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	<title>Addio Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>Addio</title>
		<link>https://www.borderliber.it/addio-racconto-ciano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Aug 2024 04:02:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Narrazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Addio&#8221; è un racconto di Martino Ciano. In copertina una foto scattata e rielaborata dall&#8217;autore Tu inventavi un tramonto: il cielo rosso come il sangue che ti colò dal naso dopo una pallonata in pieno viso, dopo lo schiaffo di tua madre per punire la disobbedienza del momento e quella futura. Si accapigliava il ricordo [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Addio&#8221; è un racconto di Martino Ciano. In copertina una foto scattata e rielaborata dall&#8217;autore</strong></p>
<p>Tu inventavi un tramonto: il cielo rosso come il sangue che ti colò dal naso dopo una pallonata in pieno viso, dopo lo schiaffo di tua madre per punire la disobbedienza del momento e quella futura. Si accapigliava il ricordo di una notte d&#8217;estate, l&#8217;ultima prima del controesodo, in cui il fuoco di un falò scappò di mano a voi adolescenti ubriachi, quasi nudi, con chitarre e sigarette in mano.</p>
<p>C&#8217;era il fiume che scorreva mesto e remissivo e la sua mestizia cullava persino i sogni di qualcuno, finché le fiamme non si accomodarono in mezzo al canneto e la leggera brezza alimentò la lingua di ciascuno di voi. Nella meraviglia del fuoco, tra bottiglie di birra vuote, appena scolate, e cartoni di piazza su cui scorreva olio d&#8217;oliva, siete scappati via come astuti ladri. Il mattino dopo era un deserto di cenere su una spiaggia di rifiuti.</p>
<p>Era l&#8217;estate dell&#8217;ultimo anno del secolo scorso e tu agitavi le braccia tra il velo dell&#8217;afa trapassato dalla luce del sole. Un costume azzurrino, un boxer da mare che si accordava con la tua pelle diafana, al tuo corpo magro, ai tuoi muscoli sodi. Non c&#8217;era bisogno di nulla per tenerli su, la natura te li avevi dati e anche conservati; ti sentivi dipinto a mano, fabbricato artigianalmente: una statua e un burattino; non pensavi all&#8217;eventualità che tu fossi parte di una sostanza vischiosa prodottasi per sfregamento di due organi. Era tutta colpa dell&#8217;immagine sacra che si è sempre avuta dei genitori: con un bacio ci hanno concepito, con l&#8217;amore ci hanno allevato.</p>
<p>Ti era stato dato un addio dalla fanciulla conosciuta su un Lungomare affollato, su cui si passeggiava fin quando le gambe non diventavano di cemento, su cui si chiedeva a qualcuna la possibilità di conoscerla. Andò così anche con quella tipa che ti bucò il cuore: ti avvicinasti e le dicesti: &#8220;ti posso conoscere&#8221;, e lei cedette, nonostante un&#8217;amica la tenesse a braccetto, nonostante lei ti avesse guardato in cagnesco, nonostante i tuoi occhi fossero concentrati sui seni di entrambe.</p>
<h3>Ora che ti ho visto da lontano e non posso più darti del &#8220;tu&#8221;, dico che&#8230;</h3>
<p>&#8230; del suo paese bagnato dal mare e abbracciato dai monti evidenziava la noia. Ella si alimentava in continuazione; diventava ingombrante, obesa, irremovibile. Eppure, la noia, anche quella che lo aveva stregato, si piaceva così: piena e impossibile da non osservare. D&#8217;estate e di inverno si accapigliavano le polemiche: <em>niente c&#8217;è e niente ci sarà</em>. Ma ci vive qualcuno qui, anzi parecchi, e &#8220;parecchi&#8221; è un termine che si addice meglio a una quantità che si aggira tra &#8220;pochi&#8221; e &#8220;tanti&#8221;. Ognuno ci sta per tranquillità sua, anche perché in un altro posto non potrebbe fare la stessa cosa, ossia <em>lasciarsi ammaliare dalla noia</em>. E va così, in maniera impersonale, seguendo la forza della dannazione.</p>
