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	<title>Centro storico Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>La lunga strada: l&#8217;esordio di Francesco Iorio Mazzillo</title>
		<link>https://www.borderliber.it/la-lunga-strada-lesordio-di-francesco-iorio-mazzillo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Apr 2026 15:48:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
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		<category><![CDATA[Centro storico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo di Martino Ciano. In copertina: &#8220;La lunga strada&#8221; di Francesco Iorio Mazzillo, Qed Edizioni, 2026 Se c&#8217;è una cosa che mi ha colpito di questo libro è di sicuro la capacità dell&#8217;autore calabrese di non perdere mai di vista il tema del racconto. Sono sette le storie che Francesco Iorio Mazzillo ci narra e [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Articolo di Martino Ciano. In copertina: &#8220;La lunga strada&#8221; di Francesco Iorio Mazzillo, Qed Edizioni, 2026</strong></p>
<p dir="ltr" style="line-height:1.38; margin-top:0.0pt; margin-bottom:0.0pt;"><span>Se c&#8217;è una cosa che mi ha colpito di questo libro è di sicuro la capacità dell&#8217;autore calabrese di non perdere mai di vista il tema del racconto. Sono sette le storie che </span><span><strong>Francesco Iorio Mazzillo</strong></span><span> ci narra e tutte hanno a che fare con i ricordi; ed essi non sono quelli che sbucano all&#8217;improvviso per portare un po&#8217; di nostalgia.</span></p>
<p><span>Infatti, al centro di </span><span><strong>&#8220;La lunga strada&#8221;</strong></span><span> ci sono i momenti formativi, ovvero le esperienze che hanno caratterizzato, nel bene o nel male, l&#8217;esistenza di ciascuno. Lo capiamo anche dal titolo di questa raccolta, che mira proprio a evocare in noi quel lento apprendistato che ci dà negli anni forma e sostanza. </span></p>
<p><span><strong>Iorio Mazzillo</strong></span><span> ci chiede un&#8217;immersione totale in questi racconti brevi, che rappresentano il tragitto esistenziale percorso da personaggi che ancora hanno voglia di</span> interrogarsi<span> sul significato delle loro esperienze. Ed è anche la percezione un tema che, sebbene appaia sottotraccia, risulta essere quasi del tutto dominante.</span></p>
<p><span>Non voglio scomodare <strong>Husserl</strong>, ma quando si parla di ricordi non si può non richiamare tra noi il filosofo tedesco che rintracciava nel gioco della memoria la percezione del tempo che passa. Proprio grazie a questo noi sopravviviamo, perché altrimenti il rischio sarebbe quello di non esserci, di non esistere, di essere costantemente sospesi nell&#8217;atemporalità.</span></p>
<p><span>Qui invece tutto viene ricollocato nel tempo e nello spazio. I personaggi si ridefiniscono, tirano le somme, guardano alle loro esperienza e provano ancora stupore. <strong>&#8220;La lunga strada&#8221;</strong> diventa quindi un diario sulle metamorfosi che ciascuno ha nel corso della sua vita. Ciò vuol dire anche fare i conti con quello che si perde. Non ci sono infatti solo i &#8220;<strong>lieto fine</strong>&#8220;, ma anche solo la &#8220;<strong>fine</strong>&#8220;. </span></p>
<p><span>Con una scrittura sempre mediata, ma anche molto intima, l&#8217;autore ci porta per mano tra personaggi che hanno la necessità di ricostruire il loro passaggio. Quello di <strong>Iorio Mazzillo</strong> è un esordio. È quindi l&#8217;inizio di un percorso per lo stesso autore, che però dimostra già di saper arrivare al lettore.</span></p>
<p><span>Ma è soprattutto importante quello che ci viene sottilmente suggerito: &#8220;<strong>ricordare vuol dire anche ritrovarsi</strong>&#8221; e riconoscere &#8220;<strong>la lunga strada</strong>&#8221; che abbiamo percorso.</span></p>
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		<title>Tortora: si fa presto a innamorarsene</title>
		<link>https://www.borderliber.it/tortora-racconto-palombi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[yoursocialnoise]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Sep 2024 03:06:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Narrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Borgo]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Centro storico]]></category>
		<category><![CDATA[Chiesa]]></category>
		<category><![CDATA[Esperienza]]></category>
		<category><![CDATA[Rilettura]]></category>
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		<category><![CDATA[Turismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Racconto e fotografie di Silvia Palombi Si fa presto a dire tortora&#8230; Cominciamo col volatile che a me piace per discrezione e dimensione, contrariamente al piccione che detesto (non me ne vogliano gli animalisti); poi c’è il colore, che mi riporta a un tempo felice quando ero piccola, c’eravamo tutti e stavamo tutti bene e [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h4><strong>Racconto e fotografie di Silvia Palombi</strong></h4>



