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	<title>Sardegna Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>Canne al vento di Grazia Deledda</title>
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		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Sep 2025 21:12:07 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Antonio Maria Porretti. In copertina: &#8220;Canne al vento&#8221; di Grazia Deledda C&#8217;è come un manto di lirismo gotico ad avvolgere le pagine di &#8220;Canne al vento&#8221;. Pubblicato per la prima volta a puntate su &#8220;L&#8217;illustrazione Italiana&#8221;, nel 1913, venne poi riproposto quello stesso anno in un unico volume dall&#8217;editore Treves di Milano. L&#8217;impianto [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Recensione di Antonio Maria Porretti. In copertina: &#8220;Canne al vento&#8221; di Grazia Deledda</strong></p>
<p>C&#8217;è come un manto di lirismo gotico ad avvolgere le pagine di &#8220;Canne al vento&#8221;. Pubblicato per la prima volta a puntate su &#8220;L&#8217;illustrazione Italiana&#8221;, nel 1913, venne poi riproposto quello stesso anno in un unico volume dall&#8217;editore Treves di Milano.</p>
<p>L&#8217;impianto è tipicamente verista: c&#8217;è una piccola comunità che vive asserragliata a Galte (nella realtà Galtellì), come all&#8217;interno di un forziere di solitudine, orgoglio e decadenza. Ossequiosa di un tempo arcaico e delle sue leggende, ma ineluttabilmente costretta a subire gli assalti e i contraccolpi di un nuovo mondo che avanza. Inesorabile nello sbaragliare e farsi beffa di tradizioni secolari, abbagliando con i suoi miraggi di successo e benessere; corrompendo ingenue speranze di prosperità.</p>
<p>Il conflitto non potrebbe essere più esasperato. Da una parte le sorelle Pintor, vestali di un mondo feudale dove ardono solo i falò della rovina. Fantasmi di una fastosità annientata dalle durezze della vita. Dall&#8217;altra parte i convertiti al nuovo credo economico e sociale come Don Predu, cugino delle tre nubili sorelle, abile equilibrista e giocoliere nel giostrarsi tra lecito e illecito, e il Milese, lo straniero giunto dal mare che dietro il paravento della sua taverna opera commerci di ogni tipo.</p>
<p>A far da messaggeri delle due opposte fazioni, Efix, protagonista del romanzo, e il giovane Giacinto. Entrambi legati a doppio filo alle dame di casa Pintor. Efix il servo, vincolato da un giuramento di fedeltà e obbedienza alle sue padrone di cui si riveste e ciba ogni giorno. A custodia di quel &#8220;poderetto&#8221; ultimo avamposto di fierezza del casato. Lui più di qualunque altro rassegnata canna al vento che avvizzisce in silenzio. Fino a quando l&#8217;espiazione per il suo passato e involontario delitto non sarà del tutto compiuta.</p>
<p>Pellegrino la cui meta è un santuario dove pregare chino sotto gli altari dello stoicismo e della rassegnazione. A minacciare la sua opera di preservazione del suo &#8220;piccolo mondo antico&#8221;, Giacinto, figlio della quarta sorella Pintor, quella Lia fuggita in continente per sottrarsi all&#8217;oppressione del regime paterno. È lui il perturbatore che reca un bagaglio di caos emotivi. Lui, l&#8217;artefice di uno sperpero che tuttavia traghetterà la vita delle sue zie verso il nuovo mondo. Come un Caronte che dall&#8217; oltretomba conduce le anime che gli sono state affidate verso una nuova vita. Tutta da apprendere come fusti di canne che spuntano dalla terra di una nuova era.</p>
<p>Non so quanto spazio, quanta attenzione, gli attuali programmi scolastici riservino a Grazia Deledda. A tutt&#8217; oggi unica scrittrice italiana insignita del Nobel per la letteratura. Credo che valga sempre la pena ricordarlo.</p>
