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	<title>Stupore Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>Labirinto: una teoria</title>
		<link>https://www.borderliber.it/teoria-del-labirinto-benvenuto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Nov 2023 02:52:27 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Labirinto: una teoria&#8221; è un articolo Achille Benvenuto. Nella foto di copertina un quadro di Achille Benvenuto Un uomo con almeno quaranta primavere sulle spalle ha, con ogni probabilità, passato in rassegna buona parte dell’intera gamma di emozioni e sentimenti esperibili, alcuni dei quali anche una sola volta. Non essendoci pertanto nulla di assolutamente nuovo, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Labirinto: una teoria&#8221; è un articolo Achille Benvenuto. Nella foto di copertina un quadro di Achille Benvenuto</strong></p>
<p>Un uomo con almeno quaranta primavere sulle spalle ha, con ogni probabilità, passato in rassegna buona parte dell’intera gamma di emozioni e sentimenti esperibili, alcuni dei quali anche una sola volta. <strong>Non essendoci pertanto nulla di assolutamente nuovo, per che cosa dovrebbe provare meraviglia?</strong></p>
<p>Tuttavia è proprio ora che ha la possibilità e, se è nella sua inclinazione, il potere di dominare dall’alto il manifestarsi di un sentimento o di un’emozione. Tale dominio è ciò che comunemente chiamiamo saggezza. E la saggezza è direttamente proporzionale alla stanchezza: <strong>quanto più è stanca, l’anima del saggio, tanto più è incapace di rincorrere la mutevolezza dei sentimenti e degli umori delle anime dei suoi simili</strong>, di lanciarsi in sfide, di lottare in un mondo così sfuggente. Quanto più è stanca, tanto più comprende l’inutilità di inoltrarsi nei labirinti dei pensieri dell’altro perché, a dispetto del dispiego di energie e di ogni altro mezzo, il percorso che conduce all’uscita di tali labirinti viene, a intervalli temporali non omogenei, ridisegnato e quindi cambiato.</p>
<p>Ogni uomo decide di modificare la struttura del proprio labirinto quando comincia ad avvertire che qualcuno, trovata la soluzione all’enigma, si stia avvicinando alla porta d’uscita, porta che conduce al nucleo fondante di ogni essere umano, sostanza incorporea semplice e unitaria, l’anima appunto. Allora ci si chiede perché l’accesso all’anima viene considerato dai più come un pericolo, una minaccia. <strong>Una minaccia a che cosa?</strong> L’uomo cerca falsamente l’autoaffermazione stabilendo relazioni di potere nei confronti sia delle cose che delle persone, è dominato da un bisogno di conquista soddisfatto il quale si sentirebbe libero, <strong>libero perché potente</strong>.</p>
<p>Ma per restare tale deve, a sua volta, evitare di cadere sotto il potere di un&#8217;altra persona.<strong> È per questo che ognuno inizia a costruire un labirinto intorno alla propria anima.</strong> Lo stesso ragionamento può essere fatto considerando come soggetto lo <strong>Stato</strong> o un altro ente pubblico e il suo comportamento nei confronti di altri Stati o enti pubblici. In più, un qualsivoglia Stato, attraverso la creazione di regole e la conseguente imposizione delle stesse, può accentuare o meno, incentivare o disincentivare la costruzione di labirinti da parte dei consociati. Il labirinto occupa il luogo del fossato che circondava gli antichi castelli. Ma le insidie che può celare un fossato sono niente rispetto a quelle di un labirinto.</p>