<p>Si fa presto a dire tortora&#8230;</p>



<p>Cominciamo col volatile che a me piace per discrezione e dimensione, contrariamente al piccione che detesto (non me ne vogliano gli animalisti); poi c’è il colore, che mi riporta a un tempo felice quando ero piccola, c’eravamo tutti e stavamo tutti bene e nella ridipintura della casa, affidata alle mani sapienti di uno zio materno che di mestiere non faceva l’imbianchino ma il pittore, per la mia camera fu scelto il tortora, appunto, colore che ha il potere di trasportarmi tutt’oggi in una dimensione di serenità quasi beata, tanto che quando ho deciso di ‘imbiancare’ i due locali più grandi, quelli che danno sul mare, della casa in cui vivo, li ho fatti di quel colore.</p>



<p>E poi c’è Tortora, un paese composto da due parti lontane, una sul mare e una sulla montagna, due componenti della stessa famiglia che per mettersi al riparo dai litigi si tengono a distanza.</p>



<p>A Tortora Marina da qualche giorno, una bella mattina, sono più o meno le otto e mezza, salgo a Tortora centro col pullman preso a Praja, l’autista, gentile sorridente e discreto, mi dice che il ritorno è alle quindici, un po’ tardi, qualche modo troverò, magari a piedi, i chilometri non mi spaventano mai.</p>



<p>Scendo dalla corriera in un paese arroccato sulla montagna, bellissimo. Cammino senza meta né mappa, non mi sono preparata, non ho studiato niente, mi piace sempre farmi guidare, e deviare, da un colore, un sasso, un cancello, un cespuglio, sono sempre pronta a cambiare percorso e solitamente vengo premiata perché nella maggior parte dei casi mi imbatto in qualcosa di bello.</p>



<p>Attraverso lentamente un paese che porta i segni di una ricchezza passata, balconcini di marmo, archi di pietra, decorazioni, rilievi, vedo cartelli vendesi un po’ ovunque ma la gente c’è e lavora, anche a ristrutturare, riparare. Si sentono martellate, trapani, vedo giovani che sistemano insegne. Due anni fa l’alluvione ha fatto danni enormi, mi dicono, nessun morto per fortuna ma una parte è ancora chiusa al passaggio, purtroppo tanta gente se n’è andata.</p>



<p>Bighellonando mi imbatto nel museo archeologico piccolo e ben curato, la ragazza carina gentile e sorridente che mi accoglie mi informa che l’ingresso è gratuito. È un mio pensiero, ma le avrei detto che non sono per niente d’accordo, la cultura si paga; mantenere qualsiasi struttura costa, la carta igienica costa, il sapone pure, bisogna pagare chi fa le pulizie. Basterebbe un biglietto simbolico, la moneta da 2 euro, per esempio. </p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter wp-image-10629 size-full" src="https://i0.wp.com/www.borderliber.it/wp-content/uploads/2024/09/Tortora_Centro_Palombi.jpg?resize=800%2C555&#038;ssl=1" alt="Tortora, Centro storico scorcio" width="800" height="555" data-recalc-dims="1" /></p>



<p>Mentre mi godo un video ben fatto che mi informa della ricchezza lasciata in questa zona da enotri, greci e romani, penso a quante cose non so, infinitamente e insopportabilmente ben più di quelle che so, e ogni volta che questa consapevolezza mi si palesa scuoto la testa scorata perché non mi basterebbero dieci vite, per una formazione almeno dignitosa. E siccome non posso farci niente, non al momento almeno, mi godo tutto con calma, le teche sono belle e i pezzi, di qualità, esposti come si deve: si vedono bene; le didascalie si leggono, non è così usuale.</p>



<p>Esco e piove, l’avevano detto, piove piano piano ma non smette, cammino in salita riparandomi ogni tanto; in alto, da sotto a un balcone, siccome la pioggia rinforza, entro in quello che mi pare un portone qualsiasi e che invece è un chiostro con resti di affreschi, che bellezza, ma quindi forse c’è una chiesa… esco guardo in su e vedo una cupola rotonda con cerchi paralleli in rilievo: sono coppi, le vecchie tegole; è bellissima, non riesco a staccarle gli occhi di dosso. </p>



