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	<title>Emigrazione Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>Restare o andare? Il dilemma di un calabrese in Alright Compa&#8217;</title>
		<link>https://www.borderliber.it/restare-andare-garro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Dec 2024 23:01:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Narrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Restare o andare?&#8221; è un estratto del romanzo &#8220;Alright, compa&#8217;&#8221; di Rino Garro, pubblicato da Rubbettino nel 2021. Si tratta un brano delicato che fa intravedere l&#8217;ansia e le preoccupazioni dei non più giovani laureati riguardo alle loro aspettative lavorative. Solo un flash, che contiene il fragile mondo di quanti si chiedono se non sia [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Restare o andare?&#8221; è un estratto del romanzo &#8220;Alright, compa&#8217;&#8221; di Rino Garro, pubblicato da Rubbettino nel 2021. Si tratta un brano delicato che fa intravedere l&#8217;ansia e le preoccupazioni dei non più giovani laureati riguardo alle loro aspettative lavorative. Solo un flash, che contiene il fragile mondo di quanti si chiedono se non sia il caso &#8211; come purtroppo accade sempre di più &#8211; di lasciare il proprio paese, il nostro, in cerca di soddisfazioni professionali, di futuro. Se sia il caso, per l&#8217;appunto, di restare o andare?</strong></p>
<p>Guardo le auto sulla A6 transitare in un senso e nell’altro. Sopra di noi, sempre questo grigio appiccicoso spalmato con grazia e dedizione, ma chi se ne importa ormai. Solo in certe occasioni mi riassale il nervosismo, e non certo per il colore del cielo. Per un minuto o due scruto il nero attorcigliato di una nuvola. Sto bene oggi, leggero come una piuma. Sorrido. Il punto è che prima o poi una decisione dovrò prenderla per forza.</p>
<p>I miei vogliono sapere come mai quella che doveva essere una vacanza di pochi giorni si è trasformata in un lungo soggiorno. Antonella, ritornata dalle ferie a Firenze, dove fa un caldo da squagliarti la lingua, dice che per il mezzo c’è di sicuro qualche donna tigresca. Patrizia e Maria, e tutti i colleghi precari con cui ho parlato, vegliano su letti di spine poiché si pensa che da un giorno all’altro sarà pubblicato il nuovo concorso per la scuola, atteso da tempo, improbabile salvatore delle nostre piccole vite sospese. Da qui, l’ansia che in Italia ti bracca come un cane da caccia, non la capisco più. Da qui l’Italia non fa paura: sembra tutto lontano, ogni cosa possibile.</p>
<p>Chiudo la tenda, mi ributto a letto. Infilo la testa sotto il cuscino. Tracce del suo odore, della sua pelle; del profumo che le ho regalato. Adesso lei è in bagno, a farsi la doccia. Io e Julie ci vediamo e facciamo l’amore, qui nel suo flat, da tre settimane. Questo scialbo trivani, con la moquette perfino in bagno, è di una essenzialità per così dire utilitaristica. A parte la televisione, il divano e un tavolinetto con due sedie, non vi sono altri mobili, così almeno non si corre il rischio di mettere in disordine.</p>
<p>Il frigo c’è, ma non ho capito cosa abbia tenuto in fresco l’ultima volta, e non mi riesce di capire cosa mangi lei, oltre a tè, cornflakes, patatine al gusto d’aceto e birra calda in lattina o, quando viene al ristorante, parti di pizza filanti e spaghetti che risucchia uno alla volta, per poi lasciarne mezzi. Ma Julie riesce a fare confusione lo stesso. Nella camera da letto, i suoi trucchi sono sparsi dappertutto insieme a penne, post-it, occhiali da sole, monetine, borse, e a volte dai cassetti saltano fuori oggetti impensabili.</p>
<p>Crede che la moquette sia autorigenerante o abbia intrinseche capacità igieniche e per questo vi poggia sopra qualsiasi cosa, le maglie appena lavate o la biancheria intima, che magari ripiega con molta cura per poi riporla ancora sulla moquette, quasi fosse un cassetto, proprio nel punto dove prima eravamo passati e ripassati con le scarpe. All’inizio ho provato a dirle qualcosa, ho anche fatto finta di prendere l’aspirapolvere per farle capire non so cosa. Poi ho lasciato perdere. Ho desistito ai suoi lunghi sguardi vuoti, ai suoi occhi fissi oltre i miei. Alle pareti neanche un quadro o un poster, perché, chi lo sa, potrebbero</p>
