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	<title>Parmenide Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>Tecnocrazia a piccole dosi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Mar 2026 15:46:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Tecnocrazia a piccole dosi&#8221; è un articolo di Martino Ciano. In copertina un&#8217;immagine creata con l&#8217;intelligenza artificiale  Resterà la tecnocrazia dei folli, di coloro che si affacciano dalla finestra pensando al mondo come un oggetto da conquistare. Ci saranno solo dinamiche ciniche alle quali obbedire, solo denaro da scambiarsi, solo merci da contrattare, solo materie [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Tecnocrazia a piccole dosi&#8221; è un articolo di Martino Ciano. In copertina un&#8217;immagine creata con l&#8217;intelligenza artificiale </strong></p>
<p dir="ltr">Resterà la tecnocrazia dei folli, di coloro che si affacciano dalla finestra pensando al mondo come un oggetto da conquistare. Ci saranno solo dinamiche ciniche alle quali obbedire, solo denaro da scambiarsi, solo merci da contrattare, solo materie prime da spartirsi. Spariranno la poesia e la ricerca del giusto, le domande che i sentimenti pongono e che le parole plasmano. Via l&#8217;arte, persino i mestieranti, solo i tecnici con i loro lamenti soporiferi resteranno. Ma in fondo, che c&#8217;è di male se tutto ciò accadrà?</p>
<p dir="ltr">Tecnocrazia verrà invocata come una dea della Ragione, aprirà il mondo verso scenari utili. Si schiuderanno nuovi stretti e tutto il mondo sarà navigabile. Verranno le cose e il loro odore, le merci canteranno, l&#8217;uomo sarà un androide e ciascuno sognerà di notte il suo sistema binario. Che sia un &#8220;sì&#8221; o un &#8220;no&#8221;, che sia &#8220;bianco&#8221; e &#8220;nero&#8221;, non ci sarà differenza per l&#8217;algoritmo quotidiano. Tutto farà tendenza, persino un missile scambiato per stella cadente. Sarà un accadimento eccezionale.</p>
<p dir="ltr">Giocheranno con la vita e la morte: sarà una cosa semplice. Un&#8217;accozzaglia di parole insignificanti, dichiarazioni di morte, un attacco atomico, una minaccia. Sarà la tecnocrazia dei mutilati: senza mani, senza gambe, tutti seduti in parlamenti con scranni-orinatoi. Sarà il cielo e la terra con lampi di particelle che incideranno le nuvole. Non ci sarà più bisogno di invocare l&#8217;Apocalisse. Tutto si compirà nell&#8217;arco di un lieve sospiro.</p>
<p dir="ltr">Eppure a me non spaventa la loro incompetenza, ma la loro ignoranza. Anche il cervello dicono che sia un organo riproduttivo. Esso mette insieme idee per trarne decadimento e innovazione. Ho abbandonato da tempo l&#8217;idea del mondo che se ne va verso il miglioramento della vita della nostra specie. Questa credenza che ha partorito una linea irreversibile che tende al progresso, è un residuo della fede positivista che ormai ci ha preso per la gola. Indossiamo questa idea come una cravatta, ma se mettessimo in fila le varie cose che sono capitate, noi vedremmo solo un cappio che ci soffoca. A tutto volgiamo lo sguardo, tranne a ciò che ci evolverebbe.</p>
<p dir="ltr">Quanto è sterile il linguaggio della tecnocrazia basato su indici e statistiche. Ciascuno sogna il suo posto nel mondo, un sorriso in percentuali e bitcoin facilmente estraibili dal web. Poi ci sono coloro che contano i morti, che programmano guerre più o meno di distruzione. Intanto, ognuno urla la propria opinione sottoscritta con nome e cognome, giusto per farsi notare, per esserci. Corriamo, corriamo, il mondo aspetta noi!</p>
<p dir="ltr">Mentre la via dell&#8217;Essere si mischia con ciò che &#8220;può non essere&#8221;, io mi sento pervaso da un nichilistico dispiacere, dichiarandomi figlio del proprio tempo, senza sentirmi fuori dal coro, ma divorato come tutti gli altri. L&#8217;unica cosa che mi è rimasta dei miei avi è questa consapevolezza: sapere che ci sono cascato anch&#8217;io e forse ancora ci credo.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Il re e il niente. Oliver Tallec e la &#8220;demolizione del Tutto&#8221;</title>
		<link>https://www.borderliber.it/re-niente-filosofia-gagliardi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 Nov 2024 23:05:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Clichy]]></category>
		<category><![CDATA[Democrito]]></category>
