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	<title>Letizia Falzone Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>Tredici vite. Un survival movie dal volto umano</title>
		<link>https://www.borderliber.it/tredici-vite-un-survival-movie-dal-volto-umano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 03 Sep 2022 01:30:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[film]]></category>
		<category><![CDATA[Letizia Falzone]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo di Letizia Falzone Dal 23 giugno al 10 luglio del 2018 il mondo intero è rimasto con il fiato sospeso. Siamo in Thailandia. Mancano ancora diversi giorni all&#8217;arrivo della stagione dei monsoni. Un allenatore e dodici ragazzini di una squadra di calcio decidono di fare un giro turistico dentro il labirinto di grotte thailandesi [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Articolo di Letizia Falzone</strong></em></p>
<p>Dal 23 giugno al 10 luglio del 2018 il mondo intero è rimasto con il fiato sospeso.</p>
<p>Siamo in Thailandia. Mancano ancora diversi giorni all&#8217;arrivo della stagione dei monsoni. Un allenatore e dodici ragazzini di una squadra di calcio decidono di fare un giro turistico dentro il labirinto di grotte thailandesi di Tham Luang. Il gruppo percorre diversi chilometri a piedi. Intanto comincia a piovere prima del previsto. La grotta si allaga e le tredici persone sono impossibilitate a uscire. Due sommozzatori inglesi Richard Stanton e John Volanthen e un anestesista australiano Richard Harris proveranno a tirarli fuori da questo incubo di buio e silenzio.</p>
<p><em>Tredici vite</em> è un survival-movie prettamente umanistico dove la mano del regista sembra accarezzare i suoi personaggi. Lo sguardo di Ron Howard è teso ad esaltare le reazioni dei singoli individui di fronte ad ostacoli ed impedimenti con un grado sempre maggiore di difficoltà.</p>
<p>Il lavoro sulla luce e soprattutto sul sonoro fa immergere lo spettatore in una esperienza empatica e fa avvertire nitidamente la claustrofobia di quei luoghi bui. Le scene dei sommozzatori che si infilano nei tunnel pieni d’acqua piovana (la grotta delle stalattiti) e che con le loro luci riportano alla visione un mondo sommerso sconosciuto, sono realistiche quanto avvincenti. In mezzo a questi elementi naturali ingovernabili (le correnti, le piogge monsoniche, i crolli delle rocce, la mancanza di ossigeno) spicca l’elemento umano coraggioso, generoso, solidale. Si muove tutto il mondo per cercare di salvare queste tredici vite: i contadini sacrificano le loro terre per dirottare l’acqua, i sommozzatori rischiano la vita, il procuratore e il governatore cercano di tranquillizzare la popolazione. In mezzo al tam tam mediatico c’è anche il tempo per una pausa di meditazione (i tredici fanno yoga per non cedere alla angoscia) e di religiosità (la popolazione del villaggio fa una veglia di preghiera permanente).</p>
<p>Un’operazione complessa e claustrofobica, pressoché unica nel suo genere. Una corsa contro il tempo, con gli occhi del mondo a fissare i soccorritori con il fiato sospeso e le piogge incessanti a complicare un quadro già ampiamente critico, mentre la mancanza di rifornimenti e l’abbassamento del livello di ossigeno rischiano di rendere vana la ricerca dei ragazzi.</p>
<p>Il regista premio Oscar Ron Howard dirige tre star di prim’ordine come Viggo Mortensen, Colin Farrell e Joe Edgerton.</p>
<p>Per la maggior parte del primo atto, Howard non usa musica nella colonna sonora, mantiene i dialoghi liberi e funzionali e fa molto affidamento sui diagrammi della rete di grotte per situare lo spettatore.</p>
<p>Il racconto di come i ragazzi vengono portati fuori, trainati come pacchi, è estenuante. Lo spettatore si ritrova a trattenere il fiato con il terrore primitivo di rimanere intrappolato sott’acqua e sottoterra. In una specie di Babele di lingue e di costumi, in un angolo ritagliato apposta, vivono le famiglie in attesa di notizie. La loro compostezza non viene mai meno: né nei momenti di gioia, né in quelli di dolore. Ed è un interessante aspetto culturale che viene ben sottolineato dalla regia.</p>
<p><em>Tredici Vite</em> è una storia di speranza, di forza e di fiducia. È una storia di cooperazione all’insegna dell’assistenza, del sostegno e dell’aiuto del prossimo. Ron Howard fa percepire allo spettatore ogni goccia d’acqua, ogni morso della fame, ogni boccata d’ossigeno attraverso una regia che mischia le prospettive dei diversi personaggi. Chi è nella grotta, chi entra ed esce, chi attende fuori. Questo film quasi reportage dell’incidente di Tham Luang è lento ma lo è in modo positivo. La squadra di calcio rimase bloccata nella grotta thailandese per diciotto giorni e lo spettatore percepisce quest’attesa, quest’impotenza come se vivesse quei giorni nei 150 minuti di pellicola.</p>
