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	<title>distopia Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>La fine della Storia, ma prima l&#8217;Apocalisse</title>
		<link>https://www.borderliber.it/la-fine-della-storia-ma-prima-lapocalisse/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 May 2026 10:49:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;La fine della Storia, ma prima l&#8217;Apocalisse&#8221; è un articolo di Martino Ciano Sette anni avevo quando il Muro di Berlino iniziò a creparsi. Avevo la febbre, non ero andato a scuola ed ero felice perché non ci sarei andato nemmeno il giorno dopo. Dopo le picconate che hanno buttato giù la parete divisoria dell&#8217;Europa, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;La fine della Storia, ma prima l&#8217;Apocalisse&#8221; è un articolo di Martino Ciano </strong></p>
<p dir="ltr">Sette anni avevo quando il <strong>Muro di Berlino</strong> iniziò a creparsi. Avevo la febbre, non ero andato a scuola ed ero felice perché non ci sarei andato nemmeno il giorno dopo. Dopo le picconate che hanno buttato giù la parete divisoria dell&#8217;Europa, c&#8217;è stato chi ha sostenuto che finalmente &#8220;era finita la storia&#8221;. Cioè, niente più guerre, nessun nuovo blocco. Il mondo unito per perseguire due obiettivi: pace e prosperità.</p>
<p dir="ltr">Aspetta, fermiamoci un attimo. Dicono pure che questa idea stramba della &#8220;<strong>fine della Storia</strong>&#8221; sia stata male interpretata, perché il suo inventore, <strong>Francis Fukuyama</strong>, voleva solo dire che il modello democratico sarebbe diventato l&#8217;unico perseguibile, logicamente insieme al Capitalismo. Fatto sta che è ancora più strana questa convinzione che la Democrazia vada a braccetto con il Capitale.</p>
<p dir="ltr">Comunque, l&#8217;idea che &#8220;<strong>la storia fosse finita</strong>&#8221; dava ragione a <strong>Hegel</strong>, sostenitore dell&#8217;opinione che senza guerre la storia sarebbe un libro di pagine bianche. E io che poi in Storia mi sono laureato, ne ho studiata tanta, anche di quella post-1989. Con mia sorpresa ci sono stati pochi avvenimenti che hanno combaciato con l&#8217;itinerario denominato &#8220;<strong>Pace e Stabilità</strong>&#8220;. Anzi ho appreso solo di nuove persecuzioni, sabotaggi, razie, nazioni rapaci e capi di Stato assassini. E ancora continuano&#8230;</p>
<p dir="ltr">Insomma, sembra quasi che la natura dell&#8217;uomo sia la guerra e non la pace, perché i momenti felici nessuno se li ricorda. Sono per l&#8217;appunto &#8220;<strong>pagine bianche</strong>&#8220;. Economicamente parlando, il Neoliberismo ci avrebbe donato la spensieratezza del benessere.</p>
<p dir="ltr">Spensierati perché senza ricordi. Spensierati perché senza problemi. Avremmo potuto investire tutto sul benessere psico-fisico personale e poi, magari, stanchi di un&#8217;esistenza fin troppo felice fino alla noia, avremmo potuto decidere della nostra sorte. Sì, una bella cabina per suicidi, simile a quelle telefoniche. Ti chiudi dentro e finisci la tua storia quando non puoi più goderne al cento per cento. Ma è possibile che presto anche malattie, vecchiaia e morte siano eliminate.</p>
<p dir="ltr">E mentre immagino questo mondo distopico, immerso nelle propagande di libero mercato, che sollecitano sconfinate iniziative, alimentando un appetito da pescecani, faccio i conti con il mio stipendio e mi sento dire, da un senatore che non ha mai lavorato, che i salari in Italia non crescono perché non c&#8217;è sufficiente produttività. E siccome tutto è legato, se manca un ingrediente viene male l&#8217;intera pietanza.</p>
<p dir="ltr">Capito? Addio felicità eterna e prosperità&#8230;</p>
<p dir="ltr">Quindi la guerra, oggi, è necessaria per incrementare certi indici produttivi? E la teoria sulla fine della storia, così inopportuna come una barzelletta alle sei del mattino dopo aver passato una notte in bianco, mi appare una grande boiata. E poco mi importa se stesso chi l&#8217;ha pronunciata per la prima volta, cioè <strong>Fukuyama</strong>, abbia chiesto scusa per la sua leggerezza. In tanti ci hanno creduto e si sono impettiti.</p>
