Abbasso gli scrittori: un mal di pancia

“Abbasso gli scrittori” è un articolo di Martino Ciano
Troppi traumi infantili irrisolti in questa vita trasformata in prosa. Vorrebbero impietosire le masse questi scrittori di ultima generazione che chiedono ascolto e attenzione. Prima il ribrezzo per i premi, poi la delusione per non essere parte del sistema. “Scartati“, la parola più usata che si alza da un coro di affamati di fama.
La provocazione parte da un’idea per un romanzo tragicomico. L’incipit è lapidario: “Abbasso gli scrittori e i loro psicologismi”. L’autore mi ha chiesto di rimanere anonimo, anche perché questo libro non sarà mai pubblicato. Resterà una bozza Word condannata all’eliminazione.
«Una dimensione sociale dimenticata in troppi scritti, un contesto violentato dall’Io. Vorrei leggere romanzi in cui sia delineato il “porcile comune” nel quale soggiorniamo. Cos’è tutta questa empatia negativa che trasforma ogni luogo in stanza della propria anima. Cosa me ne frega dei drammi personali che, come in un giallo, vengono sciolti in indagini della psiche. Posso garantire che l’inconscio non è così complicato. A volte lo sistemi con un po’ di Litio o di Marijuana coltivata in casa, meglio ancora se hai un paio di bollette in arretrato», così mi dice l’autore anonimo.
«C’è bisogno di schierarsi, di essere presenti e vigili in questo mondo abitato da altri “Io” che scazzottano per il dominio. La vedi la politica quanto è rapace? “Abbasso gli scrittori di psicologismi“. Questo sistema di micro culturalismi mi sa di provincialismo, di ricerche di infantili pretesti per odiare un nemico creato ad hoc. Si condannano i fini, ma non i metodi con cui il potere si accomoda in ogni ramo della società. Vaffanculo…», questo aggiunge l’amico mio che ha bisogno di sfogarsi.
Io lo ascolto e gli spiego che riporterò tutto sul mio blog. Mi sento un teppista a cui è stata data licenza di distruggere. «Ma perché distruggere e non costruire?», mi domando per non rispondermi. Intanto ascolto.
Ascolto l’amico mio che ha deciso di rimanere anonimo come una mosca. Mi spiega che «essere liberi vuol dire accettare di essere nessuno». Ma non nel senso di sentirsi una nullità, ma di non volere essere «qualcosa di spendibile o a cui viene attribuito un valore nel qui-ora. Tutti aspirano a essere una “cosa” di un sistema che ammette solo codici a barre. Nel caso degli scrittori, i codici sono i molteplici Isbn che essi vogliono schiaffare sulle copertine delle loro opere», così l’amico mio incazzato.
E che ne facciamo delle anime ammalatesi lungo il tragitto? Di quelle che attendono il momento giusto che mai arriverà? E tu ti senti malato? Lui senza tentennare, a questa mia domanda, risponde «Sì». Neanche si giustifica. Ribadisce che non ha pietà per sé. Spiega che la sua punizione sarà proprio quella di darsi all’anonimato. Espierà ogni cosa, soprattutto il torto. «Perciò – conclude – posso dire per davvero “Abbasso gli scrittori e i loro psicologismi”».
Butta giù un bicchiere d’acqua. Per tutto il suo discorso l’ha tenuto come uno scettro, dopodiché mi è parso quasi una bomba a mano.