<p>Ogni volta lui era vittima del passato, del ricordo che aggiunge sempre novità, di particolari che erano forse dimenticati, dolori che si erano convertiti in gioie. Vedevo i suoi occhi umidi, persi tra una nuvola che copriva il sole, incantati dal cielo che delimitava l&#8217;eternità. Si sedeva al tavolino di un bar, beveva un bicchiere di vino rosso, con la mano sinistra sorreggeva la guancia.</p>
<p>La brezza autunnale cullava le emozioni, le impastava fino a renderle omogenee, indistinguibili per colore e consistenza. Lui muto accoglieva la vita e muto osservava quella degli altri. Nulla lo trasportava e da nulla si lasciava suggestionare. Era indolente, timido, raccolto nei centimetri di spazio che occupava. Concluse il suo passaggio terreno con una frase: <em>&#8220;È il fiume la mia casa senza dolore&#8221;</em>.</p>
<h3>Ora che nessuno sa dove sei, ora che tutto è diventato un addio, ritorno a darti del &#8220;tu&#8221;&#8230;</h3>
<p>Ti sei addormentato ricordando, assuefatto dal nettare fuoriuscito dalle tue cisti rotte a unghiate. Saziato dalla volontà e per niente convinto dei tuoi istinti. Un giorno hai pranzato con le tue lacrime, hai parlato con i tuoi morti senza dare retta ai vivi. Ti spronarono a mangiare realmente un piatto di pasta senza sugo. Rigatoni bianchi lavati nella tua bocca, righe piatte nel tuo cervello.</p>
<p>La memoria si inabissa nella fantasia abbandonandosi alla libera associazione del &#8220;vero&#8221; con il &#8220;forse&#8221; con il &#8220;desiderio&#8221;. Per te era malattia mortale anche la dimenticanza. Il bacio, l&#8217;addio, e tutto si mosse così; morire in solitudine non faceva per te. C&#8217;è chi ci riesce, però, e se ne vanta.</p>
<p>Era gennaio; il banchetto imbastito tra i nembi, il vento che faceva piegare la testa alle sterpaglie&#8230;<br />
Era ricresciuto il canneto che andò a fuoco nell&#8217;ultima estate del secolo scorso.<br />
Tu dove rinascerai?</p>
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		<title>Addio al mare dell&#8217;esilio. Lucia Donadio e la &#8220;necessità delle radici&#8221;</title>
		<link>https://www.borderliber.it/mare-addio-romanzo-donadio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 Dec 2023 02:08:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Addio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Addio al mare dell&#8217;esilio&#8221; di Lucia Donadio, Rubbettino, 2023 &#8220;A fare l&#8217;America&#8221; ci hanno provato in tanti, ma non è sempre andata bene, anzi forse è sempre stata una tragedia quella partenza che sapeva di fuga, dietro cui si celava la necessità di trovare condizioni migliori di vita. D&#8217;altronde [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Addio al mare dell&#8217;esilio&#8221; di Lucia Donadio, Rubbettino, 2023</strong></p>
<p>&#8220;A fare l&#8217;America&#8221; ci hanno provato in tanti, ma non è sempre andata bene, anzi forse è sempre stata una tragedia quella partenza che sapeva di fuga, dietro cui si celava la necessità di trovare condizioni migliori di vita. D&#8217;altronde anche oggi è così. <strong>Tutto cambia agli occhi di colui che &#8220;va via&#8221; dalla propria patria, sia essa grande come un orto o come un impero.</strong> Lo sanno bene i calabresi che hanno preso il mare per andare nel Nuovo Continente. Qualcuno si è realizzato, qualcun altro si è lasciato ingannare dalle opportunità, per tutti la sensazione è sempre stata una, ossia &#8220;sentirsi esiliati&#8221;.</p>