<p dir="ltr">Allora, il <strong>Neoliberismo</strong>, che ha fatto leva sull&#8217;eroismo e l&#8217;egoismo di tutti, ha riacceso la <strong>Storia</strong> con i suoi conflitti? La sua promessa più grande è stata solo una bugia per convincerci? È pur vero che tanto la massa si fa dirigere. D&#8217;altronde dove vogliamo andare noi &#8220;amalgamati&#8221; che non riusciamo neanche ad arrivare alla fine del mese? Un&#8217;indifferenza liquida ci spinge a guardare solo in Tv conflitti e rivoluzioni. E io che pensavo che la fine della storia sarebbe stato il &#8220;<strong>Giudizio Universale</strong>&#8220;, mi sono dovuto ricredere.</p>
<p dir="ltr">Forse la storia finisce solo quando si spegne la luce e ci si addormenta. Purtroppo, al risveglio riparte e ci fa tutti prigionieri di rate e di ignoranza.</p>
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		<title>Polpa di Flor Canosa</title>
		<link>https://www.borderliber.it/polpa-romanzo-canosa-recensione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 20 Dec 2025 10:48:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Barone]]></category>
		<category><![CDATA[Canosa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Polpa&#8221; di Flor Canosa, Neo edizioni, 2025 È il nostro mondo quello che ci racconta Flor Canosa. Non c’è nulla di distopico nel suo romanzo, tradotto da Gianni Barone. Forse la vera distopia sta nel fatto che amiamo nascondere la realtà per sentirci migliori, per evitare un confronto diretto [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Articolo di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Polpa&#8221; di Flor Canosa, Neo edizioni, 2025</strong></p>
<p>È il nostro mondo quello che ci racconta Flor Canosa. Non c’è nulla di distopico nel suo romanzo, tradotto da Gianni Barone. Forse la vera distopia sta nel fatto che amiamo nascondere la realtà per sentirci migliori, per evitare un confronto diretto con ciò che siamo diventati. Nonostante tutto, trattiamo quest&#8217;opera come descrizione di uno dei tanti futuri peggiori possibili.</p>
<p>&#8220;Polpa&#8221; parla di un mondo in cui il dolore, persino provarlo, è un reato. Gli uomini sono come anestetizzati e quindi privati del loro corpo. Il controllo del corpo, come ricorda Foucault, è il traguardo più ambito del potere, attraverso cui si compie il completo dominio dell’individuo. Ebbene, non possiamo negare che questa meta sia stata raggiunta.</p>
<p>All’interno di un sistema chiuso e perfettamente regolato da un’unica volontà sorgono però le peggiori perversioni. &#8220;Polpa&#8221; è infatti la descrizione di una compensazione: la naturale ricerca del dolore attraverso la violenza, la sottomissione e l’autolesionismo.</p>
<p>La scrittrice argentina usa una lingua priva di edulcoranti. Le sue parole sono limpide e crudeli. I protagonisti della storia sono votati al dolore, da cui traggono piacere. Per loro, soffrire o causare sofferenza è un atto di fede. La sessualità, in quanto contatto tra corpi, è dolore, quindi gioia che pochi possono però gustare nelle sue varianti perverse.</p>
<p>In ogni distopia che si rispetti, però, chi è nella stanza dei bottoni sa bene che un sistema rigido non è durevole ed è solo un tentativo di ordinare qualcosa di indomabile per sua natura. &#8220;Polpa&#8221; rispetta questo canone, mostrando pagina dopo pagina il tallone d’Achille di ogni governo fondato sulla privazione di un pezzo di umanità: l’imprevedibilità che governa ogni specie.</p>
<p>L’uomo è perlopiù istinto, solo talvolta è ragione. Ed è forse questo il tema che sorregge &#8220;Polpa&#8221;: l’esaltazione di qualcosa di indomabile, di un residuo inconscio che non può essere sottratto a nessuna persona. In un mondo che ormai pensiamo di poter dominare e regolare secondo un think positive frustrante, il dolore e la violenza sono i veri disturbatori.</p>
<p>Nascondere tutto ciò vuol dire lasciare che i nostri demoni diventino manifestazioni di libertà di pensiero e di azione. In maniera sottile, &#8220;Polpa&#8221; ci lascia proprio questo messaggio: la nostra crudeltà può diventare l’essenza del nostro libero arbitrio.</p>
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		<title>Manomissione di Domenico Conoscenti</title>