<p>Sotto gli occhi della principessa sdraiata mentre il Belgio batte il Brasile e accede alle semifinali dei Mondiali, in una giusta commistione tra sacro e profano, <em>Tredici Vite</em> regala grandi emozioni e una importante morale profondamente affermata dalla veridicità della storia: <em>quando vuole l’essere umano può essere davvero grandioso</em>.</p>
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		<title>Nessuno sa di noi. Simona Sparaco e la difficoltà di scegliere</title>
		<link>https://www.borderliber.it/nessuno-sa-di-noi-simona-sparaco-e-la-difficolta-di-scegliere/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 27 Aug 2022 01:11:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[aborto]]></category>
		<category><![CDATA[Giunti editore]]></category>
		<category><![CDATA[Letizia Falzone]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[Londra]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Letizia Falzone. In copertina: &#8220;Nessuno sa di noi&#8221; di Simona Sparaco, Giunti, 2013 Luce e Pietro sono felici. Dopo aver cercato per anni un bambino, Luce rimane finalmente incinta. Per Lorenzo hanno già preparato tutto: corredino, cameretta e un immenso amore. Ma l&#8217;amore a volte non basta ad arginare ciò che non è [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Recensione di Letizia Falzone. In copertina: &#8220;Nessuno sa di noi&#8221; di Simona Sparaco, Giunti, 2013</strong></p>
<p>Luce e Pietro sono felici. Dopo aver cercato per anni un bambino, Luce rimane finalmente incinta. Per Lorenzo hanno già preparato tutto: corredino, cameretta e un immenso amore. Ma l&#8217;amore a volte non basta ad arginare ciò che non è prevedibile, alla 29esima settimana scopre che il suo tanto desiderato Lorenzo ha una malformazione genetica che non dà speranze, la displasia scheletrica.</p>
<p>Luce, sconvolta, non sa prendere una decisione; l&#8217;istinto la spingerebbe ad andare avanti, a proteggere la sua creatura contro tutto e contro tutti. Ma Pietro è di un altro parere: come potrebbe vivere un bimbo le cui ossa non sono in grado di crescere? Con quali prospettive? Quali sofferenze?</p>
<p>Pietro cattolico praticante e Luce atea, si trovano di fronte ad un dilemma che li tormenta: le leggi italiane non danno scelta. Al settimo mese un aborto terapeutico non è consentito e così Luce e Pietro si recano a Londra per sentire l&#8217;ennesimo consulto e per avere la possibilità di decidere se mettere al mondo Lorenzo, oppure evitargli un tale dolore.</p>
<p>Nell’istante di quella scelta inizia la discesa agli inferi. Con tutti i risvolti psicologici che una scelta di questo tipo può comportare e che si ripercuotono nei mesi successivi. Sono precipitati e hanno dovuto scegliere per Lorenzo, troppo debole per vivere, ma anche troppo potente per morire.</p>
<p><strong>&#8220;Nessuno sa di noi”</strong> è un libro dal forte impatto emotivo, in cui al lettore non viene risparmiato nulla. La Sparaco descrive magistralmente un iter che si dipana tra esami, consulti medici e freddi ambulatori. Un calvario fatto di ansie, dubbi, sensi di colpa, solitudine, impotenza, rassegnazione, disperazione, depressione.</p>
<p>Luce e Pietro vengono duramente messi alla prova, la loro esistenza non sarà più quella di prima: dovranno affrontare un periodo di profonda crisi e di incomunicabilità, proveranno il desiderio di fuggire, saranno sopraffatti dall&#8217;odio per chi il sogno di avere un figlio lo ha realizzato senza fatica, proveranno rabbia verso chi, con superficialità, si permette di giudicare senza sapere.</p>
<p>Il lettore segue un percorso che si snoda attraverso tutti i dubbi, le ricerche di conferme, ma soprattutto di smentite, la ricerca di soluzioni, il dramma della scelta. Questa giovane mamma che vuole recintare l’assurdo, per domarlo, per renderlo più familiare, per trovare la strada di superarlo. Perché se il futuro è diventato un amalgama di colori contrastanti, lei punta al distacco come arma di difesa, per lei indispensabile per ritrovare l’equilibrio.</p>
<p>Poi arriva il momento inaspettato, forse nel luogo meno adatto ed in compagnia delle persone più impensabili, in cui Luce riesce a buttare fuori il suo dolore, rivendica la sua scelta ad alta voce e da lì, lentamente, incastrata in uno spazio neutro senza più colori, in cerca di una via d’uscita, sente che si possono riaprire timidi spiragli e vi si aggrappa. Trovando appigli. Trovando l’amore che non era mai andato via.</p>
<p>Non penso che il nome della protagonista sia stato scelto a caso. È un libro che ha il pregio di far riflettere su una tematica scottante e dolorosa che vede protagoniste madri che non potranno mai abbracciare la creatura che tanto avevano desiderato, madri di cui si preferisce non parlare, non sapere. Si parla poco di aborti terapeutici, delle malattie genetiche e delle esperienze altrui in questo campo, o forse si presta solo mezzo orecchio perché la sofferenza degli altri la si schiva per non esserne contagiati. Vi è il terrore, credo, che una cosa del genere possa accadere a noi smorzando la voglia e il dovere di sapere.</p>
