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	<title>Unico Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>Ho fondato la mia causa sul nulla e sulla pensione sociale</title>
		<link>https://www.borderliber.it/causa-nulla-pensione-sociale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Oct 2023 02:49:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Narrazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Ho fondato la mia causa sul nulla e sulla pensione sociale&#8221; è un articolo di Martino Ciano. In copertina una foto scattata e rielaborata dall&#8217;autore Quando ogni mattina mi reco al lavoro, intorno alle ore 7.30, mi piace osservare le facce pensierose di coloro che incrocio. Il risveglio non ha l&#8217;oro in bocca, ma un [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Ho fondato la mia causa sul nulla e sulla pensione sociale&#8221; è un articolo di Martino Ciano. In copertina una foto scattata e rielaborata dall&#8217;autore</strong></p>
<p>Quando ogni mattina mi reco al lavoro,<strong> intorno alle ore 7.30</strong>, mi piace osservare le facce pensierose di coloro che incrocio. <strong>Il risveglio non ha l&#8217;oro in bocca, ma un bottino di traumi.</strong> La nostra unica certezza è che ogni nuovo giorno ci consegna alla vanità delle opere e delle cose che produrremo. La ripetizione dei gesti, i sorrisi forzati, le giustificazioni per i nostri &#8220;buoni o cattivi umori&#8221;, ma anche la sopportazione delle isterie mattutine degli altri.</p>
<p>Eccitati o già stanchi, corde di violino o afflosciati&#8230; <strong>gli unici che al mattino non hanno necessità di giustificarsi sono gli insonni; </strong>per loro non c&#8217;è stata la migrazione delle idee da una notte a un giorno. Li invidio, perché da tempo sono preda del mio animo letargico che mi fa addormentare ovunque e a qualsiasi ora. Mentre i<strong> caffeinomani</strong> si ustionano le labbra con le tazzine di ceramica, sperando che quella roba li tiri su come aquiloni, <strong>l&#8217;odore dei deodoranti sparsi sotto le ascelle inaugura la vita del nuovo giorno.</strong></p>
<p>Il sole dei giusti e dei cattivi, la pioggia dei buoni e dei malvagi, la bava alla bocca di chi vorrebbe parlare ma è ancora insonnolito, gli occhi fissi di coloro che perlustrano il vuoto e che in mente si ripetono <strong>&#8220;che cazzo mi sono alzato a fare&#8221;</strong>. E la causa per il nulla,<strong> ossia l&#8217;estrema lotta per andarsi a guadagnare il pane quotidiano</strong>, si prefigura davanti allo sguardo di chiunque&#8230; <strong>pensiamo già a quando poggeremo di nuovo il capo sul cuscino</strong>&#8230; squillano i telefoni e urlano i clacson, le porte delle scuole si sono appena spalancate, lungo il cielo scorrono fili di luce e nuvole che sembrano pezze di cotone; si rattoppano così i buchi lasciati dal sonno. <strong>Perché abbiamo tanto, troppo, sonno?</strong></p>
<p>C&#8217;è una notte eterna nel cuore della nostra società purulenta, ricca di lifting, di povertà immaginaria, di emarginazione psicologica, di convalescenze dei sentimenti. Viviamo nella parte fortunata del mondo, qui abbiamo anche<strong> la possibilità di farci ammazzare dall&#8217;indifferenza e dalla ricerca dell&#8217;eccesso. </strong></p>
<p>&#8220;Ho fondato la mia causa sul nulla&#8221;, scrisse Max Stirner nel suo <strong>&#8220;L&#8217;unico e la sua proprietà&#8221;</strong>. Ancora la sua opera anarchica mi esalta.</p>
<p>Allora ognuno insegue sé stesso e fugge via per evitare di arrivare in ritardo. Si sente come se l&#8217;immagine riflessa nello specchio nel quale si osserva iniziasse a muoversi per conto proprio&#8230; <strong>la testa è altrove e il corpo va nella direzione opposta;</strong> e la vita anche è una sostanza scissa, isterica, schizofrenica, matrigna. <strong>Chi ti ha dato la vita te la toglierà,</strong> così Dio ha regolato il mondo; proprio lui che ha creato gli uomini a sua <strong>&#8220;immagine e somiglianza&#8221;</strong> si è dimostrato narcisista, idolatra e vanitoso.</p>
<p>Ecco un atto di vero amore solo utile alla società: <strong>darsi un obiettivo, anche se tutto si fonda sul nulla&#8230; bisogna pur arrivare sani e salvi a fine giornata e, prima o poi, alla pensione sociale.</strong></p>
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		<title>Kintsugi: il palcoscenico è pronto</title>
