<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	
	xmlns:georss="http://www.georss.org/georss"
	xmlns:geo="http://www.w3.org/2003/01/geo/wgs84_pos#"
	>

<channel>
	<title>Fantascienza Archivi - BORDER LIBER</title>
	<atom:link href="https://www.borderliber.it/tag/fantascienza/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.borderliber.it/tag/fantascienza/</link>
	<description>Sguardi al limite</description>
	<lastBuildDate>Mon, 30 Mar 2026 17:16:43 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.9.4</generator>
<site xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">206201238</site>	<item>
		<title>Ma gli androidi sognano pecore elettriche?</title>
		<link>https://www.borderliber.it/ma-gli-androidi-sognano-pecore-elettriche/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Mar 2026 12:34:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Blade Runner]]></category>
		<category><![CDATA[Dick]]></category>
		<category><![CDATA[Fantascienza]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[romanzo]]></category>
		<category><![CDATA[Ucronia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.borderliber.it/?p=15412</guid>

					<description><![CDATA[<p>Articolo di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Ma gli androidi sognano pecore elettriche?&#8221;, Fanucci editore Il transumanesimo è ormai realtà. Nessuno può mettere più in dubbio che l&#8217;uomo stia mischiando le sue caratteristiche fisiche e mentali con le ultime scoperte tecnologiche, cercando di somigliare sempre più ai suoi artefatti. Ma ciò ha comportato anche una disumanizzazione? [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/ma-gli-androidi-sognano-pecore-elettriche/">Ma gli androidi sognano pecore elettriche?</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Articolo di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Ma gli androidi sognano pecore elettriche?&#8221;, Fanucci editore</strong></p>
<p>Il transumanesimo è ormai realtà. Nessuno può mettere più in dubbio che l&#8217;uomo stia mischiando le sue caratteristiche fisiche e mentali con le ultime scoperte tecnologiche, cercando di somigliare sempre più ai suoi artefatti. Ma ciò ha comportato anche una disumanizzazione? Se oggi <strong>Philip Dick</strong> attraversasse le strade del più sperduto paesino di campagna, non vedrebbe nei nostri iPhone delle &#8220;scatole empatiche&#8221;, o nell&#8217;intelligenza artificiale il falso messia <strong>Mercer</strong>?</p>
<p><strong>&#8220;Ma gli androidi sognano pecore elettriche?&#8221;</strong> venne pubblicato nel 1968. Il romanzo fu subito liquidato come &#8220;roba fantascientifica&#8221;, quindi, come letteratura di poco conto. Sarà poi il famoso film &#8220;Blade Runner&#8221;, apparso nel 1982, anno in cui Dick morì, a ridare vita nuova a questo romanzo. Ma togliamo subito ogni dubbio: il libro c&#8217;entra poco con il film, come quasi tutti i lungometraggi tratti dai racconti di Dick. Ciononostante, l&#8217;influenza dello scrittore americano sulla scena è stata enorme, ma per questo vi rimando al saggio &#8220;<a href="https://www.borderliber.it/emmanuel-carrere-io-sono-vivo-voi-siete-morti-adelphi/"><strong>Io sono vivo, voi siete morti&#8221; di Carrère</strong></a>.</p>
<p>Il protagonista del romanzo è <strong>Rick Deckard</strong>, cacciatore di androidi, ossia di umanoidi creati con lo scopo di aiutare i sopravvissuti della guerra atomica che ha portato molti a emigrare su Marte. Fatto sta che queste macchine sono state sempre più perfezionate, tant&#8217;è che hanno una loro autonomia di pensiero, una coscienza che le porta a camuffarsi tra gli umani. Prima di essere ritirati, in poche parole uccisi, Deckard deve eseguire una sorta di &#8220;test dell&#8217;empatia&#8221; sui presunti androidi. Infatti, secondo una logica ben descritta dall&#8217;autore, anche gli ultimi modelli hanno un difetto: non riuscirebbero a sentire emozioni.</p>