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		<title>Carta Carbonia 2025: in scena dal 24 al 27 luglio</title>
		<link>https://www.borderliber.it/carta-carbonia-letteratura-festival-libri/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Jul 2025 22:01:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Border News]]></category>
		<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Carbonia]]></category>
		<category><![CDATA[Comunicati stampa]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>
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		<category><![CDATA[storia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I grandi protagonisti della cultura tornano a Carbonia: da Mancuso a Gad Lerner, da Scanzi a Marco Varvello passando per Giovanni Storti, Barbara Serra e Mariangela Pira. Dal 24 al 27 luglio l’Arena Mirastelle ospita la seconda edizione di Carta Carbonia: quattro giorni di incontri, spettacoli e scrittura con alcune tra le voci più autorevoli [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>I grandi protagonisti della cultura tornano a Carbonia: da Mancuso a Gad Lerner, da Scanzi a Marco Varvello passando per Giovanni Storti, Barbara Serra e Mariangela Pira. Dal 24 al 27 luglio l’Arena Mirastelle ospita la seconda edizione di Carta Carbonia: quattro giorni di incontri, spettacoli e scrittura con alcune tra le voci più autorevoli del panorama nazionale. Questo articolo è un comunicato stampa</strong></p>
<p>Una seconda edizione che si preannuncia ricchissima di contenuti e ospiti di prestigio. Sul palco dell’Arena Mirastelle, dal 24 al 27 luglio, si alterneranno personalità di primo piano come Andrea Scanzi, Barbara Serra, Marco Varvello, Stefano Mancuso e Giovanni Storti, Gad Lerner, Mariangela Pira, Massimo Cerofolini, Daria Colombo e molti altri, per un festival che intreccia pensiero critico e racconto del presente. Un vero e proprio laboratorio culturale a cielo aperto, dove il territorio si mette in dialogo con le grandi voci della scena nazionale.</p>
<p>Promosso dal Comune di Carbonia con il finanziamento del PN “METRO Plus e città medie Sud” 2021-2027 e il coordinamento organizzativo dell’Associazione Enti Locali per le Attività Culturali e di Spettacolo, in collaborazione con la Scuola di Scrittura Genius e la Libreria Cossu, Carta Carbonia rinnova per il secondo anno consecutivo il proprio impegno nel coinvolgere attivamente scuole, studenti e cittadinanza, offrendo spazi di dialogo, approfondimento e creatività.<br />
“Siamo pronti per la seconda edizione del Festival Letterario Carta Carbonia. Questo festival &#8211; dichiara il Sindaco di Carbonia Pietro Morittu &#8211; rappresenta un tassello fondamentale all’interno di un progetto più ampio di inclusione sociale, finanziato con fondi del PON Coesione attraverso il programma PON Metro.</p>
<p>Abbiamo scelto di investire sulla cultura, sulla valorizzazione dell’identità del nostro territorio e sull’inclusione, offrendo opportunità concrete soprattutto alle nuove generazioni, ma anche a tutti i cittadini, per conoscere la storia di Carbonia e far emergere le capacità e le professionalità che la nostra comunità esprime ogni giorno”.</p>
<p>Soddisfazione espressa anche dall’Assessora alla Cultura e allo Spettacolo Giorgia Meli “per essere riusciti a confermare la presenza del Festival Letterario a Carbonia. La seconda edizione di Carta Carbonia rappresenta un importante traguardo: un programma cresciuto non solo nella durata, ma anche nella qualità e nella profondità dei contenuti e degli spettacoli proposti. Per quattro giorni, Carbonia si animerà con un clima ricco di cultura, lettura, incontri, dialoghi e musica.</p>