		<link>https://www.borderliber.it/kintsugi-il-palcoscenico-e-pronto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Jul 2023 01:57:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Eroe]]></category>
		<category><![CDATA[immagine]]></category>
		<category><![CDATA[Kintsugi]]></category>
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		<category><![CDATA[poesia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Kintsugi: il palcoscenico è pronto&#8221; è il titolo che abbiamo dato alle tre poesie di Adriana Sabato. La foto in copertina è dell&#8217;autrice Nubi scure e nubi sparse costellano cieli infiniti. Guardiani del cielo osserviamo imperterriti il divenire dell’ostinato universo. Il palco si accende Costellazioni brillano gli spettatori sono pronti si affaccino gli eroi i [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Kintsugi: il palcoscenico è pronto&#8221; è il titolo che abbiamo dato alle tre poesie di Adriana Sabato. La foto in copertina è dell&#8217;autrice</strong></p>
<p>Nubi scure e nubi sparse<br />
costellano cieli infiniti.<br />
Guardiani del cielo<br />
osserviamo imperterriti<br />
il divenire dell’ostinato universo.<br />
Il palco si accende<br />
Costellazioni brillano<br />
gli spettatori sono pronti<br />
si affaccino gli eroi<br />
i loro dei<br />
Si accendano le luci<br />
la fantasia ci prenda, porti via le nefandezze<br />
del quotidiano divenire<br />
l’immaginazione ci trascini.<br />
Racconti infiniti e smisurati,<br />
ci portino per mano<br />
verso eroi innamorati, agguerriti, saggi e pensosi…</p>
<hr />
<p><strong>Kintsugi 2</strong></p>
<p>Evocazione di un eroe,<br />
disfatta.<br />
Versi incompleti<br />
di poesie incalzanti.<br />
I veri eroi aprono gli occhi.<br />
Al mattino si scrollano di dosso<br />
giorni già dimenticati.<br />
Avanzano nel buio della vita straordinaria:<br />
li aspetta ogni giorno origliando da una porta,<br />
spiando movimenti, raccogliendo provvisorietà,<br />
ordinarietà.<br />
I veri eroi respirano senza tregua<br />
raccolgono vite strada facendo<br />
rimboccano coperte<br />
carezzano volti<br />
consolano le afflizioni del presente<br />
Spalano il fango di realtà crudeli<br />
Inseguono umanità disperse<br />
Riportano a casa<br />
Chi casa non ne ha<br />
conservano ricordi dispersi per la strada<br />
riordinano lo sprezzo del maligno<br />
curano e ospitano storie<br />
nel loro diario di pensieri sparsi</p>
<hr />
<p><strong>Kintsugi 3</strong></p>
<p>Il vaso è rotto<br />
Si ripara<br />
Aggiustando vite, preziose cicatrici ricucite<br />
Come il pescatore<br />
ripara reti mai inutili e mai del tutto disfatte.<br />
Cicatrici e ferite segnano impagabili mondi<br />
di storie narrate, fugaci o perennemente eterne.<br />
Uniche, irripetibili come unico l’universo di ogni essere<br />
le fratture ricompongono spazi, riconquistano occhi,<br />
respirano nell’infinito cosmo…</p>
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		<title>Pensiero unico: oppio e fogna dei nostri intellettuali</title>
		<link>https://www.borderliber.it/loppio-degli-intellettuali-italiani-e-la-fogna-del-pensiero-unico/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 Apr 2022 04:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Intellettuali]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Pensiero unico: oppio e fogna dei nostri intellettuali&#8221; è un articolo di Nicola Vacca. In copertina una foto di Martino Ciano «Un paese senza politica» è la fotografia disincantata dell’Italia stretta nella morsa di uno spirito nichilista. È la descrizione di uno Stato e di una comunità che hanno smarrito la visione positiva del proprio [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong>&#8220;Pensiero unico: oppio e fogna dei nostri intellettuali&#8221; è un articolo di Nicola Vacca. In copertina una foto di Martino Ciano</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">«Un paese senza politica» è la fotografia disincantata dell’Italia stretta nella morsa di uno spirito nichilista. È la descrizione di uno Stato e di una comunità che hanno smarrito la visione positiva del proprio futuro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Viviamo in una Nazione che non è più capace di mettere un freno al proprio declino.