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	<title>Poema Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>L&#8217;odore acre della guerra</title>
		<link>https://www.borderliber.it/lodore-acre-della-guerra-poesia-gervasi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Sep 2025 21:19:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Gervasi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;L&#8217;odore acre della guerra&#8221; è una poesia di Giuseppe Gervasi. In copertina: &#8220;Madre con bambini in un rifugio&#8221; opera di Henry de Groux I bambini devono correre sulla spiaggia con in mano un aquilone. I bambini devono sporcarsi la bocca con un gelato, con lo zucchero filato, con la nutella dolce, dolcissima. I bambini devono [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;L&#8217;odore acre della guerra&#8221; è una poesia di Giuseppe Gervasi. In copertina: &#8220;Madre con bambini in un rifugio&#8221; opera di Henry de Groux</strong></p>
<p>I bambini devono correre<br />
sulla spiaggia con in mano<br />
un aquilone.<br />
I bambini devono sporcarsi<br />
la bocca con un gelato,<br />
con lo zucchero filato,<br />
con la nutella dolce,<br />
dolcissima.<br />
I bambini devono<br />
inseguire un pallone<br />
ed essere felici per un gioco.<br />
I bambini devono andare a scuola,<br />
devono tornare a casa,<br />
sedersi a tavola con mamma e papà.<br />
I bambini devono nascondersi<br />
solo per scherzo<br />
e devono ridere di gioia.<br />
I bambini non devono<br />
tremare di paura,<br />
non devono soffrire:<br />
sporcarsi del loro stesso sangue.<br />
I bambini devono poter crescere,<br />
sognare, viaggiare,<br />
diventare donne<br />
e uomini del domani.<br />
I bambini non devono mai sentire<br />
il boato di una bomba,<br />
l&#8217;urlo di un dolore.<br />
I bambini non devono<br />
mai sentire l&#8217;odore acre della guerra,<br />
che soffoca il respiro<br />
della loro anima.<br />
I bambini devono solo sentire<br />
il dolce profumo dei fiori,<br />
che inebria i giardini<br />
dei parchi giochi della loro infanzia.</p>
<hr />
<h4><strong>Chi è Giuseppe Gervasi?</strong></h4>
<p>Giuseppe Gervasi, poeta, scrittore e conduttore televisivo, è nato a Siderno (RC) il 6 marzo del 1977. Vive a Riace, un piccolo paese della città metropolitana di Reggio Calabria. Laureato in Giurisprudenza, per qualche anno ha esercitato la professione forense. Ha ideato e condotto “La Terra del Sole” e “Gente di Calabria”, programmi televisivi di approfondimento culturale. Con Laruffa Editore ha pubblicato “I tuoi Passi Lenti… Verso l’Origine dell’Amore” (2015), “Un Nuovo Suono” (2017) e “Desiderio” (2018), un racconto per bambini che parla di utopie e sogni. Con Radici Future Produzioni ha pubblicato “Riace che Incontra il Mare” (2019), il suo primo romanzo, e “Dietro una Porta Ho Atteso il tuo Respiro” (2021). Ha partecipato con un contributo poetico alla pubblicazione di “Croce di Libia” (Ludo Edizioni, febbraio 2020). A febbraio del 2023 ha dato alle stampe la raccolta di poesie “Che non Sia l’Ultimo”, Pace Edizioni. Nel 2025 ha pubblicato “Ho Sognato la mia Terra” (Vintura Edizioni), una denuncia poetica che accompagna il lettore in un viaggio calabrese al limite tra la realtà e il sogno. Intensa la sua attività politica, sociale e culturale.</p>
<hr />
<p><em>Se ti è piaciuta questa poesia, </em><strong>allora clicca qui e leggi anche <a href="https://www.borderliber.it/umilta-rimasta-piccola-gervasi-poesia/">&#8220;Umiltà rimasta piccola&#8221;</a></strong></p>
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		<title>Omero</title>
		<link>https://www.borderliber.it/omero-gagliardi-lettura-poema-letteratura/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Sep 2025 21:44:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[racconti]]></category>
		<category><![CDATA[antologia]]></category>
		<category><![CDATA[Grecia]]></category>
		<category><![CDATA[Homerus Adriaticus]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura]]></category>
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		<category><![CDATA[Omero]]></category>
