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	<title>Italia Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>Ottimismo italiano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Jul 2026 19:08:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Ottimismo italiano&#8221; è un racconto di Martino Ciano. In copertina un&#8217;immagine creata con l&#8217;intelligenza artificiale Hanno annunciato il rialzo dei prezzi dei carburanti, l&#8217;aumento del costo dell&#8217;energia elettrica e del gas. Nonostante tutto hai fame. La giornata lavorativa si è conclusa da qualche ora. Non sei stanco, ma sei felicemente compresso nei tuoi pensieri. Domani? [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Ottimismo italiano&#8221; è un racconto di Martino Ciano. In copertina un&#8217;immagine creata con l&#8217;intelligenza artificiale </strong></p>
<p dir="ltr">Hanno annunciato il rialzo dei prezzi dei carburanti, l&#8217;aumento del costo dell&#8217;energia elettrica e del gas. Nonostante tutto hai fame. La giornata lavorativa si è conclusa da qualche ora. Non sei stanco, ma sei felicemente compresso nei tuoi pensieri. <strong>Domani?</strong> Un altro giorno di lavoro. A meno che tu non muoia nel sonno, tutto andrà come oggi.</p>
<p dir="ltr">La catastrofe sembra imminente: il cambiamento climatico sta generando un caldo assassino. Come difendersi dal solleone che ormai sbrana? Ma a te neanche questa notizia ti scompone. Mangi il tuo <strong>hamburger di tacchino</strong> e già pensi all&#8217;insalata di pomodori e cipolla. E che dire del <strong>melone Cantalupo</strong> che ti sei tenuto in fresco e che ingurgiterai fino all&#8217;ultima fetta. Solo per questa sensazione di rinnovata strafottenza la serata ti sembra diversa dalle altre. Ma che dico: ti appare unica.</p>
<p dir="ltr">Mentre il portavoce del <strong>Governo italiano</strong> promette meno tasse e più sicurezza, tu spalmi un po&#8217; di ricotta di capra su un pezzettino di pane integrale. Ti senti diverso da quegli spacciatori magrebini, che prima o poi manderanno a casa con la forza. Tu il pane e la ricotta te li sei guadagnati con il sudore e grazie al taglio del cuneo fiscale, che ti ha portato <strong>57 euro</strong> in più al mese in busta paga, puoi mangiare anche un po&#8217; di più.</p>
<p dir="ltr"><strong>L&#8217;ottimismo italiano</strong> ti governa l&#8217;apparato digerente. Senti la sazietà, la voglia di fare una passeggiata e dopo di andare a letto. Che modo fantastico di finire una giornata di semplice routine. Non ti domandi perché tu puoi permetterti lo stretto necessario, mentre quelli in Tv predicano bene per poi sperperare alle tue spalle. Che te ne frega della lotta di potere. Non sai come funziona, ma hai capito che c&#8217;è chi vince e chi perde al tuo posto. A te costa solo una “X“ a casaccio su una scheda elettorale.</p>
<p dir="ltr">Hai bisogno di un eroe in cui credere. A volte sei tu, ma solo se rimorchi una donna. Se ti va male, sei finito. Se fai cilecca, sei segnato e ti fustighi con qualche integratore. È vero, qualche volta la rabbia ti monta dentro. Non sai da dove proviene, ma subito scorreggi e ti passa. Ridi pure e pensi che <strong>l&#8217;ottimismo italiano</strong> ti governa. Basta accendere la <strong>Tv</strong> e sentire quei politici infiocchettati che sparano cifre. «<strong>Non siamo mai stati meglio</strong>».</p>
<p dir="ltr">E tu ci credi. Sì, perché effettivamente vedi intorno a te la gente immobile; incazzata ma sorridente; indebitata ma sempre piena di desideri; leggiadra anche se racconta solo di problemi; pronta a rischiare ma sempre mandando avanti il proprio vicino; convinta pure se cambia idea ogni cinque minuti. Questo è <strong>l&#8217;ottimismo italiano</strong> che non abbandona mai nessuno.</p>
<p dir="ltr">Perciò ti senti un patriota, un essere pieno di speranza. Un vero italiano, sovrano a casa propria anche se una casa davvero tua non te la sei mai potuta costruire.</p>