<p>Siamo fieri di questo risultato e convinti che quest’anno la partecipazione dei cittadini e del territorio iglesiente potrà godere di un’offerta culturale capace di incontrare il gusto di tutti. Confidiamo che anche questa edizione possa confermare la qualità e lo spessore dell’evento, contribuendo a rendere l’estate carboniense ancora più viva e significativa, sotto il segno della cultura”.</p>
<p>Tra i momenti più attesi c’è la Scuola di Scrittura Genius, in programma dal 21 al 27 luglio: un laboratorio intensivo e gratuito di scrittura, pensato per offrire a studenti e adulti un’occasione formativa di alto livello.</p>
<p>L’obiettivo è ambizioso e coinvolgente: accompagnare ogni partecipante nella scrittura di un racconto originale ispirato a un luogo significativo della propria vita, con particolare attenzione a Carbonia e al suo territorio. Per stimolare l’immaginazione, verranno proposti spunti e suggestioni tratte da testi letterari, film, musica e arte, trasformando ogni incontro in un viaggio tra esperienze e linguaggi.</p>
<p>&#8220;La seconda edizione di Carta a Carbonia – dichiara invece il direttore artistico dell’evento Giovanni Follesa &#8211; rappresenta una conferma importante. Testimonia il desiderio diffuso di interagire con gli autori e di ritrovarsi all’interno di una comunità viva e dinamica di lettrici e lettori. È l’avvio di un processo culturale che restituisce centralità ai libri e alle storie, ponendoli al centro della vita collettiva. Non è un caso che le giornate del Festival si siano arricchite con una scuola di scrittura, pensata e aperta a tutte le persone che vivono a Carbonia, segno concreto di un radicamento profondo nel territorio e di una volontà di crescita condivisa”</p>
<p>Il laboratorio si articolerà in cinque incontri quotidiani, dal 21 al 26 luglio, e si concluderà sabato 27 luglio con la presentazione pubblica dei racconti all’interno del festival. A guidare il percorso sarà Paolo Restuccia, scrittore, traduttore, docente universitario e storico regista de Il Ruggito del Coniglio su Rai Radio2. Con alle spalle pubblicazioni per editori come Fazi e Arkadia, traduzioni di manuali cult di Robert McKee e una lunga esperienza nella didattica della scrittura, Restuccia porterà a Carbonia competenza, visione e metodo. Al suo fianco, le autrici e formatrici Loredana Germani e Lucia Pappalardo.</p>
<p>La Scuola di Scrittura è stata presentata alle scuole del territorio il 17 maggio scorso e sarà seguita, tra settembre e dicembre, da una fase “off” dedicata agli studenti degli istituti scolastici di Carbonia che hanno aderito all’iniziativa, con una serie di attività laboratoriali. C’è tempo fino al 16 luglio per iscriversi gratuitamente.</p>
<p>Il programma degli appuntamenti pubblici del festival prenderà il via giovedì 24 luglio con gli incontri letterari dedicati a Il corpo sbagliato (Il Maestrale) di Francesca Spanu, in dialogo con Giovanni Follesa, e Se i gatti potessero parlare (Marsilio) di Piergiorgio Pulixi, intervistato dalla stessa Spanu. In chiusura, lo spettacolo Alberi, che unisce divulgazione e teatro, con Stefano Mancuso e Giovanni Storti, per la regia visionaria di Arturo Brachetti.</p>
<p>Venerdì 25 luglio, saliranno sul palco Barbara Serra (Fascismo in famiglia, Garzanti) e Marco Varvello (Londra, i luoghi del potere, Solferino), che dialogheranno con Franca Rita Porcu e Andrea Fulgheri. A seguire lo spettacolo teatrale E ti vengo a cercare, scritto e interpretato da Andrea Scanzi con Gianluca Di Febo. Chiuderà la giornata Versus. Claudia Aru canta Sergio Atzeni, con la voce di Claudia Aru e il pianoforte di Simone Sassu.</p>
