Collezione Primavera Estate

Collezione Primavera Estate

“Collezione Primavera Estate” è il titolo che abbiamo scelto per questa quattro poesie di Rocco Giudice. In copertina una foto creata dall’autore con l’intelligenza artificiale

PAESAGGIO CON CHIMERE

Frusciano i giardini come un verde telegrafo.
Osip Mandelshtam.

Scorci comuni a città e campagna,
scorciatoie aeree: un fronte
d’alberi e tralicci, rotta lavagna
di grafismi che legge solo il vento.

Che ci stanno a fare rami e fili
elettrici a consulto? Che hanno mai
da dirsi? Più di noi? Dorati esili
a ruderi nuvolosi e vivai

di lampi cresciuti in fretta: schiere
di nuvole, foglie e groppi di tuoni:
diagrammi di favole e chimere
o pantomima fonica d’aloni.

Oltre l’udito, questa vampa acustica
d’accenti d’un gergo congetturale
allusivo, un’eloquenza amletica
di sinossi aliena o al naturale.

Un orizzonte che giammai arretra,
voce che non sai moderna o antica:
come pesa la nuvola sulla pietra
che spande la sua seta, se l’ortica,

più della fiamma che vi dorme, brucia.
Parabola dell’ombra che dispiega
un diapason a prova di fiducia,
il vento scuote rami e astri, piega

l’erba, aiuole glamour d’un idillio
tecno-arcadico sul filo d’onde-
radio e clorofille. Che germoglio
spiccherà da sempreverdi fronde,

d’antenne e arbusti da innestare,
sigillo d’una lingua senza suoni,
viatico a utopie ultrasonore,
a prosodie d’inauditi idiomi.

O non esiste un codice segreto,
messaggi indecifrati in quell’intrico:
ma del silenzio di fondo è screziato
quel che l’occhio scorge e quel che dico.

La musica è quella dei tornelli
di stazione di treni e di metrò:
lo sguardo ch’à snidato gli stornelli
al mondo che sta fuori, un altro po’,

dice, pazienta pure tu, aspetta –
vele alle finestre, tendine a pois,
fiori dentro scatolette di latta,
sketch micro-ambientali per un déjà-

vu. Così finisce il cortometraggio
in meno d’un flash, che, subito, afferra
la nostalgia del prossimo viaggio
mentre incalzano pandemie e guerra.

Nulla che s’accordi a quel preludio,
antifona o festoni di solfeggi.
Cala il sipario sinfonico. L’audio
non funziona più. Il vento volteggi

più lontano e più su. Linee rette
d’uno spartito di filo spinato
per il rumore a cadenze perfette
delle sbarre d’un cancello scordato.

Pubblicata in Paesaggio con chimere (Gruppo editoriale Bonanno, Acireale-Roma, 2023

***

FRÜHLINGS ERWACHEN – NEL GIARDINO DELL’OSPIZIO

Torbida primavera, benvenuta!
Ma perché con modeste fogge vieni
e venti di nubi e piogge con te meni?
A ogni mia domanda resti muta.

Intinge la sua punta più acuta
l’anno in marcia negli stessi veleni
che l’età riserva ai più anziani.
Ha, gioventù, signoria assoluta.

Vola un uccello in mezzo a un temporale:
nuota una foglia dentro una cisterna.
Poi, rasserena. Splendono le calle,

un gatto insegue a balzi le farfalle.
Morta la rosa che sembrava eterna,
primavera, di’, che hai d’immortale?

***

D-DAY HOSPITAL

Arriva l’estate e già sembra eterna…
Ci porta canzoni che solo i fiori
conoscono e silenzi che solo noi
sappiamo a memoria e non distinguiamo
più dal gemito di nessun dolore conosciuto.

Il torpore non lascia indenni le parole
anche a tacerle, più forti del vuoto
con cui prendersi gioco della noia
fingendo che lo sia. Respiri
la profondità nascosta nel peso
delle cose o sollevata oltre di esse.

C’è d’esser grati al fresco
che hanno portato i fiori.
Presto, fatta sera, sarà acceso
dietro la traccia dell’odore
quello che tutti sanno, qui,
meglio che altrove per volerci
pensare. Accesa è la radio
sulla voce che annaspa alle pareti
e musica di brani e d’arie d’opera
che stancano l’aria che respiri
prima delle orecchie intorpidite.

Presto andremo al mare che ci chiama
dal balcone, veduta sbiadita alla prima
occhiata come nemmeno il giornale
di oggi da sfogliare domani, quando
sembrerà così strana avventura stare
qui, immersi nell’inerzia e la calura.

Guardo i fiori e vedo te, lontana
più delle stelle luride di spazio.

Estate che non sei così banale
come quello che tutti sanno qui
più che altrove, che siamo tutti,
tutti eterni e nessuno immortale.

***

VACANZA

Un terrazzo e da parte, una cyclette
appaiata alla tavola del surf
e ai piedi, il mare per moquette
– se non è vero, è buono per un bluff.

Il sole sulle spalle, un pappagallo
nonché dio per chi ne è testimonial
– ragazze con tette e fianchi da sballo –,
offerto senza bonus e con special.

Lo sfondo d’un flipper è lo scenario
ideale offerto in promozione
da un tabellone pubblicitario
di gelati di ogni confezione

e prezzo – una foresta di delizie
che allietano volti e corpi belli
da vedere, la venustà di grazie
di rotondità e di fianchi snelli.

E tutto sta rappreso in quel disegno.
E conforta il desiderio saperlo
non più vano che ritenerlo indegno
o portarselo dentro come un tarlo.

Ma, lì davanti, no!, toglie ogni gusto
la gioventù felice di sudare,
squinzie, pischelli, l’imbranato e il fusto
palestrato che più suda a pensare,

la teen-ager che, oh!, vergogna!, in testa
ha solo il dancing, la siliconata
Venus botulinica sempre in festa,
Minerva già sapiens, decerebrata,

Juno e Ebe di bronzeo splendore…
In calzoncini, sotto l’ombrellone,
l’uomo seduto fissa con rancore
una bevanda gialla, giallo-limone.


Chi è Rocco Giudice?

Rocco Giudice è nato a Palagonia, in provincia di Catania, nel 1957. Ha pubblicato le raccolte di racconti Sotto il trono del pavone (Pellicanolibri, Catania, 1994), Il gong della luna nuova (Res in Artibus, Catania, 2000), Gli ultimi numeri della serie vincente (Newl’ink, Acireale, 2012), La festa dell’ultimo anno (Carthago, Catania, 2016). Ha pubblicato le poesie di Omaggio a mr. Berryman (Res in Artibus, 1999), biografia in versi del poeta americano John Berryman; Versi apocrifi (Newl’ink, 2013), Atlante degli addii (Newl’ink, 2017), Salva in memoria (Res in artibus, 2022), Paesaggio con chimere (Gruppo editoriale Bonanno, Acireale-Roma, 2023), La nuova fiera (Res In Artibus, 2024), In linea d’aria (Qed edizioni, 2025). È autore dei saggi Tre versioni della Natività. Botticelli, Baldung Grien, Caravaggio (Newl’ink, 2020) e Dialogo tra nuvole di immagini e parole. Antonello, Baudelaire, Courbet, Moreau (Newl’ink 2021). È stato co-fondatore e caporedattore della rivista internazionale di Lettere e Arti Colophon (1996-2002). Successivamente, ha collaborato con articoli, racconti e poesie alle riviste Nextl’ink (2008-2011) e Newl’ink (2012-2016). Vive a Catania.

 

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