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		<title>Scalea accoglie l&#8217;Ambasciatore della Lituania</title>
		<link>https://www.borderliber.it/scalea-accoglie-lambasciatore-della-lituania/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Jun 2026 10:06:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Border News]]></category>
		<category><![CDATA[comunicato stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Lettura]]></category>
		<category><![CDATA[Scalea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Scalea accoglie l&#8217;Ambasciatore della Lituania. Pubblichiamo il comunicato stampa della due giorni Due giornate all&#8217;insegna della diplomazia, dell&#8217;amicizia tra i popoli e della cooperazione internazionale quelle vissute a Scalea in occasione della visita ufficiale dell&#8217;Ambasciatore della Repubblica di Lituania in Italia, Dalia Kreivienė, accompagnata dal Console Onorario della Repubblica di Lituania per Puglia e Basilicata, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scalea accoglie l&#8217;Ambasciatore della Lituania. Pubblichiamo il comunicato stampa della due giorni</strong></p>
<p>Due giornate all&#8217;insegna della diplomazia, dell&#8217;amicizia tra i popoli e della cooperazione internazionale quelle vissute a Scalea in occasione della visita ufficiale dell&#8217;Ambasciatore della Repubblica di Lituania in Italia, Dalia Kreivienė, accompagnata dal Console Onorario della Repubblica di Lituania per Puglia e Basilicata, Giuseppe Saracino, dall&#8217;ex Ministro del Bilancio e dell&#8217;Economia della Lituania e membro del Parlamento della Repubblica di Lituania, Dainius Kreivys, e dal Rettore del Pontificio Collegio Lituano di San Casimiro di Roma, Audrius Arstikaitis.</p>
<p>Ad accogliere la delegazione istituzionale sono stati il vicesindaco <strong>Raffaele D&#8217;Anna</strong>, il presidente del Consiglio comunale <strong>Angelo Paravati</strong>, il capogruppo di maggioranza Fabio Ferrara, il presidente della Pro Loco di Scalea <strong>Salvatore Licursi</strong> e il presidente di Ecotur <strong>Giancarlo Formica</strong>.</p>
<p>Momento particolarmente significativo della visita è stata la cerimonia dell&#8217;alzabandiera della <strong>Repubblica di Lituania</strong>, accompagnata dall&#8217;esecuzione degli inni nazionali italiano e lituano, nel pieno rispetto del protocollo previsto per le visite ufficiali di un ambasciatore presso un ente locale.</p>
<p>L&#8217;iniziativa, fortemente voluta dalla presidente della Comunità Lituana di Calabria, Henrieta Racyliene, è stata realizzata con il supporto della Pro Loco di Scalea e dell&#8217;associazione TirrenPol Ex PolscyScaleoti, confermando il ruolo della città come luogo di incontro tra culture diverse e punto di riferimento per una comunità internazionale sempre più presente sul territorio.</p>
<p>Nel corso dell&#8217;incontro sono state poste le basi per sviluppare future collaborazioni nei settori della cultura e del turismo, con l&#8217;obiettivo di rafforzare i rapporti tra <strong>Scalea</strong> e la <strong>Lituania</strong>. Tra le prospettive emerse anche la possibilità di avviare un percorso che possa condurre a un patto di amicizia e, successivamente, a un gemellaggio con una città lituana.</p>
<p>L&#8217;Ambasciatore <strong>Kreivienė</strong> ha espresso piena disponibilità a sostenere questo percorso, sottolineando l&#8217;importanza della comunità lituana presente sul territorio e manifestando la volontà di consolidare ulteriormente i rapporti tra i due Paesi.</p>
<p>Determinante, per la riuscita dell&#8217;iniziativa, anche la collaborazione del Console Onorario <strong>Giuseppe Saracino</strong>, che ha contribuito all&#8217;organizzazione della visita istituzionale e al rafforzamento dei rapporti tra le istituzioni coinvolte.</p>
