Marcello Buttazzo: “Le parole, la poesia e la vita”

La nostra Filomena Gagliardi ha intervistato il poeta Marcello Buttazzo. In copertina una foto di Buttazzo
Care lettrici e cari lettori: mettevi comodi, prendetevi qualcosa da bere, disattivate le notifiche o ignoratele per un po’, e immergetevi in questa intervista a tutto tondo che ho proposto a Marcello Buttazzo, un gentiluomo di altri tempi, un raffinato poeta, ma soprattutto un caro amico con cui ho intessuto un’interazione che, seppur a distanza, sento come vera ed autentica. Come leggerete, la storia del Nostro si intreccia con quella delle Marche, la regione dove vivo con grande passione e radicamento.
Marcello Buttazzo, inizio ad intervistarti in relazione alla poesia, attività in virtù della quale ti ho conosciuto tramite Border Liber. Da quanto tempo scrivi versi?
Ho cominciato a scrivere versi in maniera organica solo agli inizi del nuovo millennio (2000). Ho avuto fin da piccolo un rapporto intimo con la lettura. Negli anni dell’università romana (ho studiato Biologia con indirizzo popolazionistico alla “Sapienza” di Roma, senza peraltro riuscire a terminare gli studi) leggevo molta poesia. È necessario più che mai abbeverarsi alla sorgente d’acqua fresca dei poeti e degli scrittori. È importante entrare in contatto con gli altri universi, con i mondi evocati da tanti autori e tante autrici. Per quanto mi riguarda, soprattutto la lettura è stata il mio mestiere di vivere d’elezione. Sul finire del secolo scorso vergavo piccoli pensieri. Solo agli albori del terzo millennio ho iniziato a redigere versi in modo più strutturale.
Grazie per questa ricostruzione sintetica ed esaustiva. Qual è stata la tua prima pubblicazione poetica? E l’ultima? E in mezzo cosa puoi ricordare? Raccontaci.
La prima pubblicazione poetica è stata “Canto intimo” nel 2004, una sorta di diario dei giorni, edito dalla Collana “I Minimi”, fondata e diretta dallo storico salentino Vittorio Zacchino. L’ultima pubblicazione è dell’aprile 2025, “Sommese preghiere”, una plaquette di sole 9 poesie edita da Collettiva edizioni indipendenti. Dopo “Canto intimo” del 2004, ho pubblicato nel 2005, senza alcun editore (solo in tipografia), “Considerazioni e canti”, una raccolta di articoli di bioetica, piccole poesie e un racconto sul convento di Lequile. Nel 2006 è uscita la raccolta di versi “Clandestino d’amore” (per Manni Editori). Sempre per Manni Editori ho pubblicato le raccolte di poesie “Nei giardini dell’anima (2007), “Serenangelo” (2010), “E ancora vieni dal mare” (2012), “E l’alba?” (2015). Per l’Autore Libri Firenze sono uscite le raccolte di versi “Altro da sé” (2006) e “Alba” (2007). Per l’Editore Calcangeli di Magliano “Di rosso tormento” (2008) e “Per strada” (2009). Per Pensa Editore è stata pubblicata la raccolta di poesie “Origami di parole” (2016). Con i Quaderni del Bardo edizioni di Stefano Donno sono uscite le seguenti sillogi: “Verranno rondini fanciulle” (2018), “Nei tuoi arcobaleni…e altre poesie” (2019), “Il cielo degli azzurri destini” (2021), “Fra le pieghe del rosso” (2022), “E se nel giallo ti vedrò” (2023), “Ti seguii per le rotte” (2024). Inoltre, qualche anno fa, è uscito un ebook (sempre per i Quaderni del Bardo edizioni di Stefano Donno) di 25 poesie dal titolo “Mari che non conobbi”, che può essere scaricato dalla Rete.
Complimenti Marcello! Quali sono i tuoi temi d’elezione?
Eminentemente i temi che più colpiscono il mio immaginario sono quelli amorosi e sentimentali. L’amore è il motore che tutto muove, è il cimento di corde rosso sangue che naviga nel sommerso ed emerge poi alla luce del sole. Sono molto attratto anche dalle tematiche civili. Del resto, il limite di demarcazione fra poesia cosiddetta amorosa e poesia civile, a volte, può essere molto friabile. Nella raccolta “Ti seguii per le rotte” del 2024, 14 poesie sono redatte per i migranti, i disperati delle acque e delle terre, che sovente nell’opulento mondo occidentale non ricevono la giusta e decorosa accoglienza.