<p>Questa evidente mancanza la ammettono loro stessi, gli androidi. Rachel, un prototipo donna per cui Deckard prova empatia fino a volerci fare l&#8217;amore, confesserà: <strong>&#8220;Noi non siamo vivi, quindi non restare deluso per ciò che sarà. Noi non nasciamo, non cresciamo, ma ci consumiamo&#8221;</strong>. Eppure, nonostante questa verità, non solo in Deckard, ma anche in altri si creano diversi equivoci. Il più grande è quello in cui incappa Isidore, classificato come un &#8220;minorato&#8221;, ma pieno di amore, pietà e dolcezza, che addirittura vuole salvare tre androidi, dandogli rifugio. A loro volta, gli androidi <em>empatizzano</em> con lui. Come è possibile? Soprattutto, qualcosa non vi torna familiare?</p>
<p><strong>&#8220;Ma gli androidi sognano pecore elettriche?&#8221;</strong> è ambientato nel 1992, a San Francisco. La polvere atomica cade incessantemente sotto forma di pioggia leggera. Le stelle non si vedono più. Le forme di vita sono sempre di meno. Molti animali si sono estinti, tant&#8217;è che gli uomini si prendono cura di animali elettronici. Deckard però si indebita per comprare una delle poche pecore vere ancora presenti sulla Terra. È un atto di amore verso la vita, fatta di emozioni, ma anche uno status symbol, la &#8220;prova provata&#8221; che si è rimasti &#8220;umani&#8221;. Il processo non è dissimile da ciò che oggi ci rende più amanti di gatti e di cani che non dei nostri simili.</p>
<p>Insomma, sembra quasi che Dick, prima di scrivere questo libro sia venuto a farsi un giro nella nostra epoca, magari tramite un trip. Anche questo va messo in conto. Certamente, questo libro non può essere bollato come semplice fantascienza o come distopia. Anzi, a me sembra quasi &#8220;ucronico&#8221;. D&#8217;altronde, non dimentichiamoci del suo &#8220;La svastica sul sole&#8221;, che gioca con decenni di anticipo su alcuni dibattiti che facciamo oggi.</p>
<p>Scrivo oggi di <strong>&#8220;Ma gli androidi sognano pecore elettriche?&#8221;</strong> semplicemente perché l&#8217;ho riletto con gli occhi di un &#8220;anta&#8221; e non più di un giovane alla ricerca di nuove letterature. Ed è forse questo il bello di avere una libreria cartacea, perché permette di riguardare i volumi letti e sentire che una prima volta non è bastata. Questo capita solo con i grandi autori, sicuramente, e Dick è uno che ha molto da dirci. È stato compreso in ritardo, ma la bellezza non ha tempo.</p>
<p>Io ancora conservo le vecchie opere della <strong>&#8220;Ventesima Collezione&#8221;</strong> pubblicata da Fanucci, ed è forse tempo di ricacciare dalla mia libreria tutte le sue opere e abbandonarmi a queste profezie.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/ma-gli-androidi-sognano-pecore-elettriche/">Ma gli androidi sognano pecore elettriche?</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">15412</post-id>	</item>
		<item>
		<title>365: un romanzo fuori dagli schemi</title>
		<link>https://www.borderliber.it/romanzo-recensione-365-db-distopia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Aug 2023 02:51:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[365]]></category>
		<category><![CDATA[anno]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[Db]]></category>
		<category><![CDATA[distopia]]></category>
		<category><![CDATA[Fantascienza]]></category>
		<category><![CDATA[Imola]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[Lotta Continua]]></category>
		<category><![CDATA[rivolta]]></category>
		<category><![CDATA[rivoluzione]]></category>
		<category><![CDATA[romanzo]]></category>
		<category><![CDATA[Sessantotto]]></category>
		<category><![CDATA[storia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.borderliber.it/?p=7609</guid>

