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	<title>Eroe Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>Un eroe: la parabola amara di Farhadi tra etica e reputazione</title>
		<link>https://www.borderliber.it/un-eroe-recensione-vittorio-film/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Oct 2025 21:11:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Gianni Vittorio. In copertina la locandina del film &#8220;Un eroe&#8221; Presentato in concorso al Festival di Cannes 2021, dove ha vinto il Gran Premio della Giuria, Un eroe segna il ritorno di Asghar Farhadi al cinema iraniano dopo la parentesi europea di Il cliente e Tutti lo sanno. Con questo film, il regista [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Recensione di Gianni Vittorio. In copertina la locandina del film &#8220;Un eroe&#8221;</strong></p>
<p>Presentato in concorso al Festival di Cannes 2021, dove ha vinto il Gran Premio della Giuria, <strong>Un eroe</strong> segna il ritorno di Asghar Farhadi al cinema iraniano dopo la parentesi europea di <strong>Il cliente</strong> e <strong>Tutti lo sanno</strong>. Con questo film, il regista due volte premio Oscar conferma la sua maestria nel raccontare le zone grigie della morale attraverso storie quotidiane che assumono la forza di parabole universali.</p>
<p>Il protagonista è <strong>Rahim</strong> (Amir Jadidi), detenuto per insolvenza, che durante un breve permesso prova a convincere il suo creditore a ritirare la denuncia. Quando trova per caso una borsa con delle monete d’oro e decide di restituirla, i media lo trasformano in un simbolo di integrità. Ma la verità si rivela fragile: incongruenze, sospetti e maldicenze sgretolano la sua immagine pubblica.</p>
<p>La figura di <strong>Rahim</strong> è al tempo stesso tenera e inquietante: un uomo che non è mai pienamente padrone del proprio destino, costantemente in bilico tra il desiderio di apparire onesto, e la necessità di difendere la propria sopravvivenza. Non è un eroe tradizionale, né un impostore calcolatore: è un personaggio profondamente umano, segnato da ingenuità, debolezze e contraddizioni. <strong>Farhadi</strong> lo dipinge come un individuo incapace di dominare il flusso di eventi e giudizi che lo travolgono, un uomo comune che diventa, suo malgrado, specchio delle tensioni morali e sociali che lo circondano.</p>
<p>La sua parabola è tanto più potente perché mostra quanto sia labile il confine tra sincerità e opportunismo, tra generosità e calcolo, tra la ricerca di riscatto e la paura della vergogna. <strong>Farhadi</strong> mette ancora una volta al centro della narrazione l’ambiguità della verità, tema che attraversa tutta la sua filmografia. La vicenda personale si intreccia con il contesto sociale iraniano, dove la reputazione è moneta di scambio e i rapporti di potere passano attraverso media, istituzioni e opinione pubblica. Ma il discorso si allarga ben oltre i confini nazionali: nell’era della viralità, ogni gesto è esposto al tribunale dei social, ogni “eroe” è destinato a diventare, con la stessa rapidità, sospettato o impostore.</p>
<p>Dal punto di vista formale, il regista conferma il suo stile sobrio: regia invisibile, attenzione maniacale per i dialoghi, tensione narrativa che cresce senza bisogno di colpi di scena artificiosi. La direzione degli attori è puntuale: Amir Jadidi regge il peso del ruolo con una recitazione intensa ma priva di enfasi, mentre gli interpreti secondari contribuiscono a rendere credibile il mosaico sociale che circonda Rahim.</p>
<p>Accolto favorevolmente dalla critica internazionale, <strong>Un eroe</strong> è stato letto come un film che unisce la tradizione morale del cinema iraniano a una riflessione attualissima sulla crisi della verità nell’era della comunicazione di massa. Non a caso, è stato candidato dall’Iran agli Oscar 2022 per il miglior film internazionale. Farhadi firma così un’opera che non ha la tensione di un thriller né la rassicurazione di un dramma morale classico: al contrario, lascia lo spettatore in sospeso, costretto a confrontarsi con la domanda più scomoda di tutte: cosa avremmo fatto noi, al posto di Rahim.</p>
