Un amore del nostro tempo: storia di un incesto

Un amore del nostro tempo: storia di un incesto

Articolo di Martino Ciano. In copertina: «Un amore del nostro tempo» di Tommaso Landolfi, Adelphi, edizione 2026

Questo è un romanzo di un tempo lontano, scritto da un autore che se ne stava ai margini. Si dice che Tommaso Landolfi se ne andasse girando di notte per le campagne, che amasse le case da gioco e che per lui la letteratura fosse qualcosa di serio con cui giocare.

Quando Adelphi ripubblicò le sue opere a partire dall’inizio degli anni Novanta del Novecento, in molti gridarono al miracolo, sostenendo che fossero davanti a uno scrittore geniale. Peccato che Landolfi fosse morto nel 1979 e che le sue opere, uscite per piccole case editrici, nessuno le aveva tenute in considerazione.

Insomma, avete capito che questo autore è uno dei tanti casi italiani scoppiati in ritardo. «Un amore del nostro tempo» è del 1964 e narra della storia di Sigismondo e Anna, fratello e sorella che si innamorano, che condividono il letto e che hanno persino un figlio. Tutto normale? Certo che «no», questa è la storia di un incesto, abominio per antonomasia.

Ma cosa rappresenta questo breve romanzo? Sicuramente è un artifizio che ispira una rivoluzione, perché dietro il racconto c’è una profonda matrice filosofica capace di tramutare Landolfi in un De Sade in salsa romantica. Infatti, ci sono pagine e pagine dedicate al linguaggio. I due fratelli si interrogano sul loro sentimento, che sfida la morale.

La prima cosa che infatti Sigismondo chiede a sua sorella è di togliere di mezzo i «ma», perché essi apporterebbero solo dubbi inutili e supposizioni che complicano ciò che la natura ha creato in maniera «semplice e spontanea». E cos’è questo elemento perturbante che la natura semina nei cuori degli uomini? Senz’altro è il desiderio.

Pagina dopo pagina vedremo l’evoluzione di questo rapporto. Landolfi è conosciuto per il suo stile ricercato che ingloba termini ormai desueti. Ma la sua forza è di sicuro quella di mostrarsi diretto senza scendere in particolari volgari. In sostanza, il compito dello scrittore non è quello di fare vedere «la penetrazione», ma ciò che provoca in un uomo e in una donna che sono fratello e sorella.

Ed è qui che diventa prioritario il discorso del linguaggio. Tante volte Anna farà notare che «mancano le parole per esprimere queste cose». Pertanto, il linguaggio è una convenzione sociale? Uno strumento che il potere modella per mantenere salde certe convinzioni? Ma soprattutto l’amore tra fratello e sorella è davvero un abominio?

Ora, so bene che un lettore del 2026 può porsi con più facilità domande del genere, vista la diffusione di certe discipline nonché l’emancipazione dei costumi, rispetto a un lettore degli anni Sessanta del Novecento, sebbene proprio in quel periodo cominciarono a innescarsi alcuni cambiamenti sociali. Però, per capire meglio, bisogna fare i conti con la storia dell’autore. Landolfi nasce nel 1908 ed è un uomo che sta molto in un ambito rurale, ossia Pico, paese che fu prima della provincia di Caserta e poi della provincia di Frosinone.

Ciò vuol dire che «Un amore del nostro tempo» è rappresentazione di un mondo contadino, ancestrale, dominato ancora da miti che provengono da arcaismi che si sono tramandati di generazione in generazione. L’ispirazione non giunge da qualcosa di moderno, o da una tendenza rivoluzionaria che trovò terreno fertile nelle città, ma è espressione di qualcosa di antico.

Landolfi ce lo fa capire fin dalla prima riga. A raccontare questa storia è Anna, giovanissima dama che se ne sta nella casa di famiglia immersa in un podere. Suo fratello è invece il tipico studente che si ritira a casa, che racconta delle sue avventure cittadine, ma che prende energia da quelle radici bucoliche.

Inoltre, sempre Anna, ci dice che tutto questo racconto potrebbe essere un delirio. In poche parole, ci spinge verso quel terreno ambiguo dietro cui intravediamo la confessione di un senso di colpa. Proprio questo «senso di colpa», che agisce come un pregiudizio, è quello che Sigismondo tenderà a eliminare dalla testa della sorella.

Ora, non scopriamo nulla di nuovo sul conto di Landolfi, autore che ha sempre giocato con il surrealismo, l’ambiguità e la «mitologia» contadina. Proprio questo fa di «Un amore del nostro tempo» un romanzo che si muove tra tradizione e innovazione.

Tradotto: siamo di fronte a un altro pezzo di letteratura del Novecento che, con poco sforzo, ci dona ampi spazi nel quale ricercare e costruire la nostra identità.

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