Vivere per sempre: Sisto e l’Aldilà ai tempi di Chat Gpt

Articolo di Martino Ciano. In copertina: “Vivere per sempre” di Davide Sisto, Bollati Boringhieri, 2025
Non è una novità che la morte sia sempre più tenuta “a debita distanza” dalla nostra società, non tanto perché vogliamo essere esageratamente ottimisti, ma perché non siamo in grado di accettarla. Davide Sisto ha sicuramente il merito di entrare nel campo minato di questo tabù, partendo da un aspetto semplice: dopo la nostra morte, che fine fanno tutti i profili social che abbiamo creato in vita, nonché le informazioni che abbiamo sparso lungo la rete?
“Vivere per sempre” è un viaggio nell’idea contemporanea di morte. Sisto, filosofo ed esperto in tanatologia, parte dai “simpatici” incontri pubblici in cui si parla di elaborazione del lutto, fino a giungere alle moderne figure create dal capitalismo per gestire le varie informazioni che il “caro estinto” lascia in rete. Ci sono già coloro che fanno uso di Alexa o dell’intelligenza artificiale per continuare a dialogare con un “defunto”. Sono in arrivo anche lapidi con con tanto di “QR code”, cimiteri digitali o ologrammi che ricalcheranno non solo le sembianze, ma persino il pensiero del defunto, tenendo conto delle info lasciate sul web durante la sua esistenza.
Questa sorta di abbandono estatico alle illimitate risorse della tecnologia, capace di tenere uniti in maniera fittizia l’Aldilà e il qui-ora, aiuta a edulcorare ancora di più il rapporto con la morte. Siamo, logicamente, la società dell’eterna giovinezza; pertanto la morte resta un abominio, qualcosa da sconfiggere. È la battaglia più antica dell’umanità e, forse, anche quella che mai potrà essere vinta. Ciò che però rende tutto più incredibile oggi è che ormai la morte sia vista come “un errore” del nostro sistema e non più come qualcosa di naturale, di ovvio.
“Vivere per sempre” è una ricerca attenta che ci apre la strada verso una frontiera inesplorata della nostra società, una sorta di “bug” con cui la contemporaneità si confronta sporadicamente. Sisto, infatti, sottolinea in diversi punti questo costante occultamento della questione “morte”, come se non parlandone essa potesse allontanarsi da noi, magari scomparendo. Non è purtroppo così.
Questo non vuole dire che bisogna vivere con la paura di dover morire. Oltre allo scopo divulgativo, il saggio di Sisto serve principalmente anche a mettere in guardia dai futuri sviluppi speculativi che “l’affaire morte” potrebbe aprire. Esistono già società hi-tech che stanno esplorando i nuovi mercati suggeriti dal “dolore post mortem”. Insomma, se la civiltà è un complesso sistema plasmato da eventi e tendenze, allora “Vivere per sempre” ci apre gli occhi su un fenomeno che ci lega, sia come spettatori sia come protagonisti.
Potremmo dire che “prevenire è meglio che curare”, visto che l’Aldilà ai tempi di Chat Gpt potrebbe diventare una distopica rappresentazione dell’eternità più propensa a illuderci, che non a farci ritrovare la pace.
