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	<title>Giorno Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>Flusso di notizie: malattia quotidiana</title>
		<link>https://www.borderliber.it/flusso-di-notizie-ciano-articolo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Mar 2026 11:52:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Flusso di notizie: malattia quotidiana&#8221; è un articolo di Martino Ciano. In copertina un&#8217;immagine creata con l&#8217;intelligenza artificiale  C&#8217;è un flusso di notizie che ogni mattina ti perseguita. Ti sbatte un faccia la guerra, la morte, la violenza, la gioia, il sacrificio, la speranza. Esso si suddivide in categorie e ognuno può scegliere la propria. [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Flusso di notizie: malattia quotidiana&#8221; è un articolo di Martino Ciano. In copertina un&#8217;immagine creata con l&#8217;intelligenza artificiale </strong></p>
<p>C&#8217;è un flusso di notizie che ogni mattina ti perseguita. Ti sbatte un faccia la guerra, la morte, la violenza, la gioia, il sacrificio, la speranza. Esso si suddivide in categorie e ognuno può scegliere la propria. Qualche volta l&#8217;algoritmo ti suggerisce ciò che potrebbe interessarti. E tu ci clicchi su questo &#8220;suggerimento&#8221;, ci caschi, ringrazi e ci credi pure. Sono tutti lì per proteggerti e servirti, persino l&#8217;intelligenza artificiale è un alleato per i tuoi progetti.</p>
<p>Suona la campana per me e per te, siamo sullo stesso livello. Riconosci che sei nel mondo peggiore che possa esistere, ma a te qualcosa va bene, non ti sembra che le cose girino così male. Ancora hai la possibilità di soddisfare i principali bisogni e di concederti anche qualche svago. È da questa convinzione che trai forza per il domani, per il futuro. Il flusso di notizie intanto continua a scorrere.</p>
<p>Percepisci che la corruzione è il tuo habitat naturale. Tutto si corrompe e, in egual misura, viene corrotto intenzionalmente. La chiami entropia, perché d&#8217;altronde esiste e genera disordine irreversibile. Nessuno è immune dalla corruzione. La polvere aggredisce pure i mobili pregiati, così come il potere fa degli uomini dei distruttori. In entrambi i casi, un colpo di spugna risolve solo temporaneamente le cose: il tempo scorre sempre e degrada. Il degrado non si arresta e ciò che appare pulito è solo un nuovo stadio del degrado.</p>
<p>Anche se pensi che la speranza, Dio, un miracolo tecnologico, bloccheranno l&#8217;entropia, ti viene ripetuto che tu non vedrai mai un bicchiere che una volta rotto tornerà intero. Il tempo non lo permette, la natura soprattutto non è programmata per questo. Allo stesso modo, seguendo un flusso di notizie mai tu sentirai di vivere nel migliore dei mondi possibili, fin quando non ti collocherai al di fuori del sistema.</p>
<p>Ma tu non sei figlio di un&#8217;utopia, ma di una realtà che ha bisogno di palesarsi attraverso la crudeltà e la violenza. Solo dopo, quando la propaganda sarà finita, tu vedrai che gli uomini possono stare insieme senza farsi del male a vicenda. Nessuno potrà però evitare che i bambini muoiano o che i terremoti avvengano, perché anche la natura non ha un cuore, non conosce l&#8217;amore, non ha pietà, non è romantica, non è neanche crudele. Ella è e mai si contraddice.</p>
<p>Il flusso di notizie quotidiane tutto questo non te lo dice. Racconta con freddezza e oggettività, ma pur sempre dal punto di vista umano. E dimmi, tu conosci quella cosa chiamata politica, per cui si spendono soldi in propaganda? E tu sai che la propaganda costruisce per ogni cosa un mondo perfetto o imperfetto, di cui non si può dubitare? E sai che se tu ci credi, abbandonando la tua capacità critica, diventi fanatico sostenitore di tutto ciò che qualcuno ti dice? Magari morirai pure per questa cosa?</p>
