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	<title>Salute Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>Fuori dal commissariamento: la Calabria e la strage della sanità</title>
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		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Apr 2026 08:01:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Border News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Fuori dal commissariamento: la Calabria e la strage della sanità&#8221; è un articolo di Martino Ciano La Calabria è fuori dal commissariamento della Sanità. Dicono che il 9 aprile 2026 sia una data storica per la regione più povera d&#8217;Europa. Dopo 17 anni la salute pubblica si toglie «una camicia di forza». Avete capito? Pure [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Fuori dal commissariamento: la Calabria e la strage della sanità&#8221; è un articolo di Martino Ciano </strong></p>
<p>La Calabria è fuori dal commissariamento della Sanità. Dicono che il 9 aprile 2026 sia una data storica per la regione più povera d&#8217;Europa. Dopo 17 anni la salute pubblica si toglie «una camicia di forza». Avete capito? Pure la «camicia di forza» hanno scomodato certi commentatori.</p>
<p>Ecco, mentre voi dite queste cose, io chiedo di ricordare i morti, di pensare a coloro che si sono dovuti svenare per curarsi. Pubblicate un&#8217;antologia dei viaggi della speranza dei calabresi. Quanti decessi per malasanità, per ritardi dei soccorsi, per carenze di mezzi, uomini e altri aggeggi? Tutte queste cose ce le dimentichiamo? Ma, soprattutto, sappiamo bene che non finiranno.</p>
<p>Ma ora bisogna festeggiare. Cosa? La Calabria è fuori dal commissariamento della Sanità. Poi ci penseremo, ché nel mezzo c&#8217;è stata una strage di innocenti. Non sono un pessimista se sottolineo che ci vorranno altri 17 anni per rimettere tutto in ordine. Cosa resta, infatti? Ospedali cadenti, ospedali depredati, ospedali senza medici, infermieri e operatori. Insomma, cosa trovi in un ospedale calabrese? Ognuno risponda secondo la propria esperienza.</p>
<p>E poi, c&#8217;è il Piano di rientro che va estinto. In poche parole, bisogna pagare i debiti. E sono tanti, troppi, difficili da quantificare. Ci provano a fare i conti, ma poi rettificano. Si sono sparate cifre e cifre, ma ancora nessuno è riuscito a metterci davvero testa. Quindi, cari amici, ancora c&#8217;è da soffrire. Comunque, al di là degli aspetti tecnici, con il commissariamento ci ha guadagnato la sanità privata. Quella sì che gode di ottima salute.</p>
<p>Una domanda sorge spontanea: ma perché noi calabresi non riusciamo a festeggiare del tutto? Perché siamo così polemici? Ecco, dicono che noi non abbocchiamo facilmente alle cose, a meno che non ci siano dei validi motivi. Tra questi motivi sosteniamo quello dell&#8217;equo scambio elettorale. Il sistema è il solito: «io ti voto, tu mi dai quello che ti chiedo e io credo in tutto ciò che dici».</p>
<p>Allora un amico mi ha chiesto: «Quindi sta succedendo questo?». Ah ma che domande. La fine del regime commissariale, in sostanza, ha sancito solo una cosa: la Sanità viene gestita dal governo regionale, quindi dalla politica con le sue scelte. «E i debiti? Chi li pagherà?». Logicamente noi, per altri decenni. E sono quelli che hanno fatto i precedenti governi, quasi sempre dello stesso colore politico. Anche se, nella sanità calabrese, il colore politico non conta.</p>
<p>Poi penso alla strage degli innocenti sul Tirreno cosentino. Ai casi avvenuti nelle strutture di Pria a Mare, Cetraro e Paola. Ecco, sono sempre più convinto che una delle disgrazie più grandi è avere la memoria corta. A causa della memoria corta ci sono popoli che hanno pagato per generazioni e generazioni. Uh quanti Saltimbanco vedremo festeggiare tra i don Chisciotte che hanno lottato per il finto-ospedale di Praia a Mare?</p>
<p>E i morti, e le fiaccolate, e le proteste, e i soldi spesi in avvocati, chi mai se li ricorderà? La Calabria è fuori dal Commissariamento della Sanità: ecco un&#8217;altra vittoria mutilata. Paghiamo i debiti e poi si vedrà.</p>
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		<title>Il diario minzionale</title>
		<link>https://www.borderliber.it/il-diario-minzionale-racconto-ciano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 15 Nov 2025 11:22:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Narrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Filosofia]]></category>
