Utopia: pace agli indifferenti e requiem per i morti

Utopia: pace agli indifferenti e requiem per i morti

“Utopia: pace agli indifferenti e requiem per i morti” è un racconto di Martino Ciano. In copertina una foto dell’autore modificata con l’intelligenza artificiale

Immagina il mondo dell’uomo bianco sovranista e suprematista. A lui vengono affidate quattro, cinque, pure sei donne in salute dalle quali pretenderà “la produzione di prole” nel nome di una rigenerante visione “sociale, nazionale ed etnica“. Verrà assegnato un salario regolato da una tariffa a cottimo, ne benefeciranno sia lui che le sue angeliche mogli, fedeli custodi del focolare.

Utopia o altro? No, necessità declamata per evitare il mescolamento, la trasmigrazione dell’impurità e la politica dell’uguaglianza. Me ne ha parlato di recente anche un professore che si incide il petto – per voto e per penitenza – e che vede in queste idee la seconda e definitiva venuta del Cristo Risorto. Il Nazareno generato, non creato, della stessa sostanza dei palestinesi.

Il caucasico odiatore di Allah e dei suoi seguaci, unisce le teorie genetiche con quelle religiose. Siamo come i piselli del divino Mendel, ma noi lo ignoriamo ancora. «Così come il sangue è conduttore di ossigeno, così lo è anche di idee, comportamenti, moralità e gusto etico». Lo dicevano anche tra il XIX e il XX secolo, ma in modo meno diretto. Ora invece possiamo abusare dei metodi democratici: «Esprimere il proprio dissenso versi i valori democratici, tanto da abolire questo sistema imperfetto, è permesso dalla democrazia».

Utopia, la sua? No, è già realtà. Troppi negri, olivastri ed esseri color senape hanno invaso la candida Europa. Questo piano sostitutivo è spiegato con teorie del complotto certificate e oramai accolte dall’opinione pubblica. Ne parlano tutti, solo pochi oppositori ancora non ci credono. «Ma state tranquilli – mi dice il professore – quando prenderemo il potere vi faremo cambiare idea e se continuerete a contraddirci, vi faremo scomparire in mare come si è fatto in passato con i rifiuti tossici mandati alla deriva su alcune navi».

Ecco, ora il discorso si fa interessante perché riguarda anche quelli come me: caucasici malformati che non credono nell’utopia ariana rinata in questi decenni di contaminazione globalista. Ma il globalismo non è sinonimo di Neoliberismo?

Noi caucasici malfatti abbiamo la colpa di permettere agli omosessuali e ai bisessuali di chiedere diritti, di non opporci alle pratiche contronatura. «Sarà compito dello Stato – mi spiega il cattolicissimo professore – intervenire in caso di bambino portatore di handicap. Lo lasceremo vivere, sarà protetto, separato dai sani, inserito in classi scolastiche speciali, preparato per lavori poco difficoltosi. Noi tuteliamo la vita, sempre!».

Utopia, la sua? Ma no. Caspita, non senti la televisione, non leggi i giornali? Il mondo è pieno di gente che dice queste cose. Ci sono politici che le ripetono ormai da anni e tante persone li seguono. E sai perché? Perché hanno preso tutto come uno spettacolo di cabaret. Credono davvero che quello sia un comico. Non sanno che ci sono pagliacci che speculano sulle loro paure. È il terrore che ride e che applaude.

«Pure Hegel – aggiunge il professore – diceva che per giungere alla libertà, in cui si risolvono “bene” e “male” in quanto contrari e contraddittori, bisogna passare per “il male necessario”. Grazie a questo, possiamo pure giustificare i campi di concentramento. E, infatti, ora gli israeliani sono diventati nazisti e ci stanno liberando dal morbo islamico-palestinese. Quindi, Hitler non era il male, bensì il profeta che un giorno la Storia riconoscerà».

Confuso, ma comunque voglioso di arrivare fino in fondo, chiedo al professore: «Ammettiamo che le vostre idee mi vadano bene, che io me ne freghi. Se doveste salire al potere, a quelli come me cosa accadrà?». Attesa. Il cattolicissimo piega il capo, mette le mani dietro la schiena, sorride all’asfalto. «Hai capito finalmente – dice continuando a fissare per terra – che paura dobbiamo avere noi. Avremo un Salvatore, qualcuno che farà il gioco sporco per noi. Saremo spettatori di un male necessario, dopodiché rinasceremo».

Utopia, la sua? No, vorrei che fosse tutto falso, invece questo discorso è avvenuto e forse si autodistruggerà per la vergogna. Magari, un giorno finirà in qualche raccolta storiografica come prova dell’atmosfera malsana di questo tempo. «Pace agli uomini di buona volontà e requiem per i morti», conclude il professore prima di allontanarsi solitario verso la sua abitazione.

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