Bruciare rifiuti abbandonati: sport audace della Riviera dei Cedri?

“Bruciare rifiuti abbandonati: sport audace della Riviera dei Cedri?” è un articolo di Martino Ciano. Ringrazio Sergio Arcuri per la foto di copertina, che è stata modificata solo nella luminosità
Un tempo erano sedi di uffici, poi sono stati dismessi e sono diventati negli anni luoghi dimenticati in cui depositare rifiuti; infine, a distanza di venti giorni l’una dall’altra sono andate a fuoco con tutta la spazzatura che era stata abbandonata lì dentro senza criterio alcuno.
Questo è successo tra fine aprile e inizio maggio 2026 a Belvedere Marittimo, nel cosentino, a due strutture, tra cui un vecchio casolare, site in località Vallecupo. A raccontarmi di questo episodio è il mio amico Sergio Arcuri, vicepresidente del circolo di Legambiente della Riviera dei Cedri.
Lui non è nuovo a questo tipo di cose, perché la pratica del bruciare rifiuti abbandonati piace tanto. Sembra quasi che ci sia una sorta di mania sul Tirreno cosentino, tant’è che le segnalazioni fioccano e pure cittadini e comitati denunciano in continuazione. C’è da dire che, soprattutto nelle zone rurali, nei valloni delle nostre aree montane, ci si imbatte in discariche a cielo aperto che poi, tutto a un tratto, quando diventano troppo vistose, divampano in caratteristici roghi che puliscono dalle frasche e dai boschi le parti adiacenti.
Sai che goduria per questi piromani con sindrome neroniana? Ignorano però che questa pratica fa male anche a loro, che dopotutto qui ci abitano. Ma sono pericolosamente scemi, purtroppo non ci arrivano del tutto.
«Tornando al caso di Belvedere Marittimo – mi spiega Sergio – come Legambiente avevamo denunciato da tempo il degrado presente nel sito di Vallecupo. Questo cumulo enorme di rifiuti di ogni genere va a fuoco proprio nei giorni i cui il Comune aveva avviato i lavori di bonifica. Ora non ci resta che augurarci che il sito venga totalmente ripulito e che, magari, venga avviato un progetto per il recupero della zona, in modo da renderlo fruibile ai tanti turisti e cittadini che lo percorrono durante le attività fisiche».
Come detto, lo sport del bruciare rifiuti abbandonati sembra che sia diventata una disciplina olimpionica. Con l’amico mio ci interroghiamo su quali benefici apporti alla salute pubblica o al decoro, ma queste sono domande che dovremmo porre ai diretti interessati. Sarebbe bellissimo intervistare un piromane. Sai quante cose potremmo imparare sulle nuove tecniche di tutela ambientale?
Ma il dato più allarmante è che a ridosso dell’estate 2026 non si parli ancora di “incendi boschivi”, o meglio di come prevenire tali fenomeni. E con quello che abbiamo visto tutti durante l’estate 2025 avremmo dovuto discutere di questo argomento per un anno intero. Invece?
Ora, non è che il mio BorderLiber a un certo punto sia diventato un giornale di cronaca, perché sempre di letteratura e filosofia vuole trattare, però, siccome per quindici anni ho fatto il giornalista e oggi sono un cittadino con la passione del giornalismo, io mi domando: ma sto territorio deve sempre nascondere la testa sotto la sabbia? L’indignazione si placa nel momento stesso in cui si spegne il rogo? Se ci penso bene, questa indolenza perpetrata, ormai endemica, sarebbe ispiratrice di romanzi e di trattati filosofici, nonché psicologici. Ci vorrebbe uno come Pasolini! O un bel Tondelli che scriva di un “Alto Tirreno cosentino postmoderno”.
Oltre a Sergio Arcuri conosco anche tanti amici che se ne vanno a passeggio per i monti e pure loro me ne raccontano tante di storielle. Sembra quasi che al di là di certi punti comincino terre di nessuno, senza dio e senza leggi, in cui puoi provare il brivido di sentirti nel “Paese della cuccagna”.
Certo, bruciare rifiuti abbandonati è una disciplina che viene praticata in montagna e in riva al mare. Non c’è distinzione, cambiano solo le tecniche. Si sa che appiccare roghi a valle è più pericoloso, perché è più facile essere sgamati. Però, è possibile che ci siano premi più alti. Bo’, chi lo sa.
Forse un giorno capiremo le regole del gioco. Con questo auspicio ci salutiamo io e il mio amico Sergio Arcuri.