<p>Un contenuto di difficile digestione, blocca il respiro e annienta l’appetito. Per affrontare la lettura di questo libro, che non è autobiografico, bisogna armarsi di apertura mentale e capacità di ascolto.</p>
<p>Capisco che un tema tanto delicato, esposto benissimo con una penna sapiente, possa creare due fazioni contrapposte pronte alla guerra pur di rivendicare i propri diritti. Io non mi sono schierata da nessuna parte, ho letto con interesse ed angoscia una probabile storia, ho riflettuto e provato ad immedesimarmi nella protagonista, ho valutato i pro e i contro, ma non sono giunta ad una conclusione definitiva. Mi è solo venuto il bisogno e la voglia di abbracciare mentalmente tutte le famiglie che soffrono e che ruotano intorno a questo tipo di scelta.</p>
<p><strong>&#8220;Nessuno sa di noi&#8221; è</strong> un libro meraviglioso, struggente, intenso, intimo, intriso di dolore e nello stesso tempo pieno della luce della rinascita.</p>
<p><em>“Mio figlio non ha mai incontrato il mio viso, e se fosse nato, forse, non mi avrebbe neanche riconosciuta. La mia carezza è stata un ago che gli ha tolto il respiro, e il mio latte usciva al richiamo di pianti sconosciuti per andare sprecato in un reggiseno che non ho mai più indossato. Ma è da me che è partito, e dentro di me si è fermato. È dalle madri che partiamo, ed è alle madri che sempre torniamo, una volta concluso il viaggio”.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Tra le scrittrici maledette: Anne Sexton</title>
		<link>https://www.borderliber.it/tra-le-scrittrici-maledette-anne-sexton/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 05 Feb 2022 05:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
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		<category><![CDATA[Letizia Falzone]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo di Letizia Falzone Sono passati duecento anni dalla nascita di&#160;Charles Baudelaire&#160;(1821-1867), poeta, critico e traduttore francese, antesignano del&#160;simbolismo&#160;e pietra miliare dei&#160;&#8220;Poètes Mauditst&#8221; – i poeti maledetti. Il poeta maledetto, inteso come figura profondamente tragica che ricerca&#160;una pace interiore che non può trovare, e per questo costretto a spingere all’estremo i propri limiti, è il [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Articolo di Letizia Falzone</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono passati duecento anni dalla nascita di&nbsp;Charles Baudelaire&nbsp;(1821-1867), poeta, critico e traduttore francese, antesignano del&nbsp;simbolismo&nbsp;e pietra miliare dei&nbsp;&#8220;Poètes Mauditst&#8221; – i poeti maledetti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il poeta maledetto, inteso come figura profondamente tragica che ricerca&nbsp;una pace interiore che non può trovare, e per questo costretto a spingere all’estremo i propri limiti, è il punto cardine del&nbsp;pensiero romantico, e a questo appellativo risponderanno, chi più, chi meno consapevolmente, artisti giganteschi che dominano il panorama artistico di quegli anni.<br>I testi di questi artisti sono di difficile lettura, inquietanti, con elementi lontani dal vivere comune.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se per ciò che riguarda gli uomini sono tanti i nomi che ci vengono in mente pensando ai “maledetti” : Verlaine, John Keats, Edgar Allan Poe, Guy de Maupassant, non è altrettanto immediato e semplice stilare un elenco di scrittrici e poetesse.<br>Ne ho però trovate sette. Sette vite tormentate, spesso in bilico tra arte, solitudine e pazzia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se chiedi a un giovane scrittore perché scrive, le risposte più probabili che riceverai saranno qualcosa tipo &#8220;scrivo perché devo&#8221;, &#8220;scrivo perché sento il bisogno di farlo&#8221;, o forse la peggiore di tutte, &#8220;scrivo per non impazzire&#8221;. Una poetessa, però, scriveva veramente per non impazzire: a una seduta, lo psicanalista le aveva passato foglio e penna suggerendole di racchiudere i suoi pensieri depressivi, maniacali, bipolari, sotto forma poetica. Subito lo guarda male, aveva appena finito un incarico come modella, e gli risponde che l’unica cosa in cui sarebbe stata brava era prostituirsi. Poi ci prova, le piace e fa domanda per iscriversi a un seminario di poesia tenuto dal celebre poeta Robert Lowell, sicura però che non avrebbe apprezzato le sue poesie e che sarebbe rimasta a casa a piangere per giorni interi. Invece, Lowell le risponde che i componimenti che gli ha mandato gli piacciono molto, che anzi la invidia e la accetta nel corso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lei è Anne Gray Harvey, una ragazza di buona famiglia e ultima di tre sorelle. Nasce il&nbsp;9 novembre&nbsp;1928&nbsp;a&nbsp;Newton, nel puritano New England.