		<category><![CDATA[Immunitario]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Il diario minzionale&#8221; è un racconto di Martino Ciano. In copertina una immagine creata dall&#8217;intelligenza artificiale La tentazione è l&#8217;aspetto più subdolo della storia, perché imprime in te l&#8217;unica cosa possibile: il desiderio. Non sai dare un nome a questa forza piacevole che ti incatena alla fissazione. Sai di essere paranoico: uno fra i tanti [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Il diario minzionale&#8221; è un racconto di Martino Ciano. In copertina una immagine creata dall&#8217;intelligenza artificiale</strong></p>
<p dir="ltr">La tentazione è l&#8217;aspetto più subdolo della storia, perché imprime in te l&#8217;unica cosa possibile: il desiderio. Non sai dare un nome a questa forza piacevole che ti incatena alla fissazione. Sai di essere paranoico: uno fra i tanti che abitano il pianeta. Hai capito però che qualcosa era peggiorato quando hai cominciato ad appuntare su un diario quante volte al giorno ti recavi in bagno a pisciare.</p>
<p dir="ltr">Il diario minzionale, strumento suggerito da un medico, era in linea con la tua mania di creare una dettagliata statistica su quello che consideravi un problema fondamentale: la pollachiuria. Incominciasti a diventare uno studioso dell&#8217;apparato urinario, poi passasti alle misurazioni. Una volta svuotata la vescica, attendevi che questa si riempisse di nuovo. Con orecchio attento, posizionavi il tuo sentire interno al minimo cenno di sollecitamento pubico.</p>
<p dir="ltr">Passo dopo passo, contavi entro quanto tempo avvertivi lo stimolo. La tua ansia avrebbe suonato l&#8217;allarme a tempo debito, rendendo tutto un effetto psicosomatico. Ecco, eri conscio anche di questo: il tuo corpo ti avrebbe fregato, mettendosi d&#8217;accordo con la tua paranoia. Avevi letto che la pillola che assumevi quotidianamente agiva sul muscolo vescicale, tecnicamente chiamato &#8220;detrusore&#8221;. Questo farmaco aveva un effetto: l&#8217;eiaculazione retrograda.</p>
<p dir="ltr">Il paranoico è un soggetto fantasioso. Le sue fissazioni possono costruire cortometraggi mentali che oscillano, a seconda dell&#8217;umore, dal catastrofico al paradisiaco. Per effetto di questa continua anabasi e catabasi, il suo umore cambia di minuto in minuto, con sbalzi di tensione, picchi di euforia e tristezza che lo portano fuori controllo.</p>
<p dir="ltr">Al di là dei tuoi nervi e della tua coscienza, il diario minzionale rappresentava un breviario di preghiere. L&#8217;urina cascante diventava la discesa dello Spirito Assoluto che si frammenta nell&#8217;Autocoscienza. Tu eri quindi il benessere che avvertivi durante lo svuotamento. Per un attimo, servendoti delle categorie hegeliane per rendere il tuo discorso forbito, eri la tua vescica.</p>
<p dir="ltr">La tentazione che ti solleticava era la distruzione del diario minzionale. Eliminare l&#8217;immagine di uomo pisciatore che avevi incarnato, che pensavi di essere diventato, ti avrebbe aiutato a ritornare al tuo originario status: uomo paranoico semplice, pronto a incarnare una nuova e più accattivante fissazione.</p>
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		<title>Sacrificate un gallo alla salute ritrovata</title>
		<link>https://www.borderliber.it/gallo-salute-ritrovata/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[yoursocialnoise]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 01 Jun 2024 02:12:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Sacrificate un gallo alla salute ritrovata&#8221; è un racconto di Martino Ciano. In copertina una foto scattata e rielaborata dall&#8217;autore Si accorse di quanto la verità non esistesse: tutte le cose sono illusioni che i sensi donano per tacito consenso, nel bene e nel male. La conoscenza ammalia gli animi, tant&#8217;è che gli esseri umani [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>&#8220;Sacrificate un gallo alla salute ritrovata&#8221; è un racconto di Martino Ciano. In copertina una foto scattata e rielaborata dall&#8217;autore</strong></p>



<p>Si accorse di quanto la verità non esistesse: tutte le cose sono illusioni che i sensi donano per tacito consenso, nel bene e nel male. La conoscenza ammalia gli animi, tant&#8217;è che gli esseri umani sono convinti di giungere a risposte soddisfacenti. Invece, la verità è solo una &#8220;metafora&#8221;, una traduzione approssimativa degli impulsi che riceviamo, che filtriamo e attraverso cui i neuroni rendono manifesti oggetti, soggetti, sentimenti, sensazioni.</p>
<h4>Allora quale gioia ritrovò quell&#8217;uomo goffo, claudicante, dal passo traballante, mentre entrava in un bosco?</h4>