		<category><![CDATA[Poema]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Omero&#8221; è un racconto di Filomena Gagliardi. In copertina una foto tratta dal web. Questo racconto è inserito nel volume antologico &#8220;Marche d&#8217;autore&#8221;, Infinito adriatico edito nel 2025 Secondo una versione poco nota, Omero, il cantore per eccellenza, il non vedente più famoso della letteratura, non visse prima del IV secolo a.C. Secoli e secoli [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Omero&#8221; è un racconto di Filomena Gagliardi. In copertina una foto tratta dal web. Questo racconto è inserito nel volume antologico &#8220;Marche d&#8217;autore&#8221;, Infinito adriatico edito nel 2025</strong></p>
<p>Secondo una versione poco nota, Omero, il cantore per eccellenza, il non vedente più famoso della letteratura, non visse prima del IV secolo a.C. Secoli e secoli di questione omerica sarebbero stati risparmiati a generazioni di studenti se qualcuno avesse avuto la pazienza e il coraggio di far fede a tale versione tramandata in epoca più recente.</p>
<p>Stando ad essa, dunque, Omero visse a Siracusa nel periodo in cui la città cercava spazio nel Mediterraneo e in Italia, attraverso l’occupazione di punti strategici dell’Adriatico. I siracusani erano greci di stirpe dorica: i dori erano antichissimi. Si erano insediati in Grecia nel 1200 a.C. e sotto il loro dominio era nata la gestazione orale dei “poemi omerici”. Si dovette aspettare il IV secolo a.C. perché nascesse colui che li avrebbe scritti materialmente.</p>
<p>Nel 387 a.C. un carico di coloni siracusani decise di spostarsi verso il Nord della penisola, proprio in quella zona costiera dell’Italia centrale in cui si formava quasi un gomito, un angolo: Ankon si chiamava il sito ed erano gli stessi Greci ad averlo nominato così nei secoli precedenti. Anche i dori erano greci. Ankon in greco significa infatti gomito. Come si era soliti procedere nel rito della colonizzazione, bisognava scegliere un ecista. In quell’occasione non si riuscì a trovare facilmente qualcuno che intraprendesse il viaggio.</p>
<p>La scelta cadde, in modo forzato e insolito, su un giovinetto poco più che ventenne, che aveva intrapreso il praticantato di aedo e che, come se non bastasse, era non vedente: Omero, per l’appunto. Ovviamente Omero fu un fondatore simbolico. Come avrebbe potuto lui, da cieco, fare il timoniere della nave? Nessuno voleva affiancarlo in quella strana avventura. Ma lui aveva il suo asso nella manica: si trattava della Musa Calliope.</p>
<p>I coloni erano inizialmente scettici: uno pseudo-ecista, cieco e poeta, una guida effettiva donna e dea…come era possibile? Eppure bastò che essi, saliti sulla nave, ascoltassero il duetto di Omero e di Calliope, l’uno che chiedeva ispirazione, lei che si prestava a raccontare mentre guidava il timone, per sciogliersi alla bellezza del canto. La Musa anticipava il poeta che le veniva dietro ripetendone le parole in modo cantilenato ma dolce. Accompagnava la performance un giovane suonatore di cetra.</p>
<p>Da Siracusa erano partiti di notte in una sera primaverile: il mare profumava di consolazione…per la terra che si lasciava, per il futuro, per il benessere che avrebbe raggiunto quegli audaci. Oltrepassarono il Mare Ionio costeggiandone le articolate sponde fino ad entrare nel Mar Adriatico dove dovettero fronteggiare i pirati: ma pian piano risalirono il mare stretto e attraccano al porto di Ancona. Fu facile la conquista o meglio l’assimilazione delle popolazioni preesistenti.<br />
Per qualche istinto recondito il venerabile aedo intuì che si sarebbe trovato bene in quel braccio di terra, a tal punto che cominciò a farsi chiamare Omero, l’Adriatico.</p>
<p>Passò dove oggi dimora il museo a lui omonimo e vi depositò un cumulo di pietre prese insieme ai suoi coloni. Poi insieme a Musa e al giovane musicista risalì tutta la città. Durante l’anabasi i suoi compagni di viaggio si spartirono il territorio, ognuno stabilizzandosi dove l’istinto, o il dio li ispirava; altri, invece, restarono con i tre.</p>
<p>Risalendo la città, il cantore aveva studiato gli abitanti del posto, che non erano indigeni ma Piceni, una popolazione arrivata da regioni vicine del Centro Italia. Erano tutti operosi, o nelle attività marittime, o commerciali o in quelle artigianali; le donne sapevano ornarsi, gli uomini amavano le armi. Amavano bere il vino e coltivare la vite. A loro modo erano devoti e religiosi, ospitali e rispettosi degli altri.</p>