<p><strong>Lucia Donadio</strong> dà vita a un libro intenso, forte di quella esperienza che, se anche non diretta, si impregna nel Dna. Anche lei, di origini calabresi, ma oggi cittadina della Colombia, sa cosa vuol dire guardare casa propria stando dall&#8217;altra parte del mare. <strong>Lei anche conosce l&#8217;esilio e quella sensazione di non essere né dell&#8217;una né dell&#8217;altra riva dell&#8217;oceano.</strong> È vero, dobbiamo avere uno spirito cosmopolita, ma dev&#8217;essere una scelta e non una costrizione, deve sbocciare in noi come una rosa profumata e non per necessità.</p>
<p>Questa però non è la sua esperienza, non è un&#8217;autobiografia pura, ma un romanzo che inizia dalla <strong>Calabria, da Morano Calabro, piccolo comune del cosentino.</strong> La storia comincia nella prima metà del <strong>Novecento</strong> e si compie negli intrecci familiari che il tempo spezza e riannoda. Nel tempo si danza, si inventano coreografie di ogni genere, c&#8217;è il racconto di chi da povero e spaesato diventa ricco, ma nessuno si integra alla perfezione. Non c&#8217;è il lieto fine, lieto è solo il delicato linguaggio di<strong> &#8220;Addio al mare dell&#8217;esilio&#8221;</strong> che arriva al cuore di un problema fondamentale:<strong> le radici nessuno può reciderle, il nostro luogo di nascita ci forma, il resto è solo una accettazione.</strong></p>
<p>Il mare è un ostacolo; l&#8217;oceano è vigile custode della scelta compiuta. <strong>Salpare per rifarsi una vita, tornare per un attimo per sentirsi senza casa, anche se ormai sono diventate due.</strong> Nulla di pessimistico, ma solo una lettura schietta di un fenomeno che ormai è solo statistica. Sono solide le citazioni che Donadio mette tra le pagine, ossia <strong>Márquez, Borges, Perec</strong>, tutti autori che ispirano la sua scrittura e il modo in cui modella le emozioni. Siamo di fronte a una <strong>&#8220;saga familiare&#8221;</strong> che in maniera labirintica, come piaceva a Borges, mette in mostra un conflitto insanabile, quello della ricerca di sé stessi tra eventi scaccianti.</p>
<p>Nessuna emozione trova sbocco in una via d&#8217;uscita. <strong>È inspiegabile l&#8217;angoscia che guida questi personaggi, è rapace la voglia di tornare all&#8217;origine.</strong> Ma il problema è questo: dov&#8217;è l&#8217;origine? Se si tornasse a casa il risentimento rimosso, che ha spinto a partire, tornerebbe a galla; se non si tornasse, almeno per una volta, ci si abituerebbe a dimenticare <strong>quell&#8217;Io che da lì proviene.</strong></p>
<p>È qui tutto il mistero e tra le sue trame <strong>Donadio</strong> racconta anche la sua esperienza. Lo fa involontariamente, senza risolvere il conflitto alcuno, ma solo ammirando il mare e quell&#8217;esilio che sa ispirare anche una timida riconciliazione con gli addii sussurrati.</p>
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		<title>Danze nel sole </title>
		<link>https://www.borderliber.it/danze-sole-poesia-gervasi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 19 Nov 2023 01:59:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Addio]]></category>
		<category><![CDATA[Alba]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
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		<category><![CDATA[tramonto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Poesia e foto di Giuseppe Gervasi Strana sensazione sentirsi bene e in pace al crepuscolo. Vorrei fosse sempre così, tutto ritorna al suo posto. Si accendono le luci, le ultime risate e le corse dei ragazzi, di un giorno sempre uguale. Le madri oramai stanche, i padri siedono a tavola e l&#8217;ombra della sera chiude [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Poesia e foto di Giuseppe Gervasi</strong></em></p>
