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	<title>Burzo Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>La poesia è finita</title>
		<link>https://www.borderliber.it/la-poesia-prosa-burzo-letteratura/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Sep 2025 21:13:26 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;La poesia è finita&#8221; è una prosa di Mimì Burzo. In copertina una foto fornita dall&#8217;autrice La poesia scritta è finita potrà tornare dopo. Dopo le ferite, il trauma, il dolore per una responsabilità che vitrea insorge al mattino, seme e ramo di un&#8217;azione monca. Impedita. Non è tempo di poesia, adesso lo stelo è [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;La poesia è finita&#8221; è una prosa di Mimì Burzo. In copertina una foto fornita dall&#8217;autrice</strong></p>
<p>La poesia scritta è finita potrà tornare dopo. Dopo le ferite, il trauma, il dolore per una responsabilità che vitrea insorge al mattino, seme e ramo di un&#8217;azione monca. Impedita. Non è tempo di poesia, adesso lo stelo è troppo sottile per il peso di un sentire malato. La corolla brucia. Una lacrima vorrebbe uscire ma non sa. Un verso si costruisce rompendolo, tutt&#8217;intorno e qui è già tutto rotto.</p>
<p>Eppure il brodo era caldo, il pavimento profumava di cera e la rugiada scaldava la foglia sotto una coperta di tenuità. La poesia è il prima, frammento e abbaglio d&#8217;altrove, stanza di chiaroveggenza estatica potatura, e fiore, e ramo, e tronco. E&#8217; responsabilità della fioritura di altri incantesimi di umanità e dolore, e dolore, e dolore.</p>
<p>Boris parla arabo, si contorce senza un battito di ciglio ha un albero piantato nel cuore, nessuno ha mai scalato la sua luce. Si esplode e si muore in tanti modi, dilaniata la mente e dilaniata la faccia e tutti gli occhi a terra e tutte le case a terra e tutto il tutto dell&#8217;incomprensibile amarsi in galassie separate. C&#8217;è una verità che porta la stonatura se i bambini muoiono davanti ad una bocca che mangia spegni la televisione o cambi canale.</p>
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		<title>Undici Silenzi</title>
		<link>https://www.borderliber.it/undici-silenzi-poesie-raccolta-burzo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 May 2025 22:01:48 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Undici silenzi&#8221; è il titolo che abbiamo dato a queste poesie sul silenzio di Mimì Burzo. La foto in copertina è di Martino Ciano ed è stata modificata con l&#8217;intelligenza artificiale Silenzio Uno L’aria taglia fredda una volta di cristallo la prima luce sul calore dei corpi, si consuma fra la storia ed i cervelli [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Undici silenzi&#8221; è il titolo che abbiamo dato a queste poesie sul silenzio di Mimì Burzo. La foto in copertina è di Martino Ciano ed è stata modificata con l&#8217;intelligenza artificiale</strong></p>
<p><strong>Silenzio Uno</strong></p>
<p>L’aria taglia fredda una volta di cristallo<br />
la prima luce sul calore dei corpi, si consuma fra la storia ed i cervelli per ogni spasmo o piccolo sospiro, emesso per incapacità di trattenersi.<br />
Forse l’ora sarebbe quella, la giusta ora per riconoscersi dimenticarsi affidarsi senza criterio nel nome del niente di due esili esigenze che nell’essere accadono e nulla più.<br />
Inutile chiedersi il perché si sia giunti fin qui. Noi nostro stesso esito.<br />
Inverosimile sarebbe sbrogliare la trama per arrivare ad un dunque ancora una volta implausibile.<br />