<br>In quel sedicente paradiso della Middle Class, intriso e odoroso di bigottismo misto a conformismo, si manifesta, in realtà, tutta la tragedia di un’infanzia contrassegnata dalla profonda esperienza di essere indesiderata dai quei genitori perfettamente alto-borghesi.&nbsp;Quei genitori belli, colti, amanti degli eventi mondani, indulgenti con se stessi. Una madre, in realtà, non madre. Mary, assente, glaciale, arrampicatrice sociale, denigratoria e scoraggiante in ogni parola e gesto verso la figlia. Ralph, così bravo nella produzione della lana, lo era altrettanto nell’eccesso di alcol e nell’eccesso di varie forme di violenza sulla “sua” Anne.&nbsp; Abusata fisicamente, sessualmente, sentimentalmente, mentalmente,&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">È bella, Anne, e sembra sicura di sé: in realtà il suo equilibrio è superficiale, la sua apprensione è mascherata. Frequenta scuole esclusive, ma decide di lasciare l’università. Si sente &#8220;chiusa a chiave nella casa sbagliata&#8221;.<br>I suoi genitori conducono una vita sociale di un certo livello ed entrambi bevono con grande disinvoltura. Anne stessa, da adulta, dice di riconoscere in sé le modalità da “ubriacona” della madre che aveva allegramente bevuto, come il marito, sino alla fine dei suoi giorni.<br>Il padre detestava Anne sino al punto di dirle che non reggeva la sua vista.</p>



<p class="wp-block-paragraph">All’inizio dell’estate del 1944 Anne conobbe Kayo Sexton, si innamorò, fuggì con lui e lo sposò. La grande passione non le impedì, solo pochi anni dopo, di innamorarsi o di uscire con altri uomini. L’abuso di alcol e di psicofarmaci contribuivano ad acuire il suo temperamento irrequieto e il bisogno costante di novità. Nel 1953 nacque la prima figlia Linda Gray, nel 1955 nacque la secondogenita Joyce Ladd. Anne e Kayo a ventisette anni potevano dirsi realizzati, erano una bella e giovane coppia con prole. Ma era tutta lì la vita? Una sera del luglio 1956, dopo che Kayo e le bambine si erano addormentati, Anne, sentendosi sola e disperata più che mai, decise di uccidersi.&nbsp;Kayo la trovò in veranda, con la confezione delle pillole in mano, seduta nel buio. Venne ricoverata in tempo e si salvò.<br>Dopo essere entrata in cura con un nuovo psichiatra, Anne venne da lui convinta di possedere un talento creativo totalmente inespresso. Il medico le consigliò di scrivere e la Sexton si decise a farlo. Ci provò e vide che le veniva facile. Dopo alcuni mesi di scrittura compulsiva e di approvazione, sia da parte dello psichiatra che della madre, le tentazioni suicide riapparvero in Anne e la condussero a un nuovo tentativo il 29 maggio del 1957.<br>Anne Sexton si sente&nbsp;inadatta alla maternità, è depressa, non si cura della casa. La scrittura riesce a stabilizzare la sua mente, ma non solo, Anne Sexton ha talento e la sua crescita come poetessa è rapida e intensa. Vince una borsa di studio per il&nbsp;Radcliffe Institute nel 1961 e ottiene&nbsp;una cattedra. Vicina ai poeti&nbsp;Robert Lowell e Theodore Roethke, i temi che esplora sono la&nbsp;violenza contro le donne, ma anche la&nbsp;tossicodipendenza, la&nbsp;nevrosi&nbsp;e la&nbsp;follia.<br>La sua poesia è una carrellata di&nbsp;figure femminili sfortunate e tormentate, ispirate anche alla leggenda&nbsp;delle&nbsp;streghe di Salem. Le sue donne, nei componimenti,&nbsp;parlano in prima persona, si presentano,&nbsp;sovversive&nbsp;ed&nbsp;eccitate,&nbsp;oscure, che non molto possono fare per evitare la propria condizione marginale.&nbsp;Sono streghe che violano la sacralità della casa,&nbsp;streghe camuffate da casalinghe. Sono vulnerabili e dipendenti. Ci sono le tenebre, nella poesia di Anne Sexton, con scorci di luce come fiammate. Lei stessa è una strega tormentata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La scrittura era per Anne l’unica ragione di vita e il luogo dove dare dimora alle sue capacità immaginative. La poesia le consentì di nascere una seconda volta, senza madre né padre, come una dea.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel 1958 il poemetto&nbsp;&#8220;La doppia immagine&#8221;&nbsp;viene pubblicato ed è proprio durante quei mesi, fondamentali per la costruzione della sua identità di poeta, che Anne incontra una giovane donna il cui destino, per certi versi, si snoda parallelo al suo:&nbsp;Sylvia Plath.&nbsp;<br>Entrambe sono poetesse emergenti, entrambe sono donne estremamente ambiziose.<br>Capirono quasi subito che per perseguire i propri desideri avrebbero avuto bisogno di determinazione ed energia.