<p>infrangersi in mille pezzi in caso di terremoto, e sulla finestra o sul comodino nemmeno una fotografia qualsiasi accanto al telefono. Per fortuna Julie non ha animali, forse non le piacciono, ma non oso chiederglielo, casomai le venisse voglia di comprarne uno, magari un’iguana o un boa constrictor. E per fortuna non fuma, che è un gran qualità, ma mai quanto la sua tristezza, quanto il colore indefinibile dei suoi occhi.</p>
<p><em>Resta quindi il dilemma: Restare o andare?</em></p>
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		<title>Deserto</title>
		<link>https://www.borderliber.it/deserto-poesia-perrone/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[yoursocialnoise]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Jun 2024 03:48:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Deserto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Poesia di Massimo Perrone. Foto di Nino Turco Il vento della disperazioneci spinge in terre ostili umili mendicanti di un sorso d&#8217;acqua, un tozzo di pane, un sorriso. La povertà disturbail sonno delle coscienzelo straniero logora le certezzedell&#8217;uomo incerto. Il sole rosso di rabbiaper il crudele epuloneil granello di sabbia giaciglio per carni abusate,nell&#8217;aridità del [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><em><strong>Poesia di Massimo Perrone. Foto di Nino Turco</strong></em></p>
<p>Il vento della disperazione<br />ci spinge in terre ostili <br />umili mendicanti <br />di un sorso d&#8217;acqua, <br />un tozzo di pane, <br />un sorriso. <br />La povertà disturba<br />il sonno delle coscienze<br />lo straniero logora le certezze<br />dell&#8217;uomo incerto. <br />Il sole rosso di rabbia<br />per il crudele epulone<br />il granello di sabbia <br />giaciglio per carni abusate,<br />nell&#8217;aridità del deserto<br />noi abbiamo perduto la vita, <br />voi l&#8217;anima.</p>
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		<title>L&#8217;altro. Un romanzo di Pippo Pollina tra &#8220;storia e anti-storia&#8221;</title>
		<link>https://www.borderliber.it/laltro-il-romanzo-di-pippo-pollina-tra-storia-e-anti-storia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Jan 2024 01:10:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Angelo Maddalena. In copertina: &#8220;L&#8217;altro. Un romanzo&#8221; di Pippo Pollina, Squilibri, 2023 Un giallo sentimentale che sfocia in un noir, oppure un romanzo di ricerca, di formazione, di approfondimento sociale; è tutto questo e non solo il libro L’altro di Pippo Pollina. Ho avuto il piacere di ascoltare un suo concerto a Caltanissetta [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Recensione di Angelo Maddalena. In copertina: &#8220;L&#8217;altro. Un romanzo&#8221; di Pippo Pollina, Squilibri, 2023</strong></p>
<p>Un giallo sentimentale che sfocia in un noir, oppure un romanzo di ricerca, di formazione, di approfondimento sociale; è tutto questo e non solo il libro <strong>L’altro di Pippo Pollina.</strong> Ho avuto il piacere di ascoltare un suo concerto a <strong>Caltanissetta</strong> più di venti anni fa, e mi sono rallegrato di poterlo rincontrare il <strong>6 dicembre scorso a Crotone, in occasione della presentazione di questo suo libro che pensavo fosse il primo</strong>, invece c’è un precedente: <strong>Cento chimere</strong>, che è anche il titolo di una canzone di Pippo, musicista italiano con un largo seguito in Austria, Germania e Svizzera, dove attualmente abita da quasi trent’anni o forse più.</p>