La ragione non contiene il vortice che ci sottrae ad una identità di sorta e la spinta verso universi improbabili alieni troppo lontani si risolverebbe nell’inganno per cui, essendo tali non vale la pena raggiungersi.<br />
La vita è lunga e tortuosa, la vita è breve<br />
oltre la vanità della fragilità e di un noi radioso<br />
nel corpo aperto sull’intenzione di farti e crearti ad ogni contrazione, ad ogni sussulto, ad ogni sfarzo del silenzio che si affanna fra i tuoi denti e la parola amara.<br />
Dammi la strada, la volta, il taglio ti faccio passare in un lago di fiori salati<br />
di luminosità trafugata<br />
attraverso la gioia<br />
di un occhio chiuso su un altro occhio</p>
<hr />
<p><strong>Silenzio Due</strong></p>
<p>Il coraggio. La nudità. La riconsegna:- degli abiti alla terra. L’irrompere. Profumi e sapori. Invalido è il quotidiano.</p>
<p>Quadri stabili di evanescenza. Sugli isolamenti. Sul rancore. L’amore.<br />
Autovalore dell’autocoscienza<br />
disarmo della ragionevolezza<br />
annullamento del confine e del concetto, amore.</p>
<p>Un uomo partorito da un fiore</p>
<hr />
<p><strong>Andromaca</strong></p>
<p>(Poi) Ad un certo momento<br />
le labbra si asciugano<br />
il respiro si accorcia<br />
il pensiero si arrotola<br />
un filo spinato intorno all&#8217;ugola<br />
senza<br />
priva di presenza<br />
con l&#8217;attesa che vorrebbe sgravidare<br />
spalanco gli occhi sulla vertigine di una poesia<br />
e la retina si affaccia oltre quel davanzale senza finestra<br />
che ricorre e rincorre l&#8217;anima e l&#8217;ombra e l&#8217;ombra e l&#8217;anima e l’assenza compagna di irragionevole bellezza e il cuore annega</p>
<p>&#8230; lì &#8230;</p>
<p>fra la parola e una pausa<br />
morire nella stringa di una poesia.</p>
<p>Forse ti amo<br />
forse non ti amo<br />
forse la distanza che separa me dal resto<br />
te da me<br />
dai fianchi che si ritraggono<br />
e la carne che si offre<br />
nonostante tutto<br />
nonostante il resto della distanza<br />
Felice di aprirsi e darsi<br />
in un moto misericordioso<br />
fra i corpi e il pavimento<br />
il pavimento e la sedia<br />
la sedia e il tuo braccio<br />
il braccio e la tua bocca<br />
e la luce gialla della lampada non basta a calmare l’ombra che da dietro la sedia si dilunga<br />
sconfinata</p>
<p>… lì …</p>
<p>dove le lacrime<br />
puntellano la notte di schiaffi</p>
<p>Forse la distanza della sedia dalla notte<br />
forse la sedia da tutto il resto del paradosso<br />
dalla porta<br />
dalle storie indifese<br />
dalle scale a testa in giù<br />
E la carne<br />
E la schiena<br />
E il respiro<br />
Sollevare. Il capo dalla terra<br />
Sulla forma. Umidità e muschio.</p>
<p>Sgretola</p>
<p>E tu</p>
<p>…. Lì …</p>
<p>ed io con te<br />
al margine del letto<br />
al margine della sedia<br />
al margine della luce<br />
al centro della stanza<br />
al centro della storia<br />
al centro delle bocche<br />
in cui il silenzio si fa sostanza<br />
(Poi)</p>
<p>… lì …</p>
<p>annego<br />
nella distanza fra me e tutto il resto<br />
fra la pausa ed il verso</p>
<hr />
<p><strong>Silenzio Tre</strong></p>
<p>La malinconia rompe gli argini<br />
Viscosità e sete<br />
Un lago incontenibile<br />
un’ombra una sorella una vestaglia.</p>
<p>Ho ancora sete, porgimi un mestolo<br />
ti renderò un regno e un dito leggero sulla disfatta<br />
Quasi a proteggermi<br />
Quasi ad aprirmi<br />
non toccarmi<br />
L’osso<br />
La pietra<br />
nessuna capienza nella durezza<br />
c’è un breviario un respiro una regola sotto una non regola<br />
Posso rompermi, potrei,<br />
ma ho bisogno di un’ipotesi di pace</p>
<hr />
<p><strong>Silenzio Quattro</strong></p>
<p>Due ginocchia cadute nella sabbia<br />
