Fuori dal commissariamento: la Calabria e la strage della sanità

Fuori dal commissariamento: la Calabria e la strage della sanità

“Fuori dal commissariamento: la Calabria e la strage della sanità” è un articolo di Martino Ciano

La Calabria è fuori dal commissariamento della Sanità. Dicono che il 9 aprile 2026 sia una data storica per la regione più povera d’Europa. Dopo 17 anni la salute pubblica si toglie «una camicia di forza». Avete capito? Pure la «camicia di forza» hanno scomodato certi commentatori.

Ecco, mentre voi dite queste cose, io chiedo di ricordare i morti, di pensare a coloro che si sono dovuti svenare per curarsi. Pubblicate un’antologia dei viaggi della speranza dei calabresi. Quanti decessi per malasanità, per ritardi dei soccorsi, per carenze di mezzi, uomini e altri aggeggi? Tutte queste cose ce le dimentichiamo? Ma, soprattutto, sappiamo bene che non finiranno.

Ma ora bisogna festeggiare. Cosa? La Calabria è fuori dal commissariamento della Sanità. Poi ci penseremo, ché nel mezzo c’è stata una strage di innocenti. Non sono un pessimista se sottolineo che ci vorranno altri 17 anni per rimettere tutto in ordine. Cosa resta, infatti? Ospedali cadenti, ospedali depredati, ospedali senza medici, infermieri e operatori. Insomma, cosa trovi in un ospedale calabrese? Ognuno risponda secondo la propria esperienza.

E poi, c’è il Piano di rientro che va estinto. In poche parole, bisogna pagare i debiti. E sono tanti, troppi, difficili da quantificare. Ci provano a fare i conti, ma poi rettificano. Si sono sparate cifre e cifre, ma ancora nessuno è riuscito a metterci davvero testa. Quindi, cari amici, ancora c’è da soffrire. Comunque, al di là degli aspetti tecnici, con il commissariamento ci ha guadagnato la sanità privata. Quella sì che gode di ottima salute.

Una domanda sorge spontanea: ma perché noi calabresi non riusciamo a festeggiare del tutto? Perché siamo così polemici? Ecco, dicono che noi non abbocchiamo facilmente alle cose, a meno che non ci siano dei validi motivi. Tra questi motivi sosteniamo quello dell’equo scambio elettorale. Il sistema è il solito: «io ti voto, tu mi dai quello che ti chiedo e io credo in tutto ciò che dici».

Allora un amico mi ha chiesto: «Quindi sta succedendo questo?». Ah ma che domande. La fine del regime commissariale, in sostanza, ha sancito solo una cosa: la Sanità viene gestita dal governo regionale, quindi dalla politica con le sue scelte. «E i debiti? Chi li pagherà?». Logicamente noi, per altri decenni. E sono quelli che hanno fatto i precedenti governi, quasi sempre dello stesso colore politico. Anche se, nella sanità calabrese, il colore politico non conta.

Poi penso alla strage degli innocenti sul Tirreno cosentino. Ai casi avvenuti nelle strutture di Pria a Mare, Cetraro e Paola. Ecco, sono sempre più convinto che una delle disgrazie più grandi è avere la memoria corta. A causa della memoria corta ci sono popoli che hanno pagato per generazioni e generazioni. Uh quanti Saltimbanco vedremo festeggiare tra i don Chisciotte che hanno lottato per il finto-ospedale di Praia a Mare?

E i morti, e le fiaccolate, e le proteste, e i soldi spesi in avvocati, chi mai se li ricorderà? La Calabria è fuori dal Commissariamento della Sanità: ecco un’altra vittoria mutilata. Paghiamo i debiti e poi si vedrà.

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