Mi piace molto, Marcello, questa tua apertura ad ampio raggio sui temi. Veniamo ora agli aspetti più tecnici. Innanzitutto, come ti ho sempre detto, ciò che apprezzo dei tuoi testi è la musicalità. Come ti adoperi per ottenerla? Siamo curiosi.
La musicalità, il ritmo e l’onda del respiro emergono dopo aver lavorato pazientemente sul verso, curando assonanze, dissonanze, passo cadenzato. Ritengo che l’approccio alla musicalità si possa ottenere piano piano confrontandosi con i poeti lirici e con gli altri autori e autrici. Caproni, Penna, Bertolucci, Gatto sono fucine impareggiabili, ci hanno donato calie, pietruzze preziose. Ci hanno regalato versi da leggere e da meditare.
Che bel sostantivo “calìa”: grazie per questa chicca! Altro elemento che apprezzo nel tuo usus scribendi è la scelta formale, o meglio la selezione lessicale. Ad esempio sono tipicamente tue le parole “lucore”, “allogare” etc etc.: perché questi termini? Quali altri sono a te cari? Come arrivi alla tua lectio definitiva? Si può parlare più di una selezione o di una ricerca? O di entrambe?
Talvolta impiego nelle mie poesie termini sorgivi, aurorali. Non ricerco deliberatamente termini arcaici o astrusi. Noi siamo soprattutto le letture che facciamo. Qualche volta nell’economia d’una poesia, nell’esperire il ritmo e la musicalità, impiego qualche termine un po’ più ricercato, che verosimilmente ho già incontrato in altri autori e autrici. Certo, la cura formale è parte essenziale, insieme alla significanza, della poetica d’un autore.
Filomena: Grazie per la tua accuratezza. E ora giungiamo ad un aspetto meno tecnico, ma comunque importante: come il tuo ambiente ti ispira?
Marcello: La terra salentina e la mia terra avita (Lequile) sono contrade di zolle marroni, di ulivi contorti e assolati, di case di bianco. E il mare qui è una culla primigenia, primeva, dove trovare scaturigini d’essenza, dove naufragare seraficamente, dove inseguire rabdomanticamente fonti illese d’ispirazione.
Che meraviglia! Perdonami se ti riporto subito ad una dimensione più pratica o, per meglio dire, prosaica, ma comunque utile per chi ci segue: Marcello, tu hai pubblicato molto. Conosci varie case editrici. In generale, come le scegli quando hai qualcosa da dare alle stampe? Raccontaci, magari puoi essere di aiuto ai poeti in erba.
Conosco solo piccole case editrici salentine. I miei primi libri di versi sono stati pubblicati a pagamento, grazie ai supporti economici di mio fratello Emidio e dei miei compaesani lequilesi, che sono stati sempre generosi con me, mi hanno voluto e mi vogliono bene. Solo a partire dal 2018, con l’uscita di “Verranno rondini fanciulle”, l’editore Stefano Donno dei Quaderni del Bardo ha deciso di pubblicare le mie poesie gratuitamente. Devo, altresì, ringraziare sentitamente Simona Cleopazzo, Elisabetta Liguori, Stefania Zecca e tutte le amiche leccesi di Collettiva edizioni indipendenti che, nell’aprile 2025, hanno dato alle stampe il mio libriccino “Sommesse preghiere”.
Grazie per la tua panoramica. E ora veniamo al Marcello lettore di poesie. Quali poeti leggi, sia classici che contemporanei? Come vedi oggi la Poesia in Italia?
Leggo con passione molta poesia, perché amo le descrizioni fotografiche, i flash dell’anima, le interminate storie umane. Sul finire del secolo scorso mi recavo presso le librerie leccesi (specialmente presso la Libreria Palmieri della signora Anna, di Luigi, di Daniela) e prenotavo le varie opere di Alda Merini, la meravigliosa poetessa dei Navigli. Erano gli anni pop della Merini. Negli anni giovanili (scolastici) mi piaceva tanto leggere Leopardi, Saffo, Catullo. Poeti che ho amato e amo intensamente sono Campana, Pavese, Federico Garcia Lorca, Neruda, Caproni, Penna, Gatto, Bertolucci. Mi approssimo alla poesia con lo spirito incantato, fanciullo, scevro da complicanze ideologiche. In Italia, ci sono ottimi poeti e poetesse. Per restare nella mia regione (la Puglia), seguo con piacere Vittorino Curci, Lino Angiuli, Antonio Prete, Nicola Vacca, poeta, scrittore e critico letterario di grande esperienza e di enorme umanità. Leggo con interesse poeti e poetesse salentine (che sono anche miei fraterni amici e amiche). Ricordo solo alcuni di loro: Ilaria Seclì, Giorgia Mastropasqua, Claudia Di Palma, Paola Maritati, Vito Antonio Conte, Gianluca Conte, Elio Coriano, Alessandro Zaffarano, Francesco Pasca, Alessandro Cannavale, Marco Vetrugno, Giuseppe Semeraro, Mauro Marino.
