Manuale di scrittura haikai di Antonio Sacco

Manuale di scrittura haikai di Antonio Sacco

Recensione di Martino Ciano. In copertina: “Manuale di scrittura haikai” di Antonio Sacco, Nulla Die Edizioni, 2025

È proprio vero ciò che dice Valentina Meloni nella prefazione a questo libro: cosa sappiamo degli haiku? Poco o nulla, anche se in molti sono convinti che siano composizioni semplici, alla portata di tutti. Per altri basta imparare la regola base, ossia scrivere tre versi che rispettino lo schema sillabico 5-7-5, come se fosse il modulo di chissà quale disciplina sportiva.

Fortunatamente non è così. Anzi chi si imbatte nella scrittura degli haiku si prepari a studiare sodo e, soprattutto, si educhi all’amore per la suggestione. A parlarcene in “Manuale di scrittura Haikai” è Antonio Sacco che, come spiega fin dalle prime battute, non ha nessuna pretesa di essere riconosciuto come un maestro. Il suo è un atto di riconoscenza verso la poesia.

La sfida maggiore è proprio quella di essere semplici e profondi. Un haiku ci chiede di dire quasi “tutto” in 17 sillabe. Quel “tutto”, però, deve contenere anche quel “non detto”, che suggestiona il lettore, il quale, a sua volta, è chiamato a completare il componimento. Con “Manuale di scrittura Haikai” apprenderemo le regole, le tecniche, le finalità, lo spirito di quest’arte, non di certo il talento.

Giusto quindi ribadire che un haiku è in primis un componimento che si forma dopo un’accurata osservazione dell’ambiente circostante e che trova la sua forza nel “qui-ora”. Esclude personalismi di sorta, chiede quindi l’abbattimento dell’ingombrante “io”. Il “tutto” che vuole rappresentare non è una testimonianza, bensì una compenetrazione armoniosa del poeta nell’universo.

Basta questo per comprendere che dietro la scrittura haikai c’è qualcosa di più di un semplice gioco di parole e sillabe. Proprio la precisione del linguaggio è alla base. C’è poi un aspetto fondamentale che il libro ci ripete in continuazione: per scrivere poesia, bisogna prima di tutto leggere poesia. Già una dichiarazione del genere meriterebbe l’acquisto del volume.

Una frase che è una mazzata per i tanti scrittori e poeti che oggi si vantano di non aprire libro, perché le loro idee potrebbero essere irrimediabilmente compromesse e la loro creatività stroncata. Il messaggio di Sacco è chiaro: più che la genialità, siamo invitati all’umiltà. Attraverso la rievocazione dell’indicibile, il poeta sbatte in faccia al lettore il limite dell’uomo, ossia la possibilità di poter sentire ma spesso di non poter manifestare la propria esperienza.

Inutile dire che tutto ciò trova i suoi natali in quelle filosofie orientali di cui oggi vorremmo impossessarci, modificandole a nostro piacimento con interpretazioni di comodo che ne minano le basi. In tal senso, “Manuale di scrittura Haikai” è un libro che sa spiegarci con semplicità qualcosa di molto complesso.

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