<p>Sabato 26 luglio, la serata prenderà il via alle 19.30 con Giuseppe Corongiu, che presenterà il suo Gherras (Janus) in dialogo con Nicola Merche. Subito dopo, sarà la volta di Maria Francesca Chiappe, che porterà sul palco Uguale per tutti (Castelvecchi), in conversazione con Lorella Costa. Alle 21.00, spazio all’innovazione e alla tecnologia con Massimo Cerofolini, protagonista dell’incontro AmazSing! Tra Amazzonia e Singapore la via alla tecnologia italiana, dedicato all’Intelligenza Artificiale e ai nuovi scenari del digitale. A seguire, alle 21.45, Mariangela Pira presenterà Effetto domino. Come il mondo globale influenza le nostre tasche (Chiarelettere), in un confronto con Laura Fois sul legame tra economia globale e vita quotidiana. La giornata si concluderà alle 22.30 con un momento musicale dal vivo, che vedrà protagonisti alcuni artisti locali. Un finale suggestivo che accompagnerà il pubblico tra suoni e atmosfere in continuità con il dialogo culturale del festival.</p>
<p>Domenica 27 luglio, giornata conclusiva della seconda edizione di Carta Carbonia, sarà dedicata alla presentazione pubblica degli elaborati della Scuola di Scrittura, e agli incontri con Gianni Caria (Rosario va in pensione, Il Maestrale), Daria Colombo (Il cielo su via Padova, Sperling &amp; Kupfer) e Gad Lerner (Gaza. Odio e amore per Israele, Feltrinelli), che dialogheranno rispettivamente con Giovanni Follesa, Marco Corrias e Paolo Restuccia.</p>
<p>Il gran finale sarà affidato a La storia siamo noi. Voci, suoni e appunti di Sardegna, performance poetico-musicale con Flavio Soriga e Gianluca Pischedda, produzione InsulaeLab.</p>
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		<title>“Dentro la A”. Intervista a Francesca Pani</title>
		<link>https://www.borderliber.it/musica-pani-francesca/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 May 2024 03:40:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
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		<category><![CDATA[intervista]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Intervista di Clelia Moscariello. Foto fornite dall&#8217;autrice di &#8220;Dentro la A&#8221; Francesca Pani è una cantautrice, poetessa e content creator sarda, nata l’otto giugno 1987. I suoi fondamentali riferimenti sono stati artisti di fama internazionale, come Beyoncé, Eminem, Nirvana, Limp Bizkit, Mariah Carey, Aretha Franklin, Christina Aguilera, ma anche cantautrici italiane quali Mina, Elisa e [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Intervista di Clelia Moscariello. Foto fornite dall&#8217;autrice di &#8220;Dentro la A&#8221;</strong></p>
<p>Francesca Pani è una cantautrice, poetessa e <strong>content creator</strong> sarda, nata l’otto giugno 1987. I suoi fondamentali riferimenti sono stati artisti di fama internazionale, come <strong>Beyoncé, Eminem, Nirvana, Limp Bizkit, Mariah Carey, Aretha Franklin, Christina Aguilera</strong>, ma anche cantautrici italiane quali <strong>Mina, Elisa e Giorgia</strong>. Francesca, laureatasi presso l’<strong>Università di Servizi Giuridici</strong>, inizia ad interessarsi attivamente alla musica che, fin da bambina, è stata la sua grande passione.</p>
<p>In seguito alla sua partecipazione ad alcuni concorsi regionali, sceglie di far parte di gruppi e <strong>duo musicali</strong> con lo scopo di esibirsi e di creare una connessione ancora più stretta con i suoi fans.</p>
<p>Nel corso della <strong>Pandemia</strong> causata dal <strong>Covid19</strong>, la cantautrice sarda comincia a realizzare una serie di brani originati dalle sue poesie, fra cui il suo singolo di esordio intitolato <strong>“Dentro la A”</strong>, disponibile anche su <strong>Spotify, Deezer, Amazon, Apple Music, Youtube</strong>. Del singolo <strong>“Dentro la A” </strong>è stato anche realizzato un videoclip divertente e provocatorio.</p>