					<description><![CDATA[<p>Recensione di Angelo Maddalena. In copertina: &#8220;365&#8221; di Daniele Barbieri e Gianluca Cicinelli, Calamaro edizioni, 2023 “Anche se adesso non facciamo più paura a nessuno ci rode il culo lo stesso, sai Luigino. Pure se lo nascondiamo sotto l’ironia e il sarcasmo, pure se facciamo finta che c’importa poco di quello che eravamo e lo [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/romanzo-recensione-365-db-distopia/">365: un romanzo fuori dagli schemi</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Recensione di Angelo Maddalena. In copertina: &#8220;365&#8221; di Daniele Barbieri e Gianluca Cicinelli, Calamaro edizioni, 2023</strong></p>
<p>“Anche se adesso non facciamo più paura a nessuno ci rode il culo lo stesso, sai Luigino. Pure se lo nascondiamo sotto l’ironia e il sarcasmo, pure se facciamo finta che c’importa poco di quello che eravamo e lo teniamo per noi come la meravigliosa possibilità perduta di un mondo nuovo.<strong> Io penso alla rivolta anche quando scrivo di fantascienza</strong>, forse perché ormai la rivoluzione è pura immaginazione”.</p>
<p>Avevo detto a Db <strong>[Daniele Barbieri]</strong> che non ce l’avrei fatta a scrivere una recensione del suo (anzi del loro) nuovissimo libro dal titolo <strong>365</strong>, anche perché parto per il<strong> medio oriente</strong>, e non sapevo se sarebbe arrivato il libro in tempo, visto che lui si è affidato al “piego di libri”, formula economica e (per questo motivo?) <strong>lenta, invece il libro è arrivato prima della mia partenza e l’ho letto d’un fiato</strong>, addirittura ho iniziato a rileggerlo. <strong>Quanto pesa il fatto che io conosca i due autori, soprattutto il Barbieri?</strong> Non lo so, però so che sono contento di questa sua “rinascita” non solo letteraria, dopo l’ultimo incontro a <strong>Imola</strong> del novembre scorso, in cui ero andato insieme ad altri amici per festeggiare il compleanno di <strong>Db</strong> e in quell’occasione ho incontrato il “capelluto” Cicinelli, con cui ho condiviso, tra le altre cose, anche delle risate liberatorie.</p>
<p>Nel testo riportato all’inizio c’è molto del mondo del Barbieri e molto del mondo che popola questo romanzo distopico <strong>(o forse iperealistico?).</strong> C’è anche <strong>Luigino Scricciolo</strong>, al quale si rivolge il monologo di <strong>Db</strong> di cui ho riportato un brano, quel Luigino Scricciolo che avevo “incontrato” più di un anno fa a Perugia, attraverso uno spettacolo teatrale tratto da un libro che racconta la sua vicenda tragica, anzi la persecuzione politica e surreale <strong>(ma fin troppo reale, di una realtà durata venti anni di carcere in attesa di giudizio per poi risolversi in assoluzione, ma poco dopo è sopraggiunta la morte di Scricciolo).</strong></p>
<p><strong>&#8220;365&#8221;</strong> ci porta dentro i vissuti e nella storia di molti dei nostri <strong>“fratelli maggiori” o zii o compaesani</strong> e, in generale amici, che hanno vissuto quegli anni, per esempio scopro che <strong>Barbieri si definisce sessantottino e Cicinelli settantasettino</strong> (che ha vissuto dal di dentro il movimento del 1977), in quanto il primo è più vecchio di circa dieci anni del secondo. Questo è un mondo e una fase storica che aspetta ancora di essere elaborata da chi c’era e da chi è arrivato dopo, un trauma generazionale e collettivo, di cui ho avuto modo, personalmente, di cogliere alcuni ultimi sussulti o rielaborazioni di memoria, per esempio nella vicenda di <strong>Marco Camenisch</strong>, al quale ho dedicato il mio primo monologo teatrale, una canzone e un libro, <strong>I diari della bicicletta.</strong></p>
<p>E poi il libro <strong>Morte di un militante siciliano, di Filippo Falcone</strong>, che rielabora la vicenda di <strong>Tonino Micciché,</strong> mio compaesano e militante di <strong>Lotta Continua</strong> morto ammazzato nel 1975 a Torino. Il romanzo di <strong>Barbieri e Cicinelli</strong> ha una trama da giallo e quasi mai da noir, uno stile “quotidiano” (soprattutto per chi conosce i due autori che sono anche i protagonisti!), dei passaggi esilaranti, tra musica e letteratura spesso citati durante i colloqui (o interrogatori?) con Primus (o Primum?), ispettore e rappresentate dello Stato che è suo malgrado coinvolto in questo strano trio (Cicinelli, Barbieri e lui), destinatario di una mail da parte di un ignoto (o ignota?) mittente che minaccia di uccidere una <strong>“persona”</strong> nel giro di un anno, cioè dopo <strong>“365”</strong> giorni dalla prima mail.</p>