<p>Capisci, c&#8217;è un flusso di notizie quotidiano che ti fa felice e contento. Nessuno sa dove sia la verità, tantomeno la propaganda che ha bisogno di cecità. Ma prima, tu e io, proviamo a capirci qualcosa, senza difenderci per davvero. Oggi, rispetto a ieri, viviamo un nuovo grado di consapevolezza e un nuovo stadio di degrado.</p>
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		<title>Tempo sospeso</title>
		<link>https://www.borderliber.it/tempo-sospeso-articolo-ciano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Jan 2026 10:09:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[amore]]></category>
		<category><![CDATA[Animale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Tempo sospeso&#8221; è un articolo di Martino Ciano. In copertina un&#8217;immagine creata con l&#8217;intelligenza artificiale  Dedicò al tempo sospeso la sua vita, quasi non volesse concedere a sé stesso tregua alcuna. Certe volte né dormiva né mangiava, preferiva abbandonarsi ai ricordi tristi e felici con una sigaretta tra le labbra e con lo sguardo acquoso. [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Tempo sospeso&#8221; è un articolo di Martino Ciano. In copertina un&#8217;immagine creata con l&#8217;intelligenza artificiale </strong></p>
<p dir="ltr">Dedicò al tempo sospeso la sua vita, quasi non volesse concedere a sé stesso tregua alcuna. Certe volte né dormiva né mangiava, preferiva abbandonarsi ai ricordi tristi e felici con una sigaretta tra le labbra e con lo sguardo acquoso. Avrebbe persino aperto la finestra del salotto, avrebbe spiccato il volo per lasciarsi sfracellare al suolo e provare sulla propria pelle la morte e poi risvegliarsi.</p>
<p dir="ltr">Narrava alla sua memoria una storia immaginata, mai vissuta, creata con pezzi di quotidianità intravista da dietro una finestra.  Gli procurava terrore la pioggia. Mai il tuono né il lampo, solo gli scrosci cadenti dal cielo lo mettevano in ansia. Pensava di annegare, di soccombere sotto l&#8217;acqua. Considerare la morte come rifugio gli faceva bene, gli dava un po&#8217; di adrenalina.</p>
<p dir="ltr">Quando pensava all&#8217;amore, il tempo sospeso si faceva vivido, non più finzione. Si cristallizzava davanti ai suoi occhi. Lui ansimava, comparivano le brutte storie, i personaggi delle sue disavventure, le compagne perse lungo il tragitto, quelle tradite e quelle che ancora malediva per il solo fatto di aver incrociato il suo sguardo. Si sentiva stanco, privato, impotente. Se ne stava lì, per ore, nell&#8217;amor che nulla ha amato ma che non si accontentava di essere perdonato.</p>
<p dir="ltr">Scrisse un giorno: &#8220;Muoio ogni tanto, d&#8217;amore e per inganno. Mi rendo docile e indifferente, mi stringo le mani intorno al collo, tentenno, non perdo il respiro. Nei prati inviolati, tra la melma, i pozzi abbandonati, aridi e spalancati, si nasconde il tempo sospeso. Monumento, la mia memoria che non si schioda da un tronco di noce. Mi coglie la malinconia, impreparato, lame di coltelli tra i papaveri, rollio di erba per i miei dolori&#8221;.</p>
<p dir="ltr">Non parve a lui né una poesia né una dichiarazione, solo parole senza nessun rigore. Si lasciava andare alla noia, annusava la sua decomposizione. La pelle screpolata sulle mani e un sapore agrodolce nella bocca.  Così, come se penzolasse da una una corda, avvertiva il tempo sospeso. La morte nell&#8217;atto di nascere: la madre a gambe spalancate, la sua testa che sbuca dalla vagina dilatata, il pianto che sopraggiunge al primo respiro, il distacco che prende il sopravvento&#8230; poi sarà, giorno dopo giorno, un susseguirsi di vita e morte.</p>
<p dir="ltr">E di questi misteri, nel tempo sospeso, lui si infarciva fino a esplodere. L&#8217;evento naturale di una catastrofe che la sua mente costruiva mentre lui restava lì, disteso sul letto, con le braccia spalancate, lo sguardo fisso sul soffitto. Metteva fine al tempo sospeso sorridendo.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Lungo giorno</title>