<p>Semplicemente che nulla è vero e che tutto è concesso, così come disse prima di morire <strong>Hasan-i Sabbah</strong>, il Vecchio della Montagna, che costituì i <strong>Nizariti</strong>, la sua setta di assassini e fumatori di hashish. Da <strong>Almut</strong>, nel suo nido d&#8217;aquila, lontano dal mondo e dagli uomini dopo aver tanto peregrinato, egli fondò la sua causa su una concretezza: che l&#8217;uomo non partorisce certezze, ma vani concetti che si avvicinano a ciò che lo aiuta a sopravvivere.</p>
<p>Anche lui era felice, perché quando si uccide e ci si suicida in una intuizione che guida lo spirito, in qualcosa che svela l&#8217;essenza, si giunge alla conclusione di un viaggio. E come fu per il <strong>Vecchio della Montagna </strong>fu per <strong>Nietzsche</strong>, che si vestì prima di scetticismo, poi di nichilismo; e oscillando tra il possibile e il nulla, egli preferì quest&#8217;ultimo. Ma il &#8220;nulla&#8221; non va inteso solo come &#8220;vuoto&#8221; o &#8220;assenza&#8221;, ma anche come &#8220;qualcosa che c&#8217;è, ma che non si può conoscere fino in fondo&#8221;. <strong>Nulla</strong> è pertanto accontentarsi dei nostri limiti percettivi, delle nostre verità monche.</p>
<p><strong>Nulla</strong> è anche essere consapevoli del fatto che tocchiamo, assaporiamo, ascoltiamo, annusiamo e vediamo l&#8217;inganno della coscienza, la quale ci spinge a svegliarci ogni mattina e a sperare che tutto ci sia rivelato. Respirare e riprodurci non per noi stessi, ma in nome della nostra specie umana che, come tutte le altre specie, è guidata dalla volontà di vita.</p>
<h4>Eppure, non aspira a essere &#8220;verità&#8221; questa negazione d&#8217;ogni Verità? </h4>
<p>Oggi come allora; oggi come <strong>Hasan-i Sabbah</strong> e <strong>Nietzsche</strong>, il protagonista di questo racconto cammina nel bosco come uomo tra gli uomini, come fratello tra fratelli e sorelle, come essere tra nulla essente. Può gioire per questa verità che gli fa conoscere l&#8217;unica &#8220;cosa in sé&#8221; conoscibile: <strong>l&#8217;ignoranza</strong>. Splende nella sua impotenza; mette a tacere i venti di guerra, i soffi di dolore per le mete non raggiunte o per i progetti collassati. Neanche la morte ha più potere su di lui, perché essa sarà un&#8217;illusione che aprirà le porte su un&#8217;altra illusione.</p>
<p>D&#8217;altronde, fu lo stesso <strong>Nietzsche</strong> che esaltò il <strong>Vecchio della Montagna</strong>, perché nessuno in Occidente aveva saputo lanciare alla filosofia e al pensiero comune una frase così audace. <strong>Se nulla è vero, allora tutto è concesso</strong>&#8230; Cosa resta, dunque? Ora, sacrificate un gallo alla salute ritrovata.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>La notte della Speranza e della Preghiera</title>
		<link>https://www.borderliber.it/speranza-preghiera-manzi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Apr 2024 01:17:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Narrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un racconto, una testimonianza di Alberto Manzi. Tutto vero, quanto accaduto in una notte di aprile Nel silenzio del freddo corridoio, cerco invano una consolazione. Lo sguardo stanco, allo scoccare delle due del mattino, è fisso sui vetri bianchi di una porta oltre la quale ombre ricurve, su di un’altra ombra sdraiata, muovono le braccia [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Un racconto, una testimonianza di Alberto Manzi. Tutto vero, quanto accaduto in una notte di aprile</strong></em></p>
<p>Nel silenzio del freddo corridoio, cerco invano una consolazione. Lo sguardo stanco, allo scoccare delle due del mattino, è fisso sui vetri bianchi di una porta oltre la quale ombre ricurve, su di un’altra ombra sdraiata, muovono le braccia e il corpo come se fossero immerse tra riti mistici, chiari solo a loro, su di un altare su cui, per mano della saccenteria, provano a salvare l&#8217;immolato.</p>
<p>La sedia è stanca. Mi alzo e mi accartoccio su me stesso; percorro il lungo corridoio tra urla, ormai mute, appiccicate sui muri dal tempo e da chi prima di me lo ha percorso. Non sono bastate, negli anni, le innumerevoli passate di bianco per cancellare da queste mura le grida soffocate, che ora sento mie in questa attesa di padre impotente, mentre i passi si fanno sempre più faticosi, perché schiacciati dal cuore pesante che fa ribalzare il suo battito, sordo ma potente, fino ai vetri coperti da spessi aloni che distorcono le luci della città.</p>
