Quattro testimonianze sul fiume Erinnio

Articolo di Martino Ciano. In copertina: “Quattro testimonianze sul fiume Erinnio” di Angela Dimitrakaki, traduzione di Elisabetta Garieri, Voland, 2026
Ioanna, Katerina, Sofia e Rahil sono quattro adolescenti che vogliono verificare se il fiume sotterraneo Erinnio esiste. Ne hanno sentito parlare a scuola, da una loro professoressa, e ne sono rimaste affascinate. Credere o non credere a questo mito contemporaneo? Ma soprattutto perché non fare un’esperienza?
Da qui lo spunto che dà il via a questo romanzo breve, ambientato nell’Atene degli anni Ottanta del Novecento. L’autrice delinea prima di tutto l’ambiente in cui l’azione si svolge, quella Grecia che era uscita da poco dalla dittatura dei Colonnelli. I giovani non avevano vissuto il Sessantotto europeo, ma si mischiarono subito con la cultura post-punk, marcatamente nichilista.
Ma la prima cosa che salta all’occhio è la struttura del romanzo. Infatti, questa vicenda viene tirata fuori da un’antropologa che sta svolgendo una ricerca sui miti urbani degli anni Ottanta del Novecento. La vicenda viene ricostruita quindi a posteriori, grazie alle testimonianze raccolte nei primi anni del XXI secolo.
Insomma, “Quattro testimonianze sul fiume Erinnio” è una ricostruzione storica e sociale di un periodo cruciale per la Grecia. La sua uscita dalla dittatura, nonché il processo di democratizzazione, offrono parallelismi interessanti con la nostra storia nazionale. Anche lo sviluppo urbanistico, con tanto di corsi d’acqua tombati e sfregi urbanistici, offrono uno spunto di lettura ulteriore.
Possiamo affermare che ci sono stati anni in cui l’Europa ha subito l’influsso di una cultura che, nel bene e nel male, ha indirizzato il futuro. Ciò che oggi raccogliamo, con cui continuano a fare i conti, è solo il risultato di un processo alimentato da “illustri miti“. Infatti, come viene sottolineato in più punti, Angela Dimitrakaki porta in superficie i cosiddetti “miti urbani“. Ogni epoca ha i suoi.
Senza spoilerare troppo, questo romanzo è la storia di una tragedia. Senza andare a scomodare la filologia, “Erinnio” richiama le mitologiche Erinni, quelle Furie che si vendicano di coloro che hanno colpito i propri familiari. E se quella a cui assisteremo è la vendetta della natura nei confronti di uno dei suoi figli, l’uomo, allora possiamo sbizzarrirci con le interpretazioni.
Come dobbiamo interpretare questo libro? Sicuramente, “Quattro testimonianze sul fiume Erinnio” è un romanzo che, nonostante la sua brevità, svela e apre spunti di ricerca non indifferenti, tanto da dover essere definito come un esempio di letteratura sociale. In secondo luogo, siamo di fronte a un romanzo che senza “finzioni” e “astrusi protocolli per sembrare originali” sa narrare fatti che interrogano la quotidianità.
Morale della favola: avremmo bisogno di più romanzi così, perché il nostro periodo storico richiede di essere vigili. Il parallelismo tra Grecia e Italia cade in un momento propizio. Dall’altra non possiamo non riconoscere che da anni Voland dà voce a quegli autori balcanici, che al momento stanno dando prova di grande vivacità; vivacità da cui qualcuno dovrebbe prendere spunto.
