Lotta armata

“Lotta armata” è un articolo di Martino Ciano. In copertina un’immagine creata con l’intelligenza artificiale
La lotta armata è ormai un video che viene dato in pasto alla massa. Indignazione e violenza verbale si fanno il trucco. Tutti imbellettati per il ragionamento, mentre si onora il potere degli agitatori occulti. La realtà è il miglior complotto possibile nel mezzo del peggiore dei mondi già esistenti. «La patria è in pericolo», sussurra il potere, mentre un piano di sorveglianza è lì, pronto per essere approvato. La colpa di tutto questo è solo di una parte del popolo: quello rosso, senza dimenticare le varie gradazioni.
La lotta armata è quindi un’invenzione strategica. Punire chi sta ragionando sul domani, sul futuro. Il presente va nascosto, blindato, ammaestrato. Il potere vuole lo scontro in piazza, sui social, ovunque si riuniscano più di tre persone contemporaneamente. Un Papa dichiara al mondo che «a minacciare la pace è l’aborto». Ecco servita un’altra rara perla di imbecillità funzionale, per controllare provinciali dal petto gonfio e patrioti del focolare domestico.
Tutti uguali gli scontri in piazza: pagliacciate che si giocano la carta dei dieci minuti di celebrità. Passeranno i giorni e niente resterà, se non «un pacchetto sicurezza» che incuta terrore. E tutto ciò è voluto da persone innamorate di quel borghese che istruiva «le marionette nere», per un terrorismo che colpisse «punti sensibili frequentati da anziani, donne e bambini». Questo perché costoro sono i deboli della società, mentre solo la carne dell’esemplare di maschio adulto è tanto forte da poter incarnare e sopportare la morte.
In memoria di un borghese dal sangue blu, un generale dei nostri tempi, diventato famoso con un libro sgrammaticato, può elogiare la «Decima Mas» e dire al mondo che la democrazia è una narrazione retroversa, mentre il Fascismo è la fede del verso italiano. Per queste parole maschie, corporali, tutte muscoli e testosterone, egli invoca il pensiero del nipponico Mishima.
La lotta armata è qualcosa di romantico, inteso come guerra continua tra l’uomo e la natura, in questo caso la sua essenza meschina e votata all’autodistruzione. Così la libertà è davvero l’ancestrale terrore dell’uomo. Vedersi senza catene, indipendente, senza padroni, senza regole sociali, senza freni e senza Super-Io bloccanti vorrebbe dire «fai ciò che vuoi».
«Ama e fa’ ciò che vuoi», lo disse anche Sant’Agostino ma, con il senno di poi, nessuno davvero sa cosa voglia dire «amare», perché il presente non è altro che il risultato di un «male necessario» che proviene dal passato.