Insomma ci hai fornito ottimi consigli di lettura: melius abundare quam deficere, no? E ora ti chiedo: quali altre forme di scrittura pratichi oltre a quella poetica? Raccontaci.
Oltre a leggere, a scrivere e a vergare versi, mi capita di scrivere articoletti su questioni eticamente sensibili, di biologia delle popolazioni. Piccole opinioni di carattere animale e ambientale. Ringrazio vivamente Nicola Vacca che pubblica mie riflessioni sul suo blog, rivista letteraria Zona di disagio e Mauro Marino, che fa uscire le mie opinioni su Spagine (periodico online del Fondo Verri di Lecce).
Filomena: Grazie. Ed ora avviciniamoci al Marcello lettore in senso lato. Cosa leggi? Solo poesia? O altro? Siamo curiosi.
Marcello: Dal 1998 al 2004, leggevo tantissimo i saggi di bioetica, gli scritti scientifici e di carattere ambientale. In quel periodo collaboravo con “Il Nuovo Quotidiano di Puglia”. Sul quotidiano cartaceo leccese venivano pubblicate ogni settimana due mie opinioni. Negli ultimi venti anni mi sono dedicato prevalentemente alla lettura dei poeti, delle poetesse, dei quotidiani cartacei.
Ottimo. Spesso tu mandi “letterine” (come le chiami) ai quotidiani; le pubblichi anche sul tuo profilo Facebook; inoltre so che acquisti e leggi giornali rigorosamente in cartaceo. Bellissima consuetudine, che purtroppo si sta perdendo. Così come l’abitudine a frequentare le edicole fisiche. In Italia molti chioschetti chiudono, come le librerie sia perché si legge poco, sia perché l’informazione virtuale fa una concorrenza sleale a quella scritta su carta, con il beneplacito delle istituzioni che in nessun modo aiutano editoria cartacea ed edicole cittadine. Tu stesso hai molto da raccontarci su questo tema: ti ascoltiamo.
Mando le mie letterine di politica, sull’universo migrante, di attualità, soprattutto a “La Gazzetta del Mezzogiorno”. Sono figlio di edicolanti. Papà Pietro e mamma Antonietta vendevano giornali già a partire dal 1951 (anno del loro matrimonio). Avevano un emporio in via Trieste, a Lequile. Papà Pietro era anche barbiere. Nel 1973, papà Pietro, mamma Antonietta e mio fratello Emidio acquistarono a rate dalla Tabacchiera di Roma un’edicola in lamiera usata in ottimo stato, che venne situata nella piazza centrale San Vito del mio paese. L’edicola è rimasta in vita fino al 2014. Poi siamo stati costretti dalle contingenze a chiudere. In Italia, è sempre mancata istituzionalmente un’adeguata e seria legge sull’Editoria, che si prendesse cura particolarmente dell’anello debole del sistema: gli edicolanti. Con l’avvento della rivoluzione liberale di Internet, le cosiddette “edicole pure” hanno cominciato a chiudere. Vorrei anche dire che la crisi delle edicole è antichissima. Anche prima della diffusione della Rete, nel secolo scorso, gli edicolanti hanno sempre guadagnato somme esigue, hanno goduto di scarsissime tutele, sono sempre stati bistrattati.
Grazie, Marcello. Io ho due amici edicolanti, Riccardo e Meri, il primo esercita la sua professione in una città di mare, la seconda in un piccolo paese. In entrambi i casi, so quanto si impegnano nel loro lavoro. Li saluto tutti e due con affetto. Tu vivi in Puglia. Eppure hai legami con le Marche, la mia terra. Ci rendi partecipi della tua esperienza?