<p>In caso di minaccia, <strong>il primo passo che il soggetto compie è quello di murare immediatamente la porta unica via d’uscita</strong>; quindi procede nella costruzione di un nuovo dedalo di corridoi e stanze; infine individua un nuovo punto in cui posizionare l’uscita. Il tempo impiegato in siffatte operazioni, in genere determina la morte della persona intrappolata che, esausta, si lascia sopraffare dallo scoramento (d’altronde non potrebbe essere altrimenti). Con il passare degli anni e la reiterazione di questo gioco al massacro, il labirinto apparirà disseminato dei resti di quanti vi hanno perso la vita, resti che, suo malgrado, l’abile progettista non può però eliminare.</p>
<p>Ogni tanto vi sofferma lo sguardo e riconosce dal teschio X, dalla lunghezza delle ossa degli arti Y, dai capelli Z. Ma ora X, Y e Z non suscitano in lui altro se non scolorite e scialbe impressioni, per il semplice fatto che non sono più vita; sono come scorie che hanno perso la loro radioattività. <strong>Intanto la vita è nel nuovo malcapitato soggetto che con trasporto si destreggia per il labirinto cercando di memorizzare pazientemente i vari percorsi, cercando di non commettere errori nel riconoscere i numerosi antri, sicuro di trovare prima o poi il varco che gli consentirà di raggiungere e vedere l’anima dell’altro.</strong> I tentativi nel frattempo solleticano, infiammano, e inorgogliscono il proprietario del labirinto che si sente come ripercorso da un fluido vitale e rigenerato. Da ora in avanti non dovrà fare altro che controllare i movimenti di chi ha dentro; da ora in avanti sarà lui a dirigere il gioco, a fissare le sue regole.</p>
<p>A questo modo di andare delle cose ci sono, tuttavia, delle eccezioni:<br />
1) ci sono persone che possiamo tenere vive nel nostro labirinto anche per tutta la vita;<br />
2) ci sono persone (generalmente consanguinee) alle quali permettiamo di trovare la porta di uscita del labirinto.</p>
<p>Nel primo caso, per ottenere quel risultato, facciamo ricorso alla razionalità che ci fornisce gli appigli per non modificare la struttura del labirinto; nel secondo caso, invece, ci abbandoniamo con totale fiducia e senza riserve all’altro. <strong>Siamo certi che trattasi di persona che sarebbe disposta a sacrificare la sua vita per noi.</strong></p>
<p>Concludendo, il labirinto è una sovrastruttura dell’anima, una molteplicità di manifestazioni esteriori dietro le quali si cela la verità che il soggetto pretende di difendere e, nello stesso tempo, di cui si serve, nell’attuazione del principio secondo cui<strong> homo homini lupus.</strong></p>
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		<title>&#8220;Racconti in viaggio&#8221;. Lucia Forabosco e la riscoperta dello stupore</title>
		<link>https://www.borderliber.it/racconti-viaggio-forabosco/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 Sep 2023 02:09:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
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		<category><![CDATA[Esperienza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Marco Ponzi. In copertina una foto di Marco Ponzi al libro &#8220;Racconti in viaggio&#8221; di Lucia Forabosco Quando si dice “ti racconto una cosa”, di solito, ci si mette in ascolto, spesso un ascolto incondizionato e senza pregiudizi. Se chi racconta la storia non è una persona di spettacolo o un docente, la [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Recensione di Marco Ponzi. In copertina una foto di Marco Ponzi al libro &#8220;Racconti in viaggio&#8221; di Lucia Forabosco</strong></p>
<p>Quando si dice <strong>“ti racconto una cosa”</strong>, di solito, ci si mette in ascolto, spesso un ascolto incondizionato e senza pregiudizi. Se chi racconta la storia non è una persona di spettacolo o un docente, la mente libera dell’ascoltatore sarà forse più ricettiva perché non saprà cosa aspettarsi di preciso.</p>
<p>Il gusto dell’ignoto si appropria del ricevente che potrebbe rimanere sorpreso dal contenuto, o divertito se si tratterà di un racconto spiritoso, se non scandalizzato o contrariato. Si creerà una curiosità innocente derivante dal gusto di conoscere.</p>