		<category><![CDATA[Epicuro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Filomena Gagliardi. In copertina: &#8220;Il re e il niente&#8221; di Olivier Tallec, traduzione di Maria Pia Secciani, edizioni Clichy Firenze, 2023 Anche il mio libraio me lo ha detto quando l’ho ritirato in cassa che &#8220;Il re e il niente&#8221; era molto bello e che in generale il suo autore, scrittore e illustratore, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Recensione di Filomena Gagliardi. In copertina: &#8220;Il re e il niente&#8221; di Olivier Tallec, traduzione di Maria Pia Secciani, edizioni Clichy Firenze, 2023</strong></p>
<p>Anche il mio libraio me lo ha detto quando l’ho ritirato in cassa che <strong>&#8220;Il re e il niente&#8221;</strong> era molto bello e che in generale il suo autore, scrittore e illustratore, è un artista molto interessante nell’attuale panorama internazionale del settore.</p>
<p>Da parte mia, avevo subito il fascino di un post di una psicoterapeuta, Maria Chiara Gritti, che seguo su Facebook e della quale ho letto tutti i libri: <strong>quindi mi fido.</strong> E la mia fiducia è stata ben ripagata sotto tutti i punti di vista. Innanzitutto per il contenuto e per il significato dell’albo che appare controintuitivo. Di solito, infatti, l’uomo occidentale si è sempre posto la domanda: <strong>“perché c’è l’Essere anziché il Nulla?”.</strong></p>
<p>I Greci hanno preferito la strada dell’<strong>Essere</strong> a partire da <strong>Parmenide</strong>: eppure nel mondo greco non sono mancati pensatori “nichilisti”, come i Sofisti. Il loro pensiero, nel V secolo a.C., supporta la tragedia. In generale comunque i Greci, anche se in linea di principio non negarono logicamente il Nulla, da un punto di vista etico soffrirono molto la tragicità della sorte dell’uomo, destinato dopo la morte al <strong>Nulla</strong>.</p>
<p>Del resto, chi fra gli eroi riesca ad accedere al mondo dei morti, non fa altro che sperimentare il nulla delle anime che incontra: tale è, ad esempio, il caso di <strong>Ulisse</strong> quando scende negli <strong>Inferi</strong> <strong>nel canto XI dell’Odissea,</strong> alla cui lettura rimando il destinatario di questa recensione.</p>
<h3>Invece il re del nostro Tallec: “aveva tutto”; a lui non “mancava quasi niente”; “ O meglio, /gli mancava il Niente”</h3>
<p>Tale mancanza, quasi ossimorica e paradossale (di solito ci manca sempre qualcosa, proprio perché temiamo il Nulla), nasce al sovrano da un dato esperienziale: proprio vedendo che ha tutto, sorge in lui l’esigenza di ciò che non ha, che in questo caso è l’opposto del Tutto, ovvero il Niente per l’appunto.</p>
<p>Inizia pertanto, induttivamente, a cercare di capire dove possa trovare il Nulla: ma anche questa domanda è, sostanzialmente mal posta, e lo è alla luce del pensiero aristotelico: non può esserci un dove per il Nulla, perché ciò che ha un dove non può essere il Nulla; anche il poco è qualcosa: ergo il Nulla non è una nozione quantitativa, tantoché persino il deserto non può essere il luogo del nulla: “In realtà, però, in questi luoghi c’è sempre un inutile cactus/in un angolo, una nuvola che rovina tutto, o un frammento di roccia. Ma ancora non c’era traccia del Niente”.</p>
<h3>Reperire il niente, dunque, non è un’operazione fisica consistente nel rimpicciolire gli enti fino ad annientarli, come fossero gli atomi democritei o epicurei</h3>
<p>L’indagine relativa al Niente segue un procedimento costante all’interno della storia: il sire intuisce dove possa raggiungere il <strong>Niente</strong>, compie lo sforzo necessario per trovarlo, ma non ci riesce.</p>
<p>Solo alla fine comprende che la sua operazione, per essere vincente, deve consistere invece in un salto, in qualcosa di inedito e rivoluzionario, nell’ impiego di parametri e procedimenti totalmente diversi: egli deve togliere tutto ciò che ha e non invece ridurlo di volta in volta: il niente è la demolizione del tutto. Solo questo libera e restituisce lo spazio, o meglio, quella regione indefinita che i Greci chiamerebbero <strong>Chora</strong>.</p>
