Nathan Zuckerman è uno stronzo

“Nathan Zuckerman è uno stronzo” è una divagazione di Martino Ciano. In copertina un’immagine creata con l’intelligenza artificiale
“Nathan Zuckerman è uno stronzo”. Ne aveva le prove: le aveva raccolte scorrendo una dopo l’altra le 640 pagine del libro edito da Einaudi, in cui erano stati infilati i quattro romanzi che raccontavano la parabola del personaggio-scrittore inventato da Philip Roth. Aveva impiegato circa un mesetto per portare a termine Lo scrittore fantasma, Zuckerman scatenato, La lezione di anatomia e L’orgia di Praga.
Si era convinto che fosse uno stronzo perché proprio il suo autore-inventore, attraverso quel tizio complessato e pieno di sensi di colpa per il poco rispetto che dimostrava verso le sue origini ebraiche, aveva avuto la possibilità di scrivere best seller mondiali e di entrare nell’Olimpo della Letteratura grazie alle proprie frustrazioni. In sostanza, aveva detto peste e corna su tutto e tutti, in particolar modo sugli ebrei yankee, e si era persino arricchito. “Guarda tu che privilegio”, esclamò il lettore grattandosi la testa come una scimmia.
Logicamente, perché la logica non è un’opinione anche se a volte così sembra, vien da sé che Philip Roth gli sia apparso come lo stronzo per antonomasia. Guarda caso degli stronzi, soprattutto in età adulta, ci si innamora con più facilità. Manco Céline si era spinto così tanto in là. Il colpo di genio è stato quello di aver trasformato tutto in burla, di buttarla in cagnara, senza pensare troppo a limature di comodo, peggio ancora ad autocensure.
Un episodio che lo colpì particolarmente durante la lettura fu quello in cui, in punto di morte, il padre sussurrò a Nathan un’ultima parola che, alle orecchie del figlio, risuonò come “Bastardo”. Cioè, lui era andato lì per prendersi una sorta di benedizione, quello invece, mentre si stava congedando dal mondo biascicò alcune sillabe incomprensibili che, messe insieme, vibrarono come quella parola poco lusinghiera.
Ma perché? Lunga storia: la famiglia di Nathan ce l’aveva a morte con lui. Lo accusava di aver costruito il suo successo denigrando gli ebrei, facendoli apparire come dei pervertiti attaccati ai soldi. Governati da istinti sessuali repressi e dalla brama di possesso. Loro sostenevano che fosse un nuovo Goebbels. In sostanza era un doppio traditore: inconcepibile che un ebreo si metta a sparare merda su altri ebrei, anche se fanno cose immonde. “Succede anche oggi”, sostenne il lettore che continuava a grattarsi la testa come un babbuino.
Fatto sta che nel corso della lettura non venne chiarito se l’udito si fosse preso gioco di Nathan o se quella parola fosse stata davvero pronunciata. Cosa che, alla fine di tutto, fece esclamare di nuovo al lettore: “Fantastico questo espediente. Ciò dimostra davvero che Nathan Zuckerman è uno stronzo“.
Però nella sua mente si fece spazio pure un’altra considerazione: quante cose deve sopportare uno scrittore, quindi anche Philip Roth che, come Proust e Céline, ha sempre e solo parlato in maniera edulcorata della propria vita per tirare fuori qualcosa di originale. In fondo, il pedante moralismo dei padri è sempre stato fonte di ispirazione.
Insomma, sebbene per lui “Nathan Zuckerman è uno stronzo”, quel lettore è stato felice per aver fatto pace con lui e con il suo inventore, Philip Roth. Per anni infatti non gli era mai piaciuto proprio perché pesante, compulsivo, paranoico, fobico, prolisso. E invece, lo stronzo è stato capace di accendergli i sensi. Viva gli stronzi, quindi, che sanno essere intellettualmente onesti.