<br>Per tutta la primavera del 1959, il martedì pomeriggio dalle 14 alle 16, la Plath e la Sexton condividono la stessa aula ai seminari di poesia di Robert Lowell. Ne nacquero insieme un’amicizia e una rivalità, fondate sul reciproco riconoscimento delle rispettive, grandi qualità letterarie. Anne veniva da un passato di “casalinga” dell’alta società che aveva deciso di lasciarsi alle spalle per seguire la propria vocazione. Sylvia era combattuta tra un fortissimo bisogno di maternità e l’altrettanto incontenibile desiderio di emergere, di essere riconosciuta e apprezzata come scrittrice. Cercavano ambedue di risolvere con la psicoanalisi i loro problemi, ed erano portatrici di una strabiliante vitalità, solo in apparenza contraddetta dalle pulsioni di morte che non di rado le visitavano.<br>Alla timidezza di Sylvia, insicura, insoddisfatta, in continua balia di crisi depressive, tribolata anche dalle preoccupazioni economiche, sopraffatta dall’ombra di Ted, trasandata spesso, vittima degli strascichi della sua campana di vetro, si contrapponeva l’etilismo di Anne, la sua perfezione nella cura dei dettagli del suo abbigliamento o del suo make-up, la sua sensualità, la sicurezza sfacciata dei suoi movimenti, dei suoi gesti sinuosi, dei suoi passi su tacchi alti e appuntiti in quella società di ipocriti artifici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Due figure che proprio dalla poesia hanno incominciato, insieme, anche il loro folle e progressivo avvicinamento al suicidio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per tutta la sua vita, Anne, pazza e bellissima, ha provato a sopravvivere alla depressione ed ai pensieri suicidi. Ma è una battaglia impossibile, il suicidio sa impersonare magistralmente l’amico di cui ci si può fidare, per il quale ci si sente pronti a soffocare a mezzo del monossido di carbonio nel garage di casa.&nbsp; E’ il 4 ottobre 1974. Addosso solo la pelliccia della madre, un’ultima vodka.<br>Non fu veleno quel monossido. Anne Sexton era già così inquinata, infettata, contaminata da così tanto tempo che quel gas fu solo la miccia per liberarsi da quel martirio straziante, ormai così ingombrante. Un fardello atroce che non poteva più sperare nemmeno nel sollievo della macchina da scrivere.</p>
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		<title>Storie della buonanotte per bambine ribelli di ogni età</title>
		<link>https://www.borderliber.it/storie-della-buonanotte-per-bambine-ribelli-di-ogni-eta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Jan 2022 08:42:27 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Bambine]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo di Letizia Falzone. In copertina: &#8220;Storie della Buonanotte per bambine ribelli&#8221;, Autori Vari &#8220;C&#8217;era una volta&#8230; una principessa? Macché! C&#8217;era una volta una bambina che voleva andare su Marte. Ce n&#8217;era un&#8217;altra che diventò la più forte tennista al mondo e un&#8217;altra ancora che scoprì la metamorfosi delle farfalle&#8221; Quest&#8217;anno tra i tanti regali [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Articolo di Letizia Falzone. In copertina: &#8220;Storie della Buonanotte per bambine ribelli&#8221;, Autori Vari</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;C&#8217;era una volta&#8230; una principessa? Macché! C&#8217;era una volta una bambina che voleva andare su Marte. Ce n&#8217;era un&#8217;altra che diventò la più forte tennista al mondo e un&#8217;altra ancora che scoprì la metamorfosi delle farfalle&#8221;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quest&#8217;anno tra i tanti regali di Natale scelti, mia figlia ha chiesto un libro. E io sono stata felicissima di accontentare questo suo desiderio.<br />Tra i tanti libri per bambini ne ho scelto uno in particolare però: &#8220;Storie della Buonanotte per bambine ribelli&#8221;<br />L&#8217;ho scelto per diversi motivi, primo tra tutti la copertina, così morbida, così confortante. Mi ha ricordato i libri di fiabe che leggevo da bambina prima di andare a dormire. <br />Se poi avessi avuto anche un solo dubbio, mi sarebbe bastato leggere la premessa per decidermi a comprarlo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Alle bambine ribelli di tutto il mondo: sognate più in grande, puntate più in alto, lottate con più energia. E, nel dubbio, ricordate: avete ragione voi.&#8221;</p>



