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	<title>Notizia Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>Fake News: notizia senza notizia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[yoursocialnoise]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 16 Feb 2025 23:01:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Fake News: notizia senza notizia&#8221; è un articolo di Martino Ciano. Foto in copertina dell&#8217;autore  Notizia senza notizia: cioè? Fake news! Il dato interessante è che ormai &#8220;poche cose fanno notizia&#8221;. Giusto le tragedie raccontate con dovizia di particolari riescono a incantare per qualche istante il pubblico. Il fatto in sé non conta, bisogna colpire [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>&#8220;Fake News: notizia senza notizia&#8221; è un articolo di Martino Ciano. Foto in copertina dell&#8217;autore </strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Notizia senza notizia: cioè? Fake news! </strong>Il dato interessante è che ormai &#8220;poche cose fanno notizia&#8221;. Giusto le tragedie raccontate con dovizia di particolari riescono a incantare per qualche istante il pubblico. Il fatto in sé non conta, bisogna colpire al cuore delle emozioni, spifferare nomi e cognomi, peso, sesso, altezza, quanti più dettagli afferenti alla vita privata. Magari bisogna divorare un corpo e poi vomitarne i resti.</p>
<p><strong>Lo impone la tecnica:</strong> basarsi sul particolare più che sull&#8217;aspetto generale, tirando fuori quel carattere di &#8220;evento&#8221; unico e irripetibile. È giusto dare anche la speranza che ciò non accadrà più. Però, a conti fatti, passato qualche giorno, rischiarata la mente dalle macerie lasciate dal bombardamento mediatico, ecco che tutto viene dimenticato, metabolizzato, scartato e sacrificato sull&#8217;altare della continuità della vita di ciascuno. Si comprende all&#8217;improvviso che davvero &#8220;l&#8217;evento&#8221; era una <strong>notizia senza notizia.</strong></p>
<p>Ognuno torna alle proprie faccende e quanto appena avvenuto, come per magia, non è più un sintomo sociale, ma un&#8217;eccezione che se ben osservata non è altro che ripetizione di una &#8220;tendenza&#8221;. Che rottura di coglioni pensare che ogni omicidio sia &#8220;unico&#8221;, che ogni stupro sia &#8220;un accadimento simbolo della decadenza moderna&#8221;. Ne avvengono tanti: <strong>non ci si annoia mai</strong>.</p>
<p>Intorno a noi, qualcuno decide con accuratezza quali parole usare, quali scartare, quali nascondere, quali omettere, quali cancellare dai vocabolari. Il frasario cambia, le descrizioni si impoveriscono, il linguaggio tende all&#8217;approssimazione, il tono è sensazionalistico e ha un unico obiettivo: <strong>istigare le opinioni del pubblico</strong>.</p>
<p>Certi guru del giornalismo sghignazzano e sussurrano: &#8220;dateci le tre <strong>&#8216;Esse&#8217;</strong>, soldi, sesso e sangue, e vi procureremo un infarto o uno scioglilingua. Vi promettiamo anche che riposerete in un sepolcro imbiancato&#8221;.</p>
<p>All&#8217;esterno tutto appare equilibrato, un naturale stato delle cose con i suoi &#8220;alti e bassi&#8221;, invece internamente il caos concepisce con foga, alimenta focolai, terremoti esistenziali, crisi di panico, controllori e controllati. Quando il sangue scorre e la pazzia sembra ormai inarrestabile, quando passa il messaggio che chiunque si può trasformare in un mostro, scatta la necessità dell&#8217;ennesimo appello <strong>&#8220;alla prevenzione&#8221;</strong> che trasforma ogni istinto ancestrale in un&#8217;emergenza sanitaria contemporanea epocale, mai vista prima.</p>
<p><strong>Prevenire</strong> vuol dire contenere l&#8217;uomo nella forma migliore adattabile al mosaico sociale. Tutto ciò che sfugge di mano è come una tessera che qualcuno ha provato a infilare nel punto sbagliato. Certi libertini penseranno che qui si stiano avvalorando tesi complottistiche. Invece &#8220;no&#8221;, perché anche il pensiero complottista è il tentativo di dare una logica a ciò che è sempre accaduto con mezzi e modi diversi.</p>
<p>Intanto, l&#8217;istinto autodistruttivo dell&#8217;uomo infiammato dall&#8217;eccesso autostima è pur sempre una <strong>notizia senza notizia?</strong></p>
<hr />
<p><em>Se ti è piaciuto questo articolo </em><strong><a href="https://www.borderliber.it/mille-battute-intellettuali-tv/">clicca qui e leggi anche &#8220;Intellettuali televisivi: una dedica in mille battute&#8221;</a></strong></p>




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		<title>Me ne fotto: un diritto</title>
		<link>https://www.borderliber.it/il-diritto-di-fottersene/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Feb 2024 01:31:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Anonimato]]></category>
		<category><![CDATA[Appunto]]></category>
		<category><![CDATA[Censura]]></category>
		<category><![CDATA[Dibattito]]></category>
		<category><![CDATA[Eccezionalità]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Lettura]]></category>
		<category><![CDATA[Notizia]]></category>
		<category><![CDATA[visione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Me ne fotto: un diritto&#8221; è un articolo di Martino Ciano In un vecchio cassetto, quello in cui conservo taccuini e quaderni da viaggio, trovo ogni tanto appunti allegri. Uno di questi era ricalcato su un foglio a quadretti. A me i quadretti piacciono tanto, forse perché richiamano la razionalità mentale che spesso mi manca. [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Me ne fotto: un diritto&#8221; è un articolo di Martino Ciano</strong></p>