<p>Francesca Pani è molto seguita. Sui suoi canali social è possibile contare circa <strong>14 mila follower.</strong></p>
<p><strong>Cos&#8217;è Dentro la “A”?</strong></p>
<p>”Dentro la A” è il mio primo inedito. Racconta la storia di un uomo molto cupo che non trova gioie nella sua vita e che spera che qualcosa possa cambiare. È un brano <strong>swing</strong> con un ritornello <strong>pop</strong> di cui mi sono divertita a realizzare anche il videoclip, da sola, registrandolo e montandolo con il mio cellulare. Grazie a questo brano, che ho inviato a <strong>“Casasanremo”</strong>, sono stata chiamata il giorno dopo per esibirmi lì, in uno degli studi televisivi del noto programma. Posso dire che è stata un’esperienza davvero unica.</p>
<h4>Quando hai capito di voler diventare una cantante?</h4>
<p>Già da bambina ascoltavo le canzoni dei cartoni animati, scrivevo il testo quando vedevo le sigle in TV e cercavo subito di cantarle (allora non c&#8217;era ancora <strong>Internet</strong>). Da ragazzina, ho iniziato a cantare nei locali, negli hotel e nei concorsi canori e, adesso, sto realizzando i miei inediti cercando di farli conoscere il più possibile. Spero di poter riuscire ad avere tante altre splendide esperienze come quella di essere stata selezionata su <strong>Rai Due,</strong> per cantare un mio brano nello spin- off della trasmissione di <strong>Fiorello</strong>.</p>
<h4>Raccontaci come hai trascorso la pandemia ed il lock down. Quale idea hai partorito in quel contesto?</h4>
<p>In quel brutto periodo, io stavo già studiando da qualche mese come ci si autoproduce e, inoltre, a distanza stavo realizzando le mie canzoni con uno studio discografico di <strong>Bari</strong>. A casa mia registravo la mia voce e spedivo il tutto allo studio e così è nato: <strong>“Dentro la A”</strong>.</p>
<h4>Quanto è difficile, oggi, fare musica e che consigli daresti a chi vorrebbe intraprendere la tua strada?</h4>
<p>Dona molta felicità la creatività: realizzare qualcosa come una propria canzone o anche una cover è sempre molto gratificante, bisogna impegnarsi, studiare, capire anche che per riuscirci occorre circondarsi di ottimi musicisti, di persone che comprendono la propria passione e che la trattino con rispetto e amore. Così nasce un buon progetto di cui andare fieri, di certo non è facile riuscire a spiccare dal mucchio e farsi conoscere sia sui <strong>social</strong> che sui palchi, eppure, alla fine, sono convinta che la buona volontà premi e che si possano ottenere grandi cose attraverso essa.</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter wp-image-9755 size-full" src="https://i0.wp.com/www.borderliber.it/wp-content/uploads/2024/04/Dentro_A_Pani_Francesca.jpg?resize=800%2C629&#038;ssl=1" alt="Dentro la a" width="800" height="629" data-recalc-dims="1" /></p>
<h4>Quali sono stati i tuoi riferimenti in ambito musicale?</h4>
<p>I miei punti di riferimento consistono più che altro nell&#8217;ascolto di me stessa. Ritengo che ognuno di noi abbia un “qualcosa” che vada ascoltato e che doni i suoi frutti, penso che questo aspetto costituisca la propria “bussola” personale. Si ascolta ciò che si ha dentro e, piano piano, credendo in sé stessi si realizza ciò che si sogna. Penso che sia comunque importante per sé stessi suonare anche solo per coltivare un hobby, per la propria felicità, poi se si desidera condividere il proprio dono ben venga. Tuttavia, in generale, una passione è importante coltivarla perché essa rappresenta una parte fondamentale della propria persona.</p>
<h4>Cosa vuoi fare da “grande”?</h4>
<p>Sicuramente la musica fa parte di me perché mi dà tanto; è bello però scoprire anche altri talenti o passioni, mi piace anche il mio lavoro come massaggiatrice, quello di <strong>speaker radiofonica,</strong> che ho iniziato recentemente. È bello scoprire di avere anche altri luoghi in cui sentirsi a proprio agio e per i quali si nutre curiosità e interesse nello studio.</p>