		<link>https://www.borderliber.it/quanto-e-lungo-un-giorno-prosa-ciano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Oct 2025 19:56:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
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		<category><![CDATA[Giorno]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Quanto è lungo un giorno?&#8221; è un articolo di Martino Ciano. In copertina un&#8217;immagine dell&#8217;autore Quanto è lungo un giorno? Noi non lo sappiamo. Ci accapigliamo per respirare. Ci teniamo a distanza, guardandoci come imitazioni l’uno dell’altro. Manca il battito di ciglia che ci apra gli occhi sul domani, anche se il domani ci mette [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Quanto è lungo un giorno?&#8221; è un articolo di Martino Ciano. In copertina un&#8217;immagine dell&#8217;autore</strong></p>
<p>Quanto è lungo un giorno?</p>
<p>Noi non lo sappiamo. Ci accapigliamo per respirare. Ci teniamo a distanza, guardandoci come imitazioni l’uno dell’altro. Manca il battito di ciglia che ci apra gli occhi sul domani, anche se il domani ci mette ansia.</p>
<p>Quanto è lungo un giorno?</p>
<p>Passa un granello di polvere davanti agli occhi, a volte ci fa piangere, magari ci fa solo starnutire. Pensiamo che sia un attimo, eppure potrebbe non accadere più. Così, nella pioggia, nel vento e tra la foschia di un temporale, proviamo a cercarci. Vorremmo abbracciarci, ma abbiamo paura di essere contagiati.</p>
<p>Quanto è lungo un giorno?</p>
<p>Uno dopo l’altro costruiscono la vita, con vittorie e fallimenti, con dolori inconfessabili e con speranze di cui siamo gelosi. Tutto si custodisce nel cuore della mente, si ammassa il non-senso e ciascuno grida: «Eppure, sono io e sono vivo».</p>
<p>E intorno? Chi c’è oltre ciascuno di noi?</p>
<p>Poi chiudiamo gli occhi per addormentarci. Finisce il tempo quotidiano: sfioriamo, moriamo. Nella notte si abbandona il corpo e le sue pustole, l’anima e le sue angosce. E nel sogno si scompone la vita, trascendiamo e torniamo a casa.</p>
<p>Nei giorni di quiete, riempiendo di nostalgia anche la sofferenza passata, ci mettiamo tra le braccia del dolore e della gioia con occhi soavi. Tutto ci sembra lontano, oltrepassato, di nostra proprietà. Non importa cosa è stato e cosa non si è avverato; non ci scalfisce più l’ansia da prestazione.</p>
<p>Vogliamo solo migrare da un ricordo all’altro e sentire che siamo stati vivi, che abbiamo giocato come bimbi a nascondino e che il tempo, per qualche istante, ci è appartenuto.</p>
<p>Allora correndo, anche solo con il pensiero, si scopre quanto il giorno è lungo. Quanto siano ancora misteriosi le albe e i tramonti che abbiamo attraversato.</p>
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		<title>Giorno che sorge</title>
		<link>https://www.borderliber.it/giorno-sorge-poesie-buttazzo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Sep 2025 21:00:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[anima]]></category>
		<category><![CDATA[Buttazzo]]></category>
		<category><![CDATA[Foto]]></category>
		<category><![CDATA[Giorno]]></category>
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		<category><![CDATA[Lettura]]></category>
		<category><![CDATA[poesie]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Giorno che sorge&#8221; è il titolo che abbiamo dato a queste poesie di Marcello Buttazzo. In copertina una foto tratta da Pexels, a uso gratuito Giorno ubriacami. Fammi vivere oltre il godimento, oltre il piacere. Fammi soffrire esistere patire. Fammi bere. Il tempo passa e corre verso terre di nessuno. Fammi conoscere la realtà le [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Giorno che sorge&#8221; è il titolo che abbiamo dato a queste poesie di Marcello Buttazzo. In copertina una foto tratta da <a href="https://www.pexels.com/it-it/foto/foto-dell-ora-d-oro-163323/">Pexels, a uso gratuito</a></strong></p>
