ha bisogno di stare sempre in movimento. Vorresti un po’ di quegli stabilizzatori per l’umore, affinché tu possa diventare come quegli uomini definiti normali, senza problemi, apaticamente felici.
Passare i pomeriggi davanti alla televisione ti piace. Sonnecchiare su una poltrona che ti divora la volontà, che assorbe le energie e ti costringe a chiudere gli occhi e a non tenere la mente desta. Dormire, morire un po’ e poi svegliarsi in preda al mare moto emotivo. Affogare nel pianto senza motivo. Cosa fare? Chi essere? Infilarsi una calza di nylon lungo un braccio e sentirsi alternativi. Chi te lo chiede?
L’edizione straordinaria di un telegiornale irrompe davanti ai tuoi occhi. «La guerra è scoppiata», grida il conduttore in giacca nera e cravatta rossa. Una calza di nylon la immagini intorno al suo collo. È tempo di ballare e di chiedere una benedizione. Sono le cinque del pomeriggio. Entro un’ora, in Chiesa, si reciterà il Rosario. E proprio perché ti piace pensare a cose assurde, sei sicuro che anche Dio indossi calze di nylon per non fare torto ai cattolici arcobaleno.
Ti affidi ai tuoi filosofi d’avanguardia, quelli irregolari che trovavano ottimi argomenti tra prostitute e moderni pubblicani. Cioran se la faceva con i pastori e con le cameriere. «Dio si cerca quando abbiamo bisogno di qualcosa», le disse una sguattera, e questa rivelazione valse per lui più di mille teoremi teologici. Le dispute però non si fermano. La contemporaneità è il Medioevo 2.0. L’intelligenza artificiale ha sostituito i draghi e le streghe. I folletti appaiono con le droghe sintetiche. Alcuni trasportano sulle spalle pentole d’oro.
Il pluralismo è padre di una catastrofe imminente. Ci vorrebbero barbiturici più sofisticati per quietare il mondo. Invece anche gli atomi sono diventati schizofrenici e nessuno cerca più ordine e armonia. La retorica impone che tutti abbiano la risposta giusta per qualsiasi quesito. Tu odi coloro che hanno una risposta per tutto. Solo i dubbi salvano. Solo i sogni rendono le persone libere.
Intanto giochi con una calza di nylon. Ti spinge a riflettere, a dialogare con l’assurdo, a dire tutto senza dire niente. Ogni questione resta aperta. In caso contrario puoi trattenere il respiro mentre ti infili in testa un cappuccio. E poi trovare te stesso nel buio.