<p>Arrivarono sulla sommità della collina e qui, con quelli dei coloni che non si erano accontentati di restare nella comoda pianura, ma che coraggiosamente si erano spinti verso l’altura dura e aspra, fondarono la città vera e propria, la polis con i monumenti, i templi, gli edifici nuovi che si sarebbero andati a sostituire a quelli delle precedenti fasi.</p>
<p>Un giorno Omero andò a sentire il mare da una piccionaia: era il tramonto di un giorno mite, un tramonto che sapeva di tutti quei profumi tipici di una città di mare, di pesca, di cucinato, di rumori e grida di passanti, pescatori, commercianti, cantanti di strada, prostitute e di bordelli. Percepiva il profumo delle notti d’estate e la leggerezza della vetta&#8230;sentiva di essere a casa e gli pareva di scorgere, oltre la costa, la Madrepatria, la Grecia vera e propria, quella di cui aveva sentito raccontare storie sulla guerra di Troia e sui ritorni di Ulisse e che lui stesso aveva imparato narrare.</p>
<p>Si rese conto di avere un compito: scrivere quelle storie. Ora aveva trovato la pace per farlo… Ma, dopo un attimo di entusiasmo, si ricordò di essere cieco e una tristezza lo attraversò…rimase in silenzio. Musa lo guardava altrettanto silenziosa, tutto conoscendo dell’anima di lui, ma aspettò che lui parlasse, fino a che le loro menti si incontrarono. Anche se non poteva vederla le disse:</p>
<p>“Musa, stai pensando la stessa cosa?”<br />
“Certamente”,</p>
<p>I due entrarono in un tempio. L’aedo recitò tutta l’Iliade e l’Odissea davanti alla dea che si prestò a scrivere su fogli di papiro messi a disposizione dai sacerdoti del tempio. Ne nacquero due volumi piuttosto grossi che sarebbero stati poi ricopiati in altri esemplari.</p>
<p>Musa rimase nel tempio come custode dei poemi, mentre il cieco, con il suo bastone e con il citarista, tornò in pianura. Qui, con l&#8217;aiuto dei coloni lasciati in precedenza, costruì una casupola piccola ma accogliente e passò il resto del suo tempo cantando le imprese, ricordando Siracusa, immaginando la Grecia. Il ragazzo gli faceva compagnia.</p>
<p>Si dice ancora oggi che il Museo Tattile Omero, nato molto tempo dopo attorno a quel nucleo, e dedicato a tutti coloro che, pur ciechi, vogliono fare esperienza dell’arte, conservi da qualche parte le spoglie e l’anima del poeta.</p>
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		<title>Nuziale di Enrico Marià: poesie affilate come lame di coltelli</title>
		<link>https://www.borderliber.it/nuziale-poesie-masciovecchio-recensione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Apr 2025 22:01:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Marco Masciovecchio. In copertina: &#8220;Nuziale&#8221; di Enrico Marià, La nave di Teseo, 2025 A due anni e mezzo di distanza da “La direzione del sole”, Enrico Marià è tornato in libreria con Nuziale, la sua nuova raccolta poetica pubblicata anch’essa come la precedente da “La nave di Teseo”. Nuziale è l’ottava raccolta di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Recensione di Marco Masciovecchio. In copertina: &#8220;Nuziale&#8221; di Enrico Marià, La nave di Teseo, 2025</strong></p>
<p>A due anni e mezzo di distanza da <strong>“La direzione del sole”</strong>, Enrico Marià è tornato in libreria con <strong>Nuziale</strong>, la sua nuova raccolta poetica pubblicata anch’essa come la precedente da <strong>“La nave di Teseo”</strong>. <strong>Nuziale</strong> è l’ottava raccolta di Marià. Qui la parola, ancor di più che nei libri precedenti, è portata all’essenziale. Marià è una corona di spine; le sue poesie sono sangue vivo, perché le ferite sono aperte come il costato di <strong>Cristo</strong> quando riappare dopo essere resuscitato.</p>
<p>Liberami della supplica<br />
fino al lampo che affoga,<br />
disciplina del poco<br />
i tizzoni del costato.</p>
<p>***<br />
È il mio cristo<br />
dio delle bestie<br />
nel cielo taurino<br />
una fessura<br />
di croci e binari.</p>
<hr />
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter wp-image-13792 size-full" src="https://i0.wp.com/www.borderliber.it/wp-content/uploads/2025/03/Copertina.jpg?resize=800%2C554&#038;ssl=1" alt="Copertina di Nuziale" width="800" height="554" data-recalc-dims="1" /></p>