<h4>Progetti futuri?</h4>
<p>Sta per uscire un singolo dal titolo<strong> “Romanticamente”</strong> che ho realizzato col mio chitarrista, <strong>Gianfilippo Alba. </strong>Sono molto fiera di questo progetto, anche perché, in questo caso ho realizzato un videoclip con un vero professionista e mi sono divertita a recitare e a scrivere le scene. Per la realizzazione del videoclip, ho girato diversi luoghi in quanto avevo in mente una piazza nuova e &#8220;bianca&#8221; e, alla fine, l&#8217;ho trovata a <strong>Portoscuso</strong>. Logicamente, ho dovuto richiedere permessi al sindaco, ai vigili urbani e, devo ammettere, che sono stati tutti davvero gentilissimi nell&#8217;accogliere la proposta.</p>
<h4>Il tuo sogno, come donna e come musicista?</h4>
<p>Un sogno, sia come donna che come cantautrice, sarebbe quello di realizzarmi e di poter realizzare ogni cosa che in cuore mio sento giusta. Lo studio e l&#8217;impegno sono sempre necessari. Inoltre, desidero ottenere davvero qualcosa e, a tal proposito, spero di poter realizzare ogni mio sogno. Ora mi concentro sul prossimo video <strong>“Romanticamente”</strong> e vedrò poi quale altro desiderio mi verrà in mente.</p>
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		<title>Adeu. Ignazio Caruso e la storia di un parricidio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Aug 2022 02:46:10 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Ginevra Amadio. In copertina: &#8220;Adeu&#8221; di Ignazio Caruso, Giulio Perrone editore, 2022 La struttura di Adeu (Giulio Perrone Editore, 2022) somiglia quella di un ticchettio sommesso, un rumore sordo che cresce piano piano, dilatandosi lentamente, senza conflagrare. Ignazio Caruso sa che per raccontare il caos – pur confuso con il ritorno all’ordine – [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Recensione di Ginevra Amadio. In copertina: &#8220;Adeu&#8221; di Ignazio Caruso, Giulio Perrone editore, 2022</strong></p>
<p>La struttura di <em>Adeu</em> (Giulio Perrone Editore, 2022) somiglia quella di un ticchettio sommesso, un rumore sordo che cresce piano piano, dilatandosi lentamente, senza conflagrare. Ignazio Caruso sa che per raccontare il caos – pur confuso con il ritorno all’ordine – è necessario agire con metodo, preparare la devastazione attraverso pause e irresolutezza. Così il suo romanzo d’esordio, straordinario esempio di letteratura viva, in cui il governo della materia è in equilibrio col contenuto stesso, si presenta come una lunghissima, estenuante sequenza. Quasi trecento pagine per raccontare l’iniziazione di un figlio alla vita, il sentimento di perdita, di orfanità, la nostalgia di quel che è stato e che mai si ripeterà. Il tutto a partire da una lacerazione, la più impensabile e dolorosa che possa immaginarsi: <em>uccidere il padre come dovere morale</em>.</p>
<p><img decoding="async" class="alignleft wp-image-4415 size-medium" src="https://i0.wp.com/www.borderliber.it/wp-content/uploads/2022/08/Adeu-copertina-e1659599971716-300x300.jpg?resize=300%2C300&#038;ssl=1" alt="Adeu copertina" width="300" height="300" srcset="https://i0.wp.com/www.borderliber.it/wp-content/uploads/2022/08/Adeu-copertina-e1659599971716.jpg?resize=300%2C300&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.borderliber.it/wp-content/uploads/2022/08/Adeu-copertina-e1659599971716.jpg?resize=150%2C150&amp;ssl=1 150w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" data-recalc-dims="1" />Partendo da un’antica leggenda della tradizione sarda, Caruso, nato a Catania e cresciuto ad Alghero, edifica una storia