<p>Nel testo l’inchiesta del <strong>Niente</strong> non è motivata: non si dice perché il re lo desideri e apparentemente il libro potrebbe sembrare solo una “scusa” per fare della pura filosofia ontologica (e non ci sarebbe comunque alcunché di male). Ma io credo che l’interpretazione spetti a ciascun lettore: si può restare sul versante speculativo e si può accedere ad una lettura psicologica della trama, come un monito teso a sentenziare che l’accumulo ci soffoca, non ci dà spazio per respirare, per far posto alle cose nuove che potremmo accogliere nella nostra vita o semplicemente anche alla possibilità, del tutto lecita e anche sana talvolta, di restarcene spiaggiati, almeno per un po’, nella nostra regione di comfort, senza niente alla spalle o davanti, se non noi stessi e la nostra ombra: “Ora c’era davvero molto spazio per il Niente&#8221;: così si conclude la favola con l&#8217;immagine del nostro “eroe”, nudo, che guarda davanti a sé, verso un orizzonte libero, sgombro, nullo. Ma forse da questo Niente può rinascere il tutto?</p>
<p>A ciascuno l’ardua sentenza e anche la Speranza che forse, anche dopo il peggiore dei lutti, qualcosa di bello ed inedito possa attenderci. Non riesco a commentare le immagini del libro che sono bellissime e che si sforzano anch’esse di ricalcare e riprodurre, per quanto possibile, sua maestà il Nulla.</p>
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		<title>A tutte le partenze, ma ciò che è mai può non essere</title>
		<link>https://www.borderliber.it/a-tutte-le-partenze-che-cio-che-e-mai-puo-non-essere/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Sep 2022 01:24:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Narrazioni]]></category>
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		<category><![CDATA[Natura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo e foto di Martino Ciano Né per contemplarti né per ordire vendetta contro di te. I miei amici sono partiti anche quest&#8217;anno. Ho onorato tutte le partenze. Perché è successo di nuovo? Di solo pane non vive l&#8217;uomo&#8230; neanche di sola bellezza. Forse mi sono già risposto. Io resto e inutili sono tutte le [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h4>Articolo e foto di Martino Ciano</h4>
<p>Né per contemplarti né per ordire vendetta contro di te. I miei amici sono partiti anche quest&#8217;anno. Ho onorato tutte le partenze. Perché è successo di nuovo? <em>Di solo pane non vive l&#8217;uomo&#8230; neanche di sola bellezza. </em>Forse mi sono già risposto. Io resto e inutili sono tutte le parole su questo argomento, ancora una volta. Sta tramontando il sole su di me e su tanti altri; non c&#8217;è nulla di speciale né per me né per altri. Mare e monti, tu sei questa Calabria. Di asprezza e di sensibilità, nient&#8217;altro avremmo dovuto aggiungere al tuo paesaggio. Così eri e così dovevi rimanere, ma non ti giudico perché giudicherei me stesso.</p>
<h3>Sulla natura: partenze metafisiche</h3>
<p style="font-weight: 400;"><em><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter wp-image-4843 size-full" src="https://i0.wp.com/www.borderliber.it/wp-content/uploads/2022/09/IMG20220904185138_copy_800x450.jpg?resize=800%2C450&#038;ssl=1" alt="Tramonto, a tutte le partenze di Martino Ciano" width="800" height="450" data-recalc-dims="1" /></em></p>
<p><em>Le cavalle che mi portano fin dove il mio desiderio vuol giungere, mi accompagnarono, dopo che mi ebbero condotto e mi ebbero posto sulla via che dice molte cose, che appartiene alla divinità e che porta per tutti i luoghi l’uomo che sa. Là fui portato. Infatti, là mi portarono accorte cavalle tirando il mio carro, e fanciulle indicavano la via. </em></p>
<p>Lascio che sia &#8220;Sulla natura&#8221; di Parmenide a dare vita al gesto distruttore, anche se creativo, di questa malinconia senza tempo e senza luogo, che mi permette di presenziare qui, su un <em>belvedere </em>da cui lo sguardo cattura lo scorcio dilatato della mia terra. Che io sia uomo del presente o del passato non ha importanza. Una strada si lascia e un&#8217;altra si prende; si abbracciano destini come le api si posano sui fiori. Sono un <em>essente </em>tra l&#8217;<em>essenza </em>della Calabria, un calabrese smarrito, un uomo che guarda l&#8217;orizzonte al di là del quale continua il mondo. Fa paura l&#8217;immensità così come si teme una gabbia. Nessuno sa scegliere davvero tra vivere o morire, tra svegliarsi o continuare a dormire. Semplicemente andiamo avanti. Forse i sogni sono falsi come la realtà, come ingiuste sono tutte le partenze. C&#8217;è ora il rumore delle onde. È una compagnia scomoda, vorrei ancora più silenzio.</p>
