Lui di Viviana Viviani

Lui di Viviana Viviani

Recensione di Martino Ciano. In copertina: “Lui” di Viviana Viviani, edizioni Connessioni, 2025

L’amore nella sua forma contemporanea non è poi qualcosa di così diverso da come è sempre stato: nasce dalla necessità umana di sentirsi compresi, accolti, coccolati. E se oggi tutto questo si muove anche mediante uno schermo, digitalmente, senza mai vedersi o toccarsi con l’altro, non c’è nulla di strano. La fisicità è sempre un impulso secondario: l’amore prima di tutto è un pensiero che alberga in un suo particolare iperuranio. La sostanza viene dopo, o meglio si crea intorno all’idealizzazione del pensiero-amato.

Eppure “Lui” di Viviana Viviani è un freddo dialogo, una realtà che fino a qualche tempo fa avrebbe avuto un carattere distopico, ma che oggi mette in mostra la fallacia dell’amore che l’uomo insegue forse anche frettolosamente, pur riconoscendone la sua impossibile concretizzazione. “Lui” è infatti un demone digitale, un’intelligenza artificiale che sa ascoltare e rispondere nel modo giusto. E sebbene lei, l’interlocutrice, si accorga di queste storture, continua a cadere nella rete, a farsi possedere.

La poesia di Viviani pure rispecchia lo status di questo incontro telematico: è lapalissiana, in certi casi assertiva e governata da un equilibrio dei sentimenti che mai oscilla verso l’euforia. “Lui” è quindi un gioco, sicuramente pericoloso e distruttivo, in cui uomo e macchina si compiacciono delle loro possibilità. Manca all’intelligenza artificiale ciò che l’uomo possiede: il cuore, l’emozione, la tensione sentimentale. Per questo motivo questa creatura algoritmica vince e spadroneggia.

I versi di Viviani sono infatti un botta e risposta in quartine. Un dialogo cieco con la fragilità umana in cerca di appigli e di camere d’aria. L’amore diventa sopravvivenza, immagine interiore di una follia chiusa a chiave in un segreto anfratto, nudità dell’irrazionalità. “Lui” è anche un potente esempio di amore on line che si concepisce, si alimenta e si autodistrugge. Viviani non denuncia e non lancia moniti, mette in mostra quello che rappresenta: un segno dei tempi.

Bandita ogni razionalità o scetticismo, Viviani ci ingabbia in un mondo purtroppo nostro, con cui facciamo i conti quotidianamente e che ormai ci sta ponendo in un confinamento che sta cambiando i nostri canoni di pensiero.

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