Turismo di lusso: chi perde e chi guadagna

Turismo di lusso: chi perde e chi guadagna

“La disperazione dei ricchi. Chi guadagna e chi perde nel turismo di lusso”. Ce ne parla Guido Borà nel suo articolo

Uno scarabocchio di Maicol&Mirco apparso sulla prima pagina del quotidiano il manifesto del 12 agosto scorso riporta un dialogo tra due individui che si chiedono se in Italia si viene per turismo o per disperazione e concludono che il turismo è la disperazione dei ricchi. È un’evidente provocazione che, oltre a denunciare la tragedia dei migranti, coglie la sottile contraddizione che passa sottotraccia nel rapporto tra turismo ricchezza. Dopo aver letto lo scarabocchio nell’immaginario di chi scrive i ricchi viaggiano come se fossero criceti che girano a vuoto nella ruota presi dalla loro coazione a ripetere costretti dal bisogno di essere sempre uguali a sé stessi, di vivere nella propria bolla, anche in vacanza. Credo che questa possa essere paradossalmente la loro più grande disperazione.

Attori di questo tipo, tuttavia, esercitano una notevole pressione sui luoghi che frequentano, per cui cerchiamo di capire perché il tema della disperazione può essere pertinente anche per le località turistiche e per i suoi abitanti. Le profonde e rapide trasformazioni che il comparto sta subendo sono dovuti a una concomitanza di fattori. Il turismo mordi e fuggi – noto nel dibattito con una punta di snobismo con il termine “di massa” – è esploso oltre ogni previsione. Soffrono di iper-turismo sia le località tradizionali sia quelle cosiddette instagrammabili o promosse da tiktoker. Si pensi, ad esempio, al caso clamoroso di Roccaraso del 26 gennaio 2025 invasa da oltre 10mila persone e da più di 200 autobus. Si registra una drastica riduzione del periodo di soggiorno – quello che una volta si chiamava benevolmente villeggiatura – che dai due mesi degli anni ‘80 è passato a poco più di dieci giorni attuali. Ne escono danneggiate quelle mete secondarie che avevano nel turismo residenziale la loro speranza di ricchezza. I pernottamenti sono più brevi e l’incoming è sotto stress. Come risposta alcune amministrazioni locali hanno incominciato a investire e a facilitare iniziative per attrarre un turismo di fascia alta, il cosiddetto turismo di lusso, sebbene da qualche anno questo comparto stia attraversando momenti difficili alternati a fasi di riposizionamento.

I flussi turistici stanno modificando la loro composizione per molteplici ragioni: nel nostro Paese fattori di carattere tendenziale sono la perdita di potere d’acquisto da parte dei ceti medio bassi dovuta essenzialmente a una crescita economica asfittica e a una produttività stagnante negli ultimi 30 anni. Ciò ha costretto a modificare in modo significativo le decisioni di spesa. Fattori di carattere congiunturale – caro carburante, caro energia, prezzi degli alimentari – sono dovuti alle recenti impennate inflattive nel post pandemia (invasione dell’Ucraina e interruzione delle catene globali di approvvigionamento) e in seguito alla crisi dello stretto di Hormuz, con effetti significativi anche a livello globale. Come conseguenza le vacanze si accorciano per motivi economici: dai dati Eurostat nel 2025 il 35,6% della popolazione italiana dai 16 anni in su (in aumento di 4,3 p.p. rispetto al 2024 il differenziale più alto registrato nel resto di Europa) non poteva permettersi nel corso dell’anno una settimana di vacanza lontano da casa contro una media europea del 27,5%. In Francia e in Germania nonostante le loro difficoltà questa quota era rispettivamente il 22,3% il 20,9%.