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		<title>Amalia. L&#8217;amore e la spregiudicatezza di una donna</title>
		<link>https://www.borderliber.it/amalia-romanzo-febbo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 16 Dec 2023 00:24:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[amore]]></category>
		<category><![CDATA[Antieroe]]></category>
		<category><![CDATA[dolore]]></category>
		<category><![CDATA[Donna]]></category>
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		<category><![CDATA[Pav Edizioni]]></category>
		<category><![CDATA[Vita]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Amalia” è il nuovo romanzo di Gregorio Febbo uscito di recente per la PAV Edizioni, “Amalia” o sia odia, o si ama, con tutti i suoi eccessi, io l’ho amata perdutamente e adesso ve ne spiego i motivi. La recensione è di Clelia Moscariello “C’è un bene che va oltre noi stessi, oltre le domeniche [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>“Amalia” è il nuovo romanzo di Gregorio Febbo uscito di recente per la PAV Edizioni, “Amalia” o sia odia, o si ama, con tutti i suoi eccessi, io l’ho amata perdutamente e adesso ve ne spiego i motivi. La recensione è di Clelia Moscariello</strong></em></p>
<p>“C’è un bene che va oltre noi stessi, oltre le domeniche che non capirai, oltre il silenzio che si fa strada, in modo anche prepotente, in un dentro già corroso dalla gente: parole e castigo di attimi di vita amante dei diamanti, ma piccola come un giorno che non ricorderai mai (…)”</p>
<p>Così si apre <strong>“Amalia”</strong>, il romanzo “esordio” di <strong>Gregorio Febbo;</strong> ed è proprio così, tra l’altro, che io ho imparato ad apprezzare la scrittura di questo autore, ma soprattutto è in questo modo che io ho iniziato a farmi coinvolgere e a farmi <strong>“prendere”,</strong> fino ad innamorarmi <strong>“perdutamente”,</strong> del personaggio fuoriuscito dalla sua fantasia: “Amalia”.</p>
<p>Sì, perché decisamente <strong>Amalia o sia odia o si ama, con tutti i suoi eccessi,</strong> ma se si arriva ad amarla, se si trova dentro sé stessi tale audacia, se si osa tanto, dopo, accade che ce ne si innamora, per l’appunto, “perdutamente”, così come avviene anche per le sue mille idiosincrasie e contraddizioni. In Amalia, infatti, c’è proprio tutto, <strong>c’è ciò che di potente e di preponderante è presente nella stessa esistenza di ognuno di noi tuttavia, all’eccesso.</strong></p>
<p>In Amalia c’è il riuscire ad accogliere, malgrado tutto e nonostante la sofferenza; c’è il saper procreare e partorire, oltrepassando il “dolore”. <strong>In Amalia c’è l’assenza di giudizio, la parte “bambina” che è presente in ciascuno di noi</strong> e, con essa, anche una giusta dose di <strong>“follia”, </strong>nonché la voglia di sedurre e di compiacere. Eppure, <strong>in Amalia non esiste il senso della “misura”, ed è questo forse che può infastidire qualche lettore meno flessibile.</strong> Perciò, secondo me, Amalia o si odia o si ama.</p>
<p>E io, come dicevo poc’anzi, ho amato fin dal primo momento il suo personaggio, che è stato capace di condurmi prima nella sua <strong>“dissestata” e singolare vita</strong>, e, in seguito, <strong>lungo i meandri più reconditi, inesplorati e, se vogliamo, anche “torbidi” e “discutibili” di sé stessa e degli altri attorno a “lei”</strong>, senza mai perdere un solo frammento della sua essenza trasparente e cristallina e della sua anima pura e leggiadra.</p>
<p>Proprio niente riuscirà, per fortuna, a “sporcare” ed a “inquinare” “Amalia”.</p>