<p class="wp-block-paragraph">In Storie della buonanotte per bambine ribelli sono raccolte cento storie di donne che hanno cambiato la storia grazie alla loro forza e determinazione. Principesse che non hanno aspettato il principe azzurro ma che da sole hanno creato un regno. Queste cento donne hanno vissuto in epoche storiche diverse, in nazioni e città diverse, eppure le loro vite hanno un denominatore comune: hanno sognato in grande ed hanno lottato con forza per i loro ideali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dalla storia di Jane Austen a Michelle Obama, da Frida Kahlo a Rita Levi Montalcini, sono tutte storie che ci raccontano della volontà e dell’impegno che queste donne hanno dimostrato nel realizzare i propri sogni, lasciando un segno indelebile nella realtà di tutti noi. Impossibile per me non andare subito a cercare Virginia Woolf. Con mia piacevole sorpresa ho scoperto che c’era anche l’accenno alla sua depressione e il consiglio che ne viene fuori è straordinario. Nonostante tutto, scrivere le proprie emozioni può aiutarci non solo a stare meglio, ma anche a gestirle.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le bellissime illustrazioni realizzate da artisti di tutto il mondo, poi, rendono le pagine di questo libro ancora più vivace e unico. Questo libro ci educa alla libertà di pensiero fuori da schemi e dagli stereotipi sociali, ed è consigliato a tutti senza differenza di età e di genere.<br />È un libro che parla di donne alle bambine di oggi che saranno donne domani.<br />Ogni storia inizia con “C’era una volta…” e viene esposta come una bellissima fiaba. Ogni ritratto è lungo una pagina, poche battute per delineare una vita intera e renderla comprensibile e accattivante agli occhi dei bambini.<br />Penso che sia utile leggerlo e farlo leggere ai nostri figli e nipoti perché trasmette dei valori importanti e necessari da coltivare per creare un futuro migliore dell’attuale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Insegna a: lavorare per inseguire i propri sogni, sapendo che la riuscita può passare anche attraverso dei fallimenti. Imparare dai propri fallimenti, nella consapevolezza che un sogno si può realizzare, nonostante tutti dicano di no.<br />Che le donne sono uguali agli uomini, hanno solo una struttura diversa ma per questo non meno capace. Che le uniche bellezze che non sfioriscono mai sono la cultura e l’intelligenza e questo senza distinzione di genere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo libro è molto più che una semplice raccolta di fiabe come potrebbero trovarsene molte in giro. È il racconto dal lessico semplice, scorrevole ed esplicativo di fiabe vere, con eroine realmente esistite e conclusioni altrettanto reali. Non c’è il classico “lieto fine” come nelle fiabe che noi tutti conosciamo, c’è il “fine reale” che la vita ci può proporre sempre: bello o brutto, ogni qual volta decidiamo di credere nei nostri sogni e in noi stesse.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono storie di una potenza particolare, che arrivano diritte allo stomaco dei più grandi e al cuore dei più piccoli che potranno così avere dei veri modelli a cui ispirarsi nel loro crescere e imparare lezioni di vita sempre attuali, applicabili ed educative.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il libro nasce dall’incontro di due autrici, una, Elena Favilli, scrittrice e giornalista professionista e l’altra, Francesca Cavallo, scrittrice e regista teatrale, e la creazione da parte loro di un laboratorio di innovazione dei media per l’infanzia chiamato Timbuktu, con il fine di stimolare le nuove generazioni e creare prodotti innovativi per bambini di tutte le età.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È davvero bello come Francesca ed Elena siano state capaci di creare un libro che non solo insegnasse ai più piccoli di credere nei loro sogni, ma anche ai genitori di spronare sempre questi piccoli cuccioli a trovare la loro strada e soprattutto avere una passione che dia senso alla loro vita.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un altro messaggio che vi arriverà sarà la speranza; speranza che un giorno non ci siano discriminazioni, perché ogni persona, indipendentemente dalla razza, colore, aspetto fisico, religione, abbigliamento, soldi, dovrebbe avere le stesse opportunità ed essere trattato con rispetto. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La discriminazione tra donna e uomo è all’ordine del giorno, nel mondo lavorativo come in quello familiare, dove non sembra per nulla essere cambiata la realtà rispetto a quella di tempi passati e dove si continua a pretendere sempre di più dal sesso femminile e meno da quello maschile, considerato, però, il sesso forte.