due braccia sulle crepe<br />
il viso dentro aperto nell’altra faccia dell’umanità<br />
Ti intenerisco e dubiti l’odio: &#8211; la tenerezza al pari dell’odio non lascia scampo</p>
<hr />
<p><strong>Bianco</strong></p>
<p>Dovrai lanciarmi in cielo come uno sputo di coriandoli<br />
e fare di un&#8217;anuria una cometa.<br />
Forse lo stai già facendo ed io ho solo paura<br />
della solitudine delle stelle</p>
<p>Poi forse non ti scriverò mai più.<br />
O forse – sarà &#8211; l&#8217;inizio di una nuova scrittura, in quell&#8217;altra fuori da me<br />
sul pavimento di una città che piange.</p>
<hr />
<p><strong>Silenzio Sei</strong></p>
<p>Nell’aria (è) il terrore di perderti.<br />
Dirimpetto al conflitto, si rivela la debolezza, la fragilità dell’occhio e del moto circostanziato di una farfalla, mi sento in pena, incapace di custodirti, presa dal sentimento antico di non essere abbastanza o solo, sufficiente.<br />
Mi illudo di toccarti insieme a questa frenesia che rimbalza fra il cranio e l’intenzione, mentre mi sorreggo sulla contraddizione libera spaccata in due fra la possibilità e l’impossibilità sull’evenienza della consacrazione e della morte e le tue parole dondolano e rotolano rotolano e ruzzolano ancora dure troppo grezze sul cammino di pensieri ferrei appesi ad un silenzio algebrico e lacrimoso.<br />
Per te che sei la pietra per me che sono di vetro vorrei riempirmi di mondo e di intelligenze fino a scoppiare per ridurmi frammento esiguo goccia granello nucleo<br />
per sbrigliare la mia finitezza in pura evanescenza in altre infinite possibili incongruenze e rughe e righe e segni cui ricucirci altrettante infinite volte.<br />
Per fermarmi. Poi. Dopo la danza. E ritrovare in quella sindone il terrore di vederti sparire<br />
ombra nell’ombra<br />
aria contro la terra.</p>
<hr />
<p><strong>Silenzio Sette</strong></p>
<p>Per quella questione che è l&#8217;amore<br />
ora dimenticami mentre parli al tavolo con i camerieri che ci leccherebbero se solo il padrone lo chiedesse e con i quattro piedi ben piantati per terra<br />
seduto di fronte alle didascalie di un Ponte Vecchio<br />
parli ed io che non so parlare incorporo per entrambi relegandomi alla stato di vapore dove l&#8217;amore è postumo e può dirsi solo dopo<br />
Continui a riempire i bicchieri e mi svuoti del silenzio</p>
<p>&#8211; Fai qualcosa con la tua poesia<br />
potrei solo decompormi<br />
la forbice ed il brandello in una sola cosa<br />
per quella lucidità che fa intravedere la pazzia l&#8217;immobilità della mano per non tendere una corda e una piccola pietra in cambio dell&#8217;impossibilità di risponderti</p>
<p>Seduta ad un tavolo affidata alla mia voce<br />
il tramonto sul Ponte Vecchio sarebbe solo un oggetto smarritosi in una tremenda malinconia</p>
<hr />
<p><strong>Silenzio Otto</strong></p>
<p>La pipa mi ricorda che sei realmente esistito<br />
Cerco di dirmi in un evanescente dirti<br />
spostarsi sul livello di un’altra coscienza<br />
per evitare il tutto inutile. La guerra.<br />
Il tutto inutile. La guerra.<br />
Ora qui gli scatoli abbondano più dei ricordi<br />
sul mattone ancora le tue orme<br />
lasciare tutto intatto e sparire<br />
sparirsi per spostare<br />
l’affresco didascalico cambia esposizione</p>
<p>Sul profumo dei giornali e della polvere<br />
la tua carezza scivola via qualcosa di più di un ricordo<br />
qualcosa in meno di una lacrima<br />
quella fermezza che solo la mano sa solo la guancia sa e rimane e si ferma per sentirla<br />
l’unica cosa che hai l’unica cosa che lasci l’unica cosa che chiedi<br />
in un momento tradito su di un’orma tradita da un codice tradito, calore</p>