<p>Come scrivono nella prefazione i fratelli <strong>D’Innocenzo</strong>, la poesia di <strong>Enrico Marià</strong>  “è parola di fuoco, d’abisso, sacrificio e speranza. Parola secca, poesia che è grido. Per raggiungere l’innocenza, per riconoscere la dolcezza e perdonarsi nell’oblio.” Con <strong>Nuziale</strong>, l&#8217;autore racconta pezzi di vita senza nessuna messa in scena, ma solo evidenziando la crudezza della realtà.</p>
<p>È qui che vengo a perdonarmi<br />
dove i caprioli si incastrano<br />
nelle reti di protezione<br />
subendo per liberarsi<br />
l’amputazione delle zampe.</p>
<p>***</p>
<p>Perché è la mia vita.<br />
Ma poi io e te insieme<br />
il riprendere l’uscire,<br />
anche il mangiare<br />
ripetendoti, sulle labbra,<br />
fine pena, il viaggio del nome.</p>
<p>***</p>
<p>Gridami ancora vivo<br />
nella tua pelle così sottile<br />
a spaccarsi di luce il dolore<br />
dove penitenza del corpo<br />
il fidanzarti a mia sposa.</p>
<hr />
<p>Le sue poesie ci parlano dell’abuso, del carcere, della schiavitù, della tossicodipendenza e di un amore assoluto. Riprendo dalla prefazione altri passi essenziali per far capire meglio la poetica di Enrico Marià: “Di questo grande poeta senti la voce fino a… sentire la tua. Ci credi. Alla tua alla sua. E ti soffermi su ogni singola parola, perché è anche mia. Un dio normale non vuole altro che un amore normale.”<br />
“Questo grande poeta che deve dire la verità, e se sono due verità-due poesie.”<br />
“Questo grande poeta sa essere breve perché sa che c’è da pagare l’affitto. Per chi scrive e per chi legge spesso la vera grande poesia è: rovistare in cerca dei baiocchi. Preoccuparsi. Avere paura di essere rovinati per sempre e aver rovinato chiunque intorno a te, anche il cielo. E ogni ricordo. Essere brevi, farlo con poco.”</p>
<p>Al minorile scalciando<br />
gli scarabei del mare<br />
pregavamo gli orfani<br />
che a bava dei coralli<br />
evaporata verità<br />
il reclutamento<br />
lo sperma delle onde.</p>
<hr />
<p><strong>Enrico Marià</strong> definisce le sue poesie<strong> “scarabocchi”</strong> e io gli ripeto sempre che mi piacciono da impazzire questi scarabocchi, perché oltre ad essere lame taglienti, esse scarnificano, scavano dentro e non ti lasciano nessuna via di scampo; le senti addosso con la stessa forza del freddo quando ti penetra nelle ossa.<br />
Infine, una chicca sulla scelta del titolo della raccolta<strong>. </strong>Marià mi confida: “il titolo nasce dopo una notte tremenda dove mi sono chiesto come definire il mio rapporto-relazione con il male che scarabocchio: è uscito <strong>Nuziale</strong>”.</p>
<p>Per ossari di luce<br />
amarti nuziale<br />
con la stessa forza<br />
di quando i minori<br />
isolati nella scabbia<br />
si tentano nel suicidio.</p>
<hr />
<h4>Chi è Enrico Marià?</h4>
<p>Enrico Marià (Novi Ligure, 1977) ha pubblicato le raccolte poetiche: Enrico Marià (Annexia 2004); Rivendicando disperatamente la vita (Annexia 2006); Precipita con me (Editrice Zona 2007); Fino a qui (Puntoacapo 2010); Cosa resta (Puntoacapo 2015), I figli dei cani (Puntoacapo 2019), La direzione del sole (La nave di Teseo 2022). È tradotto in lingua inglese e spagnola.</p>
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		<title>Poema estivo. Giuseppina Sciortino e il conflitto con la nostalgia</title>
		<link>https://www.borderliber.it/poema-estivo-giusi-sciortino-e-il-conflitto-con-la-nostalgia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[yoursocialnoise]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Jul 2024 02:36:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione Martino Ciano. In copertina: &#8220;Poema estivo&#8221; di Giuseppina Sciortino, Eretica, 2024 Il poema estivo di Giuseppina Sciortino è un lungo viaggio fatto di tappe ascendenti e discendenti. Salire e scendere, un po&#8217; come morire e resuscitare, attraverso un andirivieni da Milano, città adottiva, alla Sicilia, terra natia, che l&#8217;autrice ha sempre messo in evidenza [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><em><strong>Recensione Martino Ciano. In copertina: &#8220;Poema estivo&#8221; di Giuseppina Sciortino, Eretica, 2024</strong></em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il poema estivo di Giuseppina Sciortino è un lungo viaggio fatto di tappe ascendenti e discendenti. Salire e scendere, un po&#8217; come morire e resuscitare, attraverso un andirivieni da <strong>Milano</strong>, città adottiva, alla <strong>Sicilia</strong>, terra natia, che l&#8217;autrice ha sempre messo in evidenza anche nei suoi romanzi.