Bypass stradale di Maratea: io che guardo dal confine

Articolo di Martino Ciano sul masso caduto il 10 ottobre 2026, a causa del maltempo, sul bypass stradale di Maratea. L’immagine in copertina è stata modificata con l’intelligenza artificiale
C’è un bypass stradale che attraversa un monte. Si inerpica per pendici pericolose, a rischio crollo. Serve per rilanciare l’economia, la vivibilità e la credibilità. Poi arriva una botta d’acqua. Una di quelle che assomiglia a una sculacciata. Viene giù un masso che blocca tutto, tranne il mondo intorno.
Che è successo? Nulla di imprevedibile, che già non si sapesse. Tutto era stato già scritto. Qualcuno si è divertito con i Lego. Ha voluto sfidare la Terra, il cambiamento climatico, la logica; forse anche Newton ed Einstein. Costo del gioco: cinque milioni e passa di euro. Ora cantate e bevete. Ci sono quelli che si lamentano, quelli che giustificano e quelli che proteggono il loro lavoro.
Il danno è fatto. È accaduto al bypass stradale di Maratea nella nottata, tendente alla mattinata, del 10 ottobre 2026. Sembra una puntualizzazione temporale da schizofrenici ma è giusto per ribadire che indietro non si può tornare. Quel che è successo è successo e quel che è stato speso è stato speso. Ci sono tipi che hanno subito detto di essere al lavoro per una soluzione. Hanno anche aggiunto che i criticoni non hanno nulla da fare.
Ecco, io sono un tipo criticone e nella mattinata di sabato 10 ottobre sono andato al lavorare nonostante fosse stata diramata per tutta la Calabria, regione in cui abito, l’allerta arancione. Vivo a Tortora, in provincia di Cosenza, perciò sono calabrese. Il bypass stradale è a Maratea, in provincia di Potenza, quindi in Basilicata.
Insomma, avete capito che ho dimora sul confine calabro-lucano, pertanto non so mai su quale allerta meteo devo basare i miei spostamenti e nemmeno riesco a capire se devo farmi i fatti miei, senza sconfinare negli affari di un’altra regione. Ma proprio non ci riesco a stare zitto, perché nella Città del Cristo ho frequentato i primi tre anni dell’Istituto Professionale per il Commercio.
Precisamente, sono stato seduto dietro quei banchi tra il 1996 e il 1999. La questione del costone roccioso di Castrocucco di Maratea era noto. Infatti, quando il nostro pullman passava sotto la cima pericolante, dicevamo sempre che ogni giorno sfidavamo la morte. Avrebbero dovuto promuoverci solo per quel motivo. Un paio di frane ci furono anche in quel periodo. La strada è stata chiusa per permettere agli operai di mettere tutto in sicurezza e poi il nostro pullman ricominciava l’allegra roulette russa.
Tra le risate abbiamo immaginato che una roccia si staccasse proprio mentre passavamo. Non è mai successo, fino a quel 30 novembre 2022. In quel giorno, quando ho visto con i miei occhi da neo-quarantenne il buco lasciato da quella frana che aveva mutilato la strada, ho creduto di sognare perché proprio così, anni prima, io e i miei compagni di scuola abbiamo scherzato sull’evento che ci avrebbe riconsegnato al Creatore.
Ricordo che già a quei tempi si parlava di galleria, di traghetti, di elicotteri, di strade panoramiche, ma giammai di «montagne russe», come il bypass stradale di Maratea che è stato invaso da un masso il 10 ottobre 2026. No, delle «montagne russe» nessuno aveva mai parlato, tanto meno di un’opera costruita in una zona più pericolosa di quella precedente.
Insomma, ci siamo capiti. O calabresi o lucani siamo proprio nella merda! Io che vivo sul confine ho davvero l’imbarazzo della scelta. Ma state tranquilli: il bypass sarà riaperto.