<p>«La visita dell&#8217;Ambasciatore della Repubblica di Lituania rappresenta per Scalea un momento di grande prestigio istituzionale &#8211; ha affermato il Sindaco di scalea <strong>Mario Russo</strong> -  La nostra città conferma la propria vocazione all&#8217;accoglienza e al dialogo tra i popoli, elementi che riteniamo fondamentali anche per favorire nuove opportunità di crescita. Ringrazio l&#8217;Ambasciatore, il Console Onorario Giuseppe Saracino e tutti coloro che hanno contribuito all&#8217;organizzazione di questa importante giornata. Ci auguriamo che da questo primo incontro possano nascere rapporti sempre più stretti tra Scalea e la Lituania, con ricadute positive sul piano culturale, turistico e delle relazioni tra le rispettive comunità.»</p>
<p>«È stato un onore accogliere a Scalea l&#8217;Ambasciatore della Repubblica di Lituania e l&#8217;intera delegazione istituzionale &#8211; ha sottolineato il vicesindaco di Scalea Raffaele D&#8217;Anna &#8211; questa visita rappresenta un momento importante per la nostra città, perché conferma la capacità di Scalea di costruire relazioni internazionali fondate sul dialogo, sulla cultura e sulla valorizzazione del territorio. Auspichiamo che questo incontro sia l&#8217;inizio di un percorso di collaborazione, capace di tradursi in iniziative culturali, turistiche e istituzionali sempre più significative.»</p>
<p>Molto soddisfatto il capogruppo di maggioranza <strong>Fabio Ferrara</strong> che ha dichiarato: «Abbiamo vissuto due giornate di grande valore istituzionale e umano che hanno permesso di far conoscere Scalea e le sue potenzialità a una delegazione di alto profilo. Come delegato al Turismo ritengo che iniziative di questo livello rappresentino un&#8217;importante occasione di promozione del territorio e di apertura verso nuovi mercati internazionali. Ringrazio inoltre consiglieri, assessori e presidente del consiglio che in questi tre giorni di attività hanno garantito presenza, partecipazione e accoglienza istituzionale».</p>
<p>Una visita che rappresenta un importante punto di partenza per nuove opportunità di cooperazione internazionale e per la promozione di Scalea in un contesto europeo sempre più orientato allo scambio culturale e turistico.</p>
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<p>&nbsp;</p>
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		<title>Suprematista, io? Opinioni bandite dal politicamente corretto</title>
		<link>https://www.borderliber.it/suprematista-io-opinioni-bandite-dal-politicamente-corretto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 20 Jun 2026 12:09:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Border News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Rocco Giudice è un nostro appassionato lettore che vuole dire la sua sull&#8217;abuso di certe parole come &#8220;suprematista&#8221;. Quando il politically correct bandisce le opinioni In alcune aree del Nord dell&#8217;Italia, all&#8217;inizio del terzo millennio, gli immigrati costituivano il 10 percento circa dei residenti. Oggi, nelle stesse zone, fra prime, seconde e terze generazioni, gli [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Rocco Giudice è un nostro appassionato lettore che vuole dire la sua sull&#8217;abuso di certe parole come &#8220;suprematista&#8221;. Quando il politically correct bandisce le opinioni</strong></p>
<p dir="ltr">In alcune aree del Nord dell&#8217;Italia, all&#8217;inizio del terzo millennio, gli immigrati costituivano il 10 percento circa dei residenti. Oggi, nelle stesse zone, fra prime, seconde e terze generazioni, gli immigrati sono più del 30 percento della popolazione. Se il trend è questo, fra 25 anni è facile immaginare che i &#8220;vecchi italiani&#8221; saranno una minoranze fra le altre.</p>
