Tutti insieme appassionatamente: poetica di un affitto estivo

Tutti insieme appassionatamente: poetica di un affitto estivo

“Tutti insieme appassionatamente: poetica di un affitto estivo” è un racconto di Martino Ciano. In copertina un’immagine creata con l’intelligenza artificiale

Mentre le potenze algoritmiche mondiali suggerivano, a prezzi modici, oceani cristallini, palme dalle chiome larghe come code di pavone, banane archetipe e cornetti scintillanti da gustare davanti a cascate argentee, lui appendeva davanti al cancello di casa un cartello giallo fosforescente con scritto: “Affittasi Luglio e Agosto“.

Aveva sentito parlare del cosiddetto “turismo da algoritmo”, questo oscuro fenomeno contemporaneo in cui il metaverso suggeriva luoghi in cui fare esperienze magnifiche a prezzi ragionevoli. Ma lui era analogico, ancora credeva nel cartello “acchiappa famiglie” e nella trattativa “vis-a-vis” che riusciva a mettere tutti d’accordo.

Prediligeva famiglie numerose con tanti amici da ospitare. Il motivo era semplice: «Chiedere tremila euro a una famiglia di 4 persone è un furto. Chiederne cinquemila a 4 nuclei familiari, per un totale di 20 persone, è un’opera di solidarietà». E poi lui era convinto che la vacanza fosse un diritto universale, un momento da passare «tutti insieme appassionatamente».

Ed ecco, anche quell’anno era riuscito nel suo intento: affittare. Gli era riuscito solo ad agosto, però, infilando nel suo appartamento di 120 metri quadri, per venticinque giorni, ben 21 persone. Prezzo: cinquemila e trecento euro, in nero. Togliendo le spese e le tasse comunali gli sarebbero rimasti in tasca più di tremila euro. Insomma, era andata bene ma non benissimo.

A raccontargli dell’andamento della vacanza fu un suo amico che abitava lì vicino. Il proprietario-locatario infatti non si avvicinava mai a quell’abitazione; si ritirava lontano, in quella che considerava la sua vera casa. Odiava, infatti, la zona in cui aveva quell’alloggio-prendi-soldi. Non ci avrebbe mai vissuto perché troppo isolata d’inverno, troppo chiassosa d’estate.

Secondo il suo amico, i ventuno ospiti erano rispettosi del senso civico. Erano riusciti a regolare l’uso dei due bagni, destinandone uno per le sole deiezioni mentre l’altro per le docce. Soltanto in caso di diarrea o di grave e improcrastinabile urgenza si sarebbe potuta fare un’eccezione.

In caso di pipì impellente dopo una serata allegra, si potevano usare le aiuole senza fiori site nel lato nord del giardino, perché lontane da qualsiasi illuminazione, a patto che poi qualcuno ci avesse gettato un secchio di acqua e candeggina.

Per dormire, invece, i ventuno si divisero in tre gruppi da sette, ciascuno dei quali, a rotazione, per un massimo di quattro giorni consecutivi, avrebbero usufruito dei sette materassi messi a disposizione dalla proprietà, mentre gli altri due gruppi si sarebbero accontentati dei materassini da mare, che dopotutto si erano dimostrati abbastanza confortevoli.

Solo un uomo di circa sessant’anni lamentò, dopo tre giorni di sonno su un materassino, un dolore intenso alla fascia lombare. Gli altri del gruppo furono solidali e il più giovane, un sedicenne, sacrificò i suoi diritti. Tanto per lui gli orari non erano un problema. «Stiamo insieme tutti appassionatamente», disse con un sorriso circondato dalle occhiaie.

Per i pasti, i ventuno si sparpagliavano per tutta la casa, sedendosi anche per terra. Mangiavano perlopiù panini all’olio, che le nove donne del gruppo preparavano al mattino, conservandoli poi in frigo. Grandi insalate di pomodori facevano da contorno.

Piccola digressione: secondo quanto raccontato dall’amico del proprietario-locatario, i pomodori provenivano da un orto sito nelle vicinanze. Il gruppo era riuscito a strappare un super prezzo al coltivatore: «Solo 1,80 euro al chilo», ha detto.

Come frutta, invece, i ventuno si cibarono perlopiù di anguria. «Contiene acqua, sali minerali, fa ruttare, fa pisciare e fa stare tutti insieme appassionatamente», sentì dire l’amico del proprietario-locatario. La colazione era invece a base di cornetti, bomboloni al cioccolato e caffè. Poi, via verso il mare come bambini gioiosi.

E così passò agosto. I ventuno, una mezz’oretta prima di lasciare la casa per fare rientro nella propria città, accatastarono oltre venticinque sacchi di spazzatura vicino alle aiuole usate come latrine d’emergenza. Fu questa l’unica cosa che fece arrabbiare il proprietario-locatario. Ma durò poco.

Dopotutto, pensandoci, non si poteva pretendere altro. Non era affare dei ventuno differenziare rifiuti a regola d’arte. Il proprietario-locatario avrebbe fatto sparire tutto senza nessun problema: sarebbe stato un omaggio della casa.

Anno nuovo vita nuova? Mentre le potenze algoritmiche mondiali suggerivano, a prezzi modici, oceani cristallini, palme con chiome larghe come code di pavone, banane archetipe e cornetti scintillanti da gustare davanti a cascate argentee, lui appendeva davanti al cancello di casa un cartello giallo fosforescente con scritto: “Affittasi Luglio e Agosto“. Ma quell’anno vi aggiunse la frase “Tutti insieme appassionatamente“, con la speranza di ritrovare gli stessi della passata stagione.

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