Il commerciale di Rubens Shehu

Il commerciale di Rubens Shehu

Recensione di Martino Ciano. In copertina: “Il commerciale” di Rubens Shehu, Ventanas, 2025

È chiuso completamente in sé stesso il personaggio di “Il commerciale”. Immaginate un uomo che se ne sta in una cella grande quanto un box doccia, che grida contro un vetro che pian piano si appanna. Nessuno percepisce la disperazione di questo prigioniero che si illude di essere libero, solo perché è ancora convinto che egli si stia prendendo gioco del mondo.

L’esordio di Rubens Shehu è un piccolo miracolo letterario che non può passare inosservato. Con uno stile pungente e un tono volutamente dissacratorio, questo libro ci risucchia in un vortice in cui siamo in compagnia del miglior perturbamento.

“Il commerciale” è la storia di un uomo che si sposta per lavoro, che fa il rappresentante di “qualcosa”, che disprezza ogni cosa che gli passa davanti agli occhi. Le sue manie sono masturbarsi, mangiare poco, giocare alle slot machine. È mosso da una forza autodistruttiva che viene alimentata da ciò che percepisce dall’esterno. Nel mezzo di un mondo che appare vincente e composto da apparenze, egli è un disadattato che si è già dato l’appellativo di perdente.

Tutti i suoi vizi sono sintomi del sistema in cui abita. Anche il suo disprezzo segue simboli e linguaggio della società. Egli quindi non è un corpo esterno, ma perfettamente calato nel ruolo: un personaggio che è l’estrema conseguenza della contemporaneità. La rapidità del suo pensiero; il giudizio secco e inappellabile con cui ogni cosa viene etichettata; le violente risposte agli impulsi che provengono dall’esterno; la consapevolezza che maschera invece lo spaesamento; questi sono tutti elementi che centrano questo “diversamente adulto” nella sistematica crisi di ogni valore.

In alcuni punti, “Il commerciale” mi ha ricordato “La distruzione” di Dante Virgili. C’è infatti anche un amore perduto, incompleto, forse mai concluso o che forse non si è mai consumato, anche perché si fa fatica a credere che un tale personaggio, che non lascia nessun spazio a sentimenti positivi, possa essere capace di amare.

Ma è proprio questo piccolo guazzabuglio, nascosto tra le righe, che alimenta sempre di più questo gioco al massacro, tanto da fare di tale personaggio un uomo che per ribellarsi ha bisogno di una maschera spessa.

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