Passato, ancora inganni?

“Passato, ancora inganni?” è un articolo di Martino Ciano. In copertina una foto dell’autore
Crudeltà e dolcezza dell’indifferenza: una pacca sulla spalla per dire “andrà tutto bene”, il silenzio assordante per “scartare qualcosa o qualcuno di cui non si ha più bisogno”. È andata così, senza sapere né come né quando, come se una pentola a pressione fosse scoppiata nel fegato.
Certi momenti li descrivi a distanza di tempo, anche se mai potranno essere analizzati e compresi. Quello umano è un materiale facilmente infiammabile, puoi fare attenzione e puoi maneggiarlo con cura, ma alla fine ti ferisci con esso. D’altronde di quella sostanza fa parte ognuno di noi, quindi sappiamo come funziona.
Lo sguardo retroverso, come l’utero di una donna, cerca ragioni su ragioni senza venirne a capo. Uscire dal labirinto è una sfida allettante, ma dal passato non torna nulla e spesso nessuno ha la possibilità di ricucirlo per ciò che è stato davvero. Qualcosa si omette e altro si perde per strada, tanti particolari non ci interessano più, però potrebbero essere gli indizi migliori con cui risolvere ogni enigma.
Il passato è bello se dura poco, come per gli scherzi. Fa bene rievocarlo tra gli amici per riportare alla luce quelle cose divertenti e senza senso che abbiamo svolto con serietà fino a un certo punto. In quei momenti retrospettivi, ridendo di noi, scopriremo quanto eravamo convinti di un amore, di una battaglia, di un ideale, della bellezza dell’esistente, di un compagno o di una compagna.
Il passato fugge, come la vita. Si allontana sempre di più e si nasconde. Si traveste, si trucca, ci tenta e ci fotte. Ne ha le possibilità ogni qualvolta ci sforziamo di ricostruire gli eventi secondo una certa logica, ogni qualvolta abbiamo necessità di riflettere affinché non vengano compiuti gli stessi errori da cui nulla abbiamo imparato.
Il passato ci suggerisce che qualcosa siamo stati, che forse ci siamo evoluti, che forse siamo morti senza accorgercene. Il mondo appare annebbiato dal passato e declama il futuro solo per sfuggire alle sue grinfie. Non c’è “ora” che sia rispettato per ciò che è, ossia “nuda vita”.
Il vitalismo ingannato dal passato, ecco il padre che divora i suoi figli in una dimensione senza tempo. Nei ricordi che ancora feriscono, che pur ci danno gioia, sta il baratro nel quale ci soffochiamo. Eppure banchettiamo allegramente, con la testa tra le nuvole, con la mente in una miniera senza oro, nel ricordo che ci rende oggi ciò che non avremmo mai voluto essere: migliori, ma solo per noi stessi.