<p>Attenzione alla “persona”, che vuol dire, in greco, “maschera”, e attenzione a tanti altri rimandi, citazioni e ritorni di parole tra l’inizio e la fine, insomma uno stile giocoso e quasi un rebus, che però interroga la memoria di ieri e di oggi, anche se loro dicono che sia ambientato “tra l’oggi e il domattina”. <strong>Cicinelli e Barbieri sono due giornalisti coraggiosi e onesti</strong> e anche per questo, come c’è scritto in un passo del libro, poco conosciuti. Io posso testimoniarlo, in quanto collaboratore “seriale” e pluriennale della <strong>Bottega del Barbieri</strong>, blog citato all’interno del romanzo, così come altri luoghi reali: <strong>Imola, Roma, ecc.</strong></p>
<p>Nel ringraziare gli autori di questo romanzo di cui avevo avuto l’onore di ascoltare la lettura delle prime pagine dal vivo, dalla bocca dei due scrittori, alla festa di compleanno di <strong>Daniele</strong> a Imola nel novembre scorso, mi viene da fargli alcune domande, quasi come fossi io Primus: “Ma Daniè e Gianlù, perché tutto questo iperrealismo di nomi e riferimenti? Vi volete davvero mettere nei guai e far inguaiare i vostri conviventi e amici nominati, come per impregnarvi, in parte, della “realtà” che raccontate nel romanzo?”.</p>
<p><strong>Ci sono anche delle “sorprese editoriali” ma queste sono riservate solo a chi lo leggerà.</strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/romanzo-recensione-365-db-distopia/">365: un romanzo fuori dagli schemi</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">7609</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Nope. Gli alieni di Jordan Peele siamo noi stessi</title>
		<link>https://www.borderliber.it/nope-film-alieni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Sep 2022 02:46:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Alieni]]></category>
		<category><![CDATA[Cielo]]></category>
		<category><![CDATA[Fantascienza]]></category>
		<category><![CDATA[film]]></category>
		<category><![CDATA[Invasione]]></category>
		<category><![CDATA[spazio]]></category>
		<category><![CDATA[Stelle]]></category>
		<category><![CDATA[Terra]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.borderliber.it/?p=5045</guid>

					<description><![CDATA[<p>Articolo di Gianni Vittorio Jordan Peele mette sempre in scena film stranianti, mescola diversi generi ma poi li riadatta alle sue inclinazioni. Anche questo Nope è straniante, un po&#8217; fantascienza, un po&#8217; horror con ambientazione western. Già l’incipit del cavallo al galoppo ci fornisce alcune indicazioni di quello che vedremo in seguito (il riferimento è [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/nope-film-alieni/">Nope. Gli alieni di Jordan Peele siamo noi stessi</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Articolo di Gianni Vittorio</strong></em></p>
<p>Jordan Peele mette sempre in scena film stranianti, mescola diversi generi ma poi li riadatta alle sue inclinazioni. Anche questo Nope è straniante, un po&#8217; fantascienza, un po&#8217; horror con ambientazione western. Già l’incipit del cavallo al galoppo ci fornisce alcune indicazioni di quello che vedremo in seguito (il riferimento è relativo al fantino di Muybridge), ossia l’antenato del cinema dei Lumiere.</p>
