Erezioni

“Erezioni” è un racconto di Martino Ciano. In copertina un’immagina creata con l’intelligenza artificiale
Te ne stavi tra le tue erezioni a giocare con i corpi degli amori passati. In una immaginifica necrofilia assaporavi giornate vitali in cui eri avvitato con la “lei” che la tua fantasia ti riportava davanti, strappandola dai ripostigli dell’oblio.
Come all’epoca, anche se navigavi solitario come un nocchiero che teneva dritta la barra nel mare agitato, non pensavate al dopo: c’era da raggiungere la soddisfazione a tutti i costi. Così succedeva: vi completavate, dopodiché ognuno se ne andava con una trascinante e soddisfatta andatura da cammello.
Nel deserto che ognuno calpestava a piccoli passi, attraversandolo per opposte direzioni, ciascuno mirava al proprio orizzonte. E di un senso distruttivo appariva quel trovarsi, prendersi e abbandonarsi al proprio domani, finché l’uno non voleva più riempire l’altro di sé. E con raffinatezza, ogni carezza veniva allontanata, posta in un angolo, ripiegata come un panno. E sempre stropicciato rimaneva il cuore; poi il viso si incendiava e si sperdeva incenerito.
Addio amore.
Amore di chi?
Di te e di nessun altro.
Una volta ripuliti d’ogni odore e depurati d’ogni traccia dell’altro, scomparendo tra i callosi tessuti degli emisferi cerebrali, senza nessun ritorno come se ognuno fosse caduto in un fosso profondo, o in un pozzo di campagna lasciato aperto, si compiva la dimenticanza: l’esserci ora, poi mai più; essere dolore e gioia e poi non essere niente; essere tormento e godimento e poi annullare ogni fremito come se ci si fosse rifugiati in un coma.
Ecco, tra le tue erezioni, al termine d’ogni operazione, spenta la luce della lampada, chiusi gli occhi nell’attesa del colpo fatale del sonno, ti consolavi dicendoti che dopotutto avevi protetto ogni cosa tra le tue mani e che forse eternamente sarebbe rimasta lì, finché morte non t’avrebbe separato dalla solitudine.