<p>Il sole ci biasima e ci ama ed è sempre lo stesso<br />
di sguincio disegna un angolo perfetto sul non sentire<br />
sull’intatto del silenzio e la certezza che sei esistito calore quasi come carezza.</p>
<hr />
<p><strong>Silenzio Zero</strong></p>
<p>Non credo di avergli mai parlato mi limitavo a guardarlo<br />
fra il seme e le pause:- un’anticamera nella quale una pietra rotola</p>
<hr />
<p><strong>Aria in due atti</strong></p>
<p>I<br />
Sembra sia passata una eternità. Il tempo pare lungo quando non esiste e questa sensazione è sospensione. La consistenza solita delle consuetudini svanisce. Le dicotomie deterministe si frantumano come gesso sotto mani imprecise e l’io mi si perde nell’assenza:- un topos paradossale dove maggiore è l’assenza minore è il suo peso. E quanto più manco, più sono leggera. Leggera di dispersione. In un duetto silenzioso che mi rende pulviscolo e torba. Non so più scrivere lettere normali, con parole normali e afflati normali. Come una donna normale che ama e che soffre normalmente. Non ho più una norma e per questo nausea delle mani!<br />
Quand&#8217;anche riuscissi a cancellare il mio Io – mi – rimarrebbe il moto spontaneo della mente. E mai sarei libera fuori da queste stanze senza mura che ospitano la mia coscienza.<br />
Ora che ho l’abisso negli occhi, una palla da pingpong rimbalza fra i fasci nervosi della Radiazione Ottica e le immagini scomposte in unità bidimensionali arrivano distorte e caotiche alla corteccia visiva. E allora non sarà più l’immagine il valore del significante, ma l’udito. La sensibilità di sentire il suono del silenzio, e farne una coperta per quando la voce appena nata, urlerà. Non per soffocarne il dolore ma per custodirlo. Nella coperta. E la coperta nel caos. E il caos nella capacità dell’udire il sentire. E il sentire in nuove immagini. Forse poetiche. Forse brutali. Forse di chi semplicemente in una giornata non semplice scopre di non saper più scrivere una lettera semplice.<br />
La coperta – per arrivare al silenzio – si è fatta di ferro.</p>
<p>II<br />
La misura delinea le intelligenze, le emozioni un’anastomosi, pronta a farci defluire verso un posto osceno. Appena si diventa insufficienti a noi stessi, la passione riempie tutto ciò che è vuoto. Tutte le stanze chiuse. Solleva la polvere in un baluginio di speranza.<br />
Per certuni una speranza senza speranza. Un soffio di vento, che nasce nello stesso posto in cui muore, per riproporsi sempre fine a stesso:- L’Amar nell’addio:- la logica salvifica è del non senso. Il cerchio si è chiuso. Le fragilità scudate. E allora, come sempre, resta il resto del resto e questa sofferente libertà, che lasciandomi chiusa mi trascina via, in un posto che non so se sia di follia, ma certo è una sponda inafferrabile e sognante.<br />
Imbevo il tramonto nell’orizzonte e mi faccio di vapore, per volare sola sui tetti e sui parallelepipedi color pastello che si riflettono sull’Arno. Lì dove la materia diventa non materia, quell’abisso, che vorrei rifuggire. Se fossi un’altra. Se non fossi io.<br />
Mi perdo e mi scrivo scrivendoti. Allo stesso modo di quando mi tocchi e ti rispondo muta di umori e odori e dei segreti del mio corpo segreto, mosso dal mio cervello segreto, nelle segrete stanze, nella blindata magniloquenza dell’arte.<br />
Un fiore di metallo sulla porta della cappella di santa Veronica. E’ sempre chiusa. Sulla Via Dolorosa, i passanti camminano oltre.</p>
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		<title>Ululare a un baobab nell&#8217;armadio</title>