<p dir="ltr">La demografia ha conseguenze politiche, sociali, giuridiche, culturali inevitabili. Dato tutto questo, chi nota che è così viene accusato, sic et simpliciter &#8211; accusa formulata senza onere di prova e senza contraddittorio &#8211; di essere un &#8220;suprematista&#8221;: cioè? Almeno, chiamateli survivalisti di un popolo in via di estinzione e cancellazione sul piano storico.</p>
<p dir="ltr">Mai si è vista una civiltà avviarsi all&#8217;uscita dalla storia con i propri piedi e sparire dalla nazione in cui era insediata da secoli, perlomeno. Un sui-genocidio indolore e assistito senza tante scuse: tutti i mali del mondo sono responsabilità degli occidentali, bianchi &#8211; da &#8220;smantellare&#8221;, ci è stato detto senza che la cosa suscitasse tante repliche &#8211; e di tradizione, se non religione professata, cristiana. Via, sciò, fuori dall&#8217;Europa, un po&#8217; per volta, con una forma di pulizia etnica incruenta.</p>
<p dir="ltr">Recentemente, un rapporto della polizia inglese ha accertato che molte migliaia &#8211; 250.000, si stima &#8211; bambine e ragazzine dai 4 ai 15 anni sono state per anni trattate come schiave sessuali, nonché violentate, seviziate, ricattate e definite puttane, troie bianche fra gli sghignazzi non di uno, due o venti aguzzini, ma da una rete attiva per anni di indo-pakistani che contava almeno 5 mila &#8220;affiliati&#8221;. Le vittime e le rispettive famiglie venivano minacciate  dal non denunciare l&#8217;accaduto.</p>
<p dir="ltr">Anche quando questi dati &#8211; fatti, non paranoie: chi lo nega per ragioni &#8220;ideologiche&#8221; è paranoico e complice &#8211; è avvenuto nel silenzio dei media, nella inazione della polizia e della magistratura inglese: che hanno consigliato, scoraggiato, dissuaso le vittime del denunciare e dal parlarne alla stampa, parlando di &#8220;maschi&#8221; senza nulla dire dell&#8217;estrazione etnica e culturale dei carnefici, molti dei quali ufficialmente inglesi perché parlano, fosse pure come seconda o terza, la lingua del Re e pagano le tasse &#8211; non è detto &#8211; al governo di Sua Maestà.</p>
<p dir="ltr">Chiaro che non siamo di fronte a un episodio di cronaca nera e a crimini, frequenti, magari, ma isolati. Questa è l&#8217;espressione di una cultura che, al di là di casi tanto atroci &#8211; le condanne post hoc fioccheranno, da imam e correligionari o connazionali d&#8217;origine: sarebbero state più credibili le denunce per tempo -, potrà cambiare o no le leggi di un Paese europeo quando gli immigrati avranno raggiunto una massa critica sufficiente.</p>
<p dir="ltr">Rilevare questo farebbe di me un suprematista? Il mainstream istituzionale, politico, mediatico e intellettuale con licenza di uccidere la verità dei fatti ha sentenziato il &#8220;sì&#8221;. I panegirici e pannicelli caldi alla libertà di opinione e di dibattiti, i commossi omaggi alla miss Mondo delle Costituzioni, al sacrosanto diritto di cronaca e di critica, l&#8217;entusiasmo per &#8220;i nostri valori occidentali&#8221; sono gli specchietti per le allodole e gli usignoli del regime multipartitico a Pensiero Unico.</p>
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		<title>Canti Orfici di Dino Campana: lo stile di un immortale maledetto</title>
		<link>https://www.borderliber.it/canti-orfici-dino-campana-ciaccio-articolo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 May 2026 07:54:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Pasquale Ciaccio ci parla dei Canti Orfici di Dino Campana. In copertina un&#8217;immagine rielaborata con l&#8217;intelligenza artificiale Dino Campana nasce a Marradi, in provincia di Firenze, nel 1885. Frequenta le scuole a Faenza e a Torino. Si iscrive a alla Facoltà di Chimica ma non concluderà gli studi. Verso il 1900 iniziano i primi segnali [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div data-olk-copy-source="MessageBody"><strong>Pasquale Ciaccio ci parla dei Canti Orfici di Dino Campana. In copertina un&#8217;immagine rielaborata con l&#8217;intelligenza artificiale</strong></div>