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma senza dubbio siamo un Paese che sente di essere nel mezzo di un passaggio assai difficile della sua storia. E sente di affrontare questo passaggio senza guida, abbandonato agli eventi, al giorno per giorno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nessuno è in grado di dirci qualcosa circa il futuro che lo aspetta, che ci aspetta. Nessuno vuole o sa parlare alla sua mente o al suo cuore. Non si vede la necessità di un futuro, come avvertì profeticamente Carmelo Bene.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nessuno è capace di indicare, una via, un’uscita di sicurezza da questo sfacelo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mancano uomini e parole capaci di svegliare le coscienze italiche, intorpidite da un’invertebrata decadenza che sta distruggendo il profilo sociale, culturale ed economico della nostra Repubblica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il coma irreversibile nel quale il Paese è precipitato è dovuto all’assenza della politica nella sua accezione di «progetto per la città, un’idea del suo destino». Mancano prima di tutto gli intellettuali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dove sono finiti gli intellettuali? Quelli che non hanno paura di importunare il manovratore e schierarsi contro il nichilismo politico che prescrive per il Paese soltanto zuccherosi placebo a base di nulla. Li troviamo comodi nella fogna del pensiero unico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’intellettuale è diventato un fenomeno televisivo pericoloso, uno strano tipo di tifoso nel tempo del nulla delle idee, un partigiano di se stesso che sa solo accavallare le gambe nei salotti e invece di suonare l’allarme (come sosteneva Albert Camus) lo troviamo a parteggiare per il sistema che lo foraggia con esclusive rendite di posizione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’intellettuale non studia più, si fa studiare da chi lo vuole irreggimentare. E lui si presta a questo gioco al massacro, creando un precedente pericoloso: il silenzio assenso nei confronti del pensiero unico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">C’era una volta l’intellettuale scomodo, libero e indipendente, il nemico acerrimo di ogni pregiudizio e ipocrisia, l’intellettuale che derideva il potere e la borghesia con il suo empirismo eretico e che dipendeva solo dalla sua passione per l’indipendenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Oggi c’è un’abbondanza di intellettuali addormentati e narcotizzati dal potere. Da quanto tempo un libro, un film, una visione, una rappresentazione, insomma una cosa nuova pensata o fatta in Italia, non fa parlare di sé il mondo?</p>



<p class="wp-block-paragraph">La politica è morta, si è estinta anche la figura dell’intellettuale. Dalla torre d’avorio l’intellettuale è volato direttamente a corte, senza passare per il libero pensiero.</p>
<h3>Intellettualini dal pensiero unico</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Intellettualini con le bretelle rosse, ospiti della cattiva maestra-televisione, che agitano la questione morale senza avere un’etica; presenzialisti, urlatori nei salotti televisivi con la verità in tasca da predicare, imbonitori di un <em>opinionismo</em> senza idee e che pontificano alla pancia di un’opinione pubblica sempre più amorfa e incapace di elaborare un pensiero critico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il comune denominatore dell’intellettuale dovrebbe essere l’eterodossia, come ha scritto Tomas Maldonado nel saggio <em>Che cos’è un intellettuale?</em>, pubblicato da Feltrinelli nel 1995 <em>(«Tutta la società è diventata a suo modo oracolare. Tv, radio, stampa, web fungono da oracoli del nostro tempo. I bisogni umani di divinazione, vaticini, responsi, predizioni, rassicurazioni, propiziazioni, norme di comportamento, un tempo soddisfatti (o quasi) dagli oracoli, sono ora compito dei media. È necessario mettere in salvo alcune delle funzioni tradizionali dell’ “intellettuale – sacerdote”. La sua morte potrebbe lasciar spazio alla nascita di un’altra figura: quella del filosofo, il cui impegno consisterebbe in una socratica destabilizzazione dei discorsi della polis. Il filosofo di domani dovrà rimanere fedele al suo ruolo di risvegliatore di coscienze»)</em>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’intellettuale, invece, ha deciso di morire ortodosso, diventando una minaccia per il libero pensiero.