<p>Leggendo i <strong>“Racconti in viaggio” di Lucia Forabosco</strong>, edizioni <strong>Scripta Volant</strong>, mi sono trovato nella condizione di una persona che ascolta dei racconti espressi a voce, come se non conoscessi l’autrice e non avessi alcuna aspettativa, con niente che mi potesse turbare. Il titolo un po’ anonimo rispecchia l’attitudine di cui parlavo poc&#8217;anzi.</p>
<p>Non si prelude necessariamente a segreti, misteri o grandi rivelazioni ma si sa già che bisognerà mettersi in ascolto per scoprirlo in seguito.</p>
<p>Questi racconti sono molto <strong>“normali”</strong>, se mai questa parola avesse ancora una dignità, nel senso che si tratta di racconti senza colpi di scena (particolarmente) folgoranti. Al contrario, sono dei racconti di vita vissuta, <strong>senza l’aggiunta di quella finzione necessaria allo scrittore consumato che si arrovella per stupire il lettore.</strong></p>
<p>Si può dire che qui, invece, lo stupore si ritrovi nello stupore stesso dei personaggi che vivono la vita. <strong>Non è sempre detto che il lettore vada stupito</strong> se il contenuto di un racconto ha la sua giusta dose di attrattività e non è sempre detto che sia d’obbligo farlo con gli strumenti della finzione.</p>
<p>Ebbene, i racconti di <strong>Lucia Forabosco</strong> contengono degli elementi attrattivi; chi non ha mai amato ascoltare le esperienze vissute da persone che hanno viaggiato? <strong>Le piccole concessioni al fantastico sono dosate e appena percettibili,</strong> senza essere certi che lo siano perché, in questi racconti, è più la realtà che si mescola con se stessa.</p>
<p>Sembra quasi che questi racconti prendano le mosse dalla trasmissione orale senza essere consumati dal tempo, ma mantenendo viva l’attenzione rispetto a esperienze reali, comuni a molte persone, e condivisibili. <strong>E, venendo dalla tradizione orale, ogni volta che le storie vengono raccontate, tornano a vivere apparendo fresche, recenti.</strong></p>
<p>La giovane protagonista fa dei viaggi, per piacere o per lavoro, e in ognuno di questi viaggi gode di quel che le capita, da sola o in compagnia.</p>
<p><strong>Di questi racconti “normali”,</strong> però, si apprezza qualcosa che a un lettore giovane <strong>(ma non esageriamo, lo scrivente ha quarantasette anni)</strong> potrebbe risultare nuovo, a volte perché non provato di persona o desueto come pratica, come per esempio, l’esperienza in autostop e, nel caso specifico, in compagnia di un camorrista.</p>
<p>Ed ecco il brivido che si annida nella normalità perché, come recita un motto, <strong>“da vicino nessuno è normale”.</strong> Ho apprezzato questi &#8220;racconti in viaggio&#8221; per la loro pacatezza, ancora più efficace se si pensa che siano relativi all’ordinarietà.</p>
<p><strong>Con un tono a metà tra il riflessivo e lo stupito tipico di una giovane donna che scopre il mondo, la Forabosco ci riporta indietro nel tempo</strong>, un tempo in cui la vita era meno frenetica, si viaggiava in treno e gli accordi presi venivano rispettati perché non modificabili come accade oggi con l’aiuto della tecnologia.</p>
<p>Vi era lo stupore, perché le esperienze non erano preconfezionate, come potrebbe accadere oggi quando vengono preannunciate sul web e, da questi racconti, tutto ciò traspare.</p>
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		<title>Malinverno. Domenico Dara e la Storia di tutte le storie</title>