<p>Con questo romanzo originale e insolito, lo scrittore Gregorio Febbo sembra volerci dire proprio questo e lo fa in modo timido, sommesso, quasi “sottovoce”, mettendo da parte, ovviamente, <strong>la voce squillante della eroina o anti-eroina partorita dalla sua mente e dalla sua “penna”.</strong> Febbo sembra intendere comunicarci <strong>“che la vita non va troppo meditata o presa troppo sul serio, ma che essa va vissuta nel modo più intenso e anche più sincero possibile, perché è solo tirando le somme con le emozioni e con i sentimenti che è possibile trarne bilanci positivi e non fallimenti”.</strong></p>
<p>E quindi, grazie allo scrittore e alla “ipnotica” e “incontenibile” “Amalia” per avermi “passato” sottobanco questo piccolo, ma preziosissimo insegnamento, fino a farmi commuovere nelle ultime pagine; dopo, però, avermi fatto ridere a crepapelle lungo le pagine precedenti. “Amalia” ci insegna, senza avvertire il bisogno di mettersi in cattedra,<strong> che la vita sa essere meravigliosa e che sa essere ancora più meravigliosa quando si trova il coraggio di assaporarla totalmente</strong>, senza domandarsi troppi “per come” e “perché”.</p>
<p>Forse, la risposta, qualora dovesse arrivare, arriverà solo, in seguito, dopo aver “vissuto”.</p>
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		<title>Kintsugi: il palcoscenico è pronto</title>
		<link>https://www.borderliber.it/kintsugi-il-palcoscenico-e-pronto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Jul 2023 01:57:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Kintsugi: il palcoscenico è pronto&#8221; è il titolo che abbiamo dato alle tre poesie di Adriana Sabato. La foto in copertina è dell&#8217;autrice Nubi scure e nubi sparse costellano cieli infiniti. Guardiani del cielo osserviamo imperterriti il divenire dell’ostinato universo. Il palco si accende Costellazioni brillano gli spettatori sono pronti si affaccino gli eroi i [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Kintsugi: il palcoscenico è pronto&#8221; è il titolo che abbiamo dato alle tre poesie di Adriana Sabato. La foto in copertina è dell&#8217;autrice</strong></p>
<p>Nubi scure e nubi sparse<br />
costellano cieli infiniti.<br />
Guardiani del cielo<br />
osserviamo imperterriti<br />
il divenire dell’ostinato universo.<br />
Il palco si accende<br />
Costellazioni brillano<br />
gli spettatori sono pronti<br />
si affaccino gli eroi<br />
i loro dei<br />
Si accendano le luci<br />
la fantasia ci prenda, porti via le nefandezze<br />
del quotidiano divenire<br />
l’immaginazione ci trascini.<br />
Racconti infiniti e smisurati,<br />
ci portino per mano<br />
verso eroi innamorati, agguerriti, saggi e pensosi…</p>
<hr />
<p><strong>Kintsugi 2</strong></p>
<p>Evocazione di un eroe,<br />
disfatta.<br />
Versi incompleti<br />
di poesie incalzanti.<br />
I veri eroi aprono gli occhi.<br />
Al mattino si scrollano di dosso<br />
giorni già dimenticati.<br />
Avanzano nel buio della vita straordinaria:<br />
li aspetta ogni giorno origliando da una porta,<br />
spiando movimenti, raccogliendo provvisorietà,<br />
ordinarietà.<br />
I veri eroi respirano senza tregua<br />
raccolgono vite strada facendo<br />
rimboccano coperte<br />
carezzano volti<br />
consolano le afflizioni del presente<br />
Spalano il fango di realtà crudeli<br />
Inseguono umanità disperse<br />
Riportano a casa<br />
Chi casa non ne ha<br />
conservano ricordi dispersi per la strada<br />
riordinano lo sprezzo del maligno<br />
curano e ospitano storie<br />
nel loro diario di pensieri sparsi</p>
<hr />
<p><strong>Kintsugi 3</strong></p>
<p>Il vaso è rotto<br />
Si ripara<br />
Aggiustando vite, preziose cicatrici ricucite<br />
Come il pescatore<br />
ripara reti mai inutili e mai del tutto disfatte.<br />
Cicatrici e ferite segnano impagabili mondi<br />
di storie narrate, fugaci o perennemente eterne.<br />
Uniche, irripetibili come unico l’universo di ogni essere<br />
le fratture ricompongono spazi, riconquistano occhi,<br />
respirano nell’infinito cosmo…</p>
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		<title>La maschera dell&#8217;antieroe. Favaro e il mito antimoderno</title>