<div dir="auto">Strana sensazione sentirsi bene<br />
e in pace<br />
al crepuscolo.</div>
<div dir="auto">
Vorrei fosse sempre così, tutto ritorna<br />
al suo posto.</div>
<div dir="auto">
Si accendono le luci,<br />
le ultime risate<br />
e le corse dei ragazzi,<br />
di un giorno sempre uguale.</div>
<div dir="auto">
Le madri oramai stanche,<br />
i padri siedono a tavola e l&#8217;ombra della sera chiude il sipario.</div>
<div dir="auto">
Un teatro,<br />
le comparse<br />
e gli attori<br />
recitano un copione scritto dalla vita.</div>
<div dir="auto">
Il sole del mattino riaprirà le danze,<br />
per un nuovo ballo,<br />
in attesa del caro crepuscolo.</div>
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		<title>Seconda navigazione. Dell&#8217;amore e dei suoi resti</title>
		<link>https://www.borderliber.it/amore-e-resti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Jan 2023 01:36:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Addio]]></category>
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		<category><![CDATA[Solitudine]]></category>
		<category><![CDATA[Spiegare]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Racconto e foto di Martino Ciano Io li ricordo i passaggi del cuore, la timidezza del primo bacio, la spavalda sensazione della conquista, e poi&#8230; e poi trovarsi con le braccia conserte, appoggiato a un palo della luce; guardare il cielo, perdersi, cercare risposte a domande sbagliate, e poi&#8230; e poi scendere giù, in sé [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Racconto e foto di Martino Ciano</strong></em></p>
<p>Io li ricordo i passaggi del cuore, la timidezza del primo bacio, la spavalda sensazione della conquista, e poi&#8230; e poi trovarsi con le braccia conserte, appoggiato a un palo della luce; guardare il cielo, perdersi, cercare risposte a domande sbagliate, e poi&#8230; e poi scendere giù, in sé stessi, scavare tra le macerie, trovare il Dio sepolto, il suo cadavere sul quale si sono versati balsami e lacrime.</p>
<p>Un giorno ti presi la mano, ti portai la testa sul petto, nascosi il mio viso tra i tuoi capelli. Sentii strapparmi l&#8217;anima un pezzo per volta, si sciolsero i nodi, si disfecero i dubbi. Non era amore, ma una promessa di felicità, ché un giorno si fa all&#8217;amore e un giorno ci si uccide per difendersi, ma si spera sempre che l&#8217;assassinio si compia il più tardi possibile. E quel giorno&#8230; quel giorno fu la <em>promessa</em> e amore venne a chiamarci per conservarci, per convincerci che nulla si avvera fin quando un bacio non lega e sigilla, e incatena, e fa scoppiare in corpo, nel petto, tra cuore e polmoni, tra sangue e aria, la libido e la passione, la favola della ragione e il trionfo dell&#8217;istinto.</p>
<p>Poi si perse nei ricordi. Cosa? Quel giorno <em>fu</em>, il resto <em>sarebbe stato</em> e magari&#8230; magari avrei voluto essere protagonista d&#8217;un sogno, un sognatore come tanti, illuso e disilluso, capace di comprendere ciò che è indicibile e che non ci siamo saputi dire ché&#8230; ché gli uomini si amano quel tanto che basta per proteggersi dalla tempesta, dalla solitudine affamata di consensi e poi&#8230; e poi sono addii come fu addio allora, sotto un ombrellone, con i piedi affossati nella sabbia, la violenza della parola risuonava come martello su incudine, e sentire l&#8217;aria mancare, tremore di polsi e sollievo, ed eccitazione d&#8217;infarto. Scintillavano gli occhi, sguardi come tagliole, mani pronte a strangolarsi e poi&#8230;</p>