<h3>Parmenide è solo</h3>
<p>Parmenide è nato poco più distante da me. La sua città si chiamava Elea, poi i romani la battezzarono Velia, ora è conosciuta come Ascea. Lì, oggi si fermano i treni. Parmenide era forse solo come me, come tanti, mentre guardava questo mare, queste vette, questi orizzonti, quando scriveva il suo poema. Io non so scrivere come lui, non sono lui, mai lo sarò, ma credo che quel giorno in cui pensò ciò che poi compose fosse stato ispirato dalla stessa malinconia. All&#8217;epoca non esistevano le regioni, le province, né la burocrazia né i campanili. Onde, vette e mare erano le stesse dal Golfo di Policastro all&#8217;alto Tirreno cosentino, dal Cilento alla Riviera dei Cedri&#8230; <em>siano maledette tutte le denominazioni territoriali</em>. Tutto apparve a Parmenide come <em>Essere. </em>Facciamolo anche noi! Immaginiamo di dissolverci nell&#8217;aria e di farci aria stessa. Pensiamo che contemporaneamente possiamo essere acqua, vento, fuoco, roccia, animale, tutto ciò che ci salta in mente. Se ciò ci fosse possibile, allora scopriremmo che siamo parte di un&#8217;unica sostanza e conosceremmo il primo trabocchetto nel quale siamo caduti: <em>nulla è separato da noi, ma abbiamo bisogno di dare un nome e una serie di caratteristiche a ogni cosa, perché non possiamo cogliere il Tutto e la sua armonia</em>. Così anche il presente è un fotogramma che mai passa, che non abbandoniamo nelle mani del passato, ma rimane inscritto nell&#8217;eternità. E se pensiamo a questo allora si palesa a noi il secondo tranello che ci è stato giocato: <em>di una sola cosa per volta possiamo fare esperienza, anche se tutto è già.</em></p>
<h3>Parmenide è&#8230;</h3>
<p style="font-weight: 400;"><em>Orbene, io ti dirò – e tu ascolta e ricevi la mia parola – quali sono le vie di ricerca che sole si possono pensare: l’una che “è” e che non è possibile che non sia – è il sentiero della Persuasione, perché tien dietro alla Verità – l’altra che “non è” e che è necessario che non sia. </em>Parmenide è al mio fianco, davanti a questo</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter wp-image-4841 size-full" src="https://i0.wp.com/www.borderliber.it/wp-content/uploads/2022/09/IMG-20220904-WA0041_copy_800x600.jpg?resize=800%2C600&#038;ssl=1" alt="Fiuzzi di Praia a Mare, foto di Martino Ciano, articolo sulle partenze" width="800" height="600" data-recalc-dims="1" /><br />
tramonto, di fronte all&#8217;isola Dino. Magari sarà stato altre volte qui, si sarà seduto su uno scoglio di Fiuzzi, avrà pranzato con il popolo che abitava il Palécastro di Tortora. Come me, in questo momento, si sarà sentito spaesato, magari anche lui avrà pensato a un viaggio, a una partenza. Si dice che andò ad Atene, ma non sarà stata una scelta obbligata. E poi lui era vecchio quando decise di partire, ora se ne vanno solo i giovani. Ma forse anche per lui sarà stato facile pensare che fuggire serve a poco, perché puoi andare dove vuoi, ma se non sei riconciliato con la tua essenza, che è la sostanza di cui sei fatto, tutto è vano. Allora ecco il terzo inganno nel quale cadiamo: <em>non sapere cosa siamo e, soprattutto, come e quando siamo noi stessi. Perché attraversare quel sentiero della persuasione, del conosci te stesso, è un vero mistero. Mai percepiamo quanto siamo influenzati da ciò che ci circonda, giacché l&#8217;Essere è la nostra sostanza. </em>Pertanto, ti pongo una domanda viandante: <em>chi resta e chi va via quando si parte?</em></p>
<h3>Eterno risveglio, eterne partenze</h3>
<p>Gesticolo e disegno parole. All&#8217;aria consegno tutte le riflessioni e dico loro: <em>Suvvia, andate libere; nessuno vi fermerà. </em>Prendo la bicicletta e mi allontano dal <em>belvedere</em>, il mio presente è ancora lì, immortalato in ogni istante; ora attraverso il Viale della Libertà di Praia a Mare, ma sono anche lì, davanti a quel tramonto, di fronte a quel sole, al cospetto di quell&#8217;Isola, in un attimo da cui non potrò più partire.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/a-tutte-le-partenze-che-cio-che-e-mai-puo-non-essere/">A tutte le partenze, ma ciò che è mai può non essere</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
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