Frame

“Frame” è una poesia di Mimì Burzo. In copertina una foto scattata ed elaborata dall’autrice
Frame I
Non ti salvi.
Cadi.
Non ti perdoni.
Cadi.
Cammini.
Continui a cadere.
E cadi e non ti alzi.
Non ti alzi e non ti perdoni.
Cadi.
Piove e cadi.
Questo.
Poco altro.
Frame II
Il silenzio
il verde delle foglie
i pareri fuorvianti.
Le lame.
I segreti stirati a temperatura delicata
e la carta argentata da far bruciare quando dio non c’è
Uno specchio rotto
un pavimento di denti
E un giardino
con gli aquiloni
che fanno volare i bambini
e braccia calcificate
che brandiscono retini
per una farfalla
che perpetuamente
gira
gira
gira
proprio mentre tu
cadi
cadi
cadi
e non ti perdoni.
Frame III
È meglio distrarsi un po’
e vai al circo
Lì c’è la musica
– oh! La musica! –
In quella nicchia con i fazzoletti bianchi
che applaudono soli e senza mani
loro applaudono, tu cadi.
Balli e cadi in piedi sul ragno e i passi doppi
Poi respiri
L’aria è di zucchero
Ci sono i giochi
e se colpisci un bambino con una mina
ti regalano una bandiera
mentre la musica si propaga cieca
a meno venti gradi di buio
e cambia tono
ed urla pazza
– Cadi! Alzati! Balla!
Cadi ancora ed ancora ed ancora
ed in ginocchio prega
Che nulla resta o poco altro
Frame IV
Il becco di un pettirosso
due commesse ciccione.
L’esilio.
Il supplizio.
I comandanti pazzi.
Una punkabbestia sorda
ed un piccione che ferma le macchine.
La strada del ritorno
Il Cingolo
l’intenzione
e la decisione
Di non morire
Ma di cadere
Per ogni lacrima sudata
Li giù in fondo
In una cella silenziata