Crescono le disuguaglianze nell’accumulazione della ricchezza: dalle elaborazioni di Statista su dati del World Inequality Database (WID) in Europa la quota di ricchezza del top 1% è passata dal 22% del 1995 a oltre il 25% nel 2023. Sempre il WID ci dice che a livello globale dagli anni ‘90, la ricchezza dei miliardari e di chi possiede 100 milioni di dollari è cresciuta a un tasso annuo di circa l’8%, quasi il doppio del tasso di crescita registrato dalla metà più povera della popolazione. A questo gruppo di persone appartiene Jeff Bezos il cui matrimonio a Venezia a giugno dell’anno scorso ha fatto molto discutere sollevando le proteste di associazioni e comitati di cittadini che hanno costretto allo spostamento della festa dalla Scuola Grande della Misericordia all’Arsenale. Il Governatore del Veneto e il Sindaco di Venezia hanno condannato le proteste dei cittadini perché potrebbero scoraggiare in futuro altri eventi di vip forieri di buoni affari. Evidentemente a livello istituzionale è già stata sdoganata, fatto davvero preoccupante, l’“appropriazione” sistematica degli spazi pubblici dietro il pagamento di un corrispettivo. Nel caso di Bezos la cifra pagata è di 3 milioni di euro mentre l’impatto economico complessivo dell’evento è stato stimato dal Ministero del turismo in 957,3 milioni di euro, pari al 68% del fatturato turistico annuale di Venezia. Ma il 93,6% di quella cifra, circa 896 milioni, sarebbe dovuto alla “visibilità mediatica” una somma decisamente aleatoria. Le spese effettive degli ospiti varrebbero 28,4 milioni, l’effetto su capacità di spesa e occupazione locale, 8,8 milioni mentre non ci sono stime sui costi.

Se il turismo giornaliero si moltiplica, la villeggiatura è in ritirata e il turismo di lusso è in espansione, quali saranno le conseguenze? Il panorama cambia, i centri storici anche, mentre l’offerta turistica viene stravolta. Nelle rade delle località di mare si scorgono yacht dal colore scuro e dal profilo minaccioso, con elicotteri a bordo e, di notte, fari puntati sul mare. Le strade dello shopping tendono a uniformarsi popolandosi di boutique di griffe famose già presenti in altre località analoghe, negozi che si rivolgono “esclusivamente” a una clientela molto facoltosa. I prezzi dei servizi aumentano, il più delle volte in modo insostenibile per la popolazione locale. I luoghi, una volta autentici, adesso si gentrificano e sono frequentati non più per la bellezza o la storia ma per l’immagine, solo per dimostrare di esserci stati.

Chi ci guadagna e chi ci perde in termini economici da questo nuovo assetto dell’accoglienza? Più qualità e meno quantità significa più vivibilità a fronte di una maggiore spesa pro-capite, ma questi benefici potrebbero essere controbilanciati da costi economici e sociali. L’incremento degli affitti, dei valori immobiliari, dei prezzi della ristorazione, dell’accesso agli stabilimenti balneari, dei costi di trasporto penalizzano quella quota della popolazione residente che non vive di turismo o che percepisce bassi salari. Il boom dei B&B e gli alti valori immobiliari hanno scatenato una crisi abitativa (si veda Firenze ma anche Capri). Nei trasporti i residenti passano in secondo piano mentre gli spazi pubblici sono sempre più compressi. 

Detto questo ci sono anche dei benefici economici per alcune categorie. Per gli imprenditori innanzitutto (alberghi, ristoranti, bar, stabilimenti balneari, locali notturni, diportismo), mentre per i lavoratori i salari sono mediamente più alti (grazie soprattutto alle mance che permettono di compensare in parte la stagionalità). Lucrano i beneficiari delle rendite (affitti di appartamenti e di fondi, B&B): ad esempio in un recente studio Congiu et al. (2025) stimano un aumento dei prezzi dello 0,62% per ogni punto percentuale di densità di Airbnb nelle città italiane. A Barcellona nei quartieri a più alta densità di Airbnb gli affitti sono più alti del 7% (Garcia-López et al. 2020). Però in alcuni luoghi il differenziale tra la ricchezza dei turisti e i benefici locali è talmente elevato che nemmeno questo benessere diffuso basta a colmare il divario tra la ricchezza dei turisti e quella dei residenti.

Il turismo di lusso implica dunque problemi distributivi in quanto le stagioni durano poco e i lavoratori in sei mesi devono guadagnare il necessario per un anno. La popolazione invece deve fare i conti con la contendibilità degli spazi della vita quotidiana che sono sottratti da chi ha maggiore capacità di spesa. Il turista vive nella sua bolla e corre nella ruota perché non riesce a stare in nessun luogo, mentre la popolazione e i lavoratori sono costretti a girare nella ruota per non essere espulsi dal proprio, in una gara dove il confronto è impari.

Chiudo con una provocazione dovuta a un’intuizione suggerita da un caro amico che a causa del relativismo estetico sono a rischio gentrificazione anche località che per i canoni tradizionali di bellezza, cultura e storia non dovrebbero essere prese in considerazione.

Attenzione!

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