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Che queste storie, quindi, possano essere per questo di ispirazione per le bambine, donne del domani, che le prepari alle difficoltà che dovranno affrontare, ma che le incoraggi anche a rincorrere i propri sogni contro tutto e contro tutti, perché alla fine l’amore per le proprie passioni e per il proprio lavoro vince sempre su ogni cosa. Sognare sempre, sognare in grande e puntare in alto e non smettere mai di lottare che alla fine i propri sogni si realizzano. Un libro bellissimo, un messaggio straordinario che spero possa essere aperto anche ai bambini, perché credo che raccontare di donne straordinarie anche a piccoli ometti possa solo essere costruttivo e utile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Credo che possa essere un vademecum per tutte le donne del mondo dai 6 ai 100 anni, uno sprono, un gancio al quale appigliarsi quando la fiducia in se stesse viene meno. Siamo fragili noi donne, siamo facilmente demoralizzabili, spesso non crediamo nella nostra forza e nel nostro potere di cambiare le cose. Ecco che proprio nei momenti di cedimento, questo libro può ricordarci chi siamo e che se vogliamo una cosa possiamo ottenerla. <em>Volere è potere</em>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A ricordarcelo c’è la bellezza di Alek Wek, la voglia di cielo di Amelia Earhart, l’ironia di Ashley Fiolek, lo stile di Coco Chanel, la curiosità di Grace Hopper, l’altruismo coraggioso di Irena Sendlerowa, la maturità di una bambina come Malala Yousafzai, e le mille altre qualità che le donne di questo libro non fanno altro che ricordarci che abbiamo anche noi: la differenza sta nel saperle sfruttare. In ognuna di noi c&#8217;è un pizzico di ognuna di loro.</p>
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		<title>Oltrepassare. Un sogno e una vita</title>
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		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Apr 2021 10:21:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[A&B Editrice]]></category>
		<category><![CDATA[Letizia Falzone]]></category>
		<category><![CDATA[Oltrepassare]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Attraversare la vita come in un sogno oppure oltrepassare? Con questa domanda, Letizia Falzone, nella sua recensione già pubblicata sul suo blog Parole di Burro, dà vita a un&#8217;analisi profonda del libro. Dire che &#8220;Oltrepassare&#8221; è un libro non facile è un eufemismo. La difficoltà è data in primis dalla modalità della narrazione che, seguendo [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Attraversare la vita come in un sogno oppure oltrepassare? Con questa domanda, Letizia Falzone, nella sua recensione già pubblicata sul suo blog <a href="https://parole-di-burro3.webnode.it/l/attraversare-la-vita-come-in-un-sogno-oppure-oltrepassare/?fbclid=IwAR2Mhk3aA6PVrFJHNeiqlJcNXOOHlu_79P9VsH--eHeTDXZC7aLX3qxQzAc">Parole di Burro</a>, dà vita a un&#8217;analisi profonda del libro. </em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Dire che &#8220;Oltrepassare&#8221; è un libro non facile è un eufemismo. La difficoltà è data in primis dalla modalità della narrazione che, seguendo il flusso di coscienza, procede avanti, torna indietro, si perde nei meandri della mente umana. E non di una sola per giunta, ma di tutti i personaggi-narratori. Contrappone immagini apparentemente disparate e non circoscritte, al fine di mostrare il flusso caotico dei pensieri nella mente umana.<br><br>I caratteri dei personaggi sono magistralmente delineati, ma non descritti: vengono fuori dalle azioni e dagli errori che commettono e dalla ricostruzione che di loro ne fa il narratore. In primis, Emma che è un po&#8217; il fulcro intorno a cui ruota l&#8217;equilibrio del romanzo. Emma la peccatrice, Emma la puttana, Emma la depressa. Lei è sinonimo di vita, ribelle fin da piccola travolge chiunque provi a fermarla. Con il suo comportamento riesce a sovvertire l&#8217;ordine dei valori della tradizione. Eppure, nonostante le colpe, quello che si prova per tutti i personaggi non è in fondo che compassione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Leggere le menti dei personaggi è un&#8217;esperienza conturbante, eppure magnifica. La loro storia travalica le pagine e raggiunge il cuore di chi sa accoglierla e custodirla, imprimendovisi in maniera potente, definitiva. La follia, la disperazione, la rabbia, il dolore: questa commedia inumana aspra, terribile, mortale è un incubo che t&#8217;afferra per la gola, ti maciulla l&#8217;anima, ti divora. Non mi resta che levare le braccia ammutolite verso il cielo pesante e anch&#8217;esso muto, tenendo le labbra serrate senza emettere neppure un sospiro; così mi sento, dinanzi a Ciano e al suo linguaggio titanico e primordiale. L&#8217;uomo è un&#8217;ombra, e le ombre continuano a superare, se non ad inghiottire l&#8217;uomo. Tra queste ombre, io non scorgo alcun barlume che possa spalancare le porte a una luce rischiarante, riportando senso e speranza in questa valle dilaniata: inutile illuderci, l&#8217;incubo persisterà, forse eternamente, perché non possiamo svegliarci da quel racconto che è la vita. Ciano dà voce a tutte le ossessioni e fantasmi di questo Sud che patisce l&#8217;interminabile decadenza. