Guida in stato di insofferenza

Guida in stato di insofferenza

“Guida in stato di insofferenza” è un racconto di Martino Ciano 

Trema, trema, sul ciglio della strada c’è un cinghiale. Se quello si lancia ti sfonda la macchina, se quello si lancia ti fai male e devi pure pagarti i danni. Ma tu continui a guidare, lo sorpassi e l’orizzonte lo divora. Dissolto. Prosciolto dalla colpa di esistere. Pericolo scampato per te. Addio, l’ungulato è stato archiviato. Se non lo vedi più, forse neanche più esiste. Le particelle che lo formano obbediranno allo sguardo di qualcun altro.

Certe guerre non ci sono se non in televisione. Sono forme di eversione, neanche di divisione. Creduloni sono coloro che si fanno venire l’ansia per bombe esplose nei deserti petroliferi. Pensaci quando metti benzina, quando agiti la pompa e vorresti dare fuoco a ogni cosa. Zitto, zitto, tu guidi per fuggire verso l’ignoto. La strada taglia il cucuzzolo del monte. In fondo, a valle, c’è il mare, ma prima ci sono troppe case. Tanti tetti rossi fanno un’emorragia urbana. In quel territorio in sofferenza, ormai dissanguato, c’è anche la tua dimora che cade a pezzi. Te l’hanno lasciata in eredità e te la devi tenere così. Gli avi ti hanno incastrato con il loro patrimonio terreno.

Guida in stato di insofferenza. Pigi l’acceleratore, azzardi in qualche curva ma non è tua intenzione schiantarti. La vita su un altro pianeta sarebbe migliore, persino quella dopo la morte. Qualsiasi cosa venga dopo una lucida supposizione che rende veggenti è migliore. Forse, forse, ma non crederci, poserai l’auto e andrai a passeggiare, muoverai le gambe e ti sentirai un elastico. Ti verrà anche voglia di fare all’amore, di baciare tutte le fanciulle del mondo, di addormentarti tra i seni gonfi di una donna ancora illibata.

Attento, attento, il mare ti ispira, la montagna ti sfama e la corsa verso casa segna la fine di un giorno che mai più tornerà indietro. E forse sognare a occhi spalancati si può. Sperare sembra un’attività diabolica, eppure a volte vince contro la consapevolezza di essersi feriti con le cose del mondo.

Intanto, trema, trema, si è fatto sera e domani si farà giorno. Nel buio guidi ancora in stato di insofferenza. Le cose del mondo non tramontano del tutto, questa è l’unica cosa che tiene in vita la specie umana.

 

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