<p>C’è una saletta in fondo al corridoio. Le luci lì sono più tenui e a malapena rimbalzano sugli spigoli delle sedie in acciaio, attirandomi come quel luccichio di memorie estive in cui sono un bambino felice e spensierato che insegue le lucciole. Entro e il sordo battito del cuore piangente si fa più silente, scendendo un po&#8217; dalla gola, cosicché il mio respiro di padre angosciato diventi più tranquillo, mentre i miei occhi scorgono Lei, la Mamma del Cielo; contornata di fiori, coroncine e foglietti lasciati da chi, prima di me, ha percorso quel corridoio.</p>
<p>La Speranza della Preghiera mi prende con dolcezza, mi rassicura. Lei, la Madre Celeste, di colpo mi porta a pensare alla maggiore sofferenza di chi ha “dato alla luce”, ossia mia moglie, che da casa mi scrive, mi chiede notizie e come me non dorme. Un figlio che soffre nella carne ti pianta una grossa spina nel cuore.</p>
<p>Allora, i miei pensieri nella preghiera prendono per mano i pensieri di chi mi ha reso padre. Tutto ciò, davanti alla statua della Mamma, mi riporta in tempi celati nel cuore, nascosti lì, dietro alla porta delle sofferenze mai cancellate. Momenti di un padre e di una madre giovani che, all&#8217;epoca, erano impotenti davanti alla sofferenza della loro primogenita. Anche in quei giorni un unico sollievo: la Speranza nella Preghiera.</p>
<p>Riprendo i miei passi nel lungo corridoio. Rimbombano sordi assieme alla mia voce che, tremante, si affida alla Mamma. Come sollevato, mi fermo davanti alla porta dalla quale vedo ancora le ombre ricurve su quell’ombra distesa; e io lì, fermo, in piedi che chiedo di nuovo, per me e per la mia dolce moglie: &#8220;Mamma, quelle ombre sono ricurve su mio figlio&#8221;.</p>
<p>Sento allora in cuor mio, così come avvenne per nostra figlia, che anche mia moglie, la mamma della loro vita, sta facendo con me ogni passo di questo corridoio e, con me, ripone la sua speranza nella preghiera; con me veglia.</p>
<p>Sono ormai le cinque del mattino, le prime luci dell’alba trapassano i vetri opachi e umidi del corridoio che pian piano si anima per un altro giorno che vedrà persone e persone camminarci sopra, così come ho fatto io per tutta la notte. Al di là del vetro opaco, le ombre ricurve si ergono e prendono sembianze umane all’aprirsi della porta, spingono il letto del mio ragazzo che dorme abbattuto da intrugli vari; una mascherina verde si abbassa:</p>
<p>&#8211; Il Papà?<br />
&#8211; Sì, sono io.<br />
&#8211; Pare tutto bene, siamo riusciti a risolvere più dell’ottanta percento. Stia tranquillo. La saluto.</p>
<p>Poi sparisce piano piano. Anche lui, insieme agli altri medici, ha passato la notte con mio figlio. Faccio ancora due passi lì, nella saletta. Le luci dell’alba, ancora tenui, fanno risplendere la statua della “Madonna della Salute”, la Mamma che, con la mamma e con me, ha vegliato su nostro figlio Francesco, così come fece con nostra figlia Samantha&#8230; così come farà sempre nel nostro cammino in cui mai dimenticheremo: “Nella Notte, la speranza della Preghiera”.</p>
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		<title>Un numero rosa</title>
		<link>https://www.borderliber.it/numero-rosa-poesia-gervasi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 15 Oct 2023 02:01:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Aiuto]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Numero]]></category>
		<category><![CDATA[rosa]]></category>
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		<category><![CDATA[Sanità]]></category>
		<category><![CDATA[Seno]]></category>
		<category><![CDATA[Tumore]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Poesia e foto di Giuseppe Gervasi Per molte i capelli non ci sono più. Un copricapo colorato racconta il fascino di un tempo, mostrandone un altro. Seduti si ascolta una voce, equità sociale ampiamente rispettata. Mi vien da pensare che almeno in questo luogo rosa, bianco e con i pavimenti finto parquet, esista una vera [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Poesia e foto di Giuseppe Gervasi</strong></em></p>
<p>Per molte i capelli non ci sono più.<br />
Un copricapo colorato<br />
racconta il fascino di un tempo,<br />
mostrandone un altro.</p>
<p>Seduti si ascolta una voce,<br />
equità sociale ampiamente rispettata.</p>
<p>Mi vien da pensare che almeno in questo luogo rosa,<br />
bianco e con i pavimenti finto parquet,<br />
esista una vera democrazia del dolore.</p>
<p>Impari ad accettare le attese,<br />
a capire gli sguardi,<br />
a donare il tuo posto perché ti senti fortunato.</p>
<p>I ritardi non contano più.</p>
<p>In una fredda stanza d&#8217;albergo non ti aspetta nessuno.<br />
Passi lenti, lacrime e sorrisi per una pizza fredda.</p>
<p>Quante cose dobbiamo ancora capire?<br />
E intanto una voce registrata<br />
continua a chiamare un numero rosa.</p>
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