<p>Giro da tutte le parti ma trovo solo porte chiuse, esco delusa, sulla piazzetta c’è un signore, gli chiedo se per caso c’è un orario di apertura, sì stasera c’è la messa, ah peccato sto andando via… aspetti, dice, e va a chiedere le chiavi a una donna che abita a tre metri, mi fa entrare e gentile e generoso mi racconta, mi spiega; non basta, quando mi parla della chiesa che c’è giù gli dico che l’ho trovata chiusa, venga con me, mi fa, devo scendere per la spesa. Entra dal fruttivendolo e chiede le chiavi ma lo informano che nel frattempo l’hanno aperta, scendiamo e anche lì mi dedica il suo tempo raccontandomi di un uomo che arrivato a Tortora dal Nord si è innamorato del posto, ha preso i voti ed è rimasto a far da parroco fino alla fine dei suoi giorni, spendendosi in ogni modo possibile per le persone e il paese e adesso è sepolto nel piccolo cimitero.</p>



<p>Lo ringrazio di cuore per la gentilezza, la disponibilità, la generosità e da ultimo gli chiedo se sa di autisti che fanno la spola con Tortora Marina, se non rischiassi l’acqua scenderei a piedi; sono sincera, cammino volentieri, macino chilometri. Non è d’accordo: non ha neanche l’ombrello, mi dice. </p>



<p>E così acciuffa il medico condotto che ha visto passare poco prima e mi affibbia letteralmente a lui, che senza fare una piega dice solo che prima di scendere deve fare una visita. Incredula e felice, perché ho vinto alla lotteria, dichiaro che posso aspettarlo per tutto il tempo che vuole, ho i giornali sul telefono.</p>



<p>Partiamo, a mezza costa si ferma, pioviggina leggero, dopo un quarto d’ora esce e arrivo a casa in un battibaleno asciutta e in estasi.</p>