<p>&#8230;poi viene il tempo in cui anche il dolore si dimentica e si ride delle sofferenze passate, ché tutto sta nell&#8217;indifferenza guidata dal motto <em>la vita va avanti</em>, e <em>avanti tutta</em> verso qualcosa noi andiamo, perché andare è l&#8217;unica cosa che ci è rimasta, anche se rimanere è pur sempre un peso, un insostenibile peso che tutto divora, persino i resti delle cose passate&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Un borgo di Calabria e le sue vie</title>
		<link>https://www.borderliber.it/un-borgo-di-calabria/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 03 Sep 2022 23:21:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Narrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Addio]]></category>
		<category><![CDATA[Amico]]></category>
		<category><![CDATA[Bologna]]></category>
		<category><![CDATA[Borgo]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
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		<category><![CDATA[Disoccupazione]]></category>
		<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[ristrutturazione]]></category>
		<category><![CDATA[Roma]]></category>
		<category><![CDATA[Tortora]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Un borgo di Calabria e le sue vie&#8221; è un racconto di Martino Ciano. Le foto sono state scattate e rielaborate dall&#8217;autore Docile è l&#8217;ottimismo che accarezza questo viso, mentre il cioccolato fondente macchia i denti, poi si desta la paura, con lei il dubbio, e il respiro della vita è di nuovo uno schiaffo, [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Un borgo di Calabria e le sue vie&#8221; è un racconto di Martino Ciano. Le foto sono state scattate e rielaborate dall&#8217;autore</strong></p>
<p><em>Docile è l&#8217;ottimismo che accarezza questo viso, </em><br />
<em>mentre il cioccolato fondente macchia i denti,</em><br />
<em>poi si desta la paura, con lei il dubbio, </em><br />
<em>e il respiro della vita è di nuovo uno schiaffo,</em><br />
<em>tra le vie di un borgo di Calabria non troviamo riparo</em></p>
<p>Le vie del borgo sono infinite, anche se qui sembrano tutte sbarrate. Pian piano il centro storico si è spopolato. Case disabitate, poche luci di notte, poche finestre aperte di giorno. Si odono mormorii, pochissime voci nette, chiare, come se le persone rimaste avessero timore. Coraggio o rassegnazione? Questo è il dilemma! È migliore chi se ne va o chi resta? Domande sciocche da porsi: <em>il coraggio è tante volte una forma di egoismo</em>.</p>
<p>È coraggioso colui che abbandona tutto e tutti, così come chi rimane e partecipa alla decadenza di un luogo e di una società. Cambia il clima, figuriamoci le persone. Per questo la felicità correva veloce quando negli anni del boom economico tanti decisero di scendere a valle e di costruire una nuova civiltà basata sulla fabbrica, lo stipendio fisso, la casa per sé e per i propri figli, le rate, l&#8217;ansia e l&#8217;automatismo. Il borgo era una disgrazia, una cloaca di traumi; tornare qui, anche per un attimo, ricordava a molti quelle origini da villani, da cafoni, da gente che dorme, mangia e si riproduce in case minute, in stalle. A valle si sentivano tutti <em>signorotti</em>, anche quelli dai natali disgraziati, coloro che per <em>tirarsi su</em> rubavano fin da bambini galline, uova e pomodori.</p>
<h2>Un borgo di Calabria e le sue vie infinite</h2>
<p>Tra case ristrutturate, ruderi, muri scrostati, fori testimoni forse di antichi delitti, la vita è anonima e incolore. Il mio amico è nato qui. La sua casa è a trenta metri dalla porta della casa in cui nacque mia nonna. Anche lei scese a valle e non tornò più.</p>