		<link>https://www.borderliber.it/recensione-malinverno-dara-ciano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 May 2023 00:23:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Malinverno&#8221; di Domenico Dara, Feltrinelli, 2020 Ecco una sorta di fiaba nella quale a trionfare è quel realismo magico che sa svelare i simboli che governano l&#8217;umanità. Malinverno di Domenico Dara è un romanzo in cui la morte non si affaccia in maniera tenebrosa sulla vita, ma è e [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Malinverno&#8221; di Domenico Dara, Feltrinelli, 2020</strong></p>
<p>Ecco una sorta di fiaba nella quale a trionfare è quel realismo magico che sa svelare i simboli che governano l&#8217;umanità. <strong>Malinverno</strong> di <strong>Domenico Dara</strong> è un romanzo in cui la morte non si affaccia in maniera tenebrosa sulla vita, ma è e resta come la fine di un percorso lungo il quale si apre a noi lo scrigno della conoscenza.</p>
<p><strong>Conoscere vuol dire penetrare in ciò che appare chiuso, invalicabile</strong>, ed è solo grazie a questa volontà di addentrarsi che facciamo esperienza dello stupore. No, la morte non è minaccia, ma riposo, riflessione, abbandono alla quiete meditativa. Nulla di mistico, solo semplice constatazione.</p>
<p><strong>Timpamara</strong> è un paese-mondo, pur conservando il suo status di periferia; eppure, qui si svolge la ricerca di <strong>Astolfo Malinverno</strong>, zoppo fin dalla nascita; prima bibliotecario, poi anche guardiano del cimitero, ma da sempre amante dei libri. Nei suoi occhi si incontra la malinconia tipica dei sognatori, di coloro i quali non si accontentano della <strong>nuda realtà</strong>. I libri sono nel suo destino. I suoi genitori si innamorarono proprio grazie al maceratoio dei libri, posto vicino all&#8217;antica cartiera.</p>
<p>Astolfo legge e divulga, crea storie e amalgama la vita dei suoi concittadini con quella dei personaggi dei romanzi che più ama, perché più dei fatti, che sono passeggeri, sono le interpretazioni che immortalano gli accadimenti. <strong>Le parole, che imbrigliano sui fogli ciò che avviene, hanno il potere di fermare il tempo e di rendere le singole esperienze patrimonio di tutti.</strong> Per questo un libro è capace di consegnare all&#8217;eternità anima e corpo.</p>
<p>Un cimitero e una biblioteca sono quindi luoghi della <strong>memoria</strong>, perché così come un libro testimonia il momento storico in cui è stato scritto, così una lapide ci fa volgere lo sguardo indietro, verso chi è stato su questa Terra. Di quell&#8217;uomo sepolto vorremmo sapere tutto, anche i segreti che si è portato nella tomba, tanto a lui non servono più.</p>
<p>Per questo <strong>Malinverno</strong> vuole scoprire il segreto che si cela dietro una lapide che se ne sta in un&#8217;area appartata del cimitero; vuol conoscere di quella donna di nome <strong>Emma</strong> che assomiglia tanto alla protagonista di <strong>Madame Bovary</strong>. In questo frangente, il povero Astolfo fa i conti con l&#8217;amore, quel sentimento che travalica la morte e le barriere architettoniche, ma che inciampa nella <strong>realtà dei fatti</strong>. Così, un mistero ne richiama un altro, ma sembra quasi che i libri abbiano già detto tutto al becchino-bibliotecario. Non ci sono fatti occulti che non possano essere svelati, forse a bloccare è solo la paura di poter trovare conferma a ciò che da sempre è stato intuito. Infatti, nessuno vive <strong>per sé</strong> o solo <strong>in sé</strong>, ma fa parte del tutto.</p>
<p><strong>Allora, cosa c&#8217;è di nuovo da scoprire? </strong>Forse nulla, forse solo altre interpretazioni dello stesso avvenimento.</p>
<p>Sono tanti i personaggi che <strong>Dara</strong> fa comparire all&#8217;interno di questo romanzo, ponendoli in una dimensione onirica nella quale si intreccia qualcosa di folkloristico, che sopravvive ancora nelle leggende popolari e nei miti. Ma c&#8217;è anche tanta <strong>Calabria</strong>; ad esempio, quell&#8217;andirivieni trasognato e malinconico in cui tanto ci si affida ai suggerimenti del destino, quanto a una soluzione ingegnosa che sia ponte tra l&#8217;umano e il divino, il cielo e la terra, il limite temporale e l&#8217;eternità.</p>