<p>Ah, prima che mi dimentichi: ho scoperto che a Tortora è passato, e s’è pure fermato, Giuseppe Garibaldi (e infatti corso Garibaldi compare sui muri anche dove meno te lo aspetti) e quando si è fermato? il 3 settembre. Sicché martedì 3 settembre del 2024 ci sono andata io, lui qualche anno prima, era il 1860 ed era un lunedì.</p>
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		<title>Franco Arminio a Santa Maria del Cedro</title>
		<link>https://www.borderliber.it/santa-maria-del-cedro-incontro-arminio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 Feb 2023 01:59:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Border News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Franco Arminio a Santa Maria del Cedro&#8221; è un articolo di Letizia Falzone. Le foto sono state fornite dall&#8217;autrice “Al tuo paese. Ogni finestra è la tua finestra, Ogni strada è la tua strada. Non pensare a ciò che manca, accetta i suoi misteri: l’aria che respiri ti conosce, la luce ti fa le sue [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Franco Arminio a Santa Maria del Cedro&#8221; è un articolo di Letizia Falzone. Le foto sono state fornite dall&#8217;autrice</strong></p>
<p>“Al tuo paese. Ogni finestra è la tua finestra, Ogni strada è la tua strada. Non pensare a ciò che manca, accetta i suoi misteri: l’aria che respiri ti conosce, la luce ti fa le sue confidenze, ti è fratello ogni silenzio”. C’è l’atmosfera dei grandi eventi nel borgo di Santa Maria del Cedro. C’è una comunità che ha voglia di cambiamento, che desidera tornare a incontrarsi, a partecipare, a sentirsi protagonista, a costruire insieme il futuro con impegno, onestà, entusiasmo e passione.</p>
<p>Voce calma ma decisa. Si presenta così Franco Arminio. Ospite della neonata Associazione C.A.S.A. La presidente Francesca Mazza regala al territorio la presenza di un bravissimo autore e nella sua introduzione sottolinea il potere curativo che l’arte di Arminio profonde ai paesi che visita.</p>
<p>Scrittore, poeta, documentarista e <strong>paesologo</strong> come lui stesso si definisce, racconta di aver fondato una disciplina che si chiama “paesologia” e che consiste nell’andare a zonzo per paesi diroccati, “musei del silenzio”, come egli stesso ama definirli, abitandoli con il proprio spirito. Un modo nuovo di guardare alle zone disabitate o ai piccoli paesi che lentamente e inesorabilmente si stanno spopolando. Da anni si batte proprio per sensibilizzare sul problema dello spopolamento dei paesi e sulla ricchezza delle storie che dovrebbero essere tramandate riguardo a vecchie tradizioni.</p>
<p>È nato e vive a Bisaccia, nell’Irpinia. La vita in città non gli interessa, tutta la sua attività è legata a doppio filo al territorio e alla tutela degli equilibri dello stesso. Il progresso e la modernità sono corrotti, l’uomo è allo stremo, può risorgere solo prestando attenzione alle piccole cose. Il suo non è un monologo. Empatico e coinvolgente, Franco Arminio ha coinvolto il pubblico in una serata magica: &#8220;la casa in cui sono nato era un’osteria”. Legge una poesia e cerca la traduzione nel dialetto dei paesi circostanti l’incontro. Si tratta di una “cartolina dei morti”, in particolare si racconta di un matrimonio in cui il ballo del narratore si prolunga fino a quando si rompe il cuore, con il suono del piatto che si infrange per terra.</p>
<p><figure id="attachment_6205" aria-describedby="caption-attachment-6205" style="width: 800px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" class="wp-image-6205 size-full" src="https://i0.wp.com/www.borderliber.it/wp-content/uploads/2023/01/FB_IMG_1675113097635.jpg?resize=800%2C449&#038;ssl=1" alt="Franco Armino, prima foto" width="800" height="449" data-recalc-dims="1" /><figcaption id="caption-attachment-6205" class="wp-caption-text"><em>Foto di Francesca Mazza</em></figcaption></figure></p>
<p>Filosofo della terra e della parola, Arminio regala una serata fatta di parole, silenzi, poesia, ironia, riflessioni e soprattutto tangibile intensità. L’incontro rappresenta un alto momento di riflessione sul nostro territorio e sul paesaggio. Non c’è attenzione verso i paesi, anche e soprattutto da parte di chi li abita. I paesi non sono il problema, sono l’opportunità. È vero che i paesi non sono paradisi: c’è molta difficoltà per quanto riguarda i servizi, la scuola, la sanità e tutto ciò di conseguenza li ha resi spopolati e con mancanza di lavoro. Questa desertificazione rende questi posti a volte anche tristi, pieni di sfiducia e di rancore. Ma i paesi sono ambivalenti, sono straordinari, pieni di bellezza. “La cura dello sguardo” è un rimando alla sua poetica, improntata alla ricerca della meraviglia. Meraviglia che indubbiamente ammanta le mura del centro storico di Santa Maria del Cedro che, ormai da anni cerca di riconquistare agli occhi di tutti la sua autenticità e la sua bellezza.</p>
<p>“O partirà dai paesi un nuovo percorso o non partirà mai.” Arminio ama i paesi e afferma che proprio i paesi, per prima cosa, bisogna guardarli, andare a trovarli con un moto di passione. Attraversarli e guardarli, salvarli con gli occhi, come scrive in una delle sue poesie più belle. “In Calabria c’è un soffio greco, aleggia ancora il sacro, nella Calabria c’è ancora un soffio di vita. Il mondo ha bisogno di sacro, il mondo ha bisogno di Calabria”.</p>
<p>Un invito, per noi, a osservare con occhi nuovi e farci permeare dalla bellezza dei nostri territori.</p>
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		<title>Santa Maria del Cedro. Nasce &#8220;Casa-La grande bellezza&#8221;</title>