		<link>https://www.borderliber.it/ululare-baobab-prosa-burzo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Apr 2025 22:01:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[Baobab]]></category>
		<category><![CDATA[Burzo]]></category>
		<category><![CDATA[Filosofia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Ululare a un baobab nell&#8217;armadio&#8221; è una prosa di Mimì Burzo. In copertina una foto scattata e rielaborata dall&#8217;autrice La coerenza. Chiarire, chiarificare, parlare sulla coerenza quando questa la si intende aderenza. Ovvero o tuttavia, adesione. Muoversi per laghi ghiacciati. Sull’inerzia involontaria del tempo. Sfruttare uno spazio residuo o residuante, riempirlo di carcasse, fossili e [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Ululare a un baobab nell&#8217;armadio&#8221; è una prosa di Mimì Burzo. In copertina una foto scattata e rielaborata dall&#8217;autrice</strong></p>
<p>La coerenza. Chiarire, chiarificare, parlare sulla coerenza quando questa la si intende aderenza. Ovvero o tuttavia, adesione. Muoversi per laghi ghiacciati. Sull’inerzia involontaria del tempo. <strong>Sfruttare uno spazio residuo o residuante, riempirlo di carcasse, fossili e braccia di legno.</strong> La sconfinata e nebulosa macrocategoria dell’uomo-morale. Da qualche altra parte, ricavare il luogo che possa tentare in sé, tutto il resto. L’aderenza. Poi ho cominciato a scrivere poesie.</p>
<p>Per dire di questo resto. Di un quanto di conoscenza pulviscolare ed empatico. Pervasivo ed imponente. Sovversivo e discinto. Impudico senza saperlo. Immorale senza volerlo. Per quella strada del raggiungersi, senza toccarsi. Senza passare per la fisicità dell’identità. Spogliare i corpi fino a quando si può. Se non fino all’osso. Fino ai crani. Solcare e aggredire emergenti accessi liminari. Assaporare le menti. Leccare il liquido cerebro spinale. Per corridoi autistici e ingranaggi paranoici, andare a cercare la parola presa in ostaggio. Un pezzo di terra, un campo per la guerra. E sul crepuscolo, avvistare e ravvisare e accarezzare la discrepanza fra la melodia del poeta e la razionalità del conflitto.<br />
[Io uomo. Io donna. Apparato. Freddo. Scrivente. Significante. Generante]<br />
Creare parole per ucciderle.<br />
Ed ecco! Il pulviscolare.</p>
<p>Il residuo. Il resto. L’aderenza. Senza un qui o un dove. In pura espansione. (Forse) un dentro. Impura estensione. Un dentro come di un sole che riesce a infiltrarsi in una fitta foresta. Dissipato in infinitesimali parti di ste stesso fino a farsi polvere di fotoni.<br />
I cani dalla terra ululeranno all’infinito. Né pianto né libertà. Ricerca. Aderenza. Coerenza.<br />
Danza di fuoco per un esercito di stelle. I cani sulla terra ululeranno all’infinito. Né pianto né libertà. Fotoni. Visioni. Scotomi. Il tutto di un uomo nell’umidità delle mie cosce. Esito e non innesco. Disfacimento dell’abito e compenetrazione. Bruciare soli fra le stelle sole, quel tanto per avvicinarsi al sacro e poi levarsi in volo in groppa ad un neurone. Per scrivere una poesia basta una comoda poltrona. Per farla servono armi. Il poeta deve ululare. Né pianto. Né rabbia. Ululare alla paura. Alla dispersione. Alla perdenza. Alla rimanenza. Alla ridondanza. Ai fiumi caldi che regalo al tuo corpo. All’agghiacciante naturalezza delle cose.</p>
<p>All’intelligenza che sa cucire meteoriti e assenza. Al silenzio. Al maestoso silenzio. Alle cisterne amniotiche. Ai crani disossati. Alle carni rimaste fuori. Al silenzio della neve. Al silenzio del lago ghiacciato. Al silenzio del fuoco. Al fotone. Al quanto. All’annullamento. All’annunciazione. Alle epifanie. Alle teste mozzate. Alle bombe. Alle mine. Alle mani sporche di sangue. Alla follia. Alla pipì dei bambini. Agli occhiali rotti. Alle bambole rotte. Ai rottami. Alla divagazione. All’orgasmo. Alle giostre. Alle stelle filanti. Alle tazzine. Alle federe. Alle lenzuola. A nulla. Al nulla. L’ululare al nulla e la fioritura sul lamento.<br />