<p>Interessante la parabola di Pollina, <strong>che parte dalla Sicilia a fine anni ‘80 in cerca della sua strada di artista</strong>, suonando per strada, e arriva nei maggiori palchi europei, ma molto poco riconosciuto in Italia, almeno fino al suo concerto all’<strong>Arena di Verona</strong> di qualche anno fa. Lui è di una stoffa simile a quella di <strong>Gianmaria Testa</strong>, con il quale, tra le altre cose, ha collaborato. In questo suo romanzo mi aspettavo di tutto e insieme niente di che, non avendolo mai conosciuto come scrittore, sebbene sapessi che all’inizio degli anni ‘80 aveva collaborato con la rivista <strong>I siciliani giovani</strong>, diretta nientepopodimeno che da <strong>Pippo Fava</strong>, ammazzato dalla mafia nel 1984.</p>
<p>Le canzoni di Pollina risentono di questo suo percorso “civile”, tanto che proprio pochi giorni dopo la presentazione a <strong>Crotone</strong>, ha presentato il suo libro a <strong>Nardò</strong> dove ha ricevuto il premio <strong>Civilia</strong> alla canzone d’autore. Il romanzo <strong>L’altro</strong> risente anch’esso, forse, di questo percorso, e racconta una storia ambientata tra <strong>Camporeale</strong>, un paese dell’entroterra palermitano, e la <strong>Germania</strong>, tra la fine degli anni ‘80 e il 2001. Leonardo detto Nanà è il protagonista siciliano, che nasce a Camporeale e studia e lavora a Palermo, fino a un certo punto della sua carriera di giovane medico; <strong>Frank Fischer è l’altro personaggio principale: giornalista d’inchiesta tedesco con molta visibilità mediatica.</strong> L’intreccio è talmente intrigante da assumere, verso la fine, i tratti di una “favola” dei nostri giorni, con quegli elementi “inquietanti” da farlo diventare, a un certo punto, un romanzo noir.</p>
<p>La famiglia di Nanà è legata a doppio filo con una <strong>“famiglia” della cosca di Corleone</strong>, all’epoca in cui Riina era ancora vivo e attivo, anche se ancora per poco. Il merito di Pollina è quello di trattare argomenti sociali importanti, come l’emigrazione dei siciliani in Germania <strong>(il padre del protagonista lavora per un breve periodo alla Wolksvagen e poi si dimette per un motivo misterioso che scopriremo verso la fine del libro)</strong>; il potere mafioso e la sua evoluzione, l’arte di strada (poche volte appare un musicista di strada in Svizzera e in Germania, alter ego di Pippo, emigrato anche lui come musicista); il giornalismo di inchiesta e i rapporti sentimentali dei due protagonisti.</p>
<p>Il romanzo schiva con abilità certi schemi preconcetti e certi finali sentimentali prevedibili <strong>(se Frank riesce a crearsi una famiglia con una donna che ha già dei figli, Nanà non riesce a trovare un amore stabile anche se per due volte sfiora, con Annamaria e Giovanna, questa possibilità)</strong>. La questione della mafia non è descritta in modo netto e “televisivo”, come in certi film anche di successo degli ultimi trent’anni, ma viene fuori tutta la complessità e le sfumature che meriterebbero questi argomenti. Se Nanà all’inizio del racconto si oppone con nettezza nei confronti degli intrighi ambigui della sua famiglia con la cosca locale, è anche vero che a un certo punto, suo malgrado, si sottomette alle logiche che lo <strong>zio Rocco</strong>, affiliato alla cosca locale, gli impone.</p>
<p>Sia i dialoghi con la sorella, sposata con <strong>Pietruzzo</strong>, affiliato con la cosca locale, così come altri confronti con gli amici del paese spesso rassegnati alle logiche di potere locale, dimostrano una vivacità e delle linee di <strong>“entrata e uscita”</strong> da certe logiche apparentemente granitiche: uno su tutti l’esempio del cognato di Nanà, Pietruzzo, che dopo essere entrato nella cosca ne vuole uscire, pagando le conseguenze di questa sua scelta. Ma è tutto un avvicendarsi e un rincorrersi di storie poco “regolari” dovute alla curiosità e all’intraprendenza dei personaggi. <strong>Frank Fischer a Norimberga è amico o comunque frequentatore di un antiquario di nome Hartmut, che coltiva i saperi esoterici e che è stato indiziato di simpatie neonaziste.</strong> Frank spiega agli amici che gli chiedono come mai frequenti quell’uomo, che lo fa per riuscire a raccontare dal di dentro, in quanto giornalista, mondi spesso sepolti e conosciuti solo per stereotipi.</p>
