Giuseppe Sciarra: intervista all’autore di Rododendro

Articolo e intervista di Martino Ciano. In copertina una foto di Giuseppe Sciarra scattata da Priscilla Nutshell
Nel suo romanzo, Giuseppe Sciarra racconta attraverso Davide e Nicolò una relazione ambigua, sospesa tra amore, desiderio e dominio. Da Rododendro, paese immaginario ma specchio di tante realtà italiane, fino a Roma, la storia esplora la difficoltà di accettare sé stessi e di costruire rapporti liberi da manipolazioni e possesso. Ma c’è solo questo? Ne parliamo con l’autore.
Giuseppe Sciarra, Davide e Nicolò si innamorano davvero o cercano nell’altro una via di fuga da sé stessi?
R: Credo che sia Davide sia Nicolò stiano cercando una via di fuga da se stessi, seppur guidati da motivazioni ben diverse. Nicolò è imbrigliato nel suo disturbo narcisistico, una patologia dolorosa e complessa che gli impedisce di instaurare relazioni autentiche e profonde. Chi soffre di questo disturbo spesso vive un’incapacità strutturale di amare, per la quale ad oggi non esiste una cura specifica. Credo che in fondo Nicolò vorrebbe riuscire ad amare, ma ne è fisicamente ed emotivamente impossibilitato.
Quel suo continuo passare da una relazione all’altra, che sia con ragazzi o ragazze, non è altro che un tentativo disperato di sentirsi vivo e di illudersi di saper offrire affetto; un tentativo che, però, è destinato ogni volta a fallire.
Per Davide, invece, la dinamica è differente: la sua è una fuga legata al mancato riconoscimento e all’incapacità di accettare se stesso e la propria sessualità. In questo senso, Nicolò rappresenta la via più semplice: gli regala l’illusione di essere finalmente sceso a patti con la propria vera natura e di poter vivere un sentimento. Eppure, neanche Davide ha davvero chiare le proprie emozioni. Si tratta di un affetto fraterno e amicale distorto dall’idealizzazione? Escluderei si tratti di vero amore: è più probabile che stia scambiando la ricerca di sé per un sentimento verso l’altro.
Rododendro è un paese immaginario, ma richiama molte realtà italiane. Quali pregiudizi e contraddizioni hai voluto mettere in mostra?
R: Ho una visione decisamente cupa e pessimistica della provincia italiana, forse perché vissuta in prima persona e sulla mia pelle. Sono contesti che mi stanno stretti e che credo soffochino chiunque sia alla ricerca di autenticità nelle relazioni e di vera libertà nelle proprie scelte, non soltanto per quanto riguarda la sfera sessuale. Chiunque cerchi di affermare se stesso in tutte le proprie sfaccettature trova spesso un muro.
In molte province vige una legge non scritta fatta di stereotipi e cliché duri a morire, a cui ci si deve conformare per non rischiare l’emarginazione o il ridicolo. In alcune realtà, soprattutto al Sud, la “diversità” viene ancora derisa e sbeffeggiata: si creano vere e proprie “cacce alle streghe” che meriterebbero ben altra attenzione, anche legale. Ho voluto con Rododendro mettere in luce l’ossessione per la mascolinità che domina questi contesti: una mascolinità spesso parodistica, esasperata, quasi ridicola e ai limiti del grottesco, eppure ampiamente accettata — se non pretesa — per poter far parte del tessuto sociale.
Allo stesso tempo, però, ho voluto far emergere l’ambiguità profonda di certi personaggi. Pensiamo al bullo che molesta Davide da ragazzino e che poi arriva ad abusare di lui, consumando a tutti gli effetti un atto omosessuale. È fin troppo evidente come, in ambienti in cui il machismo e l’omofobia la fanno da padroni, si generi un cortocircuito inevitabile: un meccanismo che porta a vivere la propria sessualità in modo ipocrita, ambiguo e sommerso.

Il romanzo sembra parlare soprattutto di possesso e scarsa educazione affettiva. È questa, secondo te, una delle grandi fragilità delle relazioni contemporanee?
R: Assolutamente sì. La carenza di un’adeguata educazione affettiva è uno dei grandi problemi della nostra società. Spesso si finisce per confondere l’amore con il possesso, scambiando il bisogno di controllo per un sentimento assoluto, quasi “da romanzo”. Ma l’amore e il possesso sono due cose diametralmente opposte: possedere significa soffocare l’altro, privarlo della sua libertà e condizionarne le scelte. Che cosa c’entra l’amore con tutto questo? L’amore è un sentimento nobile e puro, che non dovrebbe mai essere contaminato da dinamiche tossiche che, in diversi casi, sconfinano nel penale.
Non credo affatto di esagerare: mi è capitato di osservare coppie protagoniste di comportamenti inquietanti e tossici che non hanno nulla a che vedere con l’affetto reale. A questo si collega il tema del disturbo narcisistico di personalità. Le stime ufficiali parlano di un risibile 2 percento della popolazione, ma basandomi sull’esperienza personale e sui racconti di tanti amici e amiche, la realtà percepita è ben diversa. Moltissime persone ne mostrano i tratti senza averne alcuna consapevolezza, finendo per devastare la vita di chi sta loro accanto.
Chi ne soffre non è in grado di instaurare legami maturi e autentici, né in ambito sentimentale né nelle relazioni interpersonali in genere. Se esistesse un’educazione affettiva strutturata, capace di sensibilizzare fin da giovani sui segnali del narcisismo patologico, molte meno persone cadrebbero in queste trappole emotivamente distruttive, che nei casi più estremi possono condurre a conseguenze tragiche, fino al suicidio indotto.
Per concludere, ogni opera deflagra nel mondo e spesso neanche l’autore può calcolare dove andrà. Per il momento come è stato accolto «Rododendro»?
R: Rododendro sta avendo un’ottima accoglienza di pubblico. Sono davvero contento dei risultati raggiunti. Proprio grazie al libro sarò tra i partecipanti al ReWriters Fest, il festival sulla sostenibilità sociale ideato da Eugenia Romanelli, che rappresenta per me un’importante vetrina sia come scrittore sia come artista. Inoltre, Rododendro si inserisce in un progetto transmediale più ampio realizzato insieme alla fotografa Priscilla Nutshell: una serie di scatti in cui interpreto un personaggio narcisista per muovere una critica al narcisismo digitale.
Questa performance artistica sta riscuotendo un grande successo, tanto da farci entrare in due tra i più autorevoli database d’arte al mondo, HENI News e Artfact, dov’è stato indicizzato anche il libro. Il mio obiettivo, infatti, è far travalicare a Rododendro i confini dell’editoria tradizionale per inserirlo a pieno titolo nel circuito d’arte contemporanea.
Vorrei che diventasse un’opera d’arte integrata alla ricerca fotografica fatta con Priscilla, fino a vederlo distribuito nei bookshop dei musei come un tassello unico di un progetto più vasto: Against the Digital Narcissus, un’esplorazione artistica a tutto tondo del disturbo narcisistico di personalità.
Ringraziamo Giuseppe Sciarra per la collaborazione. Se vuoi leggere la recensione del romanzo “Rododendro”, clicca qui.
