Odissea: un film e un riflesso dell’epoca

Odissea: un film e un riflesso dell’epoca

Articolo di Adriana Sabato. In copertina la locandina di “L’Odissea” di Christopher Nolan tratta dal web

L’ho visto. L’ho apprezzato tantissimo, quasi tre ore che passano bene, giuste. Un’architettura filmica molto originale, un accostamento immagini-suono efficacissimo. Un film che si prende la responsabilità di far vedere in un modo nuovo quello che il testo faceva immaginare. Mi hanno sorpreso alcuni commenti sull’Odissea di Christopher Nolan. Mi colpisce soprattutto l’ossessione per la “fedeltà a Omero“, come se il valore di un’opera si dovesse misurare contando le differenze rispetto al testo.

L’Odissea che leggiamo è il punto di arrivo di una lunghissima tradizione orale, tramandata da generazioni di aedi. Non possediamo un originale intoccabile: possediamo una tradizione che, per sua natura, è fatta di variazioni, reinterpretazioni e riscritture. Pretendere un’esegesi letterale significa, paradossalmente, dimenticare proprio ciò che viene insegnato agli studenti.

L’Odisseo di Nolan non è soltanto l’eroe astuto, è un uomo che torna da una guerra e scopre che quella guerra, dopo aver distrutto Troia e la sua stessa umanità, non gli ha lasciato alcuna vera vittoria. Tutto il viaggio diventa allora una ricerca di sé, un lento passaggio dall’eroe che combatte all’uomo che comprende che la vera grandezza è amare, custodire la propria famiglia e ritrovare un equilibrio morale.

Ed è qui che il film raggiunge, secondo il parere di moltissimi spettatori, la sua forza più grande. Non è solo un grande film per la regia, il montaggio e un uso del sonoro semplicemente straordinario, è una grande operazione culturale. Dimostra che i classici sono vivi solo quando hanno il coraggio di parlare al presente.

Per questo appare bellissima la rappresentazione di Penelope. Non è una donna passiva che aspetta il marito. È l’altra metà di Odisseo, la sua bussola morale, il luogo in cui il suo viaggio trova finalmente senso. È moderna nel significato più profondo del termine: non perché venga “attualizzata”, ma perché il suo rapporto con Odisseo parla ancora oggi di reciprocità, di forza e di amore.

E vengo alla questione che ha fatto indignare molti: Elena e Clitennestra interpretate da attrici nere.

Non è un problema ma piuttosto un simbolo. Nell’immaginario collettivo, infatti, il corpo della donna nera richiama anche una lunga storia di oppressione, dominio e privazione della libertà. Elena e Clitennestra, pur diversissime tra loro, sono entrambe donne la cui vita è segnata dalla volontà degli uomini: vengono date, scambiate, contese, torturate come madri, sacrificate a logiche di potere che non hanno scelto. In questa prospettiva, il casting non cancella il mito: gli aggiunge un ulteriore livello di significato.

Se ci fermiamo al colore della pelle degli attori, perdiamo il senso dell’opera. Se invece proviamo a leggere quei simboli, scopriamo che il cinema può ancora fare ciò che la grande arte ha sempre fatto: parlare a tutti.

Se anche un solo ragazzo, uscendo dalla sala, avrà voglia di prendere in mano l’Odissea, Nolan avrà ottenuto qualcosa di straordinario. Avrà ricordato a tutti noi che i classici non appartengono al passato: appartengono a chi continua a interrogarli. E ogni epoca ha il diritto — e forse il dovere — di trovare in essi il proprio riflesso.

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