Costruire, caricare, sparare. Per sottrarre. Sottrarre materia alla materia per intravedere, solo per intravedere la geometria della polvere.</p>
<p>Il poeta bandisce il poeta e ulula. Lui è solo, chi sa la guerra. Solo chi sa la guerra può fare la bellezza. E tu che cerchi il mio corpo non lo troverai. Polvere all’orizzonte nella polvere del tramonto. Cane e pazzo e fiore e fiore in bocca. Solo per aderire. All’infinito che mi da forma. All’invisibile che mi culla. Alla realtà che non si vede. Per coerenza. Con il volo. Nell’abisso. Nel vuoto. Nel profondo. Nel buio fotonico dell’uomo umano. Volare per trascinarsi. Nella vasca dei pesci. Nella nebbia della battaglia. Nella viscosità profumata della mia accoglienza. Nella perdizione del nulla brancolare fra le stelle. Bruciare nel buio. Alba e ambra assorbita nel tramonto. Liberi, liberati dalla scelta. Non c&#8217;è scelta nel campo magnetico. Nell’ universo quantico. Nel fiore che sboccia solo e nonostante tutto su una crepa arida su cui non piove mai. Non c’è scelta nella razionalità. Nell’esito del conflitto. Nell’essere variabile piuttosto che costante. Non c’èscelta nell’essere.<br />
Né pianto. Né rabbia. Né libertà.</p>
<p>Fioritura degli abissi.<br />
Esplosione delle stelle.<br />
Grondaie bruciate dal sole<br />
Anarchia e violazione.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Essere donna, forse</title>
		<link>https://www.borderliber.it/forse-essere-donna-burzo-poesia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Apr 2025 22:12:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Burzo]]></category>
		<category><![CDATA[Donna]]></category>
		<category><![CDATA[Lettura]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Riflessione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Essere donna, forse&#8221; è una poesia di Mimì Burzo. In copertina una foto scattata e rielaborata dall&#8217;autore Andare camminando il silenzio scalza attraverso sciami di bocche che si oppongono alla strada Con le ossa piegate mano nella mano di un Cristo di vetro e gli occhi totali puntati in alto a ricucire le stelle. Perdurare. [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/forse-essere-donna-burzo-poesia/">Essere donna, forse</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Essere donna, forse&#8221; è una poesia di Mimì Burzo. In copertina una foto scattata e rielaborata dall&#8217;autore</strong></p>
<p>Andare<br />
camminando il silenzio<br />
scalza attraverso sciami di bocche<br />
che si oppongono alla strada<br />
Con le ossa piegate<br />
mano nella mano<br />
di un Cristo di vetro<br />
e gli occhi totali<br />
puntati in alto<br />
a ricucire le stelle.</p>
<p>Perdurare.<br />
In solitudine.<br />
In questa solitudine ostinata a non lasciarmi<br />
con il piede leggero<br />
che batte un pavimento blu cobalto<br />
e sotto la sua trasparenza<br />
tutte le pupille del mondo<br />
che inseguono il mio calcagno.</p>
<p>Tocco. Farmi toccare le meningi<br />
da una carezza d&#8217;acciaio<br />
o forse, magari:- anche:- ancora<br />
dal moto rotondo di un rosario<br />
impigliato sul ginocchio smagliato<br />
con tutto l&#8217;intorno<br />
pieno<br />
zuppo<br />
di una televisione che piange<br />
sul vomito di un nano<br />
curvo sotto la mia finestra.</p>
<p>Stare. Semplicemente stare<br />
come mi sta dentro il possesso di questo fiore<br />
