Breviario della rinuncia

Breviario della rinuncia

“Breviario della rinuncia” è un articolo di Martino Ciano. In copertina una fotografia dell’autore

A quante cose siamo disposti a rinunciare pur di salvarci dal dolore che a volte provoca la felicità? Bisogna essere pavidi o ingrati per voltarsi dall’altra parte, ammettendo che è meglio non lasciarsi attirare da un canto di sirena che ci incute tanto terrore quanto piacere?

Solitari lungo una vita di incertezze alziamo la mano, chiediamo il nostro momento di gloria, la possibilità di parlare, di esprimerci, di essere “solo” noi per un istante. E questa nudità che ci spaventa, questo abbandonarci al fato senza alcun paracadute, ci strofina il cervello e ci getta nella malattia. Quanto è disgraziato il rimpianto?

Un rebus con mille lettere e combinazioni multiple si spalanca ogni mattina davanti ai nostri occhi. Preferiamo però risolvere la parte più semplice, quella che ormai abbiamo imparato a memoria, che mai sfugge al nostro controllo. Poi la noia, la fuga e l’ultima chance che si apre prima della morte della passione ci appaiono di colpo a portata di mano, ma ci mancano le forze. Chiediamo riposo al cuore e alla mente. Invano.

Ci rivolgiamo all’anima, persino ai santi; ci affidiamo alla divinazione. Ogni atto di insubordinazione dovrebbe essere accompagnato dalla convinzione, invece noi scommettiamo, ci lanciamo. A volte siamo già consapevoli che tutto sarà un fallimento, eppure dobbiamo farlo perché “il tempo ci sta togliendo i giorni migliori”.

Breviario della rinuncia momentanea

Ora che mi rivolgo a me stesso, alle occasioni perse e alle rinunce.
Ora che sento la malattia del rimpianto.
Ora che vedo la mia gabbia così ripulita, in ordine, profumata, luccicante, come se dovessi abitarla per l’eternità.
Ora grido verso il cielo di vetro, nella notte in cui la Luna e Marte si baciano, e rivedo il terrore e tutta la solitudine che ciascuno si porta.
Mentre la strada brulica di vita, nell’estate che doveva essere spensierata leggerezza, la mia voce è un clacson che non attira l’attenzione.
Al mio fianco cresce il pargolo-nipote. Il suo gelato e il suo passo lento, lo sguardo che cattura ciò che si muove intorno, la scoperta dell’essere in mezzo agli altri, la possibilità di non pensare al domani se non con gioia.

Ecco, capire e non capire. Semplicemente comprendere secondo la propria misura, liberi da ogni astrazione, da ogni dopo, da tutte le esperienze, dalle responsabilità che il tempo ci assegna.

Non esiste più questa libertà.
Non c’è più questa grazia.
Il breviario di una rinuncia: amen quotidiano.

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