<div data-olk-copy-source="MessageBody">
<p style="text-align: left;"><strong>Dino Campana</strong> nasce a <strong>Marradi, </strong>in provincia di Firenze, nel 1885. Frequenta le scuole a Faenza e a Torino. Si iscrive a alla <strong>Facoltà di Chimica</strong> ma non concluderà gli studi. Verso il 1900 iniziano i primi segnali di squilibrio mentale che lo allontanano dalla famiglia portandolo a condurre un vita errabonda. Viene arrestato più volte e anche internato in manicomio. Frequenti sono i suoi viaggi all&#8217;estero fra il 1903 e il 1918: in Europa, in Russia e in sud America. Per mantenersi svolge i lavori più disparati: pianista di bordello, manovale, sterratore, pompiere e persino suonatore di triangolo.</p>
<p>L&#8217;opera principale di Dino Campana? <strong>Canti Orfici</strong><em>,</em> il cui manoscritto viene consegnato a <strong>Giovanni Papini</strong> e ad <strong>Ardengo Soffici</strong>, direttori della rivista &#8220;<strong>Lacerba</strong>&#8220;. Il manoscritto viene perso da quest&#8217;ultimo e sarà ritrovato solo negli anni &#8217;70. Il poeta non si perde d&#8217;animo, lo riscrive a memoria e lo pubblica a sue spese nel 1914 col titolo di <strong>Canti Orfici, </strong>anche se il titolo originario era &#8220;<strong>Il più lungo giorno</strong>&#8220;. Ha una difficile relazione con la scrittrice <strong>Sibilla Aleramo</strong>, ma nel 1918 viene rinchiuso in manicomio dove resterà fino alla morte, avvenuta nel 1932 per una setticemia.</p>
</div>
<p style="text-align: left;" data-olk-copy-source="MessageBody">Questo grande poeta, senz&#8217; altro da considerare ai massimi vertici del Novecento per il linguaggio assolutamente lirico pieno di immagini straordinarie, viene considerato da alcuni un &#8220;<strong>poeta visionario</strong>&#8220;, mentre da altri &#8220;<strong>poeta visivo</strong>&#8220;, in quanto esprime una poesia ricca di simbolismo e di espressionismo. <strong>Dino Campana</strong> è l&#8217;artista italiano che più di tutti esprime quel filone di poeti cosiddetti &#8220;maledetti&#8221;, cioè disadattati, non in armonia con il loro tempo, anche se cercò d&#8217;integrarsi nel proprio ambiente.</p>
<p style="text-align: left;" data-olk-copy-source="MessageBody">La follia di cui era affetto non si può però considerare la causa della poesia, bensì tutto il contesto della sua epoca, priva di valori effettivi come il primo Novecento, pensiamo alla &#8220;<strong>Morte di Dio</strong>&#8221; di <strong>Nietzsche</strong>. Il titolo <strong>Canti Orfici</strong> è dato dall&#8217;aggettivo che esprime una poesia misteriosa, che s&#8217;identifica con <strong>il tutto</strong> e quindi come <strong>verità</strong>. Poesia visiva, per l&#8217;appunto, che è la definizione più adatta per i suoi componimenti, perché i versi nascono da singole o brevi percezioni, da profumi, da suoni, immagini mentali, ideali, frutto della sua fantasia.</p>
<p style="text-align: left;" data-olk-copy-source="MessageBody"><strong>Ecco alcuni esempi:</strong></p>
<p style="text-align: left;" data-olk-copy-source="MessageBody"><em>Pensare nel languore/Catastrofi lontane/mentre colle sue antenne e le sue luci un grande/Cimitero il tuo porto</em></p>
<p style="text-align: left;" data-olk-copy-source="MessageBody"><em>In un momento/sono sfiorite le rose/i petali caduti/perché io non potevo dimenticare le rose/col nostro sangue e colle nostre lacrime facevamo le rose/che brillavano un momento al sole del mattino</em></p>
<p style="text-align: left;" data-olk-copy-source="MessageBody"><em>Acqua di mare amaro/ che esali nella notte/ verso le eterne rotte/ il mio destino prepara/ mare che batti come un cuore stanco/ violentato dalla voglia atroce/ di un Essere insaziato che si strugge&#8230;</em></p>