<p>Giorno<br />
ubriacami.<br />
Fammi vivere<br />
oltre il godimento,<br />
oltre il piacere.<br />
Fammi soffrire<br />
esistere patire.<br />
Fammi bere.<br />
Il tempo passa<br />
e corre verso terre di nessuno.<br />
Fammi conoscere la realtà<br />
le sue infinite rappresentazioni.<br />
Dammi l’inganno della felicità,<br />
l’illusione d’esistere.<br />
Giorno sorgi di là dell’orizzonte<br />
oscura la notte<br />
del mio tempo interiore.<br />
<em><strong>Versi tratti dalla raccolta “Altro da sé”, L’Autore Libri Firenze, 2006</strong></em></p>
<hr />
<p>Già viva è la piazza del paese.<br />
San Vito troneggia sulla secolare colonna<br />
la Casa del popolo è ancora chiusa<br />
i netturbini spazzano le strade<br />
con ramazze di ferro<br />
i muratori entrano infreddoliti nei bar<br />
a bere bicchieri di fuoco<br />
io consumo il solito caffè<br />
e nello specchio della tazza fumante<br />
annego colorati pensieri.<br />
Un cane passa<br />
e composto piscia ai bordi del marciapiede.<br />
Fa freddo<br />
la gelata taglia le gambe<br />
un vecchio coperto di stracci<br />
traversa la piazza in bicicletta<br />
e mi dice che bisogna andare<br />
veloci, andare.<br />
<em><strong>Versi tratti dalla raccolta “Alba”, L’Autore Libri Firenze, 2007</strong></em></p>
<hr />
<p>Pioggia<br />
insistita e leggera<br />
come carezza di donna.<br />
Aprimi il cuore<br />
stamane,<br />
allagami.<br />
Dammi parole, respiro<br />
e quel bacio<br />
frustata delle mille lingue.<br />
Dammi le labbra.<br />
Guardami, rapiscimi,<br />
fammi stare male.<br />
Sovversiva è la bellezza.<br />
La mattina è di latte.<br />
Tu vieni<br />
stamane<br />
e non mi lasciare più.<br />
<em><strong>Versi tratti dalla raccolta “E ancora vieni dal mare”, Manni Editori, 2012</strong></em></p>
<hr />
<p>In coppe alabastrine<br />
berrò<br />
quel che resta del giorno.<br />
Per i campi del Sud<br />
cullerò<br />
amori fanciulli.<br />
Irrorerò<br />
di linfe e frescure<br />
gli ulivi contorti e assolati.<br />
Sul mio confine<br />
di marginale sentimento<br />
né barriere né steccati,<br />
solo un barchetto in libertà.<br />
Viaggerò<br />
oltre le nubi.<br />
mi nutrirò di pane<br />
e di tutte le malinconie<br />
del mondo.<br />
<strong><em>Versi tratti dalla raccolta “Origami di parole”, Luca Pensa Editore, 2016</em></strong></p>
<hr />
<p>Mille cavallini<br />
con la chioma d’argento<br />
in piazza<br />
scalpitano e scalciano<br />
sul tuo cuore fanciullo.<br />
Mille cavallini<br />
in piazza<br />
percorrono il più bel sentiero.<br />
Giardino di primavera,<br />
nei campi di duro ulivo<br />
tu segni a caratteri perpetui<br />
una terra vibratile<br />
d’amore.<br />
<em><strong>Versi tratti dalla raccolta “Nei tuoi arcobaleni… e altre poesie”, I Quaderni del Bardo edizioni di Stefano Donno, 2019</strong></em></p>
<hr />
<p>Cade<br />
insistentemente<br />
una pioggia<br />
fitta di memorie.<br />
Una pioggia<br />
di ricordi<br />
scende<br />
sull’anima bruciata<br />
di rame.<br />
Vissuti d’arsure<br />
bagnate<br />
da gocciole benedette.<br />
Precipitano<br />
catinelle<br />
come affermazioni<br />
mai dette,<br />
che tu non pronunciasti<br />
per neghittosità, per indolenza.<br />
Scende<br />
quest’acqua<br />
d’improvvisa frescura.<br />
Io sono qui.<br />
Sono qui<br />
alle periferie,<br />
ad aspettare<br />
laconico<br />
un inatteso disvelamento.<br />
<em><strong>Versi tratti dalla raccolta “Fra le pieghe del rosso”, I Quaderni del Bardo edizioni di Stefano Donno, 2022</strong></em></p>
<hr />
<h4><strong>Chi è Marcello Buttazzo?</strong></h4>