<p><em>Nessuno dovrebbe tornare nel posto in cui è nato &#8211; </em>dice lui &#8211; <em>finiti i pochi ricordi belli, si risvegliano i traumi che lo hanno messo in fuga.</em> Fuggitivo! Lui si sente così, come qualcuno che sfondata la porta di una gabbia corre via senza più voltarsi.</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter wp-image-4590 size-full" src="https://i0.wp.com/www.borderliber.it/wp-content/uploads/2022/08/comune-tortora.jpg?resize=800%2C456&#038;ssl=1" alt="Vie del borgo di Tortora centro storico" width="800" height="456" data-recalc-dims="1" /></p>
<p>C&#8217;è il miele della malinconia nella sua voce e la paura del bimbo che attraversa al buio il corridoio della sua casa. È dignitosa la povertà. Lei non disturba, sta lì a portata di mano; la ricchezza è volgare, cammina davanti a te e anche se la acciuffi si libera e ti chiede di correre sempre di più. Ti manda <em>a quel paese</em> senza ritegno e vuole sempre essere servita.</p>
<p>Mentre passeggiamo, notiamo una donna che davanti all&#8217;uscio di casa ha allestito un banchetto sul quale lavora della pasta. Sfila lunghi <em>fusilli</em>, mentre l&#8217;odore di sugo riempie il vicolo di bontà. Mancano ancora quattro ore all&#8217;ora di pranzo, ma qui non si pensa ad altro. Il cibo, la tavola imbandita&#8230; ossessioni retaggio dell&#8217;antica malnutrizione. Un uomo è povero solo se non ha mangiato, il resto non conta. <em>Il resto è volontà di Dio. </em></p>
<p><em>Sai &#8211; </em>dice il mio amico &#8211; <em>ci sono genitori che ti proteggono da tutto. Il loro amore soffoca, le loro paure ti disarmano. Poi, di colpo ti considerano adulto e per loro sei pronto alla vita, ma non si rendono conto che non ti hanno preservato, ma rovinato. Sei stato il loro capriccio, l&#8217;eredità da non dividere con gli altri. Poi si annoiano e ti lasciano in balia del mondo. Dilapidano la loro eredità perché sanno che dovranno morire.</em></p>
<p>Il mio amico ha lasciato il borgo a ventuno anni. Tre anni a Roma come agente immobiliare, due anni a Bologna come assicuratore, poi è tornato a Roma ed è stato assunto in un&#8217;azienda di servizi per l&#8217;imprenditoria, non ho ben capito che tipo di servizi, ma è un lavoro a tempo indeterminato. Ha spostato la residenza lì, disprezza il suo paese, il suo immobilismo, la sua famiglia e anche se stesso.</p>
<p><em>Non voglio figli </em>&#8211; ha detto <em>&#8211; non voglio fare gli stessi errori dei miei genitori. Io non posso essere diverso da loro.</em></p>
<h2>Le vie del borgo sono finite</h2>
<p>Si apre davanti a noi il panorama dei monti. Le cime arroventate dal sole estivo, l&#8217;afa che dona loro un colore azzurrino. Strade sterrate danno la possibilità di entrare tra quei pochi boschi rimasti, di cui i piromani hanno avuto pietà. C&#8217;è il canto delle cicale a tenerci compagnia; in lontananza si ode il rombo di un vecchio camioncino. La bucolica nostalgia delle corse tra i campi, degli amori terricci, dei figli <em>bastardi </em>nati dalla passione che si infiammava tra una zappata e l&#8217;altra, le spighe di grano che ora non crescono più, la terra arida un tempo generosa gli smuovono un sorriso. Ricorda le storie che sua nonna gli raccontava davanti al camino. Era pettegola sua nonna, non si annoiava mai.</p>
<p><em>Sono arrivati un sacco di soldi </em>&#8211; dice il mio amico &#8211; <em>riqualificheranno il borgo, ma non ci sarà nessuno di noi a vederlo. Senza gente, il cemento resta cemento e il tempo se lo mangia. Ma a tutti va bene così, io tra quindici giorni me ne torno a Roma. La mia vita è lì.</em></p>
<p>Il mio amico si mette in bocca un cioccolatino. <em>Fondente e amaro</em>, così gli piace il cioccolato. <em>Fondente e amaro&#8230; </em>e amara è ogni sua parola&#8230; amare sono le parole di chi ancora ama qualcuno che non potrà più avere.</p>
<p>Questa è la storia di un borgo di Calabria&#8230;</p>
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