Ho un rapporto d’amore con Ancona. Mio fratello Emidio, nel 1956, all’età di nove mesi contrasse il microrganismo della poliomelite. Mamma Antonietta, appena 21enne, e il piccolo Emidio hanno dovuto affrontare, per anni e anni, viaggi continui nelle Marche. All’Ospedaletto dei bambini di Ancona, struttura specializzata, il piccolo Emidio ha ricevuto cure d’avanguardia, sperimentali, rivoluzionarie. Emidio rischiava di non camminare. Nel 1968, all’età di tredici anni, ha subito l’ultimo intervento chirurgico d’una lunga serie, decisivo per consentire ad Emidio il movimento del piede destro. Ancora oggi, a quasi settant’anni, Emidio rammemora la generosità e la bellezza umana, l’empatia della gente marchigiana. Mamma Antonietta evoca, ancora oggi, gli anni anconetani e le melanconiche passeggiate per il Passetto di Ancona con l’amica romana Anna, la cui figlioletta Camilla era stata colpita dalla poliomelite ad un braccio e ad una gamba (Camilla all’Ospedaletto era amica di giochi di Emidio).
Grazie Marcello per il tuo tributo ai miei territori. Io vivo nelle Marche del Sud, ma conosco discretamente Ancona e ho ben presente l’ospedale pediatrico che citi, il Salesi: davvero un’eccellenza. Marcello, parlaci di tua mamma Antonietta e del tuo legame con il femminile, sia reale che poetico.
Mamma Antonietta è la mia carissima quasi 91enne vestale di sogno. Mamma Antonietta è una figura fulgida, un faro abbarbagliante. Lei sa perdonare tutti i miei limiti, le manchevolezze. Antonietta ha origini contadine. Ha vissuto fino ai 17 anni (anno della sua “fuitina” con Pietro e conseguente matrimonio riparatore) quasi esclusivamente fra le campagne di Monteroni (nel leccese) e quelle di Cellino San Marco (nel brindisino). Viveva con i suoi nonni, con gli zii, con la sua mamma Consolata e con il suo papà Aniceto. I suoi familiari lavoravano la terra in regime di mezzadria. Il femminile, mansione che contempera l’accoglienza, è inciso a lettere d’amore nel mio immaginario. I miei versi sono popolati di donne, di dolci figure femminili. Di donne, a volte, anche abbandoniche, ma sempre in grado di donarmi l’effervescente ebbrezza di questo viaggio chiamato vita.
Marcello, io sono commossa ascoltandoti…Torniamo dove siamo partiti. La poesia: progetti per il futuro? Stai lavorando a qualcosa di nuovo?
A settembre dovrebbe uscire la mia nuova raccolta di poesie dal titolo “Aspettando l’aurora” per i Quaderni del Bardo edizioni di Stefano Donno. Attendo che Mauro Marino, che cura l’impaginazione e la veste grafica, mi mandi le bozze definitive per l’ultima lettura. Nei versi del nuovo libro campeggia un ambiente più familiare, un cammino a ritroso negli anni della fanciullezza. Da agosto 2022, con mamma Antonietta, con mio fratello Emidio, con gatti fratelli Johnny e Alfonso, abito in una casetta in affitto, adiacente al convento dei frati francescani di Lequile. Qui, nel 1973, in questa periferia francescana, incontrai padre Rosario De Paolis, un frate minore dalla cultura laica, una solida e illuminata figura di riferimento.
In bocca al lupo per la nuova creatura! Se ti fa piacere, mi candido per scriverne la recensione, perché so già che si scriverà da sola! Intanto ti ringraziamo Marcello e ti aspettiamo su Border Liber con i tuoi incantevoli versi. Salutiamo le nostre lettrici e i nostri lettori: li invitiamo a leggere questo racconto e, se lo avranno apprezzato, a mettere tanti like di supporto su tutte le pagine e i profili social tramite cui questa intervista verrà diffusa. Ne approfittiamo per salutare nonché ringraziare sia il nostro direttore Martino, sia le tante collaboratrici e i tanti collaboratori che, con scritture diverse (recensioni, interviste, poesie, racconti etc etc), contribuiscono ogni giorno insieme a lui alla vivacità del blog. Marcello, chiudi tu con un bel saluto a Martino e al nostro pubblico!
Vorrei dire che, molto prima della poesia e della scrittura, viene la vita. E le relazioni umane, il contatto empatico. Un giorno mi auguro di poter incontrare Martino Ciano di persona. A lui va tutto il mio affetto, la gratitudine e la profonda stima. Auguro, altresì, a tutti i lettori e alle lettrici di Border Liber giorni sereni. A te, cara Filomena, va il mio sentito ringraziamento per il tempo che mi hai voluto dedicare.