<p>Marcello Buttazzo è nato a Lecce nel 1965 e vive a Lequile, nel cuore della Valle Della Cupa salentina. Ha studiato Biologia con indirizzo popolazionistico all’Università “La Sapienza” di Roma. Ha pubblicato numerose opere, la maggior parte di poesia. Scrive periodicamente in prosa su Spagine (del Fondo Verri), nella rubrica Contemporanea, occupandosi di attualità. Collabora con il blog letterario Zona di disagio diretto da Nicola Vacca. Tra le pubblicazioni in versi ricordiamo: “E l’alba?” (Manni Editori), “Origami di parole” (Pensa Editore), “Verranno rondini fanciulle” (I Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno), “Ti seguii per le rotte” (I Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno). Ad aprile 2025, è uscito per Collettiva Edizioni Indipendenti il libello dal titolo “Sommesse preghiere” (Collezione I Distillati).</p>
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		<title>Il viandante si affretta nella sera</title>
		<link>https://www.borderliber.it/viandante-sera-giudice/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Oct 2024 03:19:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Filosofia]]></category>
		<category><![CDATA[Giorno]]></category>
		<category><![CDATA[Imitare]]></category>
		<category><![CDATA[Notte]]></category>
		<category><![CDATA[Prosa]]></category>
		<category><![CDATA[ricerca]]></category>
		<category><![CDATA[Somigliare]]></category>
		<category><![CDATA[Viandante]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Prosa di Rocco Giudice. Foto di Martino Ciano Che uomo è, questo, quale sera attraversa dove non c’è una sola stella, dove non si scorge nulla che indichi il sentiero che sta percorrendo e che divide in due esatte metà il mondo, di cui egli non sembra avvertire la vastità, cui non sente estranea la [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Prosa di Rocco Giudice. Foto di Martino Ciano</strong></em></p>
<p>Che uomo è, questo, quale sera attraversa dove non c’è una sola stella, dove non si scorge nulla che indichi il sentiero che sta percorrendo e che divide in due esatte metà il mondo, di cui egli non sembra avvertire la vastità, cui non sente estranea la propria solitudine: solo un fitto reticolo di foglie fa da sfondo a ogni suo passo, ovvero gemme di neve che intarsiano lo spazio – ma chi saprebbe dire se esso sia aperto e si perda o sia stato chiuso per sempre attorno a questo personaggio –; o che si levano, senza ardere ancora, terse fiamme di cui lo stesso fuggiasco sembra consista, quasi germinassero dal suo corpo, dipartendosi da colui che, invece, tanto si affanna a sottrarvisi: o come esse, anch’egli scaturisse dall’aria, priva di profondità.</p>
<p>E quale strano abito, per nascondere la sua premura – per cui, invece, fu plasmata l’agilità del corpo, di un’improvvisa e insperata letizia – secondo una foggia determinata dal costume di un’epoca trascorsa, ma cui non ha fatto in tempo a scampare… Che buffo cappello, che non lo salva dal viso – l’uno e l’altro, non più delicati d’un coriandolo – rappreso intorno alla malinconia di cui gli dà la forza soltanto l’idea di sgusciarne via, di districarsi dai lineamenti accennati come un sussurro, come una diceria di cui porta addosso la calunnia e che lo atterrisce, perché soltanto essa è l’unica certezza che ha raggiunto su di sé… E com’è patetico, l’appuntito e minaccioso bastone che non distanzia dalla sua figura l’impressione che egli, anziché accelerare l’andatura per qualche ordinaria e anch’essa passeggera, fuggevole ragione d’urgenza, stia scappando: e non c’è nulla da cui speri remissione o salvezza, tregua o riposo.</p>
<p>Ma, come sappiamo, a nulla e a nessuno riusciremmo a somigliare – anche se non lo volessimo e anche se non sapessimo di imitarlo tanto più goffamente di quanto il suo essere la nostra caricatura possa darcene la possibilità o l’impressione – più che a questo inconcepibile profugo: che, giustappunto, corre lontano dai sogni in cui potremmo incontrarlo: per timore di rendere infondate le paure di cui solo in tal modo cogliamo le allusioni.</p>
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