<p>In un vecchio cassetto, quello in cui conservo taccuini e quaderni da viaggio, trovo ogni tanto appunti allegri. Uno di questi era ricalcato su un foglio a quadretti. A me i quadretti piacciono tanto, forse perché richiamano la razionalità mentale che spesso mi manca.</p>
<h3>23 ottobre 2014: Io me ne fotto e voi?</h3>
<p>&#8211; Il diritto di fottersene è la possibilità che ognuno di noi ha di separare ciò che è importante da ciò che non lo è; questo ci aiuta ad allenare costantemente la nostra capacità di giudizio. Diventa snervante sapere i particolari o i dettagli di ogni avvenimento, perché per alcuni, anche per certe fonti, il particolare è solo un appiglio frustrante sul quale generare un evento che non c&#8217;è stato o non ci sarà.</p>
<p>&#8211; L&#8217;eccezionalità non è di tutte le cose, ma nel momento in cui ogni cosa appare &#8220;unica e irripetibile&#8221; o &#8220;eccezionale&#8221;, nulla è davvero importante o capace di cambiarci. Il bombardamento mediatico, la pubblicazione compulsiva di notizie non ci rende informati, ma succubi dell&#8217;ansia per fatti che tali non sono. Il diritto di fottersene è quindi la cura miracolosa nel mezzo di un sapere vanaglorioso, che smuove la mente verso orizzonti spessi come muri.</p>
<p>&#8211; La banalità spacciata come notizia è un&#8217;arma di distrazione. Distogliere l&#8217;attenzione, creare una superficiale curiosità che non serve. Il diritto di fottersene dovrebbe essere parte di una costituzione speciale, magari un testo dedicato alla nuova spensieratezza che polverizzi anni di tempo sprecato dietro a una attenzione maniacale e compulsiva per i dettagli superficiali.</p>
<h3>La pagina interrotta&#8230;</h3>
<p>L&#8217;appunto termina qui; nel resto del foglio c&#8217;è uno scarabocchio, ossia un insieme di linee che formano una specie di rosa, ma bisogna davvero avere fantasia per vederci una forma esistente in natura. Diciamo che quel giorno doveva essere successo qualcosa, dopo quasi dieci anni non me ne sono riuscito più a fottere, ma questa non è una notizia.</p>
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		<title>Gelo. Adelphi pubblica il primo romanzo di Thomas Bernhard</title>
		<link>https://www.borderliber.it/gelo-bernhard-uscita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Jan 2024 12:05:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Border News]]></category>
		<category><![CDATA[Adelphi]]></category>
		<category><![CDATA[Bernhard]]></category>
		<category><![CDATA[Gelo]]></category>
		<category><![CDATA[Notizia]]></category>
		<category><![CDATA[Uscita]]></category>
		<category><![CDATA[Weng]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo di Martino Ciano Adelphi pubblica Gelo di Thomas Bernhard. Dopo anni di irreperibilità, l&#8217;opera infatti era sotto il marchio Einaudi, torna in libreria il primo romanzo dell&#8217;autore austriaco, uscito nel 1963. La traduzione è stata realizzata da Magda Olivetti. Un libro particolare perché ha una forma più classica; ancora Bernhard non aveva totalmente abbracciato [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h4 dir="ltr"><strong>Articolo di Martino Ciano</strong></h4>
<p dir="ltr">Adelphi pubblica <strong>Gelo</strong> di <strong>Thomas Bernhard</strong>. Dopo anni di irreperibilità, l&#8217;opera infatti era sotto il marchio <strong>Einaudi</strong>, torna in libreria il primo romanzo dell&#8217;autore austriaco, uscito nel 1963. La traduzione è stata realizzata da <strong>Magda Olivetti</strong>.</p>
<p dir="ltr">Un libro particolare perché ha una forma più classica; ancora Bernhard non aveva totalmente abbracciato lo stile del monologo ininterrotto, che il filosofo Gargani definì del &#8220;verso infinito&#8221;, nonostante ciò non mancano lunghi soliloqui e quella propensione al &#8220;resoconto&#8221; che ha fatto di Bernhard <strong>l&#8217;autore della ridondanza perturbante.</strong></p>
<p dir="ltr">Tutto è incentrato sulla storia di un ex pittore che decide di appartarsi a <strong>Weng</strong>, paese montano isolato dal mondo, luogo in cui l&#8217;artista dà forza alla sua estrosità. A raccontare le vicende <strong>è un medico che, su incarico del fratello del pittore, </strong>seguirà le evoluzioni della malattia dell&#8217;eccentrico personaggio, lasciandosi però ammaliare dalla lucida follia del suo &#8220;paziente&#8221;.</p>
<p dir="ltr"><strong>La follia, l&#8217;arte, la malattia intesa come disfunzione psichica</strong> <strong>piuttosto che fisica</strong> o, ancora più sottilmente, come necessità dell&#8217;anima e come sintomo visibile di una ribellione interna, sono elementi di cui Bernhard riempirà in seguito i suoi romanzi.</p>
<p dir="ltr">Proprio lo scrittore austriaco, nel suo <a href="https://www.borderliber.it/di-presunte-finzioni/"><strong>&#8220;I miei premi&#8221;</strong></a><a href="https://www.borderliber.it/di-presunte-finzioni/">, pubblicato sempre da </a><a href="https://www.borderliber.it/di-presunte-finzioni/"><strong>Adelphi</strong></a>, dedicò spazio a <strong>Gelo</strong>, romanzo che divise la critica tra entusiasmo e orrore. Non ne uscì bene l&#8217;allora trentenne Thomas, che per un periodo decise di abbandonare ogni attività letteraria per dedicarsi al commercio di birra, <strong>viaggiando a bordo di un camion.</strong></p>
<p dir="ltr">Detto ciò, non ci resta che leggere o rileggere, a secondo dei casi, questo gradito ritorno.</p>
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