		<link>https://www.borderliber.it/nasce-casa-santa-maria-del-cedro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 31 Dec 2022 02:50:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Border News]]></category>
		<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[casa]]></category>
		<category><![CDATA[Centro storico]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>
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		<category><![CDATA[Iniziative]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo di Letizia Falzone In questa stradina ancora autentica e popolare, fare quattro chiacchiere col dirimpettaio viene spontaneo. È su questa socialità che punta Francesca Mazza, presidente di C.A.S.A. – La grande bellezza. Ed è sul Centro storico di Santa Maria del Cedro che crede, come base e sede della neonata associazione. L’associazione culturale è [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Articolo di Letizia Falzone</strong></em></p>
<p>In questa stradina ancora autentica e popolare, fare quattro chiacchiere col dirimpettaio viene spontaneo. È su questa socialità che punta Francesca Mazza, presidente di C.A.S.A. – La grande bellezza. Ed è sul Centro storico di Santa Maria del Cedro che crede, come base e sede della neonata associazione.</p>
<p>L’associazione culturale è stata fondata con lo scopo di valorizzare il territorio. Ha come obiettivo primario la diffusione dell’arte e della cultura con la promozione di conferenze, convegni, concorsi, reading poetici e letterari, incontri con autori, presentazione di libri.</p>
<p>Composta da persone legate al mondo culturale in diversi modi (scrittori, appassionati, giornalisti, artisti, organizzatori di eventi e molto altro), i soci fondatori invitano il pubblico a sedersi e parlare di arte, proporre progetti, dando visibilità a giovani talenti della zona.</p>
<p>C’è necessità di un rinnovamento culturale, senza il quale per questo territorio – al di là di ogni possibile ripresa materiale – non c’è futuro, almeno non un futuro desiderabile per chi lo erediterà, ossia le generazioni a venire.</p>
<p>Mai come adesso, infatti, la bellezza della letteratura e di ogni arte espressiva fungono da terapia. Il fine primario di C.A.S.A, quindi, è quello di dar vita a nuovi progetti culturali per combattere l’isolamento, il dolore e le difficoltà nei quali siamo precipitati in questi ultimi anni.</p>
<p><img decoding="async" class="wp-image-5877 size-full aligncenter" src="https://i0.wp.com/www.borderliber.it/wp-content/uploads/2022/12/IMG-20221228-WA0018.jpg?resize=784%2C673&#038;ssl=1" alt="" width="784" height="673" data-recalc-dims="1" /></p>
<p>“Metteremo a disposizione di tutti, la bellezza dell’arte, della scrittura, della letteratura, in sostanza della cultura, più che mai balsamo e simbolo di consolazione, riflessione e distrazione. &#8211; afferma Francesca Mazza &#8211; Io e l’intero consiglio direttivo crediamo che si possano raggiungere ambiziosi traguardi solo con la vostra collaborazione, le vostre idee, i vostri suggerimenti e commenti. Siamo certi che lavorando insieme possiamo far crescere la nostra associazione in partecipazione e competenza.”</p>
<p>Riscoprire la cultura non è facile, richiede un abbandono, una trasformazione, anche solo l’idea che per rinascere bisogna allontanarsi e poi ritornare, magari con la mente sgombra, ripulita, riposata, pronta a riconquistare, plasmare, raggomitolare, commentare, riallacciando di nuovo, come se il passato fosse sempre presente e il futuro un’idea da costruire. Avvicinarsi alla cultura significa iniziare a respirarne il profumo, l’aroma, lasciarsi invitare da quelle voci che si prodigano intorno a noi per alimentarla, farla vivere, amare.</p>
<p>La cultura non illude, fa conoscere, impone visioni vere e sincere, costringe a guardarsi dentro per osservare più in profondità la verità che abbiamo di fronte. Chi ama la cultura ama la vita nella sua compiuta identità, la fa vibrare in ogni suo spazio, nella sua sottile tenerezza e nella sua dirompente attualità. Quando capita di incontrare la cultura devi fermarti e ringraziarla, aiutarla, proteggerla, devi farle capire che ci sei anche tu, pronto a soddisfare, ad aiutare, a riportare in luce, a gettare nuovi ponti e nuove idee, là dove varie forme di solitudine esistenziale costringono l’uomo a una recidiva prigionia umana e morale. Quando entri nel cuore della cultura non puoi fare a meno di amarla, di sentirla anche un po’ tua, amica e amante di momenti ridondanti, in cui le parti si confrontano e si ricompongono e la vita torna a pulsare di nuove verità e di nuove incongruenze, ma sempre attenta a non dimenticare nulla di quello straordinario mondo della conoscenza umana in cui ogni cosa si trasforma, anche quella più brutta, quella che esiste per dimostrare che la forza della bellezza supera di gran lunga la tentazione del male. Nell’amore per la cultura tutto si rinnova e riprende forma, è nella cultura che viene fuori l’anima di una nazione che ha un grande bisogno di ritrovarsi.</p>
<p>Comuni valori di riferimento ma, soprattutto, la forte convinzione che la diffusione della cultura costituisce premessa indispensabile per la crescita civile, sociale e politica di ogni comunità.</p>
<p><em>Nomi soci fondatori: Francesca Mazza, Antonio Grosso Ciponte, Gaetano Bruno, Sergio Gimigliano, Antonino Perrotta, Consuelo Rizzo, Angelo Benvenuto, Giovanni Amoroso, Adelina Magurno.</em></p>
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