<p style="text-align: left;" data-olk-copy-source="MessageBody"><strong>Anche il viaggio è uno dei temi preminenti in i Canti Orfici </strong>di<strong> Dino Campana.</strong> Viaggio sia reale che onirico come quelli in Argentina o in città italiane quali Faenza, Firenze, Genova e Bologna.</p>
<p style="text-align: left;" data-olk-copy-source="MessageBody"><strong>Ecco alcuni versi in cui appaiono città fantastiche:</strong> <em>Noi vedemmo sorgere nella luce incantata/una bianca città addormentata/ai piedi dei picchi altissimi dei vulcani spenti/Nel soffio torbido dell&#8217;equatore</em>.</p>
<p style="text-align: left;" data-olk-copy-source="MessageBody"><strong>E che dire anche dei temi quali il buio, la notte:</strong> <em>Chi le taciturne porte/guarda che la notte/ ha aperto sull&#8217;infinito?</em></p>
<p style="text-align: left;" data-olk-copy-source="MessageBody">Nella notte, per il poeta, emerge il mistero che si celebra o si chiarisce. In conclusione per <strong>Dino Campana</strong> la poesia ha una natura &#8220;visiva&#8221; non visionaria, che è altra cosa, e orfico assume il significato che la poesia è divina, misteriosa. Egli nelle proprie riflessioni scriveva: &#8220;<strong>Ad ogni poesia fare un quadro</strong>&#8220;. Figure e suoni prima che diventano parole.</p>
<div class="x_default-style"></div>
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		<title>La città del Sole: sigilli dell&#8217;utopia</title>
		<link>https://www.borderliber.it/la-citta-del-sole-recensione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Apr 2026 15:51:16 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Campanella]]></category>
		<category><![CDATA[Filosofia]]></category>
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		<category><![CDATA[Rinascimento]]></category>
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		<category><![CDATA[utopia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.borderliber.it/?p=15533</guid>

					<description><![CDATA[<p>Recensione di Gian Mario Quinto. In copertina: &#8220;La città del Sole&#8221; di Tommaso Campanella, a cura di Stefano Cazzato, con un saggio di Alfredo Imbellone, Isolario Edizioni 2026 “L’utopia del Rinascimento è il cielo secolarizzato del Medioevo” scriveva Horkheimer in un testo giovanile dedicato agli inizi della filosofia borghese della storia in cui trova forse [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Recensione di Gian Mario Quinto. In copertina: &#8220;La città del Sole&#8221; di Tommaso Campanella, a cura di Stefano Cazzato, con un saggio di Alfredo Imbellone, Isolario Edizioni 2026 </strong></p>
<p>“L’utopia del Rinascimento è il cielo secolarizzato del Medioevo” scriveva Horkheimer in un testo giovanile dedicato agli inizi della filosofia borghese della storia in cui trova forse già in incubazione il cuore della futura teoria critica. Il fondatore della Scuola di Francoforte indicava la naturale ambivalenza di ogni pensiero utopico, almeno per come emerge in Moro e Campanella: “critica di ciò che è e rappresentazione di ciò che dovrebbe essere”. Una duplicità che se da un lato sfugge all’apologia dell’esistente, mostrando lucida consapevolezza circa la miseria reale dell’ordinamento borghese in statu nascenti, dall’altro non evita il misconoscimento del processo storico-politico che potrebbe sopprimerla: il sogno egualitario è sempre proiettato in isole lontane.</p>
<p>Della stagione dell’utopia – come tópos letterario non meno che come nucleo di verità – il celebre trattato di Campanella è uno dei punti di massima espressione. Appare così assai meritoria la pubblicazione di una nuova edizione dell’opera, edita da Isolario Edizioni, splendidamente curata e introdotta da Stefano Cazzato e arricchita da un ampio saggio storico-epistemologico di Alfredo Imbellone.</p>
