Lizzie Borden: tra mito televisivo e realtà storica

Lizzie Borden: tra mito televisivo e realtà storica

Articolo di Letizia Falzone. In copertina la locandina della serie TV «Monster», sulla figura di Lizzie Borden

Il 4 agosto 1892, nella cittadina di Fall River, Massachusetts, la famiglia Borden fu scossa da un duplice massacro che avrebbe segnato la storia del true crime.

Andrew Borden e la sua seconda moglie, Abby, vennero brutalmente assassinati a colpi di accetta nella loro abitazione. L’unica sospettata fu la figlia minore di Andrew, Lizzie Borden.

Con il debutto della stagione di Monster firmata da Ryan Murphy e Ian Brennan, l’enigmatica figura di Lizzie Borden è tornata al centro dell’attenzione.

Ma quanto c’è di vero nella trasposizione televisiva e cosa accadde realmente in quel torrido agosto di fine Ottocento?

I Punti Chiave del Giallo su Lizzie Borden

1. Il Processo e la Giuria del Tempo

Lizzie Borden fu processata nel 1893 di fronte a una giuria composta interamente da uomini. All’epoca, l’idea che una giovane donna borghese, insegnante di scuola domenicale e dedita alle opere di carità potesse impugnare un’accetta e massacrare i propri genitori era semplicemente inconcepibile per la società dell’epoca. In assenza di tracce di sangue sui suoi vestiti e di impronte digitali (tecnica non ancora in uso), Lizzie fu dichiarata non colpevole.

2. Il Vestito Bruciato nella Stufa

Pochi giorni dopo il delitto, un’amica di famiglia sorprese Lizzie mentre bruciava un abito nella stufa della cucina. Lizzie si difese sostenendo che il vestito fosse semplicemente sporco di pittura fresca. Questo episodio rimase uno degli indizi più inquietanti a suo carico, ma non fu ritenuto sufficiente per una condanna.

3. La Trasformazione in Icona Pop

Dalla celebre filastrocca popolare (“Lizzie Borden took an axe…”) fino alle moderne serie televisive, la sua figura è stata continuamente rielaborata. Se il piccolo schermo tende a calcare la mano sui tratti psicologici e sul thriller d’atmosfera, la storiografia ci restituisce un enigma irrisolto: una donna rimasta al centro del sospetto per tutta la vita, che non confessò mai e che lasciò la sua ingente eredità alla società per la protezione degli animali.

La storia di Lizzie Borden va ben oltre il semplice resoconto di un duplice omicidio della provincia americana di fine Ottocento. Il caso rappresenta il perfetto punto d’incontro tra il giallo classico alla Agatha Christie e la nascita dell’ossessione moderna per il true crime.

L’impossibilità di giungere a una certezza matematica, unitamente alle atmosfere claustrofobiche dell’Età Vittoriana, rende la vicende di Fall River un bacino inesauribile di ispirazione per il cinema, la letteratura e le serie TV.

La finzione televisiva sceglie spesso di riempire i vuoti lasciati dalle indagini storiche, trasformando una figura ambigua in un’icona pop o in un simbolo di ribellione psicologica e sociale.

Tuttavia, la realtà ci consegna un ritratto ancora più complesso e affascinante: quello di una donna che ha vissuto il resto dei suoi giorni all’ombra del sospetto, protetta dal silenzio e dall’assoluzione della legge, ma condannata per sempre dal giudizio dell’opinione pubblica.

È proprio questa perenne tensione tra ciò che è stato provato in aula e ciò che la mente umana tende a figurarsi a fare del massacro dei Borden un enigma destinato a non invecchiare mai.

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