		<link>https://www.borderliber.it/manomissione-recensione-ciano-conoscenti-romanzo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 27 Jul 2025 22:01:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Manomissione&#8221; di Domenico Conoscenti, Il ramo e la foglia, 2025 Ci sono molti modi per attuare una manomissione. Si possono interpretare le parole a proprio piacimento, si possono assemblare ritagli di realtà perseguendo un intento meschino, si può rendere la verità una bugia e viceversa. Il gioco riesce meglio [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Manomissione&#8221; di Domenico Conoscenti, Il ramo e la foglia, 2025</strong></p>
<p>Ci sono molti modi per attuare una manomissione. Si possono interpretare le parole a proprio piacimento, si possono assemblare ritagli di realtà perseguendo un intento meschino, si può rendere la verità una bugia e viceversa. Il gioco riesce meglio se tutto viene convalidato dallo Stato, quindi dal potere. In questo caso ogni cosa si ammanta di ufficialità.</p>
<p><strong>&#8220;Manomissione&#8221;</strong> è questo: la rappresentazione di un gioco di potere. Per stessa ammissione dell&#8217;autore, Domenico Conoscenti, il romanzo è già uscito dieci anni fa, ma a distanza di tempo non ha perso la sua verve, anzi rispecchia fedelmente ciò che oggi avviene in Italia.</p>
<p>L&#8217;autore si trincera dietro l&#8217;allegoria. Infatti, qui non v&#8217;è traccia di distopia, perché è tutto drammaticamente vero. La trama ruota intorno a un&#8217;indagine per omicidio: una sorta di regolamento di conti che avviene al termine di una manifestazione di piazza, finita negli scontri. Da una parte la Polizia che abusa del proprio potere, dall&#8217;altra un&#8217;associazione per la difesa dei diritti degli omosessuali che cerca la propria verità.</p>
<p>Basta questo per inquadrare il contesto del romanzo e il suo tema. Tra sodalizi più o meno illegali, parastatali e delimitazioni delle libertà personali, assaporiamo la masochistica necessità della società di sacrificare sé stessa sull&#8217;altare della sicurezza e del controllo delle idee. Attraverso una scrittura che si sposta tra un narratore in prima persona e una serie di serrati dialoghi, che altro non sono se non trascrizioni di interrogatori, scopriamo la drammatica realtà della <strong>&#8220;manomissione&#8221;</strong>.</p>
<p>Verrebbe da dire che <strong>&#8220;nulla è vero, quindi tutto è possibile&#8221;</strong>. Ma ci viene anche spontaneo domandarci se tale realtà, qui descritta in chiave metaforica, non sia semplicemente lo smascheramento della nostra quotidianità. I tanti personaggi in cui ci imbattiamo sono legati dal filo conduttore della &#8220;verità ufficiale&#8221; e della &#8220;morale di Stato&#8221;.</p>
<p>Tutto ciò crea un corporativismo che va oltre l&#8217;etica, perché ammette l&#8217;omicidio, quindi l&#8217;eliminazione, anche da un punto di vista sociale, delle proprie &#8220;anomie&#8221;. Ciò che difficilmente può essere chiuso in alcuni steccati va messo al bando. In questo modo non decade la democrazia, ma quel principio di disobbedienza che le dà la possibilità di perfezionarsi.</p>
<p><strong>&#8220;Manomissione&#8221;</strong> è per me un romanzo <strong>&#8220;neo-realista&#8221;</strong>, in cui il lettore vede chiaramente la propria quotidianità. Il rimpallo di responsabilità, l&#8217;attestazione della supremazia, l&#8217;arroganza del potere legata alla legittimazione della forza sono capaci di tracciare un disegno purtroppo in corso d&#8217;opera. Disconoscerlo è inutile; screditarlo non serve a nessuno.</p>
<p>Conoscenti non si schiera. La<strong> manomissione</strong> è l&#8217;ultima arma di difesa e di attacco di una strategia che insegna come l&#8217;unica ragione accettabile sia quella che viene &#8220;imposta&#8221;. L&#8217;autore non fa del suo romanzo un libello per l&#8217;una o per l&#8217;altra parte, ma mette in guardia tutti sui pericoli di ogni azione sabotatrice.</p>
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		<title>Veranio. Giovanni Peli e la ciclicità della natura umana</title>
		<link>https://www.borderliber.it/veranio-peli-romanzo-recensione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[yoursocialnoise]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Dec 2024 23:02:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Veranio&#8221; di Giovanni Peli, EdiKit, 2023 Una catastrofe si è consumata, un nuovo Mondo prende forma pian piano e l&#8217;umanità si riorganizza. La dipendenza dal petrolio è finita, ma ne comincia un&#8217;altra, forse peggiore, ed è quella legata al Veranio. La formula segreta di questo composto la conoscono in [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h4>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Veranio&#8221; di Giovanni Peli, EdiKit, 2023</h4>