di vita e morte, la radiografia di un’anima inquieta che supera l’indolenza, che si trova quasi per caso – e per obbligo – a fare i conti con le proprie responsabilità, in un corpo a corpo con la vita denso di non detti, di ricordi che affiorano come un fiume carsico, mentre i sentimenti fanno a pugni con l’etica, con la legge cui si vorrebbe disobbedire. Nella <em>República di Cadossene</em> (uno dei nomi attribuiti alla Sardegna nel corso dei secoli), Eloi Barra deve uccidere il padre Nevio. Non è il primo né l’unico; prima di lui lo ha fatto l’amico Pau, lo farà la fidanzata Tea, lo stesso genitore anni addietro ha preso il <em>randell</em> per finire il nonno, quando era pieno di forze e l’altro arrancava, ormai inutile alla società. È questa la legge di Cadossene: <em>fare spazio ai giovani, scomparire, nel momento in cui non si è più indispensabili al sistema</em>.</p>
<p>Caruso lo mette nero su bianco con precisione chirurgica, agghiacciante: «Se a Cadossene tutto funzionava, se a Cadossene tutti avevano un lavoro, era anche per questo, perché chi doveva farsi da parte si metteva da parte (insomma, veniva messo da parte)». Non si immagini tuttavia un narrare asettico, giocato sulla distanza tra i sentimenti e le cose; ogni passo, ogni esitazione di Eloi è studiata al millimetro, sezionata, e in questo scandaglio risiede la forza del libro, il pregio di saper rendere le titubanze, i dubbi, il coraggio di mostrarsi fragili.</p>
<p>Eloi ha un carattere mite, è un ragazzo cresciuto per inerzia, “riposante” perché composto – e fuori posto – in ogni dove, senza fare rumore né farsi troppe domande. Il compito che lo attende è la prima, reale prova della sua vita, un ciclone silenzioso e logorante che di riflesso mette in discussione tutto: l’amore per Tea, tanto bella quanto cinica, la voglia di indipendenza, la certezza di essere pronti a fare a meno del genitore. Nevio, del resto, è impossibile da odiare. Silenzioso e spiccio, a tratti anaffettivo eppure dolcemente goffo, capace di crescere da solo il figlio, di essere padre e madre insieme, tra sughi bruciati e maldestri gesti di cura, coperti dalla vergogna, dal senso di inadeguatezza. Sono commoventi le pagine in cui Caruso rievoca, senza nominarla, l’assenza della madre di Eloi morta per malattia. Il dolore della perdita trapela dal tentativo di Nevio di cucinare un piatto di spaghetti al figlio, un piatto immangiabile e dal sapore acido, eppure denso d’amore:</p>
<p><em>«Nevio rovista nelle stoviglie accatastate nel lavandino; Eloi, seduto al suo posto del tavolo, lo sente mentre si affanna alla ricerca di due piatti puliti. Davanti a lui, la sedia lasciata vuota dalla madre […]. Adesso Nevio esce dalla cucina, ha due piatti di carta in mano, dice che non ha trovato altro, poi la padella con la pastalsugo […]. Riempie il piatto di Eloi, gli spaghetti straripano sulla tovaglia, chi se ne importa, era già macchiata. Il figlio inforca il primo gomitolo e lo mette in bocca: sa di acido, di ascella, a fatica ingoia il primo boccone, quindi poggia la forchetta e agita il bicchiere vuoto, Nevio gli versa subito dell’acqua, poi comincia anche lui a mangiare […]. Ci mette un po’ il padre a capire: “Non ti piace, eh?”, Eloi fa no con la testa, Nevio alza le sopracciglia preoccupato. “Ti faccio qualcos’altro?”, ma non servirebbe a niente. “Mi spiace”, dice Nevio, “ci ho provato”».</em></p>