quando l&#8217;estate mi sporco<br />
tutt&#8217;uno con la polvere<br />
ed i piedi<br />
in fine alla giornata<br />
segnati da filatteri di rena nera.</p>
<p>Mi lascio.<br />
Inondata<br />
da un plenilunio<br />
di biglie e d&#8217;opposti<br />
in cui si risolve<br />
l&#8217;essere del mio essere donna<br />
Un morso<br />
continuo<br />
e fermo nella presa<br />
che torturandomi<br />
mi glorifica.</p>
<hr />
<p><em>Se ti è piaciuta &#8220;Essere donna, forse&#8221;, </em><strong>allora clicca qui e leggi anche <a href="https://www.borderliber.it/quanta-poesia-dovra-morire-burzo/">&#8220;Quanta poesia dovrà morire&#8221;</a></strong></p>
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		<title>Frame</title>
		<link>https://www.borderliber.it/frame-poesia-burzo-lettura/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Apr 2025 22:01:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Burzo]]></category>
		<category><![CDATA[Frame]]></category>
		<category><![CDATA[Lettura]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Prosa]]></category>
		<category><![CDATA[Riflessione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Frame&#8221; è una poesia di Mimì Burzo. In copertina una foto scattata ed elaborata dall&#8217;autrice Frame I Non ti salvi. Cadi. Non ti perdoni. Cadi. Cammini. Continui a cadere. E cadi e non ti alzi. Non ti alzi e non ti perdoni. Cadi. Piove e cadi. Questo. Poco altro. Frame II Il silenzio il verde [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Frame&#8221; è una poesia di Mimì Burzo. In copertina una foto scattata ed elaborata dall&#8217;autrice</strong></p>
<h4>Frame I</h4>
<p>Non ti salvi.<br />
Cadi.<br />
Non ti perdoni.<br />
Cadi.<br />
Cammini.<br />
Continui a cadere.<br />
E cadi e non ti alzi.<br />
Non ti alzi e non ti perdoni.<br />
Cadi.<br />
Piove e cadi.<br />
Questo.<br />
Poco altro.</p>
<hr />
<h4>Frame II</h4>
<p>Il silenzio<br />
il verde delle foglie<br />
i pareri fuorvianti.<br />
Le lame.<br />
I segreti stirati a temperatura delicata<br />
e la carta argentata da far bruciare quando dio non c’è<br />
Uno specchio rotto<br />
un pavimento di denti<br />
E un giardino<br />
con gli aquiloni<br />
che fanno volare i bambini<br />
e braccia calcificate<br />
che brandiscono retini<br />
per una farfalla<br />
che perpetuamente<br />
gira<br />
gira<br />
gira<br />
proprio mentre tu<br />
cadi<br />
cadi<br />
cadi<br />
e non ti perdoni.</p>
<hr />
<h4>Frame III</h4>
<p>È meglio distrarsi un po’<br />
e vai al circo<br />
Lì c’è la musica<br />
&#8211; oh! La musica! &#8211;<br />
In quella nicchia con i fazzoletti bianchi<br />
che applaudono soli e senza mani<br />
loro applaudono, tu cadi.<br />
Balli e cadi in piedi sul ragno e i passi doppi<br />
Poi respiri<br />
L’aria è di zucchero<br />
Ci sono i giochi<br />
e se colpisci un bambino con una mina<br />
ti regalano una bandiera<br />
mentre la musica si propaga cieca<br />
a meno venti gradi di buio<br />
e cambia tono<br />
ed urla pazza<br />
&#8211; Cadi! Alzati! Balla!</p>
<p>Cadi ancora ed ancora ed ancora<br />
ed in ginocchio prega<br />
Che nulla resta o poco altro</p>
<hr />
<h4>Frame IV</h4>
<p>Il becco di un pettirosso<br />
due commesse ciccione.<br />
L’esilio.<br />
Il supplizio.<br />
I comandanti pazzi.<br />
Una punkabbestia sorda<br />
ed un piccione che ferma le macchine.<br />
La strada del ritorno<br />
Il Cingolo<br />
l’intenzione<br />
e la decisione<br />
Di non morire<br />
Ma di cadere<br />
Per ogni lacrima sudata<br />
Li giù in fondo<br />
In una cella silenziata</p>
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