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><br>Il romanzo è un poema complesso, non è un libro qualunque e non è un libro per tutti. Presenta una prosa complicata e molte sovrapposizioni narrative. Forte e prorompente è anche il contenuto; un&#8217;immagine indelebile della decadenza umana, animi esacerbati, menti malate, famiglie alla deriva, cui fa da sfondo il grande Sud, terra di contrasti e testimone del declino sociale.&nbsp;<br>Certo, è un romanzo complicato. Mette in piazza la decadenza di una terra martoriata. E lo fa mettendo tutto a nudo, senza nascondersi. Ma a queste scelte tecniche, allo stile torbido, l&#8217;autore affianca elementi di luce, di concretezza, di chiarezza. Terminato di leggere, la sensazione che ho provato è stata di rammarico: per tutto il romanzo ho continuato a nutrire ingenuamente la speranza di vedere una luce in fondo a quel tunnel in cui ero entrata a pagina 9. Ma nonostante la consapevolezza che non sarebbe successo, nessun barlume è mai apparso.<br>Chiudendo il libro si ha la sensazione, che dura giorni, di aver assisitito a qualcosa che sta fuori la nostra normale concezione del mondo, delle persone e perfino della luce e dell&#8217;aria che ci circonda. Si ha altresì la sensazione di non aver capito tutto. E parlando di Ciano, direi che ciò fa parte del gioco e che sia più che giusto così.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Oltrepassare è un fiume in piena. L&#8217;unica cosa da fare è immergersi in quest&#8217;acqua totalmente e dimenticarsi delle regole alle quali si è abituati. Non ci sono paletti, trame definite o descrizioni chiarificanti: c&#8217;è la scrittura di Ciano che ti avvolge oppure ti allontana. In questo caso &#8211; e nel mio caso &#8211; ti rapisce, totalmente. Un romanzo completo e complesso che sfida il lettore a entrare nelle sue trame contorte ma che lascia un segno indelebile dei suoi personaggi e dello stile del tutto particolare del suo autore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Consigliato a chi legge &#8220;forte&#8221;.<br>&#8220;Dove finiscono tutti gli attimi vissuti? Chi li mastica, chi li gusta, chi li inghiotte, chi li digerisce?&#8221;</p>



<p class="wp-block-paragraph"> &#8220;Qui chi è troppo intelligente viene temuto e isolato. In questo paese vi vogliono stupidi, come siamo stati noi un tempo. Qui vi vogliono incapaci di reagire, di capire e di vedere il disastro; così siamo stati noi in passato e così, per loro, dovete essere voi giovani. Qui vi vogliono inetti, ma tu te ne andrai da qui.&#8221;<br><br>&#8220;Tutti i giovani calabresi dovrebbero prendere a calci i loro padri, perché non hanno lasciato nulla di degno se non cemento, ipocrisia e marciume. I padri calabresi odiano i loro figli. Li hanno odiati ancor prima che mettessero il naso fuori dal grembo materno. Li hanno sacrificati al benessere illegale, al lavoro sottopagato, alle fabbriche inquinanti.&#8221;</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Un disastro ambientale. Cemento, amianto, rifiuti, merda in cielo, in terra e sottoterra. Qui è solo un disastro morale. Falsi sorrisi, figli che hanno trasformato gli orti dei padri in terreni edificabili sui quali sono stati costruiti palazzi con la sabbia di mare.&#8221;&#8221;Ti perdevi tra le parole degli altri, poi passavi alle tue. Le avresti fatte confluire in un libro, ma dicevi che non avevi nessuna intenzione di dare le tue emozioni in pasto a un pubblico di curiosi. Erano tue e basta! Eri gelosa delle tue emozioni.&#8221;</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Le parole lasciate su un foglio non invecchiano; le mani di chi le scrive invecchiano e diventano rugose, e si piegano alla forza dell&#8217;artrosi; la mente di chi le partorisce diventa fragile, si spegne, si sottomette lentamente al sonno della ragione, alla felice follia, a una senilità che succhia la razionalità. Ma ci sono anche parole che compaiono tra gli spazi bianchi. Sono quelle dell&#8217;anima, ed esse si partoriscono con dolore e mai vengono pronunciate in pubblico, ma sempre proferite quando si è soli, in casa, in una stanza di cui si chiude la porta a chiave.&#8221;&#8221;Cadremo sempre nei pensieri degli aaltri, nella notte degli altri, nello sguardo di qualcuno, nei sorrisi di molti. Ci scambiamo le anime, eppure, mai ci apparteniamo, mai verremo conosciuti per le nostre qualità o per i nostri difetti. Consegnati al mondo diventiamo schiavi l&#8217;uno dell&#8217;altro.Tu, Alfonso, sei stato mio. Mai ti ho conosciuto, forse ti ho solo immaginato.&#8221;</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;E io sono rimasta qui, alla finestra, a guardare un mondo che non gira più.&#8221;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/oltrepassare-un-sogno-e-una-vita/">Oltrepassare. Un sogno e una vita</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
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