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se ci guardiamo intorno, capiamo benissimo perché in questo stramaledetto Paese non c’è più spazio per i libri, le idee e le intuizioni intelligenti. Senza il primato della politica, quello che resta si è trasformato in un palcoscenico postmoderno e post ideologico occupato da signori e signorotti privi di scrupoli che coltivano ambizioni da principe.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Intorno a queste mezze figure si sono riuniti un numero cospicuo di intellettuali che si sono fatti completamente asservire. Hanno rinunciato a pensare per farsi assumere a tempo indeterminato dai cosiddetti nuovi principi, ai quali prestano volentieri la voce.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«L’intellettuale non si deve sottrarre all’impegno e, quando partecipa all’azione, ne deve accettare tutta la durezza». Così Raymond Aron ne <em>L’oppio degli intellettuali</em> rifletteva sul rapporto tra questi e la politica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’intellettuale vero è morto, invece è viva quella intellighenzia stipendiata che ogni giorno rinnega se stessa per servire il principe, piuttosto che combattere per la cultura e la civiltà del nostro Paese.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«L’intellettuale rappresenta la disgrazia più grande, il culmine del fallimento per l’homo sapiens». Cioran aveva capito tutto con la brevità di un aforisma. Questa disgrazia che è l’intellettuale è un vero e proprio incubo che corrisponde al sonno della ragione.</p>
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		<title>Babele: una torre da abbattere sempre</title>
		<link>https://www.borderliber.it/babele-una-torre-da-abbattere-sempre/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 Apr 2022 04:22:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Babele]]></category>
		<category><![CDATA[Bibbia]]></category>
		<category><![CDATA[confronto]]></category>
		<category><![CDATA[pensiero]]></category>
		<category><![CDATA[Unico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Babele: una torre da abbattere sempre&#8221; è un articolo di Domenico Frontera. La foto in copertina è tratta dal web In molti, credenti o non credenti, ma questo scritto non ha un riferimento alla fede, ancora pensano che nel racconto della &#8220;Torre di Babele&#8221; (Gn 11), attraverso la &#8220;confusione delle lingue&#8221;, si sia punita l&#8217;arroganza [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong>&#8220;Babele: una torre da abbattere sempre&#8221; è un articolo di Domenico Frontera. La foto in copertina è tratta dal web</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">In molti, credenti o non credenti, ma questo scritto non ha un riferimento alla fede, ancora pensano che nel racconto della &#8220;Torre di Babele&#8221; (Gn 11), attraverso la &#8220;confusione delle lingue&#8221;, si sia punita l&#8217;arroganza dell&#8217;uomo nello sfidare il sacro e che se l&#8217;uomo non avesse commesso tale colpa, oggi il mondo sarebbe tutto unito e parleremmo una sola lingua. In realtà il mito esprime un concetto molto più serio e profondo; la costruzione della torre di Babele è stato il tentativo, da parte degli uomini, di &#8220;edificare&#8221; un linguaggio unico e quindi di imporre un pensiero unico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dunque, il testo biblico, in nome della libertà di pensiero, polemizza contro la costruzione di una società totalitaria, con una sola lingua e una sola ideologia; un universo senza dialogo, senza aperture, senza autonomia. Il sacro, infatti, non può ammettere dogmatismi, in quanto esso è per definizione il &#8220;<em>totalmente altro e l&#8217;intimamente nostro&#8221;</em> aperto a tutte ed a nessuna <em>de-finizione </em>compiuta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È il vuoto che continuamente  si riempie, senza mai esser colmo, di ogni prospettiva, di ogni visione del mondo, permettendone il confronto. La dispersione delle genti e la confusione delle lingue non furono una punizione, ma la garanzia di una libertà multipla, del pluralismo delle possibilità, la gioia della molteplicità e del suo essere impegno, delle scoperte, degli incontri.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Solo finché il sacro resterà &#8220;distante ed immanente&#8221;, simbolo, solo finché resterà un chiaro ed oscuro non sapere, ogni dialogo, ogni salda e sempre nuova e reale costruzione, diventerà possibile.</p>
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