<p class="wp-block-paragraph">Una catastrofe si è consumata, un nuovo Mondo prende forma pian piano e l&#8217;umanità si riorganizza. La dipendenza dal petrolio è finita, ma ne comincia un&#8217;altra, forse peggiore, ed è quella legata al <strong>Veranio.</strong></p>
<p>La formula segreta di questo composto la conoscono in pochi; viene celata dietro leggende, rielaborazioni teologiche, studi scientifici più o meno attendibili. C&#8217;è una cosa che appare in maniera lampante: <strong>per essa si farebbe di tutto.</strong></p>
<p>Ecco gli elementi del nuovo romanzo di <strong>Giovanni Peli.</strong> Nessun risvolto utopistico, tanto meno distopico, solo una fantasiosa allegoria su ciò che potrebbe avvenire tra qualche decennio.</p>
<p>È come se lo scrittore ci volesse anticipare che, dopotutto, nulla cambierà: <strong>l&#8217;uomo ripete sempre gli stessi errori, mai impara dalle sue cadute.</strong> I pochi dominano, i tanti sono entità sperdute al servizio del potere. Vero è che il potere ognuno lo combatte come può, fatto sta che la sua ambiguità sa tirare nella mischia chiunque, cambiando i ruoli e facendo sempre più proseliti.</p>
<p><strong>Il Veranio</strong> è quindi solo un altro strumento di controllo, di divisione sociale. È una sostanza che legittima l&#8217;impiego della forza da parte di alcune élite, che spinge i governi a utilizzare qualsiasi mezzo. Insomma, tra l&#8217;ipotetico mondo immaginato da Peli e quello attuale non ci sono differenze.</p>
<p>Il protagonista è un uomo che ha trovato riparo in una vecchia biblioteca, che si dà allo studio e che viene perciò denigrato. Viene considerato un amante delle cose immateriali, di quel cibo per la mente che per molti ha procurato più problemi di quanti ne abbia risolti. È quasi un nemico di Stato, che, però, non viene eliminato fisicamente, ma solo marginalizzato, apparendo come un profeta che grida nel deserto.</p>
<p>Anche questo aspetto non si discosta troppo dai tempi che stiamo vivendo. <strong>&#8220;Il sapere&#8221;</strong> serve davvero a qualcosa? È utile educare il proprio sguardo alla totalità delle cose? È importante svegliare noi stessi e gli altri dal torpore? Certo che &#8220;no&#8221;, lo sa bene tanto l&#8217;autore, quanto coloro che leggeranno questo libro.</p>
<p>Peli infatti non crea un mondo governato dalla <strong>&#8220;non conoscenza&#8221;</strong>, ma in cui ognuno è felicemente ignorante. D&#8217;altronde, proprio come accade oggi, in quest&#8217;epoca di tecnologia performante, l&#8217;apatia di ciascuno appare come <strong>&#8220;una libera scelta&#8221;</strong>, sospinta dall&#8217;incapacità di <strong>&#8220;ribellarsi attivamente&#8221;</strong>. A ben vedere, la rivolta resta solo una chimera, una soluzione contemplata in uno stato di dormiveglia.</p>
<p>Attraverso la fantasia e la costruzione di un mondo che è, dopotutto, naturale evoluzione del precedente, il breve romanzo di Peli è un&#8217;opera realista figlia di una sensibilità solitaria e indagatrice.</p>
<p>Scorrendo queste piacevoli pagine si viene a contatto con tutta la frammentarietà che domina la nostra quotidianità. Pensare che <strong>&#8220;il dopo&#8221;</strong> sia migliore è davvero impossibile; in fondo, anche qualche anno fa, durante l&#8217;epoca del Covid-19, siamo stati allevati con la filastrocca <strong>dell&#8217;andrà tutto bene</strong>, e poi &#8230;</p>
<p>&#8230; e poi così.</p>
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		<title>Cecità. José Saramago e le catastrofi rivelatrici</title>
		<link>https://www.borderliber.it/cecita-saramago-lettura/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 29 Dec 2024 23:02:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo di Martino Ciano già pubblicato per Zona di Disagio. In copertina: &#8220;Cecità&#8221; do José Saramago, edizione Feltrinelli La cecità è qui rappresentata come un virus che si abbatte su buoni e cattivi. Non fa nessuna distinzione, ma mette tutti sullo stesso piano. Solo una donna rimane immune da questo totale blackout visivo che colpisce [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/cecita-saramago-lettura/">Cecità. José Saramago e le catastrofi rivelatrici</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Articolo di Martino Ciano già pubblicato per <a href="https://zonadidisagio.wordpress.com/2024/08/01/la-cecita-degli-uomini-e-di-dio/">Zona di Disagio</a>. In copertina: &#8220;Cecità&#8221; do José Saramago, edizione Feltrinelli</strong></p>