<p>Ed è proprio a <strong>Hartmut</strong> che l’autore del libro affida una frase che si trova a pag. 359: <strong>“Le mafie sono un problema secondario, fenomeni riconducibili ad una tipica società capitalistica. Combatterle è inutile perché, non appena hai bonificato il terreno, immediatamente la malapianta rinasce. Bisogna curare l’organismo, fertilizzarlo a dovere, per prevenire che possano nascere cellule dannose e devianti”.</strong></p>
<p>Passaggi simili sono importanti perché rendono il filo del racconto, i dialoghi e il contesto del romanzo scevri o comunque poco vicini a certa retorica che vuole i buoni e i cattivi separati in modo manicheo. Fanno da sfondo alla narrazione paesaggi di lotta popolare e politica degli anni ‘70, anche perché una delle protagoniste che torna spesso nella memoria di Frank, è la madre Elke, anch’essa giornalista di inchiesta e militante nei movimenti di lotta anche armata della Germania degli anni ‘70. Il libro ha una sua vivacità, anche perché Pollina spesso passa da una scena all’altra senza spazi bianchi; <strong>in questo rivela una certa freschezza di stile, uscendo dai canoni.</strong></p>
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		<title>Del sud e nel sud</title>
		<link>https://www.borderliber.it/poesia-sud-gervasi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 14 Jan 2024 01:20:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Bucolico]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
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		<category><![CDATA[Sud]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Poesia e foto di Giuseppe Gervasi E se ne va per sempre un uomo di paese. Seduto su un gradino di pietra, si diletta con il moderno, per ascoltare e far ascoltare musica di un tempo. Il passo claudicante, il saluto col sorriso. Una vita in paese, con i fratelli del sud nel sud. E [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Poesia e foto di Giuseppe Gervasi</strong></em></p>
<p>E se ne va per sempre</p>
<p>un uomo di paese.</p>
<p>Seduto</p>
<p>su un gradino di pietra,</p>
<p>si diletta con il moderno,</p>
<p>per ascoltare</p>
<p>e far ascoltare musica di un tempo.</p>
<p>Il passo claudicante,</p>
<p>il saluto col sorriso.</p>
<p>Una vita in paese,</p>
<p>con i fratelli del sud nel sud.</p>
<p>E se ne va per sempre</p>
<p>un uomo di paese,</p>
<p>con la passione</p>
<p>per il suono popolare.</p>
<p>Un fratello piange</p>
<p>e chiede il tocco di una campana,</p>
<p>per ricordare al mondo</p>
<p>il sangue perduto.</p>
<p>Per ricordare al mondo</p>
<p>la vita conclusa</p>
<p>di chi voleva vivere ancora un po&#8217;,</p>
<p>con i fratelli di vita bucolica</p>
<p>e la musica tra le mani.</p>
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		<title>Addio al mare dell&#8217;esilio. Lucia Donadio e la &#8220;necessità delle radici&#8221;</title>
		<link>https://www.borderliber.it/mare-addio-romanzo-donadio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 Dec 2023 02:08:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Addio]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
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		<category><![CDATA[Colombia]]></category>
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		<category><![CDATA[Morano Calabro]]></category>
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		<category><![CDATA[Rubbettino]]></category>
		<category><![CDATA[Sud America]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Addio al mare dell&#8217;esilio&#8221; di Lucia Donadio, Rubbettino, 2023 &#8220;A fare l&#8217;America&#8221; ci hanno provato in tanti, ma non è sempre andata bene, anzi forse è sempre stata una tragedia quella partenza che sapeva di fuga, dietro cui si celava la necessità di trovare condizioni migliori di vita. D&#8217;altronde [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Addio al mare dell&#8217;esilio&#8221; di Lucia Donadio, Rubbettino, 2023</strong></p>