<p>La salita verso il Monte, dove si compirà il sacrificio del padre (forte è l’ascendenza biblica, calata in un contesto pagano che l’autore rende impalpabile e mitico), è per Eloi un viaggio al termine dell’adolescenza, quella frase prolungata a dismisura che ci rende eterni figli, ragazzi per sempre. È forse questo che occorre fare, recidere i legami con dolore, perdersi per ritrovarsi e lasciar andare i ricordi, i pezzi di vita che non ci appartengono più? Con la storia di Eloi e Nevio Barra – che è poi la storia di Chronos e Déu, che «realizzò la profezia uccidendo il padre» – Ignazio Caruso rinnova l’attualità del mito, il suo carattere eterno e perennemente ri-declinabile. Da anni non si parlava di parricidio (chiaramente metaforico), fuori dalle categorie politiche o tardo ideologiche. Una grande prova d’esordio, in cui nessun risentimento turba lo sguardo lucido e acuto che l’autore spiega sul mondo e sulla storia, in perfetto equilibrio di stile e senso.</p>
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		<title>Patrizio Zurru. Endecascivoli. Maraggi Editore</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Jun 2021 10:20:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
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		<category><![CDATA[idee]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Martino Ciano già pubblicata per Gli amanti dei libri. Buona lettura. Un “sali e scendi” per questi ricordi che nel tempo non si sono dissolti, ma che sono diventati sempre più vividi recuperando nel loro “eterno ritorno” tanti piccoli particolari, fin quando tutto è&#160;ridiventato&#160;ciò che è stato. Eccoli qui i sessantacinque racconti che [&#8230;]</p>
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<p><strong><em>Recensione di Martino Ciano già pubblicata per <a href="http://www.gliamantideilibri.it/endecascivoli-patrizio-zurru/">Gli amanti dei libri</a>. Buona lettura.</em></strong></p>



<p>Un “sali e scendi” per questi ricordi che nel tempo non si sono dissolti, ma che sono diventati sempre più vividi recuperando nel loro “eterno ritorno” tanti piccoli particolari, fin quando tutto è&nbsp;ridiventato&nbsp;ciò che è stato.</p>



<p>Eccoli qui i sessantacinque racconti che Patrizio Zurru ha voluto imprimere sulle pagine di questo libro. Per ognuno di loro, l’autore ha delimitato uno spazio, una sorta di tela bianca sulla quale il lettore potrà tracciare le proprie emozioni. Una “lettura partecipata”, in cui è proprio il lettore ad arricchire il racconto con le sue linee estemporanee. C’è qui l’immagine di un tempo andato via, di cui non si deve avere per forza nostalgia, ma che testimonia la fuga in avanti degli anni, la metamorfosi costante d’ogni cosa, il mutamento dei corpi, dell’anima, di tutto ciò che ci circonda.</p>



<p>Un tempo c’erano&nbsp;i giochi per strada; le famiglie-tribù; il quartiere; il paesello; il mondo senza connessioni internet; la Sardegna, terra d’origine dell’autore, oltre cui sembra che non ci sia nulla. Ma cosa c’è di più romantico dell<em>’isolamento degli isolani</em>, che vedono gli altri continenti come terre lontane, incantate e misteriose? E come viene vissuto tutto questo da un bambino, che può sognare guardando l’orizzonte immaginando che al di là di esso tutto sia distante e irraggiungibile?</p>



<p>E Zurru ci accompagna tra queste sensazioni, attraverso brevissimi racconti simili a frammenti. Frammenti non più taglienti, ma preziosi, che possono essere incastrati l’uno nell’altro, che s’imprimono su un foglio, magari a fine giornata, quando il sole cala e il cielo sanguina… è questo il momento migliore per lasciarsi andare, per&nbsp;immaginare che l’isola sia l’unica terra emersa dalle acque e che, qualche volta, anche un uomo ha il diritto di sentirsi un’isola.</p>



<p>E a tanti&nbsp;scogli emersi dal mare calmo dei ricordi assomigliano i racconti di Zurru, che si tuffa nella sua memoria, lasciandosi trasportare dalle onde, quelle onde che cercano sempre una&nbsp;spiaggia sulla quale infrangersi.</p>
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