<p>Siamo dentro un set hollywoodiano, ed i due protagonisti (sorella e fratello di colore), cercano di guadagnare qualcosa dai loro animali facendoli partecipare a degli show televisivi, ma poi la narrazione si sposta attorno al ranch. Perché è proprio lì che si nasconde l’ignoto, vicino alle colline limitrofe. L’alieno o ufo che dir si voglia diventa il nemico da combattere, l’essere che odia essere osservato ed ingannato dalla rappresentazione: <em>cavalli veri e finti, immagini che simulano la realtà</em>.</p>
<p>Per tutta la durata della pellicola assistiamo ad una guerra di sguardi tra chi guarda e chi è osservato. Il “disco volante” viene rappresentato (a differenza del classico movie fantascientifico) come un gigantesco bulbo oculare che divora gli spettatori che assistono alla scena, quasi rendendo possibile ciò che le persone desiderano intimamente: possedere l’immagine e farsi ingannare, superando il confine tra la realtà e la sua rappresentazione. Il vero eroe della storia non è però il OJ (Daniel Kaluuya), ma il regista impersonato da Antlers Holst, l’unico davvero in grado di profanare l’occhio alieno e fondersi con lui.</p>
<p>Nope è un film sull’immagine e sulle finzioni del cinema, infatti dietro l’intrattenimento di genere Peele nasconde sottotraccia una seria riflessione sul commercio tra la realtà e la sua rappresentazione. Pertanto, nello stesso tempo, assisteremo a una critica feroce alla società dello spettacolo, a un business alimentato dagli spettatori affamati di immagini.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/nope-film-alieni/">Nope. Gli alieni di Jordan Peele siamo noi stessi</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">5045</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Stranger Things: un capolavoro di “cose strane”</title>
		<link>https://www.borderliber.it/stranger-things-un-capolavoro-di-cose-strane/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 16 Jul 2022 02:32:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Anni '80]]></category>
		<category><![CDATA[Cose]]></category>
		<category><![CDATA[Fantascienza]]></category>
		<category><![CDATA[Five]]></category>
		<category><![CDATA[Four]]></category>
		<category><![CDATA[Metallica]]></category>
		<category><![CDATA[Serie televisiva]]></category>
		<category><![CDATA[Strane]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.borderliber.it/?p=4176</guid>

					<description><![CDATA[<p>&#8220;Stranger Things: un capolavoro di “cose strane” è un articolo di Letizia Falzone. In copertina la locandina di &#8220;Stranger Things&#8221; Poche ore dopo il lancio, gli ultimi due episodi della quarta stagione della serie Stranger Things, erano già stati spolpati da un gran numero di spettatori lasciando echeggiare nell’aria una semplice parola: capolavoro. La serie [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/stranger-things-un-capolavoro-di-cose-strane/">Stranger Things: un capolavoro di “cose strane”</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Stranger Things: un capolavoro di “cose strane” è un articolo di Letizia Falzone. In copertina la locandina di &#8220;Stranger Things&#8221;</strong></p>
<p>Poche ore dopo il lancio, gli ultimi due episodi della quarta stagione della serie Stranger Things, erano già stati spolpati da un gran numero di spettatori lasciando echeggiare nell’aria una semplice parola: capolavoro.</p>
<p>La serie creata dai Duffer Brothers si basa su una idea chiara e precisa portata con coerenza alle estreme conseguenze. I due fratelli volevano semplicemente omaggiare il cinema e la letteratura di stampo fantascientifico con cui erano cresciuti, prendendo a riferimento i classici del genere degli anni 80, da Steven Spielberg a John Carpenter passando per i romanzi di Stephen King. I Duffer hanno scelto appositamente un cast di bambini per raccontare al meglio l’atmosfera di quegli anni: senza telefoni e internet i ragazzi erano avvantaggiati nello sperimentare svariati tipi di avventure, i piccoli nerd ad esempio si rifugiavano in D&amp;D, gioco di ruolo centrale nella trama dal momento che i <em>villain</em> prendono i nomi dei mostri del gioco.</p>
<p>La vicenda ha inizio nel novembre del 1983, quando a Howkins, una piccola e remota cittadina dell’Indiana, il giovane Will Byer scompare in circostanze misteriose. Nello stesso tempo, in un laboratorio segreto, un ricercatore viene ucciso da una creatura mostruosa e una ragazzina dai capelli rasati fugge dalla sua prigionia. Gli amici di Will, scossi da quanto accaduto, si improvvisano neo-detective e cercano di trovare il compagno perduto. Proprio grazie a Undici, scoprono che la città di Hawkins è il cancello per un altro mondo simile al nostro, chiamato <em>Sottosopra</em>, ma popolato da creature mistiche e pericolose. Questa scoperta smuoverà la tranquillità del piccolo centro.</p>
<p>Sono diverse ragioni dietro l’enorme successo che ha riscosso <em>Stranger Things</em> nei piccoli schermi di tantissimi paesi. La prima è che la serie tv prodotta da Netflix è di pregevole fattura dal punto di vista tecnico. La regia è curata e attenta. La fotografia precisa amplifica le sensazioni dello spettatore e lo immerge nel mare di eventi che travolgono Hawkins. Vogliamo parlare poi della colonna sonora? Chiaramente è facile scovare in quei mitici anni ’80 pezzoni che fanno da sottofondo alle avventure di Undici e compagni, ma non è altrettanto semplice scegliere quelli più adatti. Per quanto riguarda il lato attoriale e interpretativo bisogna dire che i ragazzi sono proprio bravi.</p>
<p>Quello che hanno creato i Duffer è un mondo a tratti coloratissimo, a tratti spaventoso, infatti la serie nasce con sfumature horror, ma allo stesso tempo segue i bambini durante la crescita, dalla preadolescenza fino al liceo. Oltre alla suspense e alla fotografia, la serie eccelle anche nella trattazione di temi quali amicizia, famiglia, bullismo e soprattutto l’esplorazione di sentimenti come la solitudine e l’inadeguatezza dell’adolescente, sempre alla ricerca di sé stesso e del coraggio per mostrarsi al mondo.</p>
<p>Ma Stranger Things, oltre ad essere un grande successo, è soprattutto un&#8217;emozionante lettera d&#8217;amore agli anni Ottanta, generata e modellata da film appartenenti a quel periodo. Soprattutto, la musica ha un ruolo preponderante. Vogliamo parlare della colonna sonora?</p>
<p>Il web è esploso quando Running Up That Hill di Kate Bush è salita al primo posto in classifica dopo trentasette anni. Una reazione simile è stata scatenata da Should I Stay or Should I Go dei Clash. Un’altra canzone che farà la storia di <em>Stranger Things 4</em> è probabilmente Master of Puppets dei Metallica, usata in una scena divenuta iconica a pochi giorni dall’uscita. I gemelli Matt e Ross Duffer, hanno saputo emozionarci, immedesimarci e commuoverci tenendoci incollati allo schermo. Destreggiandosi fra scene d’azione o scene comiche o ancora tragiche. Insomma non ci hanno fatto mancare nulla. Attendiamo con ansia il 2024 per la 5° stagione.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/stranger-things-un-capolavoro-di-cose-strane/">Stranger Things: un capolavoro di “cose strane”</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">4176</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Zero K di Don DeLillo</title>
		<link>https://www.borderliber.it/don-delillo-zero-k-einaudi/</link>
					<comments>https://www.borderliber.it/don-delillo-zero-k-einaudi/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Nov 2017 05:00:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[criogenesi]]></category>
		<category><![CDATA[distopia]]></category>
		<category><![CDATA[Fantascienza]]></category>
		<category><![CDATA[ibernazione]]></category>
		<category><![CDATA[Letteratura americana]]></category>
		<category><![CDATA[romanzo]]></category>
		<category><![CDATA[Usa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://borderliber.wordpress.com/?p=822</guid>

					<description><![CDATA[<p>Recensione di Martino Ciano già pubblicata su Gli amanti dei libri. In copertina: &#8220;Zero K&#8221; di Don DeLillo, Einaudi Tutti vogliono possedere la fine del mondo Inizia così l’ultimo libro dello scrittore americano Don DeLillo, un’opera destinata a diventare un classico. L’autore statunitense non ha bisogno di presentazioni, è stato riconosciuto come un’icona del post-modernismo; [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/don-delillo-zero-k-einaudi/">Zero K di Don DeLillo</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Recensione di Martino Ciano già pubblicata su <a href="http://www.gliamantideilibri.it/zero-k-don-delillo/">Gli amanti dei libri</a>. In copertina: &#8220;Zero K&#8221; di Don DeLillo, Einaudi</strong></p>
<p><em>Tutti vogliono possedere la fine del mondo</em></p>
<p><strong>Inizia così l’ultimo libro dello scrittore americano Don DeLillo, un’opera destinata a diventare un classico.</strong> L’autore statunitense non ha bisogno di presentazioni, è stato riconosciuto come un’icona del post-modernismo; ha venduto milioni di copie e nel corso della sua carriera ha sbagliato davvero pochi colpi.</p>
<p>Per chi vi parla, <strong><em>Zero K</em> è sembrata l’evoluzione di <em>Rumore Bianco</em>, altro libro capolavoro di DeLillo, pubblicato nel 1985.</strong> In quel caso l’ossessione del protagonista era la morte, in quest’opera, invece, l’uomo vuole liberarsi di essa, sfruttando la scienza e la tecnologia. L’ibernazione diventa un mezzo di redenzione e un momento in cui il continuum psico-fisico attende il risveglio. L’attimo prima del <em>congelamento</em> non è altro che l’ultimo stadio del vecchio uomo.</p>
<p><strong>DeLillo gioca molto su questi aspetti, inserendo tra le pagine i punti cardine della cultura americana.</strong></p>
<p>Ross Lockhart è un gigante della finanza, un uomo che si è costruito da solo. Finanzia un progetto messo in campo da Convergence, un’azienda tecnologica con una futuristica sede segreta nel deserto del Kazakistan. Gli scienziati di questa strana <em>corporazione </em>promettono di conservare i corpi e le coscienze fino al giorno in cui potranno essere risvegliati e guariti da ogni malattia. In poche parole, gli uomini riceveranno l’immortalità.</p>
<p><strong>Ma il protagonista del libro è Jeffrey, il figlio di Ross, che oltre a leggere qualcosa di folle in questo strano progetto, sfrutta l’occasione per ricostruire il rapporto con il padre.</strong></p>
<p>Questa la trama di <em>Zero K</em>, ma ora dobbiamo scendere nel profondo dell’opera, nel non scritto. Saltano subito davanti agli occhi gli stratagemmi usati da DeLillo per spiegare il sottile confine che separa la vita dalla morte, come questo possa essere conquistato dall’uomo e come la società post-moderna stia provando a debellarlo.</p>
<p>Ve ne cito uno.</p>
<p><strong>DeLillo dedica molte pagine a un particolare momento, quando Ross Lockhart svela a Jeffrey, la storia del suo cambio di identità.</strong> Ross Lockhart, infatti, non è il suo vero nome, ma ha deciso di cambiarlo perché quello precedente non era adatto al mondo degli affari. Lo scrittore americano piazza questa chicca in un punto preciso del libro, in cui richiama la tradizione cabalistica. <strong>Nell’antico testamento, infatti, c’è sempre un collegamento tra il proprio nome e il destino.</strong></p>
<p>Di elementi del genere ne troverete parecchi. Di qui, la volontà di DeLillo di costruire un romanzo universale in cui la parabola dell’uomo viene descritta in maniera esaustiva. <strong>La vita e la morte, la parola e il destino, il logos e il pensiero di Dio, in questo caso, dell’uomo-dio.</strong></p>
<p>Un libro entusiasmante, da leggere senza remore.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/don-delillo-zero-k-einaudi/">Zero K di Don DeLillo</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.borderliber.it/don-delillo-zero-k-einaudi/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>1</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">822</post-id>	</item>
	</channel>
</rss>