<p>&#8220;A fare l&#8217;America&#8221; ci hanno provato in tanti, ma non è sempre andata bene, anzi forse è sempre stata una tragedia quella partenza che sapeva di fuga, dietro cui si celava la necessità di trovare condizioni migliori di vita. D&#8217;altronde anche oggi è così. <strong>Tutto cambia agli occhi di colui che &#8220;va via&#8221; dalla propria patria, sia essa grande come un orto o come un impero.</strong> Lo sanno bene i calabresi che hanno preso il mare per andare nel Nuovo Continente. Qualcuno si è realizzato, qualcun altro si è lasciato ingannare dalle opportunità, per tutti la sensazione è sempre stata una, ossia &#8220;sentirsi esiliati&#8221;.</p>
<p><strong>Lucia Donadio</strong> dà vita a un libro intenso, forte di quella esperienza che, se anche non diretta, si impregna nel Dna. Anche lei, di origini calabresi, ma oggi cittadina della Colombia, sa cosa vuol dire guardare casa propria stando dall&#8217;altra parte del mare. <strong>Lei anche conosce l&#8217;esilio e quella sensazione di non essere né dell&#8217;una né dell&#8217;altra riva dell&#8217;oceano.</strong> È vero, dobbiamo avere uno spirito cosmopolita, ma dev&#8217;essere una scelta e non una costrizione, deve sbocciare in noi come una rosa profumata e non per necessità.</p>
<p>Questa però non è la sua esperienza, non è un&#8217;autobiografia pura, ma un romanzo che inizia dalla <strong>Calabria, da Morano Calabro, piccolo comune del cosentino.</strong> La storia comincia nella prima metà del <strong>Novecento</strong> e si compie negli intrecci familiari che il tempo spezza e riannoda. Nel tempo si danza, si inventano coreografie di ogni genere, c&#8217;è il racconto di chi da povero e spaesato diventa ricco, ma nessuno si integra alla perfezione. Non c&#8217;è il lieto fine, lieto è solo il delicato linguaggio di<strong> &#8220;Addio al mare dell&#8217;esilio&#8221;</strong> che arriva al cuore di un problema fondamentale:<strong> le radici nessuno può reciderle, il nostro luogo di nascita ci forma, il resto è solo una accettazione.</strong></p>
<p>Il mare è un ostacolo; l&#8217;oceano è vigile custode della scelta compiuta. <strong>Salpare per rifarsi una vita, tornare per un attimo per sentirsi senza casa, anche se ormai sono diventate due.</strong> Nulla di pessimistico, ma solo una lettura schietta di un fenomeno che ormai è solo statistica. Sono solide le citazioni che Donadio mette tra le pagine, ossia <strong>Márquez, Borges, Perec</strong>, tutti autori che ispirano la sua scrittura e il modo in cui modella le emozioni. Siamo di fronte a una <strong>&#8220;saga familiare&#8221;</strong> che in maniera labirintica, come piaceva a Borges, mette in mostra un conflitto insanabile, quello della ricerca di sé stessi tra eventi scaccianti.</p>
<p>Nessuna emozione trova sbocco in una via d&#8217;uscita. <strong>È inspiegabile l&#8217;angoscia che guida questi personaggi, è rapace la voglia di tornare all&#8217;origine.</strong> Ma il problema è questo: dov&#8217;è l&#8217;origine? Se si tornasse a casa il risentimento rimosso, che ha spinto a partire, tornerebbe a galla; se non si tornasse, almeno per una volta, ci si abituerebbe a dimenticare <strong>quell&#8217;Io che da lì proviene.</strong></p>
<p>È qui tutto il mistero e tra le sue trame <strong>Donadio</strong> racconta anche la sua esperienza. Lo fa involontariamente, senza risolvere il conflitto alcuno, ma solo ammirando il mare e quell&#8217;esilio che sa ispirare anche una timida riconciliazione con gli addii sussurrati.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/mare-addio-romanzo-donadio/">Addio al mare dell&#8217;esilio. Lucia Donadio e la &#8220;necessità delle radici&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
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