<p>La cecità è qui rappresentata come un virus che si abbatte su buoni e cattivi. Non fa nessuna distinzione, ma mette tutti sullo stesso piano. <strong>Solo una donna rimane immune da questo totale blackout visivo</strong> che colpisce l&#8217;umanità. Forse è colei che il fato ha scelto per essere testimone di ciò che accadrà?</p>
<p><strong>Cecità</strong> è il libro più conosciuto di <strong>Saramago</strong>; è passato tra le mani di tanti. Apprezzato e criticato, amato e odiato, questo testo per molti ha rappresentato il primo, e forse unico, approccio con l&#8217;opera dello scrittore portoghese. Quando lo lessi, intorno ai 25 anni, fui attratto dallo stile, dal modo originale in cui i lunghi periodi si incastravano alla perfezione, creando un <strong>&#8220;prima&#8221;</strong> e un<strong> &#8220;dopo&#8221;</strong> non tanto temporale, ma di senso; come se in quella circolarità, al limite della correttezza grammaticale, ci fosse l&#8217;esposizione di una teoria etica.</p>
<p>Ma forse ero io a voler divagare troppo, come ho sempre fatto davanti a un libro invece, pagina dopo pagina, mi accorgevo di questo retrogusto pessimista, in cui al centro veniva posta <strong>un&#8217;umanità indifferente a qualsiasi richiamo di redenzione, preferendo la crudeltà.</strong></p>
<p>In questo romanzo, la nuova società dei ciechi si riorganizza secondo le stesse regole del gioco disputato prima dell&#8217;emergenza sanitaria. La misteriosa epidemia non crea quella solidarietà tra i componenti della stessa specie che, invece, dovrebbe spingere al mutuo soccorso. Come nel mondo di prima, pochi comprendono il loro stato di necessità, mentre molti continuano lungo la strada delle divisioni di classe, delle lotte di potere, della conquista dell&#8217;egemonia e della ricchezza.</p>
<p>Detto in soldoni: <strong>nulla cambia, se non i metodi di accaparramento.</strong> Potremmo dire che tutto alimenta il famoso senso del <strong>&#8220;si salvi chi può&#8221;</strong>. In questo modo, Saramago non racconta solo del risveglio degli istinti ancestrali, ma anche dell&#8217;egoismo contemporaneo, legittimato dalle sconfinate illusioni di libertà che la società pensa di poter dominare.</p>
<p>Questo libro, così come <strong>La Peste </strong>di<strong> Albert Camus</strong>, tornò molto in voga nel periodo del <strong>Covid-19</strong>. Vennero creati anche facili accostamenti tra il romanzo e l&#8217;assurda situazione che si era venuta a creare durante il <strong>Lockdown</strong>. Infatti, non va dimenticato che <strong>Cecità</strong> è del 1995 ma, secondo me, come scrissi nel 2020 in un gruppo di lettura che dedicò giorni e giorni all&#8217;argomento, è stato un accostamento forzato. Saramago non pone in evidenza nessun &#8220;complotto&#8221;, ma l&#8217;immagine di una umanità che, nonostante la disgrazia, né si redime né compie un atto di conversione morale.</p>
<p>Il terrore che si libera in coloro che sono colpiti dalla malattia, fa ripiombare gli uomini in comportamenti primitivi. <strong>Saramago è crudele nella sua esposizione</strong>; sono pochi i gesti di umanità e di solidarietà, mentre ce ne sono molti in cui la crudeltà e la tracotanza trionfano. Anche quando tra i ciechi si creano fazioni opposte, bene e male producono atti banali e insensati.</p>
<p>La cecità a un certo punto se ne va, svanisce. La nube lattiginosa che ha tolto progressivamente la vista a tutti, tranne a una donna che pur vedendoci rimane perplessa di fronte al male che i suoi occhi hanno dovuto immortalare, tanto da aver desiderato più volte la completa cecità, resta un mistero. Colei che ha potuto vedere per raccontare non sa spiegarsi perché è rimasta immune.</p>
<p>Voglio anche azzardare un&#8217;ipotesi, ossia, <strong>che questa donna sia una forma di quel Dio, in cui Saramago non ha mai creduto, che completata la sua opera non è più riuscito a dirigerla</strong>, tanto da farsi cieco di fronte alla cosa più insensata, e facile da compiere, attraverso cui l&#8217;uomo attesta la sua potenza: il male.</p>
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