<p>L’introduzione di Cazzato (Utopie, pp. 5-19) – che per ricchezza di riferimenti si pone come sintesi del concetto stesso dal Cinquecento a oggi – insiste con ragione sul momento internamente “tensionale” dell’utopismo campanelliano, che non ha nulla di ingenuamente palingenetico, evita illusioni storicistiche o prospettive teleologiche e trova il suo punto di svolta in una sorta di immaginazione produttiva che muove dalle contraddizioni del reale per tematizzarne la possibile alterità: “l’utopia è una riserva di senso, di ipotesi, di possibilità, di scenari, di prospettive non ancora sperimentate – scrive Cazzato – e non ancora condannate dalla storia, perché solo ciò che è stato si può giudicare e non quello che sarà. È l’altra strada, quella che non abbiamo intrapreso, la cui esistenza ci è stata nascosta e dalla quale, forse, qualcosa si può imparare” (p. 15).</p>
<p>Una strada “altra” è anche quella che percorre Imbellone ricostruendo il ricchissimo sfondo scientifico su cui si muove il testo di Campanella (Natura, sapere e utopia in Tommaso Campanella, pp. 21-48): la crisi dell’aristotelismo scolastico, la compresenza di eredità magico-platoniche e attrazione per gli sviluppi della matematizzazione galileiana, ma anche la paura, la morte, la censura (dal rogo di Giordano Bruno alla condanna dello stesso Galileo) costituiscono la base di un incredibile mix di prospettive. La provenienza teologica (Campanella domenicano come Bruno), l’eredità di Telesio, la saldatura tra filosofia della natura e prassi orientata alla costruzione di un nuovo ordo politico tratteggiano un pensiero “liminare” in cui la critica della tradizione aristotelica si giova della rivalutazione del sensibile, mentre una natura dinamica e vivente si fa nutrimento di un’inedita politica del sapere: la “mediazione tra scienza e teologia, innovazione e tradizione, osservazione empirica e visione unitaria del reale” (p. 36) svela la Città del Sole come geniale tentativo di traduzione politico-pedagogica volto a naturalizzare l’ordine sociale schiudendo uno spazio “integralmente conoscitivo” ma non libresco, che si traduce nel sogno di un’esposizione visiva e ordinata del cosmo.</p>
<p>Di lì a poco, come sappiamo, quest’utopia lascerà il campo ad una visione più luttuosa e francamente irredimibile dell’universo, quella disperazione che Benjamin sintetizzo magistralmente nel detto per cui “il Rinascimento esplorava l’universo, il Barocco le biblioteche”. È il momento in cui il sapere si perde nella cogitatio melancholica di ogni Amleto moderno, impotente di fronte alla molteplicità di simboli, emblemi e figure in cui si polverizza l’unità della natura rinascimentale. La malinconia inaugurata dal tramonto delle utopie diverrà poi sguardo sempre più cupo sulla pluralità degli oggetti mondani, sui segni dell’effimero – un mero sfondo allegorico per la costruzione soggettiva del mondo. All’uomo del tardo Seicento – così come, nei secoli successivi, più amaramente, agli “scrittori neri” della borghesia, da Sade a Nietzsche – non appariranno realistiche né la sostanza etica né l’utopia conoscitiva dell’esistenza: “l’éidos – il Sole di Campanella, si direbbe – si oscura, la similitudine vien meno e il cosmo in ciò s’inaridisce”, si legge in passi celebri del saggio benjaminiano sul Trauerspiel.</p>
<p>Non però di necessità – sappiamo ormai anche questo – il momento liminare dell’utopia, così come la sua costitutiva tensionalità, dovrà arrendersi ad un destino di catastrofe: non solo nello spirito dell’utopia primo-novecentesco, su cui insiste a ragione Cazzato, ma anche nella freddezza ironica dell’attuale società post-secolare può sempre risuonare l’immagine dialettica con cui lo stesso Benjamin sigillò il saggio sulle goethiane Affinità elettive: “solo per chi non ha più speranza, è data la speranza”. In questo spazio potenziale, senza paura di rischiare la figura del collezionista di farfalle di cui parlava Adorno, quello che ancora si commuove ascoltando Schubert, possiamo di nuovo guardare con interesse al capolavoro di Campanella.</p>
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