<p>Buon viaggio tra i segreti di <strong>Timpamara</strong>.</p>
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		<title>Jung e l&#8217;ombra insonne</title>
		<link>https://www.borderliber.it/jung-e-ombra-insonne/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Apr 2023 02:43:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Jung e l&#8217;ombra insonne&#8221; è un articolo di Martino Ciano. La foto è dell&#8217;autore  Nessuno sopravvive alla realtà, caduti i filtri usati per attraversarla ciò che resta è un violento sconcerto. Ogni simbolo maschera, è l&#8217;apollineo che non permette al dionisiaco di fuoriuscire. Il caos è verità, l&#8217;ordine è illusione. Poi, dentro, nell&#8217;inconscio, si lascia [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Jung e l&#8217;ombra insonne&#8221; è un articolo di Martino Ciano. La foto è dell&#8217;autore </strong></p>
<p>Nessuno sopravvive alla realtà, caduti i filtri usati per attraversarla ciò che resta è un violento sconcerto. Ogni simbolo maschera, è l&#8217;apollineo che non permette al dionisiaco di fuoriuscire. <strong>Il caos è verità, l&#8217;ordine è illusione</strong>. Poi, dentro, nell&#8217;inconscio, si lascia assorbire dall&#8217;ombra ogni sensazione, ogni contraddizione; lì restano, lì si accoppiano, lì procreano, lì germoglia ciò che siamo realmente. <strong>Produzione, ripetizione, serialità&#8230;</strong></p>
<p>Quanto è terribile conoscere sé stessi; contro la propria ombra nessuno sopravvive. Se <strong>Lei riesce a propagarsi anche all&#8217;esterno</strong>, la percezione del mondo si sottomette al suo volere. Ciò che vediamo, ciò con cui veniamo a contatto, ciò con cui dialoghiamo ci rendono quello che siamo.</p>
<p><strong>Solipsismo folle</strong>, beato il concetto della relatività che ci scagiona dalla volontà di morte e di annientamento. Neanche la luce dirada l&#8217;ombra, semplicemente la nasconde, non la pone in evidenza. Come una serpe si attorciglia questa volontà di prevaricare su ciò che mi circonda. Il muto immutabile che va per conto suo percorre un pezzo di strada insieme a me.</p>
<h3>Jung: e l&#8217;ombra si sveglia</h3>
<p><strong>&#8220;Finalmente è finita&#8221;</strong> faceva sospirare Céline in <strong>Morte a Credito</strong>, a quel personaggio &#8211; forse era lui &#8211; stufo di avere volontà e ragione. Non esiste <strong>Primavera</strong> o <strong>Inverno</strong> negli occhi di chi ombroso non è più tentato dal desiderio di scalare qualcosa. Placido è il mare dell&#8217;indifferente, tiepido il fuoco del sofferente, ché soffrire non è solo declamazione di sventure, ma anche quiete che assorbe e assopisce ogni tentazione.</p>
<p><strong>Un giorno, un uomo che sapeva lavorare l&#8217;argilla fece un vaso.</strong> Gli riuscì perfettamente, non doveva aggiungere nulla, non avrebbe dovuto aggiustare nulla. Per mesi lo tenne lì, al suo fianco, sul ripiano dove poggiava gli attrezzi del lavoro. Lo lasciò lì per ricordare a sé stesso che le cose migliori sono frutto di una violenta ispirazione e di una lampante concentrazione mentale. Avvenne che il vaso finì sul pavimento e si ruppe. <strong>&#8220;Prima o poi sarebbe dovuto accadere&#8221;</strong>, disse sorridendo; ne fece un altro, ma non fu più come quel vaso che la mente gli ispirò distrattamente.</p>
<p>Così avviene nel tempo per tutte le cose, persino del dolore di un momento si ride per anni. <strong>Qualcosa ci muove, ci smuove, ci blocca, ci tramortisce, ci seppellisce. Poi si rinasce&#8230;</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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