<br /><br />I lunghi componimenti sono intrecci di stili e di parole, di formule e citazioni, di linguaggio popolare e ricercato. L&#8217;obiettivo è creare <strong>l&#8217;incontro-scontro tra malinconia e ironia.</strong> Sciortino parla più lingue, ma sa anche inventare il suo idioma. Osa e a volte si pente, liquidando il discorso; non lo fa per paura, ma per non essere anacronistica.<br /><br />Coloro che partono e coloro che restano,<strong> il Nord e il Sud</strong>, i miti dell&#8217;uno e dell&#8217;altro; ogni cosa si accavalla, si confronta, ma mai si risolve. Il conflitto è aperto, ma è inutile pensarci ancora,<strong> la vita è ciò che è e che sarà</strong>, a patto che non si voglia a tutti i costi rivangare l&#8217;ineluttabile passato.<br /><br />La poetessa ha perso l&#8217;amore, ce lo dice diverse volte nel corso del libro. Non sappiamo se sia stata abbandonata da qualcuno, da qualcosa o da tante cose insieme. Non capiamo bene neanche se sia stata lei a disinnamorarsi, ma non fa niente, il limbo nel quale restiamo ci aiuta ad andare avanti.<br /><br />Nell&#8217;immaginario collettivo, l&#8217;estate è un periodo temporale che fa sperare nel riposo e nel divertimento, nella riappropriazione di sé stessi. Per la poetessa che vive al nord, vuol dire <strong>&#8220;tornare a casa&#8221;</strong>; nel caso specifico, <strong>nella Sicilia abbandonata anni fa per essere &#8220;qualcuno&#8221;</strong>. Ma il ritorno è anche un imbracciare nuovamente le armi per combattere contro i ricordi, contro le storture, contro le emancipazione false e presunte. <br /><br />Sì innesca quindi un balletto in cui lei è scanzonata, scostumata, fintamente indifferente. Ecco allora che la poesia si fa ponte tra aporie e le parole ne colgono il senso. Questa è <strong>Giuseppina Sciortino</strong>, poetessa che andrebbe letta, perché porta con sé una sensibilità non comune, nascosta dietro una corazza spessa che cede solo di fronte alla deflagrazione dell&#8217;arte.<br /><br />La poesia di Sciortino è un gioco, quindi un&#8217;attività seria. Però, è un gioco pericoloso ed estremo con sé stessa; ciò mette in evidenza l&#8217;onestà della scrittrice, che non teme il giudizio degli altri, <strong>ma solo quello che potrebbe provenire dalla sua nostalgia.</strong></p>
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		<title>La mente è sola</title>
		<link>https://www.borderliber.it/mente-sola-poesia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[yoursocialnoise]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 09 Jun 2024 04:06:23 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Poesia di Giuseppe Gervasi. Foto dal web Sono solamente solo,in apparenza folle,un irresponsabile maturo.Le masse mi turbano,il conformismo mi chiama:non ascolto.Non amo la scritta Vendesi,nel petto batte la Libertà.La libertà della solitudine,del vociare nel deserto,del volo di una farfallae di una rondine a settembre.Sono solamente soloe solamente sono solo.Sono solo e sono nel mondo.Un mondo [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Poesia di Giuseppe Gervasi. Foto dal web</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono solamente solo,<br />in apparenza folle,<br />un irresponsabile maturo.<br />Le masse mi turbano,<br />il conformismo mi chiama:<br />non ascolto.<br />Non amo la scritta Vendesi,<br />nel petto batte la Libertà.<br />La libertà della solitudine,<br />del vociare nel deserto,<br />del volo di una farfalla<br />e di una rondine a settembre.<br />Sono solamente solo<br />e solamente sono solo.<br />Sono solo e sono nel mondo.<br />Un mondo solo,<br />che mi cerca e non mi trova.<br />Un uomo solo in cerca del mondo.<br />Sono solamente solo,<br />leggero come fumo di un camino,<br />che sale su per la montagna.<br />Sono solamente solo,<br />una barca a vela nel mare:<br />figlio e padre del vento,<br />che culla la mia solitudine.</p>
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