		<link>https://www.borderliber.it/saggio-antieroe-maschera-favaro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 May 2023 01:49:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;La maschera dell&#8217;antieroe&#8221; di Marco Favaro, Mimesis, 2022 Lo diceva già Umberto Eco che i fumetti non erano semplici vignette, ma un prodotto culturale che sintetizzava ancestrali enigmi che l&#8217;uomo non era mai riuscito a risolvere. Marco Favaro con il saggio &#8220;La maschera dell&#8217;antieroe&#8221; non fa che ripeterci questa [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h4>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;La maschera dell&#8217;antieroe&#8221; di Marco Favaro, Mimesis, 2022</h4>
<p>Lo diceva già <strong>Umberto Eco</strong> che i fumetti non erano semplici vignette, ma un prodotto culturale che sintetizzava ancestrali enigmi che l&#8217;uomo non era mai riuscito a risolvere. <strong>Marco Favaro</strong> con il saggio <strong>&#8220;La maschera dell&#8217;antieroe&#8221;</strong> non fa che ripeterci questa intuizione, andando nel profondo, rilevando nei protagonisti le metamorfosi sociali.</p>
<p><strong>La maschera dell&#8217;anteriore</strong> mette a nudo questi personaggi che sono stati capaci di influenzarci, in quanto simboli di un ordine morale ed etico che si è modificato nei decenni. L&#8217;eterna lotta tra <strong>bene e male</strong> ha cambiato pelle diverse volte. I suoi protagonisti non sono rimasti sempre gli stessi, i loro caratteri sono stati plasmati dalle conquiste sociali e dalle aporie insite nel potere.</p>
<p>Mutanti che vogliono essere accettati dagli uomini; eroi considerati criminali; paladini della giustizia che usano metodi violenti; atti di prevaricazione che pongono questi protagonisti al di là del bene e del male. <strong>Tutto ciò è stato rappresentato negli ultimi ottant&#8217;anni, anche in maniera sibillina.</strong> Gli eroi e i <strong>villains</strong> insomma sono personaggi che ci pongono dei quesiti, che sfidano la nostra logica, le nostre regole, che assumono un&#8217;aura di epicità incarnando le nostre tendenze e le nostre paure.</p>
<p><strong>Sono dei moderni totem su cui si appiccicano i nostri cambiamenti sociali, il nostro modo di pensare?</strong> Forse. Favaro è uno studioso attento e scrupoloso; chiama in causa filosofi, teologi e storici, cita studi già effettuati, ma prende anche in considerazione i sentimenti del nostro tempo.</p>
<p>Da difensore dello status quo, dell&#8217;etica sociale, nonché delle istituzioni, il supereroe man mano prende sempre di più le sembianze dei cattivi che combatte, mostrando le proprie ferite, le sue fragilità, i sensi di colpa legati a un ruolo che non vuole. <strong>La sua metamorfosi rivela sempre più un eroe che si fa antieroe, un essere umano che attraverso la violenza impone la propria volontà in maniera simile a quella del cattivo di turno.</strong> Così, nelle moderne versioni di Batman, i cattivi non sono criminali che minano la tranquillità sociale, ma proiezioni dei lati oscuri dell&#8217;uomo pipistrello.</p>
<p>Favaro dedica molte pagine anche alle supereroine, leggendo nella loro emancipazione un cammino simile a quello della loro controparte maschile. Una metamorfosi che è comunque frutto delle evoluzioni della <strong>società fallocentrica</strong>. Una ribellione indotta, quindi, nella quale la donna è eroina o per concessione o per imposizione del supereroe. <strong>Si pensi al modo in cui viene anche rappresentato il corpo.</strong></p>
<p>Lo studio di Favaro scandaglia dal vestiario, alle maschere, dalle questioni di genere a quelle sociali. La finalità è quella di giungere a una lettura approfondita del fenomeno &#8220;supereroistico e antieroico&#8221;, capace di suggerire al lettore degli importanti spunti di riflessione.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/saggio-antieroe-maschera-favaro/">La maschera dell